Jung, Leonardo e le immagini dell’inconscio

 

di Massimo Lanzaro

Leonardo suggeriva agli artisti del suo tempo di guardare le macchie sui muri, le venature dei marmi, le nuvole, la cenere, per scorgervi paesaggi ed animali, cose inusitate e mostruose, com’era solito fare lui stesso, abbandonandosi alla potenza evocatrice delle “cose confuse”, perché “nelle cose confuse l’ingegno si desta a nuove invenzioni”. Nel tedesco corrente gelassenheit significa “calma”, “tranquillità”. La pregnanza storica del termine ha le sue origini nella tradizione mistica (da Meister Eckhart, il mistico domenicano vissuto tra l’undicesimo e il dodicesimo secolo), in cui indicava il sich lassen, la dedizione e il completo abbandono a Dio. L’esistenzialismo ricondusse il verbo alla radice di lassen, “lasciare”, “lasciar essere”, alludendo ad un rapporto con le cose che le rispetta nel loro disvelarsi. Jung arrivò ad intendere tale abbandono come l’attingere del singolo alla forza o volontà “superiore” che è possibile scoprire attraverso la funzione trascendente. Nella weltanshaung junghiana infatti, l’abbandono insito nel geshehenlassen (“lasciar accadere”) assume una valenza-chiave: lasciare che tutto avvenga e tuttavia conservare intatta una vigilanza etica ed intellettuale sono le condizioni dell’individuazione, di una prova totale di se stessi. Da note biografiche apprendiamo che Jung maturò personalmente tale concetto in seguito ad un momento che molti conoscono: l’assenza di riferimenti. Al termine di un periodo di enorme sofferenza (1912-1919) ci rende partecipi della sua estenuante esperienza personale: “Mi sentivo letteralmente sospeso. Temevo di perdere il controllo di me stesso e di divenire preda dell’inconscio, e quale psichiatra sapevo fin troppo bene che cosa ciò volesse dire. Le tempeste si susseguivano, e, che potessi sopportarle, era solo questione di forza bruta”. Invece di riagganciarsi a idee o ad una situazione sociale, Jung decise di “lasciar accadere”, di abbandonarsi (dal francese à ban donner: mettere a disposizione di chiunque), di mettersi a disposizione delle immagini interiori che l’inconscio gli forniva. Possiamo supporre che in un simile contesto non basti scartare le resistenze e lasciar accadere, e che sia necessario un doppio ancoraggio. Da una parte la cura del corpo, la regolarità dell’attività professionale, dall’altra lo sforzo costante per obbligare le emozioni a prendere forma. “Perché altrimenti – scrive – correvo il rischio che fossero esse ad impadronirsi di me. Vivevo in uno stato di continua tensione, e spesso mi sentivo come se mi cadessero addosso enormi macigni. Dopo sei anni al limite della dissociazione, cominciarono a presentarsi forme nuove”. Jung le dipinse senza sapere che cosa fossero. Notò che l’oscurità interiore si dissipava e che si stabiliva da sé una solidità: “Quando cominciai a disegnare i mandala vidi che tutto, tutte le strade che avevo seguito, tutti i passi intrapresi, riportavano ad un solo punto, cioè nel mezzo. Mi fu sempre più chiaro che il mandala è il centro (…). Cominciai a capire che lo scopo dello sviluppo psichico è il Sé”. E nel passaggio dalla pittura all’idea si creò lo spazio che gli consentì l’elaborazione. Jung considerò il simbolismo del mandala come una fenomenologia del Sè e definirà l’archetipo del Sè come la totalità della psiche, l’integrazione compiuta tra conscio e inconscio, quello stato psichico che scaturisce dal superamento della dissociazione, dei poli conflittuali, il centro. Quindi, alcuni anni dopo chiamò funzione trascendente la cooperazione tra dati consci e dati inconsci, di immagini ed idee, al fine dell’integrazione di contenuti precedentemente non noti. Probabilmente anche basandosi sulle esperienze personali descritte postulò che le strade per conoscere l’inconscio fossero sostanzialmente due: una procede nella direzione della raffigurazione (la cui manifestazione più immediata è l’attività onirica e quelle più “mediate”, se così si può dire, sono, nella psicologia analitica, l’immaginazione attiva e la sandplay), l’altra della comprensione. Ed affermò: “Le due strade sembrano essere l’una il principio regolatore dell’altra, entrambe sono legate da un rapporto di compensazione. La raffigurazione estetica ha bisogno della comprensione del significato, e la comprensione ha bisogno della figurazione estetica”. Le due tendenze s’integrano in quella che appunto denominò funzione trascendente. Piace a questo punto ricordare l’esortazione di Hillman sul “fare anima”, cioè: “fare anima attraverso l’immaginazione delle parole”. Bisogna notare che la capacità di abbandonarsi consapevolmente alle proprie immagini interiori, in una condizione di sospensione della quotidianità, non è solo foriera di insight rispetto agli strati profondi della psiche. Tale stato di liminalità è, infatti, anche fonte di intuizioni ed ispirazioni che consentono di allentare la struttura normativa personale e sociale, di affrontare gli ostacoli incontrati dalla mente conscia, e talora di superarli col sorgere di modelli e simboli nuovi. Riflettendoci, è strano che le origini oniriche del pensiero moderno non siano altro che una nota in calce alla storia: mentre le idee più utili di Cartesio furono accolte a braccia aperte, la reazione alla loro origine fu violentemente negativa. Cartesio stesso fece notare la profonda importanza sia delle sue immagini oniriche, sia dei suoi calcoli e operazioni logiche per costruire il suo metodo. Ma pochi dei suoi contemporanei vollero accettare l’anomalia della conoscenza fondata sul sogno e, di conseguenza, sulle immagini. La conoscenza degli archetipi della mente (i mandala dipinti da Jung e quelli della tradizione alchemica ed orientale raffigurano l’archetipo del Sé) è in effetti difficile a chi crede nella sola forza denotativa delle parole: una definizione solitamente indica il punto di intersezione di una tassonomia, mentre un archetipo è ciò che proietta la tassonomia stessa. Il logos dell’anima predilige il linguaggio immaginale dell’intuizione e dell’evocazione, così come si manifesta nella durata di una psicoterapia analitica. L’individuazione degli archetipi è più agevole quando una parte della psiche si traspone in simboli e, in definitiva, in immagini, come avviene normalmente in sogno. Di tale trasposizione è inoltre capace il poeta, il pittore, lo scultore, un mimo sacro, o il danzatore che traccia spirali attorno al cuore, mostrando la vita che ne procede come un filo dal gomitolo…

Dr Max Lanzaro is an Italian Psychiatrist currently based in London, Verona and Naples;  he has worked as a Consultant in Italy (Naples, Milan) and in the UK (London, Exeter)

Bibliografia

C.G. Jung. La vita simbolica. Biblioteca Bollati Boringhieri, 1993.
E.G. Humbert. L’uomo alle prese con l’inconscio. La Biblioteca di Vivarium, 1998.
Reale B. Le macchie di Leonardo. Moretti & Vitali, 1998.

37 Risposte

  1. Gabriele potresti spiegare,
    sopratutto da quando si parla di Jung fino alla fine,
    per chi non mastica psicologia spiccia.

    Grazie te ne sarei molto molto grata!

  2. Salve Melusina, nello specifico, cosa dovremmo far spiegare al prof.? Un abbraccio….

  3. Buona sera Clara ed Egidio,
    in una parola:

    TUTTO!

    da quando entra in scena Jung fino alla fine del testo,
    sinteticamente, si capisce.

    Ricambio l abbraccio..

    🙂

  4. Clara ed Egidio sono contenta che a breve potrò gustare il vostro stupendo video anche con la partecipazione di Gabriele.
    Per quanto riguarda il rapporto con la tecnologia
    sono solidale.

  5. Allora, forse, possiamo chiederlo al dr Lanzaro. Lui segue il blog 😉

  6. “leonardo suggeriva agli artisti del suo tempo di guardare le macchie sui muri, le venature dei marmi, le nuvole, la cenere, per scorgervi paesaggi ed animali, cose inusitate e mostruose, com’era solito fare lui stesso, abbandonandosi alla potenza evocatrice delle “cose confuse”, perché “nelle cose confuse l’ingegno si desta a nuove invenzioni”. Siamo proprio sicuri (cosi come, a mio avviso con superficiale affermazione dice il dr. lanzano) che un LEONARDO (ovvero un vero iniziato ) potesse dire queste cose senza nascondere un minimo di verità?

  7. Caro Raffaele, grazie del suo commento. Quella che lei etichetta come “superficiale affermazione” è una pedissequa citazione dagli scritti di Basilio Reale (Le macchie di Leonardo. Analisi immaginazione racconto, Moretti & Vitali, 1998, ISBN 9788871861012). Abbia pazienza, mi è inoltre poco chiara la sua domanda: a quale (minimo di) verità allude?

  8. suggerimenti alla fantasia…

  9. Buon Giorno Caro dr. Lanzano, 😀

    innanzi tutto la ringrazio per averci pregiato con così veloce preziosa voce..

    Nel mio intento/conoscitivo/intuitivo ho ritenuto assai superficiale dare solo una interpretazione di quello che asseriva il Leonardo…. “cose inusitate e mostruose, com’era solito fare lui stesso,” Perchè , se me lo permette, al costo di sminuendo neanche Jung… LEONARDO ERA UN MAESTRO UN INIZIATO AI GRANDI MISTERI che nel confronto Jung con tutto il suo maestoso raggiunto gradino evolutivo, a mio avviso nel confronto gli può solo portare la borsa:

    Certo è anche vero quello che lei dice sulle immagini o sulle idee archetipiche o primordiali che celano gli aspetti dei mondo interiori. Ma Lei ben mi insegna che dietro ogni parola ci possono celare MILLE SIGNIFICATI Perchè è innegabile che nel linguaggio, per un principio d’indeterminazione, ogni parola contiene molti significati (babele) che sono in relazione, sia al contesto, sia alla conoscenza che alla memoria percettiva di chi ascolta, producendo soggettivamente un’interpretazione, una realtà, una visione, un pensiero una riflessione o un’azione appropriata o consequenziale. Ma vi sono Parole di potere, non alterabili nel tempo che da sole o nell’insieme devono essere capite contemplate in modo diverso, per trovare risposte e vibrazioni nel nostro essere, nel nostro percepire intuitivo focalizzandole nel nostro cuore. Parole che se colte come una bellissima rosa nel proprio cuore diventano chiave di volta chiarificatrici di tante verità prima non capite.

    Oggi proprio su questi aspetti, su questo osservare le macchie sui muri, le venature, le nuvole, la cenere per scorgervi qualcosa si SURREALE, sta anche diventando una vera e propria OSSERVABILE SCIENZA SIMBOLICA. LEONARDO suggeriva agli artisti del suo tempo di guardare le macchie sui muri, le venature dei marmi, le nuvole, la cenere, per scorgervi paesaggi ed animali, cose inusitate e mostruose, com’era solito fare lui stesso, abbandonandosi alla potenza evocatrice delle “cose confuse”, perché “nelle cose confuse l’ingegno SFOCALIZZANDO E FOCALIZZANDO ALLO STESSO TEMPO, FINALMENTE PUO’ VEDERE OLTRE LA FINESTRELLA AFFUMICATA DELLA PROPRIE PERCEZIONI NORMALI.

    Oggi c’è una infinità di letteratura su queste cose che si sono mostrate sempre in ogni luogo ed in ogni tempo…. http://ilgrido.blogspot.it/2008/05/san-pio-apparizione-allaspedale-sirina.html

    Le suggerisco di indagare anche sui cosiddetti ORBS.

    nell’universo o compenetrato multiverso olografico ci sono una infinità di forme pensiero e di entità o esseri che osservano altre dimensioni attraverso dei veri e propri Wormhole spazio/temporali che si mostrano a noi come IMMAGINI SURREALI.

  10. @Melusina: grazie mille della domanda, tenterò di fare un esempio “per chi non mastica di psicologia spicciola”, se ci riesco…!
    Per uno di facile fruizione suggerisco di vedere il film Prendimi l’anima (diretto da Roberto Faenza, ispirato alla figura della psicoanalista russa Sabina Spielrein e al suo rapporto sia terapeutico che amoroso con Jung); in esso, a prescindere da varie (necessarie) ipersemplificazioni di sceneggiatura, si vede molto bene in generale che la creatività artistica possa essere una via regia all’individuazione e ci sono immagini notevoli, come il famoso ritratto in pietra del briccone divino (che è un archetipo, appunto) ed altre realizzazioni artistiche dello stesso Jung.
    Uno dei suoi tratti più originali del nostro è quello che lo ha visto dedicarsi al disegno, alla pittura e alla scultura nel segreto della sua bi­blioteca o nel giardino della sua casa di Bollingen, sulle rive del lago di Zurigo.
    Un altro esempio di archetipo di cui si trovano moltissime raffigurazioni grafiche è il Mandala.
    Secondo Jung: “ … Il Mandala è un archetipo molto importante. E’ l’archetipo dell’ordine interiore ed esprime il fatto che esiste un centro ed una periferia, che cerca di abbracciare il tutto. E’ il simbolo della totalità. Perciò, durante una terapia, quando nella psiche del paziente c’è grande disordine e caos, questo simbolo può apparire sotto forma di Mandala i sogno, o nelle fantasie o nei disegni liberi. Il Mandala compare spontaneamente come archetipo compensatorio, portando ordine, mostrando la possibilità dell’ordine…. “.

  11. Clara ed Egidio
    mi soddisfa una risposta anche rapida
    di Gabriele
    che spieghi il filo del discorso in modo generico,
    non mi interessa lo specifico,
    ma il succo del discorso.

  12. Carissimo Dr. Lanzano la prego di dare anche un occhiata a queste immagini….

    http://www.google.it/search?q=orbs&hl=it&tbm=isch&tbo=u&source=univ&sa=X&ei=Y9I1UcH2DIGG4ASQ1IGwAQ&sqi=2&ved=0CEQQsAQ&biw=1920&bih=913

    Prepararsi al cambiamento, alla Separazione tra Vecchio e Nuovo

    Non è forse vero che l’albero della conoscenza passa per l’albero della vita e l’albero del bene e del male? Il paradiso statico lo lascio ben volentieri a chi pensa che la beatitudine sia svolazzare con delle ali angeliche, suonare arpe, cantare inni dalla mattina alla sera, o bevendo il nettare degli angeli, assaporando la sacra ambrosia o pregando un dio trascendentale che nemmeno conoscono e che attribuiscono solo ad una luce maggiore che si mostra alla loro ancora limitata visione, non sapendo che sono solo esseri superiori che in cerchi concentrici sempre più grandi guidano l’evoluzione spirituale di tanti esseri ancora inconsapevoli…..

    Una volta, mentre ero in meditazione/comunicazione con Orazio, mi è venuta quest’immagine che lui mi proiettava nella mente , perché mi aveva detto nei diversi piani di coscienza e quello che gli esseri credono sia il loro unico piano in cui per affinità sono collegati. E siccome qualcosetta della mia memoria in qualche modo l’ho riesumata, e la sensazione che ho avuto all’ora, mi ha riportato alla stessa sensazione durante la canalizzazione. Il paradiso sospirato di tanti umani, dove tutto è amore lo lascio volentieri, perché ci sono stato tantissime volte e sempre alla fine ho scelto dicendo, “grazie non ne ho proprio bisogno perchè IO non appartengo a queste sole invisibili/reali sfere percettive, sono un essere libero, un errante se si vuole ed appartengo a tutto il cosmo”

    E’ ovvio che spesso in molti parlano di aspetti psicologici perché non si sa proprio niente delle INIZIAZIONI.

    Quando l’essere si eleva oltre questo assai basso piano purgativo…. trascende non solo la mente egoica, ma anche i sentimenti, gli aspetti emozionali, il corpo emozionale ed il corpo mentale che sono aspetti di ogni polare manifestazione che ancora vive nella tridimensionale dualità, perché da quell’altura la vista arriva oltre quella dell’umano sentire e dell’umano capire…. Tu pensi che l’essere umano sia l’unico essere intelligente di tutto l’universo, mentre oggi ci sono prove inconfutabili che siamo solo l’ultimo scalino più denso e più duro a capire, di quel vero seme stellare che vive in ogni dove, in tutti gli infiniti mondi degli infiniti compenetrati universi.

    Per il comune mortale questo viene definita pura “follia” così come ho sempre detto, mi viene
    facile ricordare lo “Spaccio de la bestia trionfante” del grandioso Giordano Bruno., che per quanto strano possa mostrarsi inaccettabile al pensiero razionale ordinario , io invece ho avuto il privilegio di conoscere. Come anche ti ricordo “De umbris idearum  (1582);  Sigillus sigillorum (1583); De l’infinito, universo e mondi (1583, 1591); La cena de le ceneri (1583); De la causa, principio et uno (1584); Degli eroici furori (1585); De monade numero et figura (1591) De immenso et innumerabilibus ( 1591) ecc.

    S poi ci fate caso, anche lui volava come uno sciamano nei mondi superfisici del creato è l’ha anche dichiarato. Affermazioni che per il volgo e per gli ignoranti eruditi stupidi religiosi del suo tempo, fu tacciato di stregoneria, magia e quant’altro l’essere umano che non si pone nel sentiero dei perché, rilega a pura satanica follia, a superstizione o a miracoli.

    Il fatto che è innegabile ormai gli sciamani riuscissero a volare con la mente e con il corpo, mentre tantissimi intellettuali si sono arroccati solo al pensiero speculativo che non vede oltre il guscio della personalità che si mostra in superficie…. DISCONOSCENDO E IMPOSSIBILITATI A CONOSCERE GLI INFINITI UNIVERSI CHE SONO DENTRO OGNI ESSERE… anche questa è follia. E’ la stessa follia che i comuni mortali osservano nel simbolo dell’arcano maggiore dei tarocchi… il MATTO… colui che cammina con tanta indifferenza malgrado venga sollecitato dal suo cane (ego umano) perchè sa che la realtà che incontra lungo il cammino, anche sul filo di un pericoloso burrone, la strada che si mostra alla sua terrena visione, che sta compenetrando/esplorando è solo PURA ILLUSIONE, una proiezione olografica proiettata da tutta questa nostra inconsapevole insipiente coscienza collettiva…..

    In quanto al Dott. Jung, così come ho sempre detto, con tutto il dovuto rispetto, non ha inventato proprio niente, ma solo ha dato una veste più scientifica, a quello che già da tanto tempo sapevano gli antichi e tutti i ricercatori che si sono avventurati in quella vera scienza dell’ “IO SONO”.

    Molti pensano sia solo il puro pensiero speculativo a sondare la realtà che ci circonda…. disconoscendo che spesso non è il loro proprio pensiero….. ma solo qualcosa che doveva portare solo a capire ad apprendere quello che si sono imposti di perseguire in questa vita…. E’ come dire, che se io in una vita passata sono stato un filosofo, oggi voglio capire come questa filosofia (che mi sono scordata) in qualche modo, rilasciando passi, mete e sincronicità, in questa vita mi ha aiutato, mi ha condotto per essere un valido dottore pratico….. che non ne sa proprio niente né di filosofia, né di magia, né di realtà trascendentali, ma solo vive la sua vita materiale (incosciente per molti aspetti) per questa finalità che voleva perseguire…. la stessa considerazione la si potrebbe fare per ogni individuo che rileghiamo in una sedia privo di intelletto e che definiamo pazzo…. I veri pazzi sono gli altri che non conoscono niente della vera essenza animico spirituale dell’essere divino.

    Questa è la follia del guerriero, che in qualche modo riesce ad abbracciare l’infinito dei sui universi interiori che lo portano a quella strada che anche se non ricorda, sa ed è consapevole di conoscere già e soprattutto se quella strada ha o conduce ad un VERO CUORE…..

    Mentre si lotta contro la vecchia energia, non stavate forse arando i campi per prepararli alla semina. Invece, stavate sopravvivendo. Adesso è il momento di preparare i campi per la semina e, durante il processo di rilascio, vi volgete all’interno. Preparare i campi è una metafora dello scoprire il Sé Superiore, la parte quantica in voi, e andare in un luogo, personalmente, in cui le cose della vostra vita quotidiana iniziano ad avere più senso.

    C’è una nuova alba, ma è tutto quel che c’è. Il sole sbircia dall’orizzonte, come a dire “Siamo tornati”. Ma non vedrete il cielo schiarirsi ancora per un po’, Voi veri ricercatori d’anima perché nel processo di rilascio dovrete gestire le separazioni che avverranno.

    Saranno le obiezioni a coloro che non vogliono andare nella luce e che vogliono tenersi quel che hanno, perché per loro funziona. Essi sentono che è il modo giusto, perché in passato ha funzionato e perché è il loro modo di vivere (sopravvivenza). Essi non capiranno che le cose stanno cambiando in modo drammatico.

    In quella che in molti chiamate comunità New Age, tutti i processi da quello che vedete nel mondo osservabile delle numerosissime ormai note “canalizzazioni” a quelli che il guaritore utilizza, si stanno ricalibrando. Alcuni degli assiomi che avete imparato su “come fare le cose correttamente”, non funzioneranno più. Ci sarà un focus molto più incentrato sulla autorità di un’anima. Vale a dire, ci si concentrerà di meno sui gruppi e di più sul discernimento individuale. Chiamatela una dissoluzione della saggezza basata sull’organizzazione e un’enfasi sulla saggezza basata sull’individuo.

    “Aspetta, aspetta un attimo, Raffaele, qualcuno mi potrà obiettare, questo non ha senso. Tutti sanno che se coinvolgi più persone insieme, otterrai risultati migliori, dato che la base di saggezza è maggiore.” Davvero? State pronti per un concetto completamente diverso, miei cari fratelli umani. Quante vite ha vissuto la vostra anima? Pensate a questo come al vostro comitato di saggezza e attingete a questo, e solo questo, per tutte le risposte. “E’ una follia,?

    E le regole, le strutture, gli obiettivi comuni e l’impegno di gruppo che aiutano ad accumulare idee ed energie?Getteremo via l’accordo comune di base? Questi principi sono solo buon senso”.

    Caro, umano com’è che trasmetto dei concetti di cui ancora non sai? Il buon senso di oggi è la stupidità di domani, se sono disponibili nuove informazioni che lo rendono antiquato. Capite il paradosso, il cambiamento che si prospetta alla mente di ogni vero ricercatore d’anima?

    E se, solo se, il fattore di saggezza dell’individuo, basato su tutte le sue vite passate, creasse una serie di parametri, dentro di lui, che fossero comuni a tutti? E se, solo se, ci fosse uno schema sacro, disponibile, che è comune, ma accessibile solo individualmente? Allora l’individuo riceverebbe le risposte sacre dall’altro lato del velo, anziché da un comitato di Umani ad una riunione.

    Meditare su queste cose, prima di dire che quello che avete appreso/capito come “buon senso” è effettivamente qualcosa che durerà per sempre?.

    Tutte queste cose saranno nuove e sarà come mettere un dito nell’occhio ai molti che hanno trascorso una vita pensando di sapere tutto, solo per scoprire che altri li stanno superando, facendo cose che loro non avevano mai creduto possibili. Quindi, aspettatevi una spaccatura con quelli che non verranno avanti con queste cose nuove, e molti di essi saranno anime vecchie.

    Tutto ciò di cui sto parlando in questo messaggio rientra nella sfera di interesse della vecchia anima che sta leggendo. Ci sono vecchie anime che stanno leggendo questo, nel futuro. Vi dirò, proprio adesso, che molti di Voi non siete da adesso la nuova speranza del pianeta, voi siete sempre stati la speranza del pianeta. Non c’è nulla di nuovo, eccetto che, finalmente, sarà più facile. Ma, per un po’, dovete capire il processo del cambiamento e quel cambiamento non viene visto sempre come qualcosa di buono. Quindi entrate lievemente, in punta di piedi, in questa nuova energia, invece di spararvi avanti con la vecchie congetture o con vecchie verità.

    State entrando in una nuova sfera percettiva/intuitiva della nuova era in più modi che mai e persino la vostra “verità” potrebbe cambiare.

    continuando sul filo delle mie strane parole….

    Carissimo Dr. Lanzano, per meglio mostrarmi sinceramente anche al suo prezioso erudito cuore, per sua conoscenza riporto quello che un giorno ebbi a dire alla mia cara amica Valeria che è innamorata folle di Jung…….

    Valeria. ma come!!!!! non sapevo proprio che fossi così follemente innamorata?????

    For-ever-jung! Sai, sinceramente non ne sono proprio convinto di questo amore eterno , forse, più saggiamente, sarebbe meglio dire “per adesso”, (perché il domani, si sicuro ancora non lo conosci). Comunque bonariamente, insieme all’unisono, diciamo: “e vissero felici e contenti” supposto e ammesso sempre che nel tempo continuativo presente, di ora, adesso, lo spirito di Jung, approvi questa specie di celate nozze alchemiche, fra questo e l’altro mondo 😀

    Scusami Jung se ti maltratto un pochino………..Tanto ora sai che mi rivolgo da umano (con tutti i mie indefinibili errori dovute al relativo) a quella tua passata gloriosa personalità e non all’essere…… Perchè è innegabile così come è osservabile anche nei cosiddetti “credenti” delle varie Chiese che con viscerale feticismo si fermano solo alla “forma” del rito un po’ superstizionalmente ed anche superficialmente perchè in fondo in fondo oscuramente nell’uomo fortemente in crisi di oggi c’è la “necessità” di ritrovare un Dio. Perché indubbiamente , con questa specie di occidentale filosofia moderna l’avete fatto “morire” pian piano, giorno dopo giorno, sviluppando un mondo prettamente scientifico, (almeno per quella ordinaria scienza che io definisco ortodossa) fatto in un certo modo, con una visione propria, che sostiene essere scienza soltanto ciò che viene ripetuto in laboratorio, mentre tutto il resto non sarebbe scienza in quanto non dimostrabile.

    E’ come affermare con una impossibilità matematica di voler sondare con questa pseudo psicologica scienza (o filosofia moderna che ben sappiamo che ha solo ripreso in parte solo certi aspetti di quella più grandiosa antica scienza filosofica Induista) per spiegare come, con termini finiti (materiali psicologici o di neuro scienza che si voglia), si possa in qualche modo dal finito abbracciare l’infinito e come colmare questo matematico, logico, speculativo vuoto esistenziale come aspetti sincronici/archetipali e simbolici che si vogliano definire …….

    Insomma, cari psicologi, vi siete scordati dell’aspetto più importante dell’essere, la sua natura spirituale e questo scordare, questo negare la vera metafisica di ogni cosa, non ha fatto altro che FAVORIRE L’ASPETTO MECCANICISTICO, RILEGANDO L’UOMO SOLTANTO AD UN ESSERE MATERIALE, NON VISTO NELLA SUA VERA INSONDABILE COMPLETEZZA, UN UOMO VISTO SOLO ON UNA SUA MENTE, CON UNA PSICHE CON IL SUO INCONSCIO/SUBCONSCIO/CONSCIO, CON UNA SUA PERSONALIA’ CON UNA SUA CULTURA, CON UNA SUA DIALETTICA MORALE RELIGIOSA SOCIALE POLITICA E COSI’ VIA, APPUNTO VISTO COME MACCHINA E NON COME UN ESSERE SPIRITUALE CHE PER QUELLA NECESSARIA CONOSCENZA DI TUTTE LE COSE, DI TYUTTE LE LEGGI DEL CREATO, SPESSO DEVE SCEGLIERE CONSAPEVOLMENTE A VOLTE ANCHE UN PARTE ASSAI SCRADEVOLE ED ANCHE ASSAI INCONSAPEVOLE. PARTE CHE DA QUI MOLTI ILLUMINATI RICERCATORI PISICOLOGICI, DEFINISCONO PAZZI, O PRIVI DI RAZIOCINIO ECC.

    Dio così come lo spirito essendo “pure essenze non materiali” non sono soggette a nessuna indagine speculativa o psicologia che vuole QUASI SPIEGARE I MONDI DELL’ANIMA, QUANDO ANCORA NON CONOSCE NE’ IL VERO RUOLO DELL’ANIMA E NEMMENO DEI SUI NECESSARI GUSCI DI PROTEZIONE CHE MESSI TUTTI INSIEME, IN EFFETTI , SONO SOLO UN FRAMMENTO, UN RIFLESSO, UNA OMBRA INCARNANA, SOLTANTO UNA INFINITESIMA PARTE DELL’ESSERE SPIRITUALE…..

    Su questo aspetto, come ho sempre sostenuto ed affermo che LA VERA PSICHE, LA MONADE, L’ESSENZA SPIRITUALE NON PUO’ NE’ ESSERE OSERVATA, NE’ DEDOTTA O IMPRIGIONATA SOLO DALL’OSSERVAZIONE COMPORTAMENTALE, O DALLE SOLE OSSERVAZIONE DI UNO STRUMENTO CHE SI BASA SOLO SULLE ONDE EMESSE DAL CERVELLO (che in effetti è solo un vero e proprio limitato necessario sensoriale strumento trasduttore biologico di quella macchina biologica che si mostra solo da fuori, in superficie).

    Già facendo questa sola osservazione, si capisce quando e quanto si è tolto moltissimo all’uomo allontanandolo dalla sua vera completa natura…. Infatti la scienza può benissimo occuparsi di epatologia, di cardiologia, di fisiologia, di biologia o di fisica, ma non può mai pretendere che occupandosi della sfera mentale, psicologica possa in qualche modo abbracciare o vedere minimamente o capire I MOTI E LE PULSAZIONI SPIRITUALI DELL’ESSERE…. Ecc..

    Quindi l’accusa che ti rivolgo Carissimo Jung, (che non rigetto/rivolgo a tutti i tuoi proseliti, perchè in fondo ancora non hanno capito), soprattutto al metodo scientifico che tu hai tirato in ballo. Un metodo vestito da archetipi ed i simboli che volevi rapportare ad una analisi speculativa con una filosofia moderna, nascondendoti e rinnegando per non essere ripudiato dal tuo stesso tempo dal quel vero misticismo (che ti stava spiegando, anche in un frammento l’essenza dell’essere) , e rigettando tutto nella tua filosofia speculativa del profondo (che in effetti non sa ancora cosa sia un vuoto quantico) con un metodo che si voglia definire scientifico. PERCHE’ E’ VERO INNEGABILE CHE IL TUO CONTRIBUITO HA DATO TANTE COSE UTILI ALL’UOMO MODERNO, MA E’ ANCHE VERO CHE GLI HAI TOLTO COSE ANCOR PIU’ GRANDI CON LA TUA TESI MECCANICISTICA CHE OSEREI DIRE ANCHE MATERIALISTA PERCHE’ LA TUA FILOSOFIA PER STARE AL PASSO CON LA SCIENZA E’ DIVENTATA SOLO UNA PISICOLOGIA DELLA SCIENZA RINNEGANDO LA SUA VERA INDEFINIBILE MATRICE METAFISICA.

    Finisco con una tua bella citazione…
    Per ogni pazzo rinchiuso in manicomio ce ne sono almeno dieci in libertà. (Carl Gustav Jung)

    Ed io continuo, con una nostra più generale Siciliana Affermazione, che a mio avviso, è più generale, più completa perché in qualche modo, abbraccia in una visione più cose allo stesso tempo…. “CU PRATICA CU ZUPPIDDU, PRIMA O POI ALL’ANNU ZUPPIA ANCH’IDDU” lo zuppicare o praticare/imitare/assimilare è inteso sia nel senso positivo che anche nel senso negativo, dipende dal soggetto e dalle finalità del complemento oggetto che si manifestano con un verbo….

    Mi scuso anche con il nostro Caro Professore Gabriele come anche mi scuso con il Dr. Lanzano per queste mie pesanti affermazioni, ma so che in fondo il Vostro Radioso cuore è stato modellato anche da altra saggia pasta assai più visionaria e più intuitiva per molti altri aspetti.

  13. La ringrazio per la risposta.
    Questo di cui parla l avevo capito,
    il fatto che attraverso la pittura e l arte in genere l uomo possa intraprendere un percorso di individuazione,
    che in pi possa “portare
    a galla” quelle non-forme dall inconscio
    verso il conscio,
    in modo che queste possano
    “prendere una forma”, e quindi un simbolo, un immagine
    ed infine divenire archetipo.
    E questo “mettere ordine” aiuta a far chiarezza in sè e nelle cose che ci circondano, le quali molto spesso assumono per noi uno specifico significato, quindi capire
    la rappresentazione del sè e del mondo circostante.

    Ma mi interessa approfondire e capire, dove lei dice:

    “E nel passaggio dalla pittura all’idea si creò lo spazio che gli consentì l’elaborazione.”
    ___________
    “Dopo sei anni al limite della dissociazione

    dal superamento della dissociazione, dei poli conflittuali”

    Cos’ è la dissociazione?
    _______________

    “Quindi, alcuni anni dopo chiamò funzione trascendente la cooperazione tra dati consci e dati inconsci”

    La funzione trascendente, ho capito che fa da ponte fra conscio e inconscio,
    ma in che modo
    e cos’è esattamente?
    ____________________
    “nella psicologia analitica, l’immaginazione attiva e la sandplay”

    qui invece non conosco nessuno dei tre termini
    ___________________

    “mentre le idee più utili di Cartesio furono accolte a braccia aperte, la reazione alla loro origine fu violentemente negativa.”

    Non sapevo che il pensiero di Cartesio si basasse anche sulle proprie esperienze oniriche in che modo?
    ______________
    Che cos’ è
    tassonomia?

    La ringrazio molto per la sua disponibilità a spiegare
    anche a chi non è esperto nel campo della psicologia.

  14. @Melusina

    “E nel passaggio dalla pittura all’idea si creò lo spazio che gli consentì l’elaborazione.”
    Semplicemente, è lo spazio in cui si comprende il significato simbolico di una immagine con il logos (a volte questo richiede molto lavoro nel setting terapeutico).
    ___________
    “Dopo sei anni al limite della dissociazione
    dal superamento della dissociazione, dei poli conflittuali”
    Cos’ è la dissociazione?

    Dissociazione è in effetti un termine un pò obsoleto (in voga a quei tempi, ormai in disuso nella pratica clinica e nei moderni manuali).. indica che alcuni elementi dei processi psichici rimangono “disconnessi” o separati dal restante sistema psicologico dell’individuo (esempio, la formazione di nuclei “disconnessi e rimossi” davanti a situazioni traumatiche).
    _______________
    “Quindi, alcuni anni dopo chiamò funzione trascendente la cooperazione tra dati consci e dati inconsci”
    La funzione trascendente, ho capito che fa da ponte fra conscio e inconscio,
    ma in che modo
    e cos’è esattamente?
    Credo che esuli dal contesto spiegarlo in questa sede.
    Per questo la rimando alla letteratura rilevante in materia:
    C.G. Jung, «La Funzione trascendente», 1958, in La Dinamica dell’Inconscio, Opere, voi. 8, Torino, Boringhieri, 1983, p. 83.
    ____________________
    “nella psicologia analitica, l’immaginazione attiva e la sandplay”
    qui invece non conosco nessuno dei tre termini

    Idem: ci sono molti volumi interessanti che descrivono queste tecniche, facili da reperire per chi fosse interessato/a.
    ___________________
    “mentre le idee più utili di Cartesio furono accolte a braccia aperte, la reazione alla loro origine fu violentemente negativa.”
    Non sapevo che il pensiero di Cartesio si basasse anche sulle proprie esperienze oniriche in che modo?

    Cartesio racconta nei suoi diari che l’idea del suo metodo non l’ha avuta mentre stava pensando o studiando, ma gli è comparsa in un sogno, del quale riporta anche la data. Era il 10 novembre del 1619, Cartesio aveva 23 anni e si trovava in Germania, quando ebbe, in sogno, una specie di rivelazione di “una scienza completamente nuova”, e, da quel momento in avanti, cominciò ad elaborare le sue teorie.
    ______________
    Che cos’ è
    tassonomia?

    La tassonomia (dal greco ταξις, taxis, “ordinamento”, e νομος, nomos, “norma” o ” regola”) è, nel suo significato più generale, la disciplina della classificazione.
    “L’archetipo è ciò che proietta una tassonomia” è stato detto da Elémire Zolla (Torino, 9 luglio 1926 – Montepulciano, 29 maggio 2002; uno scrittore, filosofo e storico delle religioni) nel suo bellissimo volumetto: “Archetipi”, pubblicato da Marsilio.

    Mi auguro di essere stato almeno un tantino più chiaro. La prego di non esitare a scrivere qualora avesse ulteriori dubbi o commenti. Grazie ancora per il suo interessamento.

    Massimo Lanzaro

  15. Si mi è stato di grande aiuto ora ho capito meglio il suo interessante articolo.

    “una definizione solitamente indica il punto di intersezione di una tassonomia”

    Ora che ha fatto luce sulla della definizione di tassonomia ho capito la frase
    “L’archetipo è ciò che proietta una tassonomia”
    mentre mi è più oscura la frase:

    “una definizione solitamente indica il punto di intersezione di una tassonomia”

    Se potesse chiarire anche questo punto,
    le sarei grata.

    Devo dire che il suo approccio di parlare psicologia lo trovo interessante,
    perchè va centrare subito il problema,
    senza fare tanti giri di parole e porta fuori
    da subito le dinamiche interne del problema, analizzandole e svelandole
    con estrema precisione.

    A parte i termini tecnici che lei giustamente usa, che invece io ignoro
    sa andare in profondità nella questione
    senza divagare e questo lo apprezzo.

    Sa consigliarmi una rivista o anche su internet un qualche suo articolo che è
    o un suo libro però dove parla di psicologia per un lettore agli inizi di questa disciplina?

    Un saluto

  16. mi sono sbagliata volev scriv:

    il suo approccio nel parlare di…

  17. JUNG – IL PENSIERO

    Il sogno è il teatro dove il sognatore è allo stesso tempo sia la scena, l’attore, il suggeritore, il direttore di scena, il manager, l’autore, il pubblico e il critico.

    Carl Gustav Jung fu uno dei più noti e influenti seguaci di Freud. Nato nel 1875 a Kesswil, in Svizzera, figlio di un pastore protestante,Jung si laurea in Medicina e nel 1900 entra a lavorare nell’ ospedale psichiatrico di Zurigo, diretto da Eugen Bleuler (1857-1939). Venuto a conoscenza delle teorie di Freud, intrattiene con lui scambi epistolari ed entra a far parte del movimento psicoanalitico, ma con la pubblicazione del suo volume Trasformazioni e simboli della libido (1912) vengono alla luce i suoi dissensi teorici con Freud e nel 1913 il loro rapporto si interrompe. Nel 1920, Jung intraprende viaggi in vari continenti per studiare le culture primitive e, nel 1921, pubblica il libro Tipi psicologici . Nominato nel 1930 presidente onorario della Società tedesca di psicoterapia, dopo l’ avvento del nazismo, nel 1933, non dà le dimissioni, ma collabora con Herman Goring, sino al 1940, alla riorganizzazione della Società. Nel 1948 viene fondato il Carl Gustav Jung Institut per l’ insegnamento della teoria e dei metodi di quella che è ormai denominata psicologia analitica , per distinguerla dalla psicoanalisi freudiana. Jung muore nel 1961. Jung condivide inizialmente con Freud l’ ipotesi che le manifestazioni delle malattie mentali, per essere comprese, richiedono il riferimento alla storia individuale del paziente e ai processi di rimozione che che l’ accompagnano. Successivamente, però, egli comincia a dubitare che i contenuti rimossi siano di natura esclusivamente sessuale e arriva a formulare l’ idea che i fenomeni psichici siano manifestazioni di un’ unica energia presente nella natura e non riducibili alla sola sessualità: la libido . Alla nozione di libido Jung attribuisce caratteristiche che richiamano lo slancio vitale di Bergson: essa è una pulsione dinamica della vita, che garantisce la conservazione degli individui e delle specie. Secondo Jung, Freud privilegiava eccessivamente la componente biologica di essa a scapito di quella spirituale e ne dava una rappresentazione intrisa di pessimismo: si trattava invece, di una forza essenzialmente sana, protesa verso il futuro, dalla quale dipendono le realizzazioni più alte della cultura occidentale. La libido, infatti, è suscettibile di evoluzione, e può essere spostata su oggetti immateriali ed è, dunque, spiritualizzabile; solo quando tale evoluzione è bloccata e avvengono regressioni, si originano le nevrosi . La nevrosi, infatti, è prodotta non tanto da avvenimenti risalenti alla prima infanzia, quanto da un conflitto presente, ovvero dall’ incapacità di adattarsi alle richieste dell’ ambiente o di trasformarlo: in questa situazione vince l’ inerzia, particolarmente forte nei bambini e nei primitivi, e si regredisce a forme più arcaiche di funzionamento della libido . Grazie all’ attività di produzione dei simboli , l’ uomo primitivo riuscì a trasferire l’ energia psichica da manifestazioni pulsionali immediate, a manifestazioni mediate, orientate verso fini creativi e, in tal modo, effettuò la transizione dal piano della natura a quello della cultura. I simboli della libido manifestano contenuti che trascendono la coscienza e aprono, dunque, al mondo dei valori religiosi; la religione , a sua volta, attraverso i suoi simboli, sposta la libido fuori dall’ ambito strettamente familiare, a cui Freud la restringeva, e la rende disponibile agli usi sociali. In tal modo, Jung veniva ad attribuire alla religione una funzione decisiva nello sviluppo della civiltà. Nell’ ultima fase della sua attività, egli condannerà la massificazione e la perdita di spiritualità del mondo moderno, nonchè il predominio incontrastato della scienza, e guarderà con crescente interesse alle culture e alle religioni orientali e all’ esegesi delle simbologie presenti in esse. Il simbolo, svolgendo una funzione mediatrice fra l’ inconscio e la coscienza può operare come agente trasformatore della natura stessa dell’ uomo, conducendolo ad individuarsi sempre più articolatamente come un Io. Ogni cosa può essere impiegata e funzionare da simbolo, ma alcuni simboli hanno una ricorrenza universale, che rimanda all’ esistenza di quelli che Jung chiama archetipi , cioè letteralmente modelli: i simboli non sono altro che trasformazioni della libido, nelle quali si esprimono gli archetipi. Gli archetipi non sono idee, ma possibilità di rappresentazioni, ossia disposizioni a riprodurre forme e immagini virtuali, tipiche del mondo e della vita, le quali corrispondono alle esperienze compiute dall’ umanità nello sviluppo della coscienza. Essi si trasmettono ereditariamente e rappresentano una sorta di memoria dell’ umanità, sedimentata in un inconscio collettivo , non puramente individuale, ma presente in tutti i popoli, senza alcuna distinzione di luogo e di tempo: la mia vita è la storia di un’ autorealizzazione dell’inconscio , afferma Jung . Gli archetipi lasciano le loro tracce nei miti, nelle favole e nei sogni, che contrariamente a quanto pensava Freud, non sono appagamento di desideri puramente individuali legati alla sessualità infantile, ma espressioni dell’ inconscio collettivo. Un’ analisi comparata di questi materiali è in grado di portarli alla luce: Jung menziona tra gli archetipi più importanti quello del vecchio, della grande madre, della ruota, delle stelle e così via. Essi, però, non si presentano mai all’ analisi allo stato puro, ma attraverso loro manifestazioni in simboli: ogni individuo li avverte come bisogni e li può esprimere in modo storicamente variabile, secondo le diverse situazioni etniche, nazionali o familiari. In tal modo, l’ inconscio collettivo, attraverso gli archetipi, può condizionare e dirigere la condotta dell’ individuo nei suoi rapporti col mondo, inducendolo a ripetere esperienze collettive e, quindi ostacolandolo nel suo ulteriore sviluppo, oppure guidandolo nei suoi progetti. A proposito dell’inconscio collettivo, dice Jung in una conferenza tenuta nel 1936:

    L’inconscio collettivo è una parte della psiche che si può distinguere in negativo dall’inconscio personale per il fatto che non deve, come questo, la sua esistenza all’esperienza personale e non è perciò un’acquisizione personale. […] l’inconscio personale consiste soprattutto in “complessi”; il contenuto dell’inconscio collettivo, invece, è formato essenzialmente da “archetipi”. Il concetto di archetipo, che è un indispensabile correlato dell’idea di inconscio collettivo, indica l’esistenza nella psiche di forme determinate che sembrano essere presenti sempre e dovunque. La ricerca mitologica la chiama “motivi”; nella psicologia dei primitivi esse corrispondono al concetto di raprésentations colletives di Lévy-Bruhl; nel campo della religione comparata sono state definite da Hubert e Mauss “categorie dell’immaginazione.

    I complessi di rappresentazioni che mediano questa interazione fra coscienza e inconscio e fra inconscio individuale e inconscio collettivo sono strutturati secondo coppie di opposti. Una di queste coppie è costituita dall’ Io , inteso come il complesso di rappresentazioni coscienti e permanenti, in cui è riposta la propria identità, con tutti i principi e valori accolti e riconosciuti, e dall’ Ombra , intesa come l’ insieme delle possibilità di esistenza respinte dal soggetto come non proprie in quanto considerate negative. Sul piano dell’ inconscio collettivo, una variante dell’ archetipo Ombra è rappresentata dal diavolo. L’ inconscio collettivo è il punto di arrivo dell’ analisi, secondo Jung: questa, infatti, risale dal sintomo al complesso e da questo simbolo all’ archetipo. Obiettivo della terapia è la realizzazione dinamica del Sé , come espressione individuale di quel che è universalmente umano e, quindi, come superamento continuo del conflitto tra la coscienza e l’ inconscio. A tale scopo è necessario che sia superata una fusione e identificazione immediata con gli archetipi e sia, invece, effettuata una integrazione di essi nella coscienza, in modo che questa possa allargare i propri confini e diventare capace di operare scelte che portino all’ attuazione del Sè. La terapia non mira, dunque, a recuperare il rimosso, come voleva Freud, ma a recuperare gli archetipi, in modo che nella psiche possano coesistere i contrari senza produrre conflitti e scissioni: la razionalità e l’ irrazionalità, il maschile e il femminile, l’ estroversione e l’ introversione, il pensiero e la sensazione. L’ obiettivo non è l’ eliminazione di uno di questi contrari, perchè ciò condurrebbe a un impoverimento del Sè, che diventerebbe unilaterale: si tratta, invece, di integrare armonicamente ciascun contrario con l’ altro, assecondando le tendenze vitali del paziente all’ autorealizzazione. Su questi presupposti, Jung costruì una tipologia di caratteri, ossia di forme individuali stabili, la quale fondata prevalentemente sulla distinzione fra estroversione e introversione : nel primo caso, l’ energia libidica è orientata all’ esterno, mentre nel secondo, è distolta dagli oggetti esterni per concentrarsi sul mondo interno del soggetto. Però, anche quando predomina uno di questi tratti caratteristici, ciò non significa, secondo Jung , che l’ opposto sia del tutto scomparso e inoperante. Jung concepisce il Sé come la totalità psichica rispetto a cui l’Io, la nostra parte cosciente, è solo una piccola parte. Va ricordato che Jung è stato buon lettore di Kant, che a sua volta aveva paragonato la ragione a un’isola nell’oceano dell’irrazionale. Diventar se stessi, o come dice Jung ” individuarsi “, significa non arroccarsi nella propria identità egoica, ma aprirsi al Sé, ossia a quell’altro da noi che è dentro di noi, senza il quale non c’è sviluppo psichico. La dinamica Io e Sé ha in Jung un’accentuazione intrapsichica, è pensata cioè come una dinamica interna all’individuo, mentre le odierne psicologie del Sé hanno un’accentuazione interpsichica, pensano cioè a una relazione tra due individui (madrebambino). Per quel che riguarda il sentimento , Jung dice: Quando io uso la parola “sentimento” in contrasto con “pensiero”, mi riferisco a un giudizio di valore, per esempio: piacevole o spiacevole, buono o cattivo, e via dicendo. Secondo questa definizione il sentimento non è un’emozione (che, come dice la parola, è involontaria). Il sentimento, come l’intendo io, è (come il pensiero) una funzione razionale (cioè imperativa), mentre l’intuizione è una funzione irrazionale (cioè percettiva).

    Buonasera a tutti , sono lieto di veder che vi e’ moltissimo interesse per Carl Gustav Jung e la psicologia dell’inconscio. Quindi ecco che tentero’ di esporre i suoi concetti facendo luce su quello che sono le fondamenta del suo pensiero e cercando poco alla volta di svelarne i segreti.

    Massimo Lanzaro

  18. si può…
    immaginare qulunque cosa salti fuori da macchie o angolature diverse oppure mettersi davanti ad un foglio, bianco,lo preferisco, ma anche colorato e guardare la mano che scorre senza un progetto cosciente…da provare.

  19. di – MAX LANZARO

    In italiano esistono quattro parole per indicare l’atto di memoria: il ‘rammemorare’, o ‘tornare alla memoria’; il ‘rammentare’, o ‘tornare alla mente’; il ‘ricordare’ o ‘tornare al cuore’, dal latino cor cordis; il ‘rimembrare’, letteralmente: ‘rivivere nelle membra la memoria’, rivivere con tutto il corpo. Rimembrare ha quindi in italiano un duplice significato, cioè il restituire alla memoria, ma anche il ricostituire. Infatti ‘smembrare’ è esattamente il contrario di ‘rimembrare’ e indica il ‘fare a pezzi’. Il mosaico è effettivamente, in origine, in antico, ‘luogo della rimembranza’. Bisogna considerare un altro aspetto; la filosofia in antico non è un sistema astratto di pensieri come si può pensare: anticamente la filosofia era piuttosto una concreta pratica di vita che comporta degli esercizi quotidiani, per far sì che l’uomo s’incarni, viva e giunga al termine della vita con la pienezza dei sensi, con la pienezza del senso. Per esempio sia gli Stoici che gli Epicurei e massimamente Pitagorici e Platonici praticavano questi esercizi. Un esercizio stoico, descritto anche nel De rerum natura di Lucrezio, è quello dell’attenzione, la prósoké. Lo Stoico continuamente memorizza il campo visivo, è un esercizio di continua attenzione, potremmo dire di coscienza, per mantenere la coscienza ogni istante. Dire dunque quale filosofia si sostanzia nel mosaico significa in altre parole che il mosaico era un modo operativo attraverso cui l’individuo, il mosaicista, aveva modo di connettersi al cosmo, di connettersi al mondo intero, all’anima mundi. Quasi sicuramente, il luogo originario del mosaico è Alessandria d’Egitto. Nasce lì sia l’opus tessellatum, che è il mosaico pavimentale a piccole tessere, sia l’opus musivum, che è un tipo particolarissimo di mosaico. Proprio ad Alessandria, nell’epoca dei Tolomei, si sviluppa una nuova tecnica musiva, l’opus musivum. L’opus musivum serviva a decorare le fonti dedicate alle Muse e ‘mosaico’ ancor oggi è la parola, che, con musica e museo indichi le Muse. Le Muse non rappresentavano come potremmo credere oggi semplici personificazioni delle arti, rappresentavano molto di più. Ad Alessandria, dunque, cominciano a costruire queste opera musiva, e il loro nome è Musaea. In quell’epoca Alessandria è un crogiolo di razze, di lingue, di religioni. Pensate che la famosa biblioteca, quella che andò bruciata, conteneva anche i libri di Aristotele. È lì che l’alchimia occidentale si è sviluppata, con Bolo di Mende e Zosimo di Panopoli. È lì che si vanno formando quelle particolari tendenze cultuali, misteriche, esoteriche, la Gnosi, l’Ermetismo. Vi affluiva il pensiero ebraico con Filone ebreo, e proprio in questo grande crogiolo Tolomeo fece costruire il primo museo, il primo luogo delle Muse, che non era, come pensiamo oggi, una collezione di oggetti. Il museo, nelle intenzioni dei Tolomei, era piuttosto il luogo dove si coltivavano le scienze che le Muse donano agli uomini. Le radici della civiltà occidentale sono lì. Dai testi dell’epoca ci rendiamo conto del perché alle Muse si dedicassero questi luoghi talmente importanti, talmente significativi da essere diffusi in tutta l’area del Mediterraneo. Questi piccoli Musaea li troviamo anche a Pompei, a Ercolano, a tre nicchie decorate col mosaico (a sinistra una delle fonti pompeiane dedicate alle Muse). È il tema della caverna che viene concretato, che viene attuato nei Musaea, il tema della grotta o dell’antro, cui un platonico come Porfirio ha dedicato un libro, il De antro Nimpharum. Ispirandosi a queste credenze, dice Porfirio, i Pitagorici, e dopo di loro Platone definirono il mondo come antro o caverna. Secondo Giambico le Muse hanno tutte lo stesso nome e secondo la tradizione costituiscono una comunità’. Inoltre il coro delle Muse ‘è sempre uno e il medesimo e in sé comprende: accordo, armonia, ritmo, e tutto quanto crea concordia. ‘Il coro delle Muse è sempre Uno e il medesimo’. Il medesimo o l’identico, l’identità, è uno dei poli centrali del Timeo di Platone. L’universo, in fondo, è uno dei temi centrali della filosofia platonica: la cosmogonia, ovvero l’origine del mondo e come dall’Uno originario ‘che Plotino chiamava solo Uno’ si giunga al molteplice. Era un processo che veniva descritto col Delta (D) e non è un caso che Alessandria d’Egitto sia stata fondata sul delta. Il delta rappresenta sinteticamente proprio il processo che dall’Uno genera il molteplice, quello che i Platonici chiamavano emanazione. Lo sforzo più grandioso, a cui il platonismo ha dedicato moltissima riflessione, consiste proprio nello spiegare come dall’Uno si giunga al molteplice. È nel corso di questo lavorìo del pensiero che le Muse divengono immagine del percorso cosmogonico, immagine stessa di tutto il mondo. ‘La potenza delle Muse ‘dice Giamblico’ governa non solo i più nobili principî delle scienze ma anche l’accordo e l’armonia dell’universo’. È un ruolo molto importante, sono le Muse che mantengono l’ordine (in greco Kreon, da cui ‘creare’, ‘creazione’). Quindi dedicare una fontana anche piccola alle Muse non è un semplice gesto di decorazione del giardino, è qualcosa di più, è creare una nicchia, un luogo, un antro dove poter meditare mediante quegli esercizî quotidiani di filosofia, e meditare il principale esercizio, quello di connettersi, di legarsi, di intrecciarsi alla vita del cosmo intero. Colui che meditava, l’uomo antico, davanti ai Musaea si riconnetteva immaginativamente con il cosmo intero, diveniva parte consapevole della catena infinita che lega l’Uno e il molteplice. Ma perché proprio le Muse’ Troviamo già nei mitologemi relativi alle Muse il motivo del mosaico, il motivo di queste piccole pietre che vengono incastrate nella malta. Racconta il mito che le Muse, quando ancora si chiamavano Trie (subiscono la stessa processione dall’Uno al molteplice e quindi da Mnemosine divengono tre, infine nove), sull’Elicona avevano insegnato a Ermes come predire il futuro, osservando la disposizione dei sassolini in un catino d’acqua perché le Muse, oltre le arti e la scienza, insegnavano ciò che è, ciò che sarà, ciò che è stato; insegnavano in sostanza la Sofia. È interessante quest’aspetto: la disposizione dei sassolini in un catino d’acqua. E i Musaea sono effettivamente dei ‘catini d’acqua con dei sassolini’. I Pitagorici, quando ragionavano sui numeri, sui numeri triangolari, pentagonali, utilizzavano dei sassolini. Per un Pitagorico il numero non è un’entità astratta, è una realtà spirituale che vive nello spazio. Alla ‘spazializzazione dei numeri’ si può ricollegare l’uso del mosaico, e persino il termine tessera, che in greco ancor oggi significa ‘quattro’. Il quattro nella filosofia pitagorica è il solido, la solidità: è l’immagine del mondo. I temi più frequenti nei Musaea, ma in genere nel mosaico pavimentale o parietale, sono le figure divine di Orfeo, Dioniso, Attis o Atteone, Osiride. È un momento centrale dell’epoca ellenistica, il passaggio dalle divinità olimpiche ‘nel cielo, sempre, divinamente e sommamente distaccate dall’uomo’ ai culti misterici in cui invece la divinità soffre, e soffre tremendamente il destino dell’uomo e della terra. Tutte queste divinità condividono il destino dell’uomo e della terra e questo spiega anche come mai in quell’epoca il cristianesimo ebbe tanta fortuna e si propagò così rapidamente. I cristiani potevano presentare Cristo come il Dio che si è concretato nella Storia, come quel Dio mitico ‘fosse Osiride, Orfeo’ che però è vissuto realmente nel mondo e realmente è morto e risorto. Ecco perché veniva inteso così facilmente il Cristianesimo: in tutto il bacino del Mediterraneo questi culti avevano già preparato gli uomini all’idea di un dio che soffre. Queste divinità ‘le chiamo gli smembrati, coloro che vengono fatti a pezzi’ di cui pietosamente si raccolgono le disjecta membra, furono presentate come prefigurazioni mitiche d’un evento storico. Ecco perché il mosaico è ‘il luogo della Rimembranza’. Perché letteralmente il mosaicista ‘rimembrava’ il dio morto, nell’esercizio del mosaico e attraverso il mosaico rinato. È un errore insistere sulla frammentazione nel mosaico. Finché noi parleremo di mosaico come di ciò che è frammentato non lo riusciremo mai a capire. Perché il mosaico è l’esatto contrario. Attraverso la pratica del mosaico il mosaicista poteva incarnare in se stesso, vivere in se stesso la filosofia platonica, ripercorrendo quel tragitto cosmogonico dall’Uno al molteplice e poi a ritroso, à rebours, dal molteplice all’Uno. E continuamente, dalla luce alla materia, dalla materia alla luce, il mosaico per il mosaicista e l’uomo antico schiudeva il percorso cosmogonico, tutta la fase cosmogonica di creazione, e soprattutto il ritorno all’Uno. In questo modo il mosaicista poneva in atto le due indicazioni fondamentali di Platone. La prima: Téchne ed Epistéme devono sempre andare congiunte. Téchne, cioè l’arte, l’operare. Epistéme, ovvero la scienza, il contemplare. La seconda: per procedere nella conoscenza delle cose è necessario prima disgiungere, separare (Platone lo chiamava diáiresis, da cui dieresi) e poi unire, synagoghé, mettere insieme. Il mosaicista nel dividere, secondo il consiglio di Platone, seguendo le nervature delle cose, opera il processo di diáiresis e quindi nella composizione del mosaico giunge alla synagoghé. Il testamento di Plotino per i suoi discepoli è contenuto in una splendida massima: ‘ricongiungere il divino che è nell’uomo al divino che è nell’universo’. È questa la Rimembranza racchiusa nel mosaico. Difficile avvertirla con gli strumenti dell’archeologia o della storia. Poteva essere avvertita solo da un grande poeta, animato dall’afflato della philosophia perennis; da un poeta come Yeats: ‘se mi fosse concesso di vivere un mese nell’antichità ‘confessava’ credo che vorrei passarlo a Bisanzio, un po’ prima che Giustiniano aprisse Santa Sofia e chiudesse l’accademia platonica. Credo che potrei trovare in una qualche osteria un mosaicista ‘filosofo’ che saprebbe rispondere a tutte le mie domande, poiché il sovrannaturale discende più vicino a lui che allo stesso Plotino’. Il mosaico è dunque in questo senso luogo della Rimembranza. Non solo perché raffigura le divinità smembrate, ma perché esso stesso, come queste divinità, frutto dello smembramento, viene rimembrato ed è concreta testimonianza di questo ciclico processo cosmico. In questo senso il mosaico è immagine della comunanza, del mettersi insieme e perciò è il luogo delle Muse, che secondo la tradizione costituiscono una comunità. Quando un Greco diceva ‘armonia’ gli era trasparente la derivazione dal verbo harmózo, ‘congiungo’. Creare una cosa armonica significava che le sue parti erano accordate tra loro in senso musicale. Non dispongo qui degli strumenti per dimostrare come e quanto l’armonia si sostanzi nel mosaico; potrei a titolo d’esempio dire che tutta la basilica di San Vitale a Ravenna è costruita su un sistema di tripartizione del lato del quadrato, che ne divide l’area in nove parti uguali, ‘il numero delle Muse’. Non distante, a Ferrara, fu realizzato nel 1917 da Giorgio De Chirico un dipinto che ci consente di azzardare l’anatomia comparata del valore simbolico del concetto musivo: Le Muse Inquietanti. In questo dipinto i colori sono caldi ma fermi e privi di vibrazioni atmosferiche, la luce è bassa, le ombre lunghe e definite nettamente; la prospettiva accentuata dalle linee convergenti in profondità, su una specie di palco ligneo rialzato, crea un vasto spazio allucinante, mentre sullo sfondo il castello estense ci richiama al grande passato della città, mentre le ciminiere, al suo presente. Ma la città è deserta, le ciminiere non fumano, tutto è statico e sospeso. In questo luogo sognato, solo apparentemente reale, dove tutto è immobilizzato, non possono abitare uomini, esseri viventi ma solo manichini, che hanno solamente l’aspetto dell’uomo, non l’essenza. Le muse sono divenute inquietanti perchè inserite in un contesto urbano tanto posteriore, inquietanti come lo sono certi incubi. Le ciminiere rappresentano la polarità antico-moderno, ma entrambi gli edifici appaiono vuoti ed inutilizzati: il castello ha le finestre buie, segno che non è abitato, mentre la fabbrica ha ciminiere che non fumano, poichè in realtà non vi si svolge alcuna funzione lavorativa. Si percepisce il rifiuto di quel concetto di modernità, secondo il quale ha maggior valore ciò che supera il passato per proiettarci nel futuro, o quel concetto di progresso, per cui i valori sono scanditi dalla maggiore o minore novità dell’opera prodotta. E la polemica con chi ha fatto del tempo e della velocità la nuova ispirazione dell’arte moderna e della vita.
    [Dr. Max Lanzaro is an Italian Psychiatrist; he has worked as a Consultant in Italy (Naples, Milan) and in the UK (London, Exeter) since 1997. He is author of several papers published in national and international scientific journals. He has developed a special interest for Jungian psychology with its emphasis on images and the dialogue with art and photography as a kindred endeavor involved in exploration of the relationship with archetypes, images and psyche.

  20. …E’ la stessa potenza evocatrice che si sprigiona dall’osservazione delle nuvole o delle stelle. Immaginare la nascita di una stella nana, può risolvere molti complessi interiori… 🙂 Mi perdoni, caro Dottor Lanzaro!

    La mancanza di orientamento intesa anche come crisi di punti di riferimento interiori, può attivare la “funzione trascendente” perchè implica il coinvolgimento delle funzioni del corpo? …”Funzioni del corpo”: forse avrò usato un termine inappropriato per rappresentare l’unico mezzo (del Sè), il corpo, che può affidarsi e “non può opporsi all’onda psichica”. Ed è questa la sua forza, alla fine.
    Con stima.

    Un mandala: https://gabrielelaporta.files.wordpress.com/2011/10/619px-gustav_klimt_010.jpg

  21. Non capisco perchè qualcuno che è linkato ad una pagina facebook “Inconscio Magia e Tarocchi” abbia pubblicato dei post usando il mio nome..

  22. Analogamente non capisco perchè qualcuno che è linkato ad una pagina facebook “Maria Ausilia” abbia pubblicato dei post usando il mio nome..

  23. “Tutto e disposto per la tua delizia .

    Vivi finche’ possa durare la vita.”

    (Rig Veda 1,37)

    Buongiorno a tutti , al Prof. La Porta e al Dr.Lanzaro 😉

  24. JUNG – ARCHETIPO E INCONSCIO COLLETTIVO

    Archetipo

    Termine che nella teoria psicoanalitica di Carl Gustav Jung si riferisce a una rappresentazione mentale primaria, che fa parte dell’inconscio collettivo e si manifesta in simboli presenti in tutte le culture e in ogni epoca storica. L’archetipo è il prodotto delle esperienze primordiali dell’umanità relative agli aspetti fondamentali della vita. Non è possibile entrare in rapporto diretto con l’archetipo, ma si possono percepire i suoi effetti, come immagini simboliche, in ogni genere di manifestazione psichica: sogni, sintomi nevrotici, visioni, arte, fantasia, prodotti dell’immaginazione libera, oltre che nei miti, nelle fiabe e nella religione.

    Gli archetipi che rappresentano le strutture psichiche di base si sono sviluppati come nuclei psichici separati; essi sono la Madre, il Senex, il Puer, l’Ombra, la Persona, l’Anima, l’Animus e il Sé.

    L’archetipo della Madre si riferisce a una immagine della figura materna a cui la madre reale viene assimilata nella psiche individuale. Tale archetipo viene proiettato sulla madre concreta, attribuendole potenza e fascino. Il prototipo di madre ereditato dal bambino influenza in maniera determinante l’idea che egli si formerà della propria madre. L’immagine primordiale della madre si manifesta sotto molte forme, ad esempio la “vecchia saggia” o la “dea della fecondità”, nel suo lato positivo, la “strega” o la “madre terribile” in quello negativo. Come tutti gli archetipi, infatti, la Madre presenta aspetti di luce e di ombra.

    L’archetipo del Senex (in latino “vecchio”) racchiude, nel lato positivo, caratteristiche psicologiche come stabilità, maturità, saggezza, senso di responsabilità; in senso negativo si riferisce ad atteggiamenti derivanti da eccessivo tradizionalismo, dispotismo, cinismo e mancanza di fantasia.

    L’archetipo del Puer Aeternus (in latino “fanciullo eterno, divino”) deriva da un dio dell’antichità, successivamente identificato con Dioniso e con Eros. È il dio della giovinezza, della vita, della resurrezione dopo la morte, del rinnovamento. Nella psicologia analitica junghiana questa definizione viene attribuita a una personalità maschile che, in età adulta, ha ancora le caratteristiche dell’adolescenza e una dipendenza troppo forte dalla madre. Si manifesta, nel lato negativo, come rifiuto di assumere responsabilità, in quello positivo, invece, risveglia le risorse creative e le capacità di rinnovamento della psiche.

    L’archetipo dell’Ombra rappresenta una parte inconscia della personalità, contraddistinta da inclinazioni e comportamenti (sia negativi che positivi) rimossi dall’Io cosciente. Nei sogni compare sotto forma di una persona dello stesso sesso del sognatore. Il riconoscimento della propria Ombra, generalmente, implica una crescita nel processo di evoluzione psicologica.

    L’archetipo della Persona (in latino “maschera dell’attore”) esprime il ruolo sociale, derivante dalle aspettative della società e dell’educazione. L’Io equilibrato è in rapporto con il mondo attraverso una Persona adattabile. L’identificazione con la Persona, cioè con il proprio ruolo sociale, è in contrasto con lo sviluppo psicologico.

    L’archetipo dell’Anima (in latino “anima”) denota la parte inconscia femminile della personalità dell’uomo. Nei sogni è rappresentata da immagini di donne di vario genere: dalla seduttrice alla guida spirituale. L’Anima rappresenta la funzione relazionale (eros), quindi la sua evoluzione nell’uomo si manifesta nel modo di rapportarsi alle donne. L’identificazione con l’Anima può avere come conseguenza l’emergere di tratti psicologici come volubilità, eccitabilità, melanconia.

    L’archetipo dell’Animus (in latino “spirito”) definisce l’elemento maschile dell’inconscio femminile. Costituisce la funzione razionale (logos) e compare nei sogni come figura maschile. L’identificazione con l’Animus può manifestarsi con caratteristiche di ostinazione, durezza, sfida, mentre nell’aspetto più positivo mette in relazione la donna con le energie creative dell’inconscio.

    Il Sé è l’archetipo dell’unità e della totalità della psiche, sulla quale esercita un effetto ordinatore. Si manifesta nelle visioni, nei sogni, nei miti e nelle fiabe come “personalità di grado superiore”, ad esempio come figura regale o eroica oppure, in forme astratte, come cerchio, quadrato, mandala.

    Inconscio collettivo

    Nella psicologia analitica di Carl Gustav Jung, parte dell’inconscio che comprende le esperienze di tutte le generazioni passate, a partire dai primordi dell’umanità. Ogni persona, attraverso l’inconscio collettivo, è riportata alle possibilità ereditarie della psiche, comprese quelle inerenti alle origini animali.

    L’inconscio collettivo è impersonale e universale, è pressoché invariabile e regolare, si esprime nel linguaggio del mito e della psicologia arcaica, e ha fondamento nel corpo. È composto da due versanti: quello degli istinti e quello degli archetipi. Gli istinti sono descritti da Jung come modi tipici dell’agire, in quanto spingono l’uomo a un comportamento umano. Gli archetipi sono definiti modi tipici della comprensione e percezione umana e dell’adattamento all’ambiente.

    Si possono ritrovare le manifestazioni dell’inconscio collettivo nella storia e nella cultura dei diversi popoli e, in particolare, nei simboli che popolano i sogni, nelle allucinazioni degli psicotici, nei miti e nei riti delle religioni, e nelle opere d’arte. Jung definisce l’inconscio collettivo un mondo d’immagini.

    Buongiorno a lei Maria Ausilia,un Saluto anche a tutti voi.

    M. Lanzaro

  25. La redazione aveva detto che il dott. Lanzaro seguiva il blog,
    dopo di che anche Raffaele dialoga con lui
    quindi avevo dato per scontato
    che dietro il nome psichiatriaepsicoterapia
    stesse rispondendo il dott. Lanzaro.

    Dopo di che con un altro nick risponde
    sempre ma sta volta col nome di Massimo
    Lanzaro e non più psichiatriaepsicoterapia.

    POi psichiatriaepsicoterapia dice che Maria Ausilia scrive al suo posto,
    usando il suo nome.

    Infine Maria Ausilia riesce addirittura con un cambio di personalità
    a scrivere col nome di Maria Ausilia
    col suo mandala arancione

    e dopo un quart’ ora riesce
    addirittura a salutarsi sempre con lo stesso mandala arancione
    però col nome di M. Lanzaro,
    quasi sorprendodi che si saluta/o da sola/o.

    Avere lo stesso mandala indica per forza
    senza nessun dubbio che è la stessa persona che scrive.

  26. Ergo
    è sempre bello
    essere chiari
    e sapere con chi si sta parlando,
    a questo punto
    non si sa più chi sia chi.

  27. Nella psicologia analitica di Carl Gustav Jung, sta ad indicare una funzione, ed anche un processo, attraverso cui si realizzano trasformazioni della personalità nel percorso di analisi ed in particolare grazie alla tecnica dell'”Immaginazione Attiva”. Quando l’Io viene a contatto con tendenze inconsce, opposte all’atteggiamento cosciente, e le riconosce come proprie, senza poter propendere per l’una o l’altra perché le ritiene entrambe necessarie per sé, viene a crearsi una tensione. Sarà questa tensione ad attivare quel processo psichico naturale che tende alla ricerca di un nuovo equilibrio, che culminerà nella creazione di un “Tertium”. Ne risulterà un nuovo atteggiamento psichico che trascende, appunto, il conflitto iniziale.

    Sotto il concetto di funzione trascendente, Jung non ha implicito niente di misterioso o metafisico, ma intendeva una funzione psicologica paragonabile con lo stesso nome delle funzioni trascendentici in matematica, cioè i numeri irrazionali. Funzione trascendente psicologica nasce da una sintesi di conscio e inconscio. In senso terapeutico rende il nucleo del metodo sintetico (metodo costruttivo) di Jung, dove si cercano gli sforzi del paziente attraverso la partecipazione sul recupero e sviluppo. Una divisione essenziale ha creato la lotta interna tra tesi e antitesi, la quale, con la sintesi, viene distrutta. Funzione trascendente non è una funzione di base, ma è una funzione complessa.

    Buongiorno a lei Valeria,ricambio con affetto.

    M.Lanzaro

  28. Vorrei sapere il perchè questa sovraesposizione di post del dottor Lanzaro e se sarà possibile continuare a discutere dei suoi articoli direttamente con lui. Grazie.

  29. Confermo che gli unici post scritti da me sono quelli col nick “psichiatriaepsicoterapia”.
    Cordialmente,
    Massimo Lanzaro

  30. Per “Maria Ausilia”:

    “Trans-formazione della personalità grazie all’Immaginazione attiva”?!… Siamo certi che non si tratti di funzione con numeri razionali, poichè impossibile con i numeri irrazionali??

  31. Grazie Valeria per avermi gentilmente invitato ad un interessante confronto.Ed io molto umilmente tentero’ di esserne all’altezza.

    “Mentre annotavo le mie fantasie una volta mi chiesi: Che cosa sto facendo realmente? Certamente questo non ha nulla a che fare con la scienza . Ma allora cos’è? Al che una voce in me disse. E’ arte.”

    Il problema fondamentale che sostanzia religioni, filosofie nonchè la stessa psicoanalisi, riguarda il rapporto con l’inconscio, vale a dire con tutto ciò che trascende l’immediata coscienza razionale.
    Jung riassume questo problema universale nella semplice domanda: “Come ci si confronta in pratica con l’inconscio?” In primo luogo l’interrogativo rimanda, rispetto alla coscienza che se lo pone, alla necessità di sviluppare un atteggiamento nuovo, capace di reale accettazione e quindi di dialogo, con tutto ciò che appare a prima vista incomprensibile, irrazionale e quindi spesso sconcertante, per il semplice fatto che, nella misura in cui viene percepito, esiste, e quindi “è”.
    “Ciò che è, è vero” affermava una voce con tono perentorio in un recente sogno.
    Quindi la necessità primaria è quella di allentare la netta separazione, là dove ancora sussiste, tra coscienza ed inconscio, rendendo gradualmente elastico e permeabile il diaframma che li divide.
    Questo tentativo di mediazione tra i due poli, costituisce la cosiddetta Funzione Trascendente, quel meccanismo psichico che supera l’opposizione tra tendenze inconsce e tendenze coscienti ed opera il passaggio da un atteggiamento ad uno nuovo, componendo gli opposti in una sintesi originale.
    Tale risultato non può certo essere ottenuto senza che la coscienza abbia trasformato la propria naturale tendenza alla supremazia in un’adeguata, umile accettazione della propria natura relativa.

    Con caloroso affetto a tutti una buona serata

    M.A.

  32. 😀 dalla progressione armonica/geometrica dei numeri razionali con l’interrelazione quantica dei numeri irrazionali, sempre all’attento osservatore si mostrano i numeri immaginari 😀

  33. Per quel principio d’innata libertà, per quell’aspetto polare che spesso si mostra anche come spontanea sincera giusta o ingiusta critica, e sempre con la benevolenza e l’approvazione del nostro Carissimo Prof. Gabriele, forse sarà la 10ma volta che ri-publico questa stranezza che un giorno ho intitolata come “NON SEMPRE SIAMO IL NOSTRO PENSIERO COSCIENTE”

    Come ho sempre detto e sostenuto spesso anche la ragione è fallibile e solo il cuore è ciò che dovrebbe guidarci se solo lo ascoltassimo per sentire la sua voce…. Su questo tema del pensiero , “ergo” vorrei aggiungere un’altra piccola conoscenza che spesso ci sfugge per mancanza di tempo.

    Perché un cosa è idea di sé ed ideali ed altra cosa è mettere ciò in atto: tra il dire e il fare c’è, veramente, di mezzo il fatidico mare!…

    …. infatti, accade che, se siamo veramente forti dei nostri valori ed ideali e dei convincimenti derivanti dalle consapevolezze, “si chiuda”, per così dire, “una porta e si apra un portone”…su un nuovo mondo, però. SU UN NUOVO MONDO PERO’ che è un’indefinibile bellissima percepita/sentita capita celata invisibile verità.

    Oggi non voglio commentare le precedenti esposizioni “analitiche o archetipali”, ma solo riportare delle riflessione con dei pensieri trascendentali perché ogni coincidenza significativa del vostro dire porta a porsi delle domande sull ‘ESSERE O NON ESSERE o tantomeno CHI SIAMO VERAMENTE DENTRO DI NOI STESSI.

    Spesso, con un linguaggio più conoscitivo, si nomina Saturno, (Il Lupo), spesso si nomina Paracelso e la sua ermetica alchimia che innalza l’innata dualità dall’essere animale all’essere ECCE HOMO, così come si nomina anche Cartesio che affermò : “IO SONO E DUNQUE PENSO” e sono pure quello che “penso” e, soprattutto, sono quello che faccio. Le mie opere devono assolutamente parlare di quel che sono, altrimenti, c’è qualcosa ce non va in me.” ecc.

    Spesso su questo filone ragionativo s’inciampa proprio su queste tematica esistenziale DELL’ESSERE O DEL NON ESSERE e su solo questi pochi concetti, voglio solo riportare delle riflessioni di logica speculativa ed anche di celata realtà trascendentale.

    Cartesio – sostiene Hegel – dette alla filosofia “un indirizzo affatto nuovo Con lui ha cominciamento la nuova età della filosofia…”

    Affermando che si debba “DUBITARE DI TUTTO”, egli pose, “come prima esigenza della filosofia”, “IL TOGLIERE VIA TUTTE LE PROPRIE DETERMINAZIONI” il toglier via, cioè, in nome del pensare, del “puro pensare” che è precisamente astrarre da tutto” da tutti i pensati, da tutte le rappresentazioni.

    Tolti via i pensati, rimane appunto il pensare e, con il pensare, l’io (“io posso infatti astrarre da tutte le mie rappresentazioni, ma non già dall’io”)

    Cartesio – osserva ancora Hegel – “prende le mosse dall’io come da quel ch’è senz’altro certo: io so che in me si affaccia qualche cosa (cioè il pensare). Con ciò la filosofia è d’un tratto trasferita su un terreno e in un punto di vista affatto nuovi, nella sfera, cioè, della soggettività” ; e aggiunge: “L’IO PENSO” contiene immediatamente il mio essere: questo, dice Cartesio, è il fondamento assoluto d’ogni filosofia. La determinazione dell’essere è nel mio io: questo legame è esso medesimo il Primo. Il pensiero come essere e l’essere come pensiero, ecco la mia certezza, l’io; nel celebre ”COGITO ERGO SUM” sono dunque inseparabilmente congiunti “pensiero” ed “essere”; tuttavia, è vero anche come sostiene Kant “CHE NEL PENSARE NON E’ CONTENUTO L’ESSERE”, ma è altrettanto vero, come asserisce Hegel che l’essere e il pensare “formano pur nondimeno un’IDENTITA’”, e che “la loro unità non è compromessa dalla loro DIVERSITA”

    La diversità non compromette infatti l’identità o l’unità riflessa che va in manifestazione. Tra me, ad esempio, e la mia immagine nello specchio (come pure tra me e la mia foto o il mio ritratto) si danno appunto, insieme, identità, unità e diversità.

    Va sottolineato, tuttavia, che tale diversità consiste soprattutto nel fatto che io sono un essere, mentre la mia immagine speculare è un NON-ESSERE: una parvenza, un riflesso di una causa prima, che viene alla luce solo nel momento in cui il mio essere vivo si rispecchia nell’essere morto dello specchio. L’OSSERVATORE ATTENTO CHE CONTEMPLA LA SUA STESSA INFORMATA CRISTALLIZZANTE DINAMICA REALTA’

    Fatto si è, però, che col “toglier via tutte le determinazioni”, si dovrebbe toglier via pure quella dell’io, POICHE’ ANCHE QUESTA NON E’ CHE UNA NERA O RADIOSA RAPPRESENTAZIONE.

    Fa notare infatti Steiner: (un vero iniziato) “Il pensare è al di là di soggetto/oggetto. Esso forma questi due concetti come forma tutti gli altri (…) Non è che il soggetto pensi per il fatto di essere soggetto; bensì esso appare a se stesso come soggetto perché ha la facoltà di pensare” .

    Il che vuol dire che anche l’io del quale si è abitualmente coscienti “ E’ UN PENSATO”, e non un “pensante”. Vero “pensante”, infatti, è il Soggetto (l’Io) dal quale scaturisce il pensare, e non il soggetto (l’io) scaturito dal pensare.

    Sempre Steiner (che in molti non conoscono, soprattutto i cosiddetti “psichici”) fa per l’appunto osservare: “Supponiamo che la rappresentazione dell’io produca qualcosa al cui interno troviamo l’essere umano vero e proprio, qualcosa cioè in cui l’anima sia all’interno di quel sé. Supponiamo che ciò risulti dalla rappresentazione dell’io. Dovrebbe allora sorgere a ragione la domanda: cosa accade durante la notte, durante il sonno? L’uomo non è inserito nella rappresentazione dell’io, essa cessa completamente. Tutti i concetti, che a partire dalla rappresentazione dell’io ci facciamo sull’essere dentro l’io, valgono solo per la vita di veglia, poiché la rappresentazione dell’io cessa con l’addormentarsi. In quel momento essa finisce e al mattino compare di nuovo. Di conseguenza non è affatto duratura”. (Ecco perché il quel mio scritto ho detto immaginate di risvegliarvi l’indomani privi della memoria)

    L’ordinaria rappresentazione dell’Io è dunque la rappresentazione “non-duratura” dell’Io “duraturo”. Quest’ultimo, quale essere del sonno (del corpo), del sogno (dell’anima) e della veglia (dello spirito), quale essere, cioè, di tutto l’essere umano, è in effetti ben diverso da quello della sua diurna rappresentazione; tanto che si potrebbe dire: il COGITO ERGO SUM comporta IL NON-COGITO ERGO SUM, mentre il SUM ERGO COGITO comporta il SUM ERGO NON COGITO; comporta, cioè, la viva presenza dell’essere anche in assenza della sua spenta rappresentazione. “Già spesso io sono stato – dice appunto Goethe – e veramente non ho pensato proprio nulla”.
    (considerando che il grande Goethe (anche lui iniziato ai grandi misteri) fu una delle massime saggia espressione sia artistica, sia filosofica, sia lettere, sia gnostica/mistica come anche scientifica del suo tempo ed oltre il suo tempo)

    I pensieri che tale Soggetto pensa, e la logica che esplica sul piano incosciente del sonno (dell’apparato metabolico e degli arti o della volontà), sono in effetti diversi da quelli che pensa ed esplica sul piano subcosciente del sogno (dell’apparato ritmico o del sentire), così come questi sono a loro volta diversi dai pensieri e dalla logica che apprendiamo sul piano cosciente della veglia (dell’apparato neuro-sensoriale o del pensare).

    Su questo piano, apprendiamo infatti i pensieri (i concetti) in forma di rappresentazioni, la logica in forma analitica e l’Io (spirituale) in forma di ego (vale a dire, di soggettività psicologica o corporea).

    Ma perché li apprendiamo così? Perché risentono, nella loro qualità, della mediazione cerebrale (corticale) che li fa emergere alla coscienza. Spiega in proposito Steiner: “Al materialista grossolano odierno conviene dire che il cervello forma il pensiero, cioè che il sistema nervoso centrale forma il pensiero. Per chi osservi le cose in profondità, ciò è vero come sarebbe vero, quando ci si osserva in uno specchio, ritenere che lo specchio abbia formato il volto che si vede in esso. Ma questo non forma affatto ciò che vi si vede, che sta invece al di fuori dello specchio. Lo specchio si limita a riflettere, a riverberare il volto (…) Ciò avviene in modo del tutto simile a quanto l’uomo esperisce come pensieri” .

    Nel rappresentare è “contenuto” quindi il non-essere; ma in tanto vi è “contenuto” in quanto è il mero riflesso di quel pensare in cui è “contenuto” l’essere, e che Steiner denomina, laddove è vivente, “IMMAGINATIVO”, laddove è qualitativo, “ISPIRTIVO” e, laddove è essenziale, “INTUITIVO”.

    In sostanza, come qualche volta ho avuto occasione di dire; la coscienza rappresentativa dell’Io (mediata dal corpo fisico o spaziale) non è coscienza di tutto l’Io, ma di quella sola sua parte che chiamiamo “EGO” e che da fuori si esprime nel condensato di una personalità che in effetti non è la sua vera natura .

    La coscienza immaginativa e la coscienza ispirativa (mediate, rispettivamente, dal corpo eterico o “temporale” e dal corpo astrale o “animico”) ampliano e approfondiscono l’autocoscienza poiché integrano la coscienza dell’Io quale realtà “solida”, con la coscienza dell’Io, a un primo livello, quale realtà “liquida” e, a un secondo, quale realtà “aeriforme”. Solo con la coscienza intuitiva dell’Io, in quanto coscienza immediata, si ha perciò la piena e spirituale autocoscienza.

    L’essere non è dunque – come afferma Kant – “altro dal pensare”, bensì è un altro pensare: un pensare dinamico (“immaginativo”) che può essere portato a coscienza soltanto da chi si conquisti la capacità d’integrare l’ordinaria e spenta mediazione del cervello fisico con quella vivente del cervello eterico.

    Ma che cos’è il “cervello eterico”? E’ forse qualcosa di simile al cervello fisico, ma di natura più tenue o più fine? No, il cervello eterico è una realtà vivente o “fisiologica” (un “campo di forze morfogenetiche”), e non una “cosa” o una realtà “anatomica”: ovvero, è la totalità o l’insieme delle attività o dei processi che si svolgono nel cervello fisico, ma che non sono svolti dal cervello fisico.

    Dice appunto Steiner: (che quasi tutti non hanno capito che è stato un divino frammento del Cristo che copme disse è sempre ritornato in questo mondo) “Se volete risalire all’attività che sta a base del pensiero, vedrete che dall’anima tale attività fa presa sul cervello e si esplica nel cervello. E se dall’anima elaborate una certa attività nel cervello, si produce in questo un rispecchiamento tale per cui si percepisce” un determinato pensiero.

    Questa è la chimica trascendentale di Paracelso come di tanti grandiosi INIZIATI di ogni tempo che attraverso il rito dell’ACQUA e del FUOCO hanno innalzato la loro COSCIENZA oltre l’ordinario, oltre L’IMMAGINARIO a quella COSCIENZA COSMICA che passa per ogni GEOMETRIA SACRA che ci mostra il DIVINO INTELLETTO (lo spirito, il padre,) ed il DIVINO AMORE (l’anima, la madre) che vanno in manifestazione entrambi attraverso IL FIGLIO che rappresenta il QUATERNARIO di quella ricercata coincidente CONSAPEVOLE COMUNIONE che lo porterà alla Divina MAGNIFICENZA, all’IO SONO Uno con il TUTTO perché TUTTO E’ NEL TUTTO “come sopra sotto”, COME FUORI DENTRO così come per analogia, per simmetria per entropia c’è un legame tra il microcosmo ed il macro cosmo di cui siamo tutti parte integrante/aggregante in quell’indefinibile insieme che chiamiamo TUTTO.

    (1-> 2 1+2=3 -> 1+3 = 4 (l’uomo) 1+2+3+4=10) il numero sacro, il Dio trascendentale che tanto adoriamo ma che non conosciamo finché non entriamo dentro noi stessi. “O UOMO CONOSCI TE STESSO E CONOSCERAI GLI INFINITI MONDI DEGLI INFINITI UNIVERSI E GLI DEI CHE IN ESSI VI DIMORANO…” ma è anche vero che non si nasce imparati, o almeno (con qualche eccezione) ritorniamo su questo piano del raffronto, delle prove, su questo piano purgativo /purgatorio) PRIVI DI MEMORIA per correggere e superare I NOSTRI ERRORI PASSATI ed anche per imparare altre lezioni di vita…. Ma sempre l’albero si riconosce dai suoi frutti così come si raccoglie quello che si è saputo seminare in una vita precedente…… La legge dell’amore che vige in tutto l’universo tridimensionale (dei multiversi multidimensionali) passa per ogni equilibrante forza che da causa diventa effetto riparatore o produttore di altre distoniche squilibri energetici…..

    Vorrei continuare, ma penso che certe congetture metafisiche non sono esprimibili con facili parole… per non dire che io, per mia natura, spesso le parole li brucio nel padellame infuocato del mio strano cuore. Comunque, per i comuni inconsapevoli mortali (che ancora non hanno riscoperto la propria immortale natura, così come anche una seppur piccolissima parte della loro passata memoria) che ancora sono nel sentiero delle probazioni, delle prove o per altri ancora che sono convinti di vivere nel mondo “dei balocchi” , la SANTA VIA PRATICA in questa, come in tantissime vite passate è condensabile con una sola frase:

    “E’ QUASI UN CONTINUO PARTORIRE PER POI RINASCERE CON TANTO TRAVAGLIOSO COSCIENTE CONSAPEVOLE MORIRE (l’oblio dell’anima che si reincarna in questo mondo) PER TANTO INCOSCIENTE INCOSAPEVOLE NECESSARIO VIVERE” Incosciente finché non si raggiunge quel gradino evolutivo che ci proietterà per affinità su altri più elevati piani di coscienza secondo la luce ed i meriti raggiunti dal CUORE.

    “MOLTE SONO LE DIMORE DEL PADRE MIO CELESTE diceva il V.M. Gesù, ed oggi, quel dire, ha un suo fondamento anche scientifico, attraverso la fisica quantica che insieme a quella nuova scienza delle apparenze, insieme a quell’eterno principio indagatore che è innato nell’essere che già da molto tempo ha parlato attraverso il cuore di tanti e convergente sempre a “questa nostra realtà illusoria e alla vera realtà multi compenetrata, della natura multi dimensionale ed olografica dell’universo.”

    Insomma questa specie d’ampollosa spumeggiante terminologia che con questa pseudo “psicologia speculativa del profondo” che pretende dal finito sondare l’infinito dove vuole arrivare se non a determinare solo gli aspetti della macchina o della personalità che si mostrano in superficie quando i mondi e gli universi interiori, per analogia similitudine e simmetria, sono uguali ai mondi e agli universi del macro cosmo?

    da questo piccolissimo infinitesimo inevoluto piano si può mai dal finito abbracciare l’infinito?

    CON VERO CUORE, Fatevi un favore, andare alla scuola di uno vero SCIAMANO…..

  34. Per Maria Ausilia.
    Hai gentilmente risposto al posto del dottor Lanzaro alla domanda che a lui avevo rivolto a mezzo post del 6 marzo alle ore 11:15. Umilmente ammetto che non sopporto chi si impadronisce dell’identità di qualcun altro e che la domanda che a te avevo rivolto era un’ altra. Mi rispondo, allora, con slancio al tuo posto, facendomi notare l’entità divina del Numero… Nel primo articolo del dottor Lanzaro, c’erano molti riferimenti ai Pitagorici secondo i quali “il numero è una realtà spirituale che vive nello spazio”. Il numero è il collante del cosmo, quell’enorme mosaico al quale ognuno di noi dovrebbe dedicarsi per ricongiungere il divino che ci respira dentro, con il divino che è nell’universo. Dopo aver con questa manfrina sottinteso la natura di quel Numero Razionale, posso ragionevolmente dubitare sull’impossibilità che il sole e la luna dubitino, altrimenti si spegnerebbero, come anche dubito che quel ponte tra conscio ed inconscio possa mai essere rappresentato da una funzione “irrazionale”, che forse si addice alla disamina di Kora. E questo non farebbe che accentuare quel dualismo che si vorrebbe superare con una sintesi; non porterebbe all’individuazione della completezza della propria personalità che è anche dimensione spirituale, è Mito incarnato che emerge dall’inconscio.
    Per intenderci:

  35. Prova a gettare un Sasso in uno stagno : esso genera un treMito

    sulla superficie dell’Acqua. Le increspature si Confondono le Une

    nelle Altre e ne Creano di nuove.

    Ogni cosa e’ inestricabilMente correlata.

    (Sogyal RinPoche)

  36. A proposito della memoria dell’acqua, affido a questo blog liquido, ma talmente liquido, un messaggio: saluto il dottor Lanzaro, sperando che ritorni presto. Potrei fare una barchetta di carta, con su scritto il messaggio, ma inquinerei l’acqua.
    Valeria Dell’Anna

  37. La risposta al Conflitto e’ il Donare.

    Quando si dona dal Profondo del Cuore,

    si Riceve anche.

    (HyemeYohsts StOrm)

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