Amo in te

Amo in te

l’avventura della nave che va verso il polo

amo in te

l’audacia dei giocatori delle grandi scoperte

amo in te le cose lontane

amo in te l’impossibile

entro nei tuoi occhi come in un bosco

pieno di sole

e sudato affamato infuriato

ho la passione del cacciatore

per mordere nella tua carne.

Nazim Hikmet

Sol Invictus

Christus_Sol_Invictus

(Cristo rappresentato come Sol Invictus, mosaico rinvenuto presso la Necropoli Vaticana)

“Era costume dei pagani celebrare al 25 dicembre la nascita del Sole, in onore del quale accendevano fuochi come segno di festività. Anche i Cristiani prendevano parte a queste solennità. Quando i dotti della Chiesa notarono che i Cristiani erano fin troppo legati a questa festività, decisero in concilio che la “vera” Natività doveva essere proclamata in quel giorno”.

Jacob Bar-Salibi (Melitene… –Diyarbakir 1171)

 

Indizi

Come spostando pietre:
geme ogni giuntura! Riconosco
l’amore dal dolore
lungo tutto il corpo.

Come un immenso campo aperto
alle bufere. Riconosco
l’amore dal lontano
di chi mi è accanto.

Come se mi avessero scavato
dentro fino al midollo. Riconosco
l’amore dal pianto delle vene
lungo tutto il corpo.

Vandalo in un’aureola
di vento! Riconosco
l’amore dallo strappo
delle più fedeli corde
vocali: ruggine, crudo sale
nella strettoia della gola.

Riconosco l’amore dal boato
– dal trillo beato –
lungo tutto il corpo!

Maria Cvetaeva (1892 – 1942)

Qui vive il serpente

Qui vive il serpente, l’incorporeo.
D’aria è la testa. Sotto la punta a notte
Occhi s’aprono e ci fissano in ogni cielo.

O è un altro dimenio da dentro l’uovo,
Un’altra immagine in fondo alla caverna,
un altro incorporeo dopo che il corpo s’è spogliato?

Qui vive il serpente. Questo il nido,
I campi, le colline, le distanze sfumate,
E i pini sopra e lungo e accanto al mare.

Questa è la forma che s’ingozza avida d’informe,
Pelle che lampeggia su bramate sparizioni
E il corpo del serpente che lampeggia senza pelle.

Questa è l’altezza che monta e la sua base,
Queste luci alla fine forse giungeranno a un polo,
Nel bel mezzo della notte, per trovare lì il serpente,

In un altro nido, il signore del labirinto
Di corpo e d’aria e forme e immagini,
implacabile nel possesso della felicità.

Questo è il suo veleno: che anche a questo
Non credessimo. Le sue meditazioni tra le felci,
quando si muoveva appena per assicurarsi del sole,

Ci fecero di lui non più sicuri. Vedevamo nella testa,
Perla nera contro la roccia, l’animale screziato,
L’erba mossa, l’indiano nella prateria.

Wallace Stevens (Aurore d’autunno, Adelphi)

Partenza

Ho abbastanza visto. Ho incontrato in ovunque la visione.
Ho abbastanza avuto. Frastuono di città, la sera, e sotto il sole, e sempre.
Ho abbastanza conosciuto. Le fermate della vita. – O Frastuoni e Visioni!
Parto per affetti e rumori nuovi!

Arthur Rimbaud

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che tu venga all'ospedale o in prigione
nei tuoi occhi porti sempre il sole.
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
questa fine di maggio, dalle parti d'Antalya,
sono così, le spighe, di primo mattino;
i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
quante volte hanno pianto davanti a me
son rimasti tutti nudi, i tuoi occhi,
nudi e immensi come gli occhi di un bimbo
ma non un giorno han perso il loro sole;
i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che s'illanguidiscano un poco, i tuoi occhi
gioiosi, immensamente intelligenti, perfetti:
allora saprò far echeggiare il mondo
del mio amore.
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
così sono d'autunno i castagneti di Bursa
le foglie dopo la pioggia
e in ogni stagione e ad ogni ora, Istanbul.
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
verrà un giorno, mia rosa, verrà un giorno
che gli uomini si guarderanno l'un l'altro
fraternamente
con i tuoi occhi, amor mio,
si guarderanno con i tuoi occhi.

Nazim Hikmet

Le piogge

Al sole brillano coi loro lustrini coi fili d’argento
le piogge son biondi capelli di sposa fanciulla
la tranquillità delle tegole molli
mi penetra a poco a poco.

Nazim Hikmet

Nel buio della stanza

Nel buio della stanza in me risplende
il sole di settembre, o forse lieve
lieve anonima intesa entro quel sole.

Così l’anima inventa le parole
un poco detestabili. Ma il sole …

Sandro Penna

 

Roma

L’Epifania è così mite qui
come se già fosse aprile, ma le nuvole
sono quelle dell’anno nuovo
che inumidiscono gli occhi,
a guardarle,
perché così simili a quelle
degli anni che non sono più.

Si muovono lente,
bianche o d’un grigio chiaro
sul cielo celeste tramutantesi in azzurro
volgendo l’ora al mezzogiorno
che ci chiama alla Messa.

Quando usciremo dall’incenso in fretta
verso la casa che ride nell’alto sole dell’una,
la città che non ci lascia ricordare
neve e sole sulla neve e brina
ci avrà abbracciati, dolce meretrice,
ci avrà vinti per sempre.

Attilio Bertolucci

Magnete Divino

Gioia non vidi in entrambi mondi,salvo te,
anima mia,molte meraviglie ho visto,
ma non vidi miracolo simile a te!
Dicono che sorte dei miscredenti è fuoco bruciante:ma privo del fuoco tuo
ho visto solo
Abù Lahab!
Alla finestra del cuore spesso ho accostato
l’orecchio dell’anima,molte parole ho sentito,
ma non ho sentito le labbra.
D’improvviso effondesti il favore tuo
sipra questo tuo servo,ed io non ne vedo ragione
se non la tua grazia infinita.
O eletto coppiere,o gioia degli occhi miei,
a te simigliante nessuno apparve fra gli Arabi,
nè fra i Persiani l’ho visto!
Versami tanto vino ch’io scenda giù da me stesso
perchè nell’io,nell’essere,non ho trovato che pena.
O tu che sei zucchero e latte,o tu che sei
Sole e Luna,o tu che sei madre,sei padre,
non ho parenti che Te!
O indistruttibile amore,o menestrello divino,
sei tu appoggio,sei tu riparo,
non trovo nome a te pari!
Siamo frammenti d’acciaio e
l’amor tuo è calamita,
sei origine d’ogni attrazione,
chè in me attrazione non vedo!
Silenzio, fratello, abbandona scienza e finezza;
finchè tu non parlasti finezza alcuna non vidi.

Mevlana Jalaluddin Rumi

Quando il bambino…

«Quando il bambino era bambino, | se ne andava a braccia appese, | voleva che il ruscello fosse un fiume, | il fiume un torrente, | e questa pozza, il mare. || Quando il bambino era bambino, | non sapeva di essere un bambino, | per lui tutto aveva un’anima | e tutte le anime erano un tutt’uno. || Quando il bambino era bambino, | su niente aveva un’opinione, | non aveva abitudini, | sedeva spesso a gambe incrociate, | e di colpo sgusciava via, | aveva una vortice tra i capelli | e non faceva facce da fotografo.|| Quando il bambino era bambino,| era l’epoca di queste domande:| “Perché io sono io e perché non sei tu?| Perché sono qui e perché non sono li?| Quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio?| La vita sotto il sole è forse solo un sogno?| Non è solo l’apparenza di un mondo davanti al mondo quello che vedo, sento e odoro?| C’è veramente il male e gente veramente cattiva?| Come può essere che io che sono io non c’ero prima di diventare?| E che una volta io che sono io non sarò più quello che sono?»

Peter Handke

L’avvento della saggezza col tempo

Sebbene le foglie siano molte, la radice è unica;
Per tutti i giorni bugiardi della mia giovinezza
Ho fatto oscillare nel sole le mie foglie e i miei fiori;
Ora posso appassire nella verità.

W. B. Yeats

Il mare

Lo scafo consunto e verdiccio
della vecchia feluca
riposa sul lido…
sembra la vela mozzata
che sogni ancora nel sole e nel mare.
Il mare ribolle e canta…
Il mare è un sogno sonoro
sotto il sole d’aprile.
Il mare ribolle e ride
con le onde turchine e spume di latte e argento,
il mare ribolle e ride
sotto il cielo turchino.
Il mare lattescente,
il mare rutilante,
che risa azzurre ride sulle sue cetre d’argento…
Ribolle e ride il mare!…
L’aria pare che dorma incantata
nella fulgida nebbia del sole bianchiccio.
Palpita il gabbiano nell’aria assopita, e al tardo
sonnolento volare, si spicca e si perde nella foschia del sole.

Dalla soglia di un sogno mi chiamarono
era la buona voce, amata voce.
Dimmi: verrai con me a vedere l’anima?
una carezza mi raggiunse il cuore.
Sempre con te… ed avanzai nel sogno
per una lunga, spoglia galleria;
sentii sfiorarmi la sua veste pura
e il palpito soave della mano amica.
Antonio Machado

Il tempo perso

Sulla porta dell’officina
d’improvviso si ferma l’operaio
la bella giornata l’ha tirato per la giacca
e non appena volta lo sguardo
per osservare il sole
tutto rosso tutto tondo
sorridente nel suo cielo di piombo
fa l’occhiolino
familiarmente
Dimmi dunque compagno Sole
davvero non ti sembra
che sia un pò da coglione
regalare una giornata come questa
ad un padrone?

Jacques Prevert

Jacques

Rinascita

L’esangue primavera già tristemente esilia
L’inverno, tempo lucido, tempo d’arte serena,
E in me, dove un oscuro sangue colma ogni vena,
L’impotenza si stira ed a lungo sbadiglia.
Crepuscoli s’imbiancano tiepidi nella mente
Che come vecchia tomba serra un cerchio di ferro,
Ed inseguendo un sogno vago e bello, io erro
Pei campi ove la linfa esulta immensamente.
Poi procombo snervato di silvestri sentori,
E scavando al mio sogno una fossa col viso,
Mordendo il suolo caldo dove, sbocciano i fiori,
Attendo nell’abisso che il tedio s’alzi… Oh riso
Intanto dell’Azzurro sulla siepe e sui voli
Degli uccelli ridesti che cinguettano al sole!

          Stéphane Mallarmé

Poeta, nel tramonto

Nuda è la terra, e l’anima
ulula contro il pallido orizzonte
come lupa famelica. Che cerchi,
poeta, nel tramonto?

Amaro camminare, perché pesa
il cammino sul cuore. Il vento freddo,

e la notte che giunge, e l’amarezza
della distanza… Sul cammino bianco,
alberi che nereggiano stecchiti;

sopra i monti lontani sangue ed oro…
Morto è il sole… Che cerchi,
poeta, nel tramonto.

Antonio Machado

Entro l’azzurro…

Entro l’azzurro intenso di un meriggio d’estate
denso è il fogliame e assorto sotto il lucido sole.
Tutto è maturo e pieno. Non sono minacciate
le cose. E nondimeno, lontano come il sole,
e vicino, in sé vive – di sé solo – il mio amore.

Sandro Penna

Tristezza della luna

Nei suoi sogni la luna è più pigra, stasera:
come una bella donna su guanciali profondi,
che carezzi con mano disattenta e leggera
prima d’addormentarsi i suoi seni rotondi,

lei su un serico dorso di molli aeree nevi
moribonda s’estenua in perduti languori,
con gli occhi seguitando la apparizioni lievi
che sbocciano nel cielo come candidi fiori.

Quando a volte dai torpidi suoi ozi una segreta
lacrima sfugge e cade sulla terra, un poeta
nottambulo raccatta con mistico fervore

nel cavo della mano quella pallida lacrima
iridescente come scheggia d’opale.
e, per sottrarla al sole, se la nasconde in cuore.

Charles Baudelaire

Notturno a Boccheggiano

Vola per questo borgo solitario,
leggero come ali di farfalla,
un gran silenzio che i pensieri affranca
quiete regala alla mia mente stanca.
Passi felpati per non far rumore,
battenti di cotone alla mia porta,
batacchi claudicanti non ne sento,
né ansimar di vecchi o passi stanchi.
Lieve la notte il sonno m’offre lieto,
mi culla dolcemente, mi circuisce,
m’avvolge e mi carezza con affetto
i miei ricordi annebbia e diluisce.
Sull’ali della notte mi trasporta,
tutti i pensieri neri mi cancella
le pene andate e le future ancora
tutte mi offusca e pace mi regala.
Per tant’ore con la nera mia compagna
passeggio per i vicoli del borgo,
sopra i castagni volo e mi ristoro
come un gabbiano plano,
scivolo lieve tra le nebbie stanche
che affogano nel guazzo la campagna.
Dopo accarezzo ancora il sole
che da un pezzo scivola sui tetti,
che gli embricini, ancora d’acqua mézzi,
fa fumare festanti ed il calor regala.
Apatico nel letto mi rigiro,
al privilegio d’una pace cercata,
d’una serenità voluta,
ancor m’attacco
quasi a goderne i vantaggi fino in fondo,
come dal calice gustar gli ultimi sorsi d’un vino
lungamente invecchiato e ben fruttato.
Poi alle tiepide lenzuola infin rinuncio
ed al tedio d’un giorno uggioso mi abbandono.

Armando Salvatore Santoro

L’Azzurro

Del sempiterno azzurro la serena ironia
Perséguita, indolente e bella come i fiori,
Il poeta impotente di genio e di follia
Attraverso un deserto sterile di Dolori.

Fuggendo, gli occhi chiusi, io lo sento che scruta
Intensamente, come un rimorso atterrante,
L’anima vuota. Dove fuggire? E quale cupa
Notte gettare a brani sul suo spregio straziante?

Nebbie, salite! Ceneri e monotoni veli
Versate, ad annegare questi autunni fangosi,
Lunghi cenci di bruma per i lividi cieli
Ed alzate soffitti immensi e silenziosi!

E tu, esci dai morti stagni letei e porta
Con te la verde melma e i pallidi canneti,
Caro Tedio, per chiudere con una mano accorta
I grandi buchi azzurri degli uccelli crudeli.

Ed ancora! Che senza sosta i tristi camini
Fùmino, e di caligine una prigione errante
Estingua nell’orrore dei suoi neri confini
Il sole ormai morente giallastro all’orizzonte!

-Il cielo è morto. – A te, materia, accorro! Dammi
L’oblio dell’Ideale crudele e del Peccato:
Questo martire viene a divider lo strame
Dove il gregge degli uomini felice è coricato.

Io voglio, poiché infine il mio cervello, vuoto
Come il vaso d’unguento gettato lungo il muro,
Più non sa agghindare il pensiero stentato,
Lugubre sbadigliare verso un trapasso oscuro…

Invano! Ecco trionfa l’Azzurro nella gloria
Delle campane. Anima, ecco, voce diventa
Per più farci paura con malvagia vittoria,
Ed esce azzurro angelus dal metallo vivente!

Si espande tra la nebbia, antico ed attraversa
La tua agonia nativa, come un gladio sicuro:
Dove andare, in rivolta inutile e perversa?
Mia ossessione. Azzurro! Azzurro! Azzurro! Azzurro!

Stéphane Mallarmé

Cuore di tenebra

«Risalire quel fiume era come compiere un viaggio indietro nel tempo, ai primordi del mondo, quando la vegetazione spadroneggiava sulla terra e i grandi alberi erano sovrani. Un corso d’acqua vuoto, un silenzio assoluto, una foresta impenetrabile; l’aria calda, spessa, greve, immota. Non c’era gioia nello splendere del sole. Deserte, le lunghe distese d’acqua si perdevano nell’oscurità di adombrate distanze».

Joseph Conrad

I pastori

Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natía
rimanga ne’ cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh’esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l’aria.
il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquío, calpestío, dolci romori.

Ah perché non son io cò miei pastori?

Gabriele D’Annunzio

 

In un momento

In un momento
sono sfiorite le rose
i petali caduti
perché io non potevo dimenticare le rose
le cercavamo insieme
abbiamo trovato delle rose
erano le sue rose erano le mie rose
questo viaggio chiamavamo amore
col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
che brillavano un momento al sole del mattino
le abbiamo sfiorate sotto il sole tra i rovi
le rose che non erano le nostre rose
le mie rose le sue rose.

Dino Campana

Inviato da Tea

Il giorno

Il sole s’alza all’Est
vestito d’abiti di sangue e d’oro
e spade e lance e collera crescente
tutto all’ingiro avvolgono il suo seno
da bellicosi fuochi incoronato e da voglie furenti.
William Blake

Quadro”donna all’alba”di
Caspar David Friedrich

Ti libero la fronte dai ghiaccioli

Ti libero la fronte dai ghiaccioli
che raccogliesti traversando l’alte
nebulose; hai le penne lacerate
dai cicloni, ti desti a soprassalti.

Mezzodì: allunga nel riquadro il nespolo
l’ombra nera, s’ostina in cielo un sole
freddoloso; e l’altre ombre che scantonano
nel vicolo non sanno che sei qui.

Eugenio Montale

Poeta, nel tramonto

Nuda è la terra, e l’anima
ulula contro il pallido orizzonte
come lupa famelica. Che cerchi,
poeta, nel tramonto?

Amaro camminare, perché pesa
il cammino sul cuore. Il vento freddo,

e la notte che giunge, e l’amarezza
della distanza… Sul cammino bianco,
alberi che nereggiano stecchiti;

sopra i monti lontani sangue ed oro…
Morto è il sole… Che cerchi,
poeta, nel tramonto?

Antonio Machado

Il sabato del Villaggio

 La donzelletta vien dalla campagna,
In sul calar del sole,
Col suo fascio dell’erba; e reca in mano
Un mazzolin di rose e di viole,
Onde, siccome suole,
Ornare ella si appresta
Dimani, al dì di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
Su la scala a filar la vecchierella
Incontro là dove si perde il giorno;
E novellando vien del suo buon tempo,
Quando ai dì della festa ella si ornava,
Ed ancor sana e snella
Solea danzar la sera intra di quei
Ch’ebbe compagni dell’età più bella.
Già tutta l’aria imbruna,
Torna azzurro il sereno, e tornan l’ombre
Giù da’ colli e da’ tetti,
Al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
Della festa che viene;
Ed a quel suon diresti
Che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
Su la piazzuola in frotta,
E qua e là saltando,
Fanno un lieto romore:
E intanto riede alla sua parca mensa,
Fischiando, il zappatore,
E seco pensa al dì del suo riposo.
Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
E tutto l’altro,
Odi il martel picchiare, odi la sega
Del legnaiuol, che veglia
Nella chiusa bottega alla lucerna,
E s’affretta, e s’adopra
Di Fornir l’opra anzi il chiarir dell’alba.
Questo di sette è il più gradito giorno,
Pien di speme e di gioia:
Diman tristezza e noia
Recheran l’ore, ed al travaglio usato
Ciascuno in suo pensier farà ritorno.
Garzoncello scherzoso,
Cotesta età fiorita
È come un giorno d’allegrezza pieno,
Giorno chiaro, sereno,
Che percorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio: stato soave,
Stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vò; ma la tua festa
Ch’anco tardi a venir non ti sia grave.

Giacomo Leopardi

Se non avessi visto

” Se non avessi visto il sole
avrei sopportato l’ombra
ma la luce ha reso il mio deserto
ancora più selvaggio”.

Emily Dickinson

La guazza

Laggiù, nella notte, tra scosse
d’un lento sonaglio, uno scalpito
è fermo. Non anco son rosse 
le cime dell’alpi.
Nel cielo d’un languido azzurro, 
le stelle si sbiancano appena:
si sente un confuso sussurro
nell’aria serena.
Chi passa per tacite strade?
Chi parla da tacite soglie? 
Nessuno. È la guazza che cade
sopr’aride foglie.
Si parte, ch’è ora, nè giorno,
sbarrando le vane pupille;
si parte tra un murmure intorno 
di piccole stille.
In mezzo alle tenebre sole,
qualcuna riluce un minuto;
riflette il tuo Sole, o mio Sole:
poi cade: ha veduto.

Giovanni Pascoli

La vite

Or che il cucco forse è vicino,
mentre i peschi mettono il fiore,
cammino, e mi pende all’uncino
la spada dell’agricoltore. 
Il pennato porto, chè odo
già la prima voce del cucco 
cu . . . su. . . io rispondo a suo modo:
mi dice ch’io cucchi, e sì, cucco.
Sì, ti cucco, vite, chè senti
già nel sole stridere l’api: 
ti taglio ogni vecchio sarmento,
ti lascio tre occhi e due capi.
O che piangi, vite gentile,
perchè al vento stai nuda nata?
Se anch’io tra i fioretti d’aprile 
sembravo una vite tagliata!
Piangi quello che ti si toglie ?
Ma ti cucco, taglio ed accollo,
perchè, quando cadon le foglie,
tu abbia un tuo qualche grispollo! 
O mia vite . . . no, o mia vita, 
così torta meglio riscoppi! 
E poi . . . com’è buono, alle dita,
l’odore di gemme di pioppi!
E parlare, ritto su loro, 
col venuto di là dal mare,
chied
Or che il cucco forse è vicino,
mentre i peschi mettono il fiore,
cammino, e mi pende all’uncino
la spada dell’agricoltore. 
Il pennato porto, chè odo
già la prima voce del cucco 
cu . . . su. . . io rispondo a suo modo:
mi dice ch’io cucchi, e sì, cucco.
Sì, ti cucco, vite, chè senti
già nel sole stridere l’api: 
ti taglio ogni vecchio sarmento,
ti lascio tre occhi e due capi.
O che
Or che il cucco forse è vicino,
mentre i peschi mettono il fiore,
cammino, e mi pende all’uncino
la spada dell’agricoltore. 
Il pennato porto, chè odo
già la prima voce del cucco 
cu . . . su. . . io rispondo a suo modo:
mi dice ch’io cucchi, e sì, cucco.
Sì, ti cucco, vite, chè senti
già nel sole stridere l’api: 
ti taglio ogni vecchio sarmento,
ti lascio tre occhi e due capi.
O che piangi, vite gentile,
perchè al vento stai nuda nata?
Se anch’io tra i fioretti d’aprile 
sembravo una vite tagliata!
Piangi quello che ti si toglie ?
Ma ti cucco, taglio ed accollo,
perchè, quando cadon le foglie,
tu abbia un tuo qualche grispollo! 
O mia vite . . . no, o mia vita, 
così torta meglio riscoppi! 
E poi . . . com’è buono, alle dita,
l’odore di gemme di pioppi!
E parlare, ritto su loro, 
col venuto di là dal mare,
chiedendogli, in mezzo al lavoro,
quant’anni si deve campare!

piangi, vite gentile,
perchè al vento stai nuda nata?
Se anch’io tra i fioretti d’aprile 
sembravo una vite tagliata!
Piangi quello che ti si toglie ?
Ma ti cucco, taglio ed accollo,
perchè, quando cadon le foglie,
tu abbia un tuo qualche grispollo! 
O mia vite . . . no, o mia vita, 
così torta meglio riscoppi! 
E poi . . . com’è buono, alle dita,
l’odore di gemme di pioppi!
E parlare, ritto su loro, 
col venuto di là dal mare,
chiedendogli, in mezzo al lavoro,
quant’anni si deve campare!

endogli, in mezzo al lavoro,
quant’anni si deve campare!

Giovanni Pascoli

Canzone dell’amore perduto

Ricordi sbocciavan le viole
con le nostre parole
“Non ci lasceremo mai, mai e poi mai”,
vorrei dirti ora le stesse cose
ma come fan presto, amore, ad appassire le rose
così per noi
l’amore che strappa i capelli è perduto ormai,
non resta che qualche svogliata carezza
e un po’ di tenerezza.
E quando ti troverai in mano
quei fiori appassiti al sole
di un aprile ormai lontano,
li rimpiangerai
ma sarà la prima che incontri per strada
che tu coprirai d’oro per un bacio mai dato,
per un amore nuovo.
E sarà la prima che incontri per strada
che tu coprirai d’oro per un bacio mai dato,
per un amore nuovo.

Fabrizio De André

Poesia d’amore

Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene. 
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle
canta l’eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde.

 Kahlil Gibran

Tedio invernale

Ma ci fu dunque un giorno
Su questa terra il sole?
Ci fur rose e viole,
Luce, sorriso, ardor? 
Ma ci fu dunque un giorno
La dolce giovinezza,
La gloria e la bellezza,
Fede, virtude, amor ? 
Ciò forse avvenne a i tempi 
D’Omero e di Valmichi:
Ma quei son tempi antichi,
Il sole or non è piú. 
E questa ov’io m’avvolgo
Nebbia di verno immondo
È il cenere d’un mondo
Che forse un giorno fu.  

Giosuè Carducci

Microcosmo e Macrocosmo

Sopra: “Santa Ildegarda di Bingen e l’uomo al centro dell’universo”,
miniatura dal “Liber divinorum operum” di Ildegarda di Bingen, 1230, Lucca, Biblioteca Statale

Sappi che sei un altro mondo in miniatura e hai in te Sole e Luna e anche le stelle.

ORIGENE, “Homiliae in Leviticum”, 5,2

Il viaggio di Hirrâli

Sopra: Mikalojus Konstantinas Čiurlionis, “Amicizia”, 1907 (particolare)

Cari amici, iniziamo questa discesa con il grande poeta persiano Hirrâli:

Dopo esserci allontanati da te, quell’anno, siamo discesi verso
un mare, e la riva di quel mare è una dimora.
E un sole al di sopra di quella dimora si levava all’orizzonte. Il
tramonto di quel sole è in noi, ed è da noi che sorgeva la
sua aurora.
Le nostre mani hanno toccato le sue gemme da cui le nostre
anime son nate, e in quell’istante siamo divenuti gemme.
Dicci, cos’è dunque questo sole, quale il suo senso e il suo
segreto, e quale è questa perla del mare?
Siamo discesi in un universo il cui nome per noi è il vuoto,
troppo stretto per contenerci, ma che a noi è dato
contenere.
Abbiamo lasciato dietro noi mari tumultuosi. Come fare a
sapere verso chi siamo diretti?

Tabula Smaragdina

Sopra: Heinrich Khunrath, “Amphitheatrum Sapientiae Aeternae”, Hannover, 1606

È vero, è vero senza errore, è certo e verissimo.
Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come
ciò che è in basso, per fare il miracolo di una cosa sola.
Come tutte le cose sono sempre state e venute da Uno, così tutte le
cose sono nate per adattamento di questa cosa unica.
Il Sole ne è il padre, la Luna ne è la madre, il Vento l’ha portato nel
suo ventre, la Terra è la sua nutrice. Il padre di tutto, il Telesma di
tutto il mondo è qui; la sua potenza è illimitata se viene convertita in
Terra.
Tu separerai la terra dal fuoco, il sottile dallo spesso, dolcemente con
grande industria. Ei rimonta dalla Terra al Cielo, subito ridiscende in
Terra, raccoglie la forza delle cose superiori ed inferiori.
Tu avrai con questo mezzo tutta la gloria del Mondo, epperciò ogni
oscurità andrà lungi da te. È la forza forte di ogni forza, perché vincerà
ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida.
È in questo modo che il mondo fu creato.
Da questa sorgente usciranno innumerevoli adattamenti, il cui mezzo
si trova qui indicato.
È per questo motivo che io venni chiamato Ermete Trismegisto, perché
possiedo le tre parti della filosofia del Mondo.
Ciò che ho detto dell’operazione del Sole è perfetto e completo.

“Opere attribuite a Hermes Trismegiste”, in Pierre Piobb, “Formulario di Alta Magia”, Atanòr, Roma 1969

Immaginazione creatrice

L’immaginazione è come il sole la cui luce non è tangibile ma che può incendiare la casa. L’immaginazione guida la vita dell’uomo. Se pensa al fuoco si sente nel fuoco, se pensa alla guerra farà la guerra. Tutto dipende soltanto dal desiderio dell’uomo di essere sole, cioé di essere totalmente ciò che vuole essere.

Paracelso

Il vero amore non lascia tracce

Inviata da Beatrice:

Il vero amore non lascia tracce
Come la bruma non lascia sfregi
Sul verde cupo della collina
Così il mio corpo non lascia sfregi
Su di te e non lo farà mai.

Oltre le finestre nel buio
I bambini vengono, i bambini vanno
Come frecce senza bersaglio
Come manette fatte di neve.

Il vero amore non lascia tracce
Se tu e io siamo una cosa sola
Si perde nei nostri abbracci
Come stelle contro il sole
Come una foglia cadente può restare
Un momento nell’aria
Così come la tua testa sul mio petto
Così la mia mano sui tuoi capelli.

E molte notti resistono
Senza una luna, senza una stella
Così resisteremo noi
Quando uno dei due sarà via, lontano

(Leonard Cohen)

Amore

Ascoltate ehi Amici, l’amore somiglia a un sole, il cuore che non ha amore somiglia ad una nera pietra.

Yunus Emre

Lunga è la notte d’inverno

Lunga è la notte d’inverno, il sole tramonta fra

le Pleiadi e io sono là, bagnato, alla sua porta,

colpito dal desiderio dell’ingannatrice. No, non è amore

questo che mi ha mandato Afrodite, ma una freccia

angosciosa di fuoco.

Asclepiade di Samo