…a proposito di danza IV

Giuseppe69 lo immagino come il nostro menestrello/cantastorie… perché, quando lo leggo, è come se percepissi, sempre, una musica sottile di armonie perdute… ecco, per voi/noi tutti, il suo contributo:

Soffio dei venti sei tu o, Danza
Infermiera e Cura del malato
Negazione delle strutture
Libertà dalle catene
Traghetto dell’Estasi
Estasi Del Portale Divino.
Pacificazione dell’estasi
Flauto di Dio, Morte della
Morte, vita, che alla Vita induci
Soffio, di perenne luce,
Buio di luce, luce di buio
Il tutto a te conduci, spirale
Di grazie, dalla Grazia generata
In te ci si perda gioiosamente
Ritrovati!

Quale è la lirica scritta nel vostro cuore? Rossano

Amiche care e amici cari,

ora sentiamo le parole scritte nel cuore del nostro Rossano:

Questa è la mia:

Oh me! Oh vita!
domande come queste mi perseguitano
degli infiniti cortei di infedeli, di città piene di sciocchi, di me stesso che sempre mi rimprovero,(perché chi più sciocco di me, e chi più senza fede?),
di occhi che invano bramano la luce, di meschini scopi, della battaglia sempre rinnovata, dei poveri risultati di tutto, della folla che vedo sordida camminare a fatica attorno a me,
dei vuoti ed inutili anni degli altri, io con gli altri legato in tanti nodi, la domanda, oh me, la domanda così triste che ricorre – Che cosa c’è di buono in tutto questo, oh me, oh vita?
– Risposta: Che tu sei qui, che esiste la vita e l’individuo, che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi con un tuo verso.”

Walt Whitman

Quale è la lirica scritta nel vostro cuore?

Amici carissimi,
in questa domenica di sole vi voglio chiedere, sottovoce, quale è la lirica scritta nel vostro cuore? Quella nella quale vi riconoscete o quella che è ed è stata più importante nella vostra vita?
Potete mandarmi anche una citazione… quello che sentite di più nelle corde di psiche.
Intanto vi lascio la mia, anche se la conoscete bene:

“Indizi”

Come spostando pietre:
geme ogni giuntura! Riconosco
l’amore dal dolore
lungo tutto il corpo.

Come un immenso campo aperto
alle bufere. Riconosco
l’amore dal lontano
di chi mi è accanto.

Come se mi avessero scavato
dentro fino al midollo. Riconosco
l’amore dal pianto delle vene
lungo tutto il corpo.

Vandalo in un’aureola
di vento! Riconosco
l’amore dallo strappo
delle più fedeli corde

vocali: ruggine, crudo sale
nella strettoia della gola.
Riconosco l’amore dal boato
– dal trillo beato –
lungo tutto il corpo!

Marina Cvetaeva (1892-1941)

Le liriche di tutti voi verranno, poi pubblicate nel nostro blog/temenos…

Grazie. Baci baci

…sultano nella mia anima

Mentre l’occhio del sole governa la mia vista,
L’amore siede come un sultano nella mia anima.
Il suo esercito si è accampato nel mio cuore-
Passione e struggimento, afflizione e pena.
Quando il suo accampamento prese possesso di me
Gridai come se la fiamma del desiderio
Ardesse nelle mie viscere.
L’amore mi ha rubato il sonno, l’amore mi ha confuso,
L’amore mi uccide ingiustamente, e io sono inerme.
L’amore mi ha gravato di un peso superiore alle mie forze
Tanto che gli consegno un’anima senza corpo.

Ibn al-‘Arabi, citato in “Ti amo di due amori. Le più belle poesie della tradizione araba, persiana, turca ed ebraica”, scelte e introdotte da Bernard Lewis, Donzelli Editore, 2003.

[Ed io ho trascorso un anno folle]

Amici cari,

vi propongo, oggi, questa lirica del poeta russo Aleksandr Blok (San Pietroburgo 1880-1921):

 [Ed io ho trascorso un anno folle]

[…]

E, raggiungendola, con nuovo ardore
le sussurro tenere parole,
mi prendono di nuovo le vertigini…
Rischiarato da un lontano incendio,
io sto dinanzi a lei come una belva…
Sbatte la porta a vetri spalancata, –

ed entriamo nel grembo della notte,
come in una ripida voragine…
Delirio. E oscurità. Brillano gli occhi…

Tumulto di attimi. Fulgido sogno.
Frenesia di abbracci inconcludenti,
e squilli di campane mattutine:
alla finestra gli angeli si affollano
a schiere dietro la tenda compatta,
ma con noi è la notte – ubriaca, irruente.

Sì! La notte è con noi! Quella del giorno
con un nuovo potere ora ci avvince,
perché il giorno estenuato si consumi
tutto nella passione tormentosa, –
e lunghe ore, lunghe ore su di noi
la notte echeggia, sventolando le ali…

E di nuovo è la sera…

Aleksandr Blok, in “POESIE D’AMORE DEL NOVECENTO”, Oscar Mondadori, 2008.

“Unità in lei”

“Unità in lei”

Corpo felice che mi fluisce tra le mani,
volto amato dove contemplo il mondo…
[…]
Lascia, lascia che ti guardi, macchiato dall’amore,
arrossato il volto dalla tua vita purpurea,
lascia che guardi l’ultimo clamore delle tue viscere
dove muoio e rinunzio a vivere per sempre.
Voglio amore o la morte, voglio intero morire,
voglio essere te, il tuo sangue, questa lava ruggente
che irrigando racchiusa le belle membra estreme
sente così i leggiadri limiti della vita.

Vicente Aleixandre in “Fiori di fuoco. 100 poesie d’amore maledetto”, Arnoldo Mondadori Editore, 1998.

“Orme sulla sabbia”

Carissimi naviganti,

il nostro caro Emanuele ci ha donato questa lirica di un anonimo brasiliano. Buona lettura!

“Orme sulla sabbia”

Questa notte ho fatto un sogno,
ho sognato che camminavo sulla sabbia
accompagnato dal Signore,
e sullo schermo della notte erano proiettati
tutti i giorni della mia vita.

Ho guardato indietro e ho visto che
per ogni giorno della mia vita,
apparivano orme sulla sabbia:
una mia e una del Signore.

Così sono andato avanti, finché
tutti i miei giorni si esaurirono.
Allora mi fermai guardando indietro,
notando che in certi posti
c’era solo un’orma…
Questi posti coincidevano con i giorni
più difficili della mia vita;
i giorni di maggior angustia,
maggiore paura e maggior dolore…

Ho domandato allora:
“Signore, Tu avevi detto che saresti stato con me
in tutti i giorni della mia vita,
ed io ho accettato di vivere con te,
ma perché mi hai lasciato solo proprio nei momenti
peggiori della mia vita?”

Ed il Signore rispose:
“Figlio mio, Io ti amo e ti dissi che sarei stato
con te durante tutta il tuo cammino
e che non ti avrei lasciato solo
neppure un attimo,
e non ti ho lasciato…
i giorni in cui tu hai visto solo un’orma
sulla sabbia,
sono stati i giorni in cui ti ho portato in braccio”.