L’anima malinconica

(Vincent Van Gogh, I girasoli, 1888)

L’anima malinconica ha un bisogno inestinguibile d’amore. È più esposta, per sua stessa natura, ai dardi infuocati della trascuratezza e della dimenticanza. Quello che non farebbe soffrire nessuno, a lei procura tormento. Potrebbe sembrare un vizio d’origine. Ma cambiando l’ottica diventa un dono, per gli altri. Dato che secondo Jung l’amore può tutto e l’odio nulla, l’interiorità della persona “amante” può creare fiori nel proprio e altrui giardino interno, mentre il distratto non subisce patimenti, ma neppure getta semi per le piante della “coinonia”, della comunione delle creature. Chi si espone subisce offese, ma grazie a quella donazione tutti ricavano qualcosa. È questione di generosità.

Gabriele La Porta

Sul naturale

Connessa al benessere è anche l’immagine del cosiddetto “naturale”. Si crede  che possa esistere un comportamento naturale, che esistano uomini completamente naturali. Ma l’uomo è in sé innaturale, vale a dire che le cose non gli accadono semplicemente, ma che egli deve sempre fantasticare, meditare, riflettere, confrontarsi con la sua interiorità e interrogarsi sull’essere.

Adolf Guggenbühl-Craig

Sull’Anima

“Quando l’anima, ripiegando in sé, dapprima con se stessa indugia, poi, nel segreto della propria interiorità, incontra il dio, da sola a solo, non impedita da nessuno”.

Giuliano detto l’Apostata

Anima Animae 20

Gentili amiche e gentili amici,

nuovo appuntamento con Anima Animae, la mia trasmissione in onda su Cinquestelle tv tutti i giorni alle ore 20:45 circa tranne il martedì. Abbiamo ricevuto moltissime vostre opere, di cui parleremo, insieme, nel corso delle puntate. In questa presenteremo la raccolta di poesie “Se la polvere non germoglia” di  Nicolò Sorriga, il saggio Dal divano a Fronesi” e “L’onorevole e altri racconti” di Salvo Geraci,  e, la raccolta di poesie “Diari e Sentieri” di Nunzio Granato.

Per finire sfoglieremo ancora qualche pagina, sempre più trasgressiva, di “Lo spirito del sesso” di Thomas Moore, ed. Sonzogno. Buona giornata!

CONTATTI

Indirizzo: Anima Animae – Cinquestelle Tv, via Alberto Cadlolo, 90 – 00136 – Roma

Anima Animae 14

Mie care e cari,
siamo giunti, insieme, al giorno dei Magi.

In questa puntata di Anima Animae leggeremo alcuni passi di “Apollineo e dionisiaco”, ed. Adelphi, di Giorgio Colli, opera giovanile, al tempo stesso intensa e ispirata.
Passeremo poi agli “aneddoti” e alla “storie” feline raccontate da Ada Pavan Russo in “Sua maestà il gatto”, ed. Mermaid. Un abbraccio!

Anima Animae è  in onda su Cinquestelle tv tutti i giorni, alle ore 20:45 circa, tranne il martedì.

CONTATTI

Indirizzo: Anima Animae – Cinquestelle Tv, via Alberto Cadlolo, 90 – 00136 – Roma

Anima Animae 11

Ancora un nuovo appuntamento con Anima Animae, la mia trasmissione in onda su Cinquestelle tv tutti i giorni alle ore 20:45 circa tranne il martedì, e con “Lo spirito del sesso” di Thomas Moore, ed. Sonzogno. Sarà, in questa puntata, proprio Afrodite Callipigia a ri-donarci la ricchezza del “corpo dell’amore”.

Anima Animae 10

Eccoci al nostro decimo incontro con una nuova puntata di Anima Animae, la mia trasmissione in onda su Cinquestelle tv tutti i giorni alle ore 20:45 circa tranne il martedì. Proseguiamo la “discesa” nelle pagine di “Lo spirito del sesso” di Thomas Moore, ed. Sonzogno. In questa trasmissione offronteremo la “portata” psicologica del masochismo e del sadismo, e Moore ne chiarirà, con la sua straordinaria scrittura, il significato, come sempre, dal punto di vista di Anima, e offrendo la possibilità di accedere al giusto, equilibrato e creativo rapporto con la nostra sensualità e sessualità.

Anima Animae 6

Carissimi amici,

siamo giunti al nostro sesto appuntamento con Anima Animae, la mia nuova trasmissione in onda su Cinquestelle tv tutti i giorni alle ore 20:45 circa tranne il martedì. In questa puntata affronteremo il contenuto profondo di alcuni passi tratti da Coltivare l’anima” di Luigi Zoja, ed. Moretti & Vitali, un libro che, attraversando sia il mondo classico sia la società moderna, risulta irrinunciabile per chiunque voglia avvicinarsi in modo completo a Psiche.

Anima Animae 4

Amici cari,

il libro della quarta puntata di “Anima Animae”, la mia nuova trasmissione dedicata ai libri e all’Interiorità in onda tutti i giorni, tranne il martedì, su Cinquestelle tv, è “Le lacrime della giraffa” di Alexander McCall Smith, ed. TEA. È un thriller-giallo completamente fuori dagli schemi del genere, scritto con grande leggerezza e soavità, che si colma dei colori e delle atmosfere dell’Africa e nel quale le “vicende” di Precious Ramotswe si trasmutano in veri percorsi filosofici di grande profondità.

Anima Animae 3

Gentili viaggiatori,

condivido oggi la terza puntata di “Anima Animae”, la mia nuova trasmissione dedicata ai libri e all’Interiorità in onda tutti i giorni, tranne il martedì, su Cinquestelle tv. In questa puntata passeggeremo in quel “cortile” di meditazioni e memorie, dal denso spessore psichico, costruito da Thomas Moore in “Nel chiostro del mondo. Pensieri per la vita quotidiana”, ed. Moretti & Vitali. Ripercorrendo la sua giovanile esperienza monastica, lo psicoanalista junghiano offre singoli momenti della vita di un monaco filtrando profonde e immediate riflessioni che aiutano a  ri-trovare «il sacro là dove avevamo immaginato soltanto secolarità». A presto!

Anima Animae 1

Carissimi amici,

finalmente ho la possibilità di condividere le puntate della mia trasmissione Anima Animae, in onda su Cinquestelle tv tutti i giorni alle ore 20:45 circa tranne il martedì, quando sono in diretta nella trasmissione Come state?”. Questa, che è la prima puntata, è dedicata a La morte e gli addii” di Luisa Colli, ed. Moretti & Vitali, 1999. Un testo veramente “ispirato” e attraversando le sue pagine affronteremo il tema della sofferenza, del dolore, della perdita e della morte da un punto di vista simbolico.

Buona giornata!

Ciò che è dentro di te

Se riesci a mostrare ciò che è dentro di te, ciò che è dentro di te ti salverà. Se non riesci a mostrare ciò che è dentro di te, ciò che è dentro di te ti distruggerà.

Gesù

Armonia

L’armonia di un individuo con il proprio “sé profondo” non richiede soltanto un viaggio
nell’interiorità, ma un’armonizzazione con il mondo ambientale.

James Hillman

Non abbandonarmi mai

La linea verticale

Leggo, pubblico e condivido con voi il pensiero di Michela

Inneres Auge..per il prof Gabriele La Porta

Gent.Le Prof credo che nella canzone-lirica del bravissimo Battiato possiamo trovare spunti di silenzio e riflessione..Tutti

Riporto qualche verso del testo..

..La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Con le palpebre chiuse s’intravede un chiarore
che con il tempo e ci VUOLE PAZIENZA,
si apre allo sguardo interiore:Inneres Auge,Das Inner Auge..
Ma quando ritorno in me,sulla mia via,
a leggere e studiare,ascoltando i Grandi del passato…
mi basta una sonata di Corelli,perchè mi meravigli del Creato!

BUON WEEK a Tutti!!!

…non sono proprio io

Marina ci scrive righe piene di Hermes. Leggete e quindi sentite le mie parole.

Gabriele,
riguardo al Gatto Cesare, oggi il suo padrone mi ha chiesto se voglio prenderlo in casa con me! Hi,hi,hi…che stregaccia che sono!
Pensa che in questi giorni pensavo a Cesare e credendo che avesse traslocato poco lontano da qui, dove perlatro il suo padrone ha comperato una villa, mi ero decisa di andare a trovarlo un giorno o l’altro… Poi, oggi, il padrone mi ha salutato moggio moggio dal giardino accanto, era venuto a prendere dei rimasugli di cose ed io gli ho chiesto di Cesare e lui mi ha detto che soffre tanto nell’appartamentino zona Piazza Bologna dove si sono trasferiti e mi ha detto che entra nella gabbietta e chiude lo sportellino come per dire che vuole venire qui e, siccome, durante il giorno stava qui in casa, lui ha pensato che volesse venire da me!
Fra l’altro, un mio amico “stregone” l’altro giorno mi ha detto: “Te lo ha portato via!”
Beh, insomma, la telepatia tra esseri umani va bene…ma adesso che uno recepisce i pensieri del gatto! Bah, sarà quella che gli antichi chiamavano “la simpatia di tutte le cose”!
Baci…in fondo, mi sento un tipo strano, tanto che a volte mi sorprendo a guardarmi con sospetto, come se ci fosse qualcuno dentro di me che non sono proprio io…

Cara, siamo “abitati” da altre personalità. In questo caso, secondo Jung, tu hai preso contatto con l’Amico interiore. Insomma il Doppio Celeste. Cesare ha stabilito un contatto. I gatti avvertono le essenze e gli spiriti dei luoghi.

Hermes ovvero Wotan

Carissime e issimi, Marina è in gran forma. Leggete e collegatevi a quelli che voi “IMMAGINATE” essere i vostri antenati in Anima.

Caro Gabriele,
già da qualche giorno le parole: Gioia, Enjoy, Abbondanza, mi colpivano attirando la mia attenzione…poi, ieri, ho preso il tuo Dizionario dell’Inconscio e della Magia e si è aperto a caso sulla definizione 470:GIOIA.
Leggere il significato ermetico di quella parola è stato come codificare una serie di immagini che, nel corso degli ultimi mesi, strada arrancando, m’avevano colpito: Inferno, Fuoco, Viaggio, Biografia, Storia, Cenere, Disperazione, Dolore, Purificazione, The Waste Land, Abrosia, Luogo Futuro, Intenzioni e Desideri, Volontà, SPIRITO SANTO.
Ho letto e riletto la definizione. Ne ho fatto un post sul mio blog. Ho pianto. Anche adesso.
In fondo, è proprio andata così: word by word gave me word, tanto che oggi le parole per me non hanno più lo stesso significato di una volta; chiudo gli occhi per immaginare dentro di me cosa siano le parole e vedo, incredibile!, io vedo degli spermatozoi.
Riguardo a Wotan, io sono bionda, gran parte della mia famiglia è siciliana (normanni), mia nonna è di origine austriaca: chi se non lui poteva venirmi in aiuto nella terra degli antenati?
Baci.

“Ombra e Luce”

Cari Amici miei, Stefano mi ha sollecitato interiormente a rendervi esplicita una mia propensione. Leggete lui e poi la mia “confessione”.

Ho anche riletto il messaggio del Reverendo Rosso. Credono nella sola umanità di Gesù e pensano di poter così trasmettere insegnamenti più accettabili per tutte le culture e i popoli. Il Cristianesimo da rivelazione diventa filosofia e il nazareno da Messia diventa un maestro di vita. Ma c’è davvero bisogno di una “religione” del genere? Non sarebbe meglio a questo punto far riferimento a Siddharta, Gandhi, Martin Luther King…? Che poi, dal punto di vista della filosofia dell’interiorità ci possa essere qualcosa di interessante in quello che dicono è un altro paio di maniche. Ma non è certamente Cristianesimo questo.

Caro Stefano, scegli la Strada che vuoi. La Mia è quella dell’Ombra nella Luce e della Luce nell’Ombra.

Saltimbanchi

Luigi mi ha scritto su Anima. Vi lascio le sue righe e la mia risposta. A voi…

Salve a tutti, mi chiamo luigi imperatore, ho 19 anni e studio all’università.
Ho visto la trasmissione su rai3 martedi 19 gennaio condotta da gabriele la porta nella quale veniva trattato il tema dell’anima. In primis vorrei fare i più sinceri complimenti al signor la porta il quale sa usare molto bene le parole come un giocoliere usa i suoi birilli. Credo che il tema dell’anima sia un tema del tutto infondato dato che ogni essere, animale, pianta o cosa non potrebbe mai avere un’anima dato che il concetto di anima in se per se è futile. Dall’etimologia greca significherebbe soffio o vento e si dovrebbe gia intuire da questo che l’anima come il vento o un semplice soffio è destinata a cambiare costantemente.Se la parola ”anima” descritta dal signor la porta il quale si riferisce spesso al filosofo platone non dovrebbe aver in senso datogli nella trasmissione poichè è un soffio o vento destinato a cambiare incessantemente allora si dovrebbe chiamare carattere.L’anima a mio avviso è un concetto astratto nata solamente come una sottoforma di risposta alle domande che l’uomo non ha mai saputo rispondere.Non credo che un animale una persona una pianta o addirittura una pietra può avere una anima e prendendo in considerazione l’uomo, ogni uomo ha un proprio carattere che sin da piccolo modifica.Un carattere di ogni singola persona o animale nasce come un pezzo di legno e durante tutta la sua vita si modella fino a diventare in età avanzata un oggetto pregiato e di valore anche se non è fatto di oro o diamante.Ognuno di noi è il fabbro della sua vita e se la nostra anima è un pezzo di legno noi siamo i nostri falegnami concependo questo pezzo di legno come la nostra conoscenza.Sta a noi decidere cosa farne della nostra conoscenza dato che è l’unica cosa intoccabile, vera, e fedele.Possiamo decidere di modellarla fino a realizzare con le nostre mani una oggetto pregiato che rimarrà per sempre con noi anche dopo la morte oppure non toccarla e lasciarla come un semplice pezzo di legno caratterizzato dall’ originalità e l”’essenza” descritta dal signor la porta nel suo blog.
spero vivamente che il signor la porta possa darmi un sua critica professionale anche negativa affinchè il signor la porta riesca non tanto con la parole bensì con gli esempi a farmi conoscere il vero suo pensiero riguardante l’anima. Grazie

Rispettabile Luigi, grazie dell’intervento, ma non ho la pazienza, né il desiderio di convincerti. Non credi nell’Anima? Va bene così per te. Non per me. Con gli anni ho capito che alcune persone “vedono” alcune cose e altre no. E non mi sento di affermare che io ho ragione e tu torto. L’Anima si “avverte”, si “sente”. (Comunque a 19 anni non dare del “giocoliere” ad un signore di 65. Non è buona educazione. E le buone maniere sono molto importanti)

ANÁBASIS

Ecco di nuovo un messaggio di Marina. È troppo significativo. Poi c’è la mia risposta.

Come sai, io questa poesia l’ho vissuta oniricamente circa due anni fa, senza conoscerla. “Vedo una ciocca dei miei capelli a terra ed una voce in sottofondo dice: IL NODO STA PER ESSERE SCIOLTO”. E mi viene in mente un brano del Codice dell’Anima di Hillman che io, peraltro, ho trascritto come frase all’inizio del mio libro: “Ecco che cosa dice il daimon quando parla: Le favole che racconto raccontano in modo autentico chi sono. Sto raccontando la storia che avalla ciò che è avvenuto. Sto leggendo la vita a ritroso. Racconto la storia del genio, non della piccola “Aurora”. …Costoro sono figure che sono state spinte avanti dalla propria immagine del cuore e hanno dovuto forzare la propria infanzia in forme insolite. Perciò per raccontare la verità io devo deformare la storia.” Quando la vita viene letta a ritroso, lealmente, ecco che i nodi si sciolgono e i segreti sono “svelati” alla luce della Ragione della Luce…quindi, quest’ultimi, credo che non siano interpretabili da tutti ma solo da coloro che hanno portato il più possibile in superficie la propria zona d’ombra e la propria innocenza. LAuroraLuce Come sai, io questa poesia l’ho vissuta oniricamente circa due anni fa, senza conoscerla. “Vedo una ciocca dei miei capelli a terra ed una voce in sottofondo dice: IL NODO STA PER ESSERE SCIOLTO”. E mi viene in mente un brano del Codice dell’Anima di Hillman che io, peraltro, ho trascritto come frase all’inizio del mio libro: “Ecco che cosa dice il daimon quando parla: Le favole che racconto raccontano in modo autentico chi sono. Sto raccontando la storia che avalla ciò che è avvenuto. Sto leggendo la vita a ritroso. Racconto la storia del genio, non della piccola “Aurora”. …Costoro sono figure che sono state spinte avanti dalla propria immagine del cuore e hanno dovuto forzare la propria infanzia in forme insolite. Perciò per raccontare la verità io devo deformare la storia.” Quando la vita viene letta a ritroso, lealmente, ecco che i nodi si sciolgono e i segreti sono “svelati” alla luce della Ragione della Luce…quindi, quest’ultimi, credo che non siano interpretabili da tutti ma solo da coloro che hanno portato il più possibile in superficie la propria zona d’ombra e la propria innocenza.

LAuroraLuce

Troppo giusto. Bisogna lavorare sull’OMBRA e sulle personalità, dentro la personalità. Si perde spesso, troppo spesso. Complessi e lacerazioni che generano egoismi, a volte ci tiranneggiano. Lentamente, però, riusciamo a scalfire quei Golem. Questo è il nostro compito. Questo.

L’arte della memoria II

Continua il nostro percorso all’interno di una delle tecniche psicologiche più significative di tutti i tempi, l’arte della memoria.
Prima di penetrare nel mondo degli scritti di Bruno, per osservare i precisi consigli e tecniche suggerite dal filosofo, è necessario introdurre gli elementi fondamentali del suo pensiero (vedi L’arte della memoria I).


È opportuno ora osservare i princìpi teorici della filosofia bruniana, ben sapendo di compiere una sorta di atto arbitrario. Questo perché il nolano non concepisce una scissione tra teoria e pratica. La mentalità ermetica, se così può essere denominata, impasto di utopie e sperimentalismo, è lontana dalla logica strutturale del razionalismo, quindi non concepisce una scissione tra l’ipotesi ideale e il suo travaso nell’azione, ma una sintesi continua. Per capire, noi contemporanei, tale fusione, è necessario separare i presupposti teoretici da quelli pratici, per questo è opportuno approfondire, anche se con necessaria rapidità, le concezioni di Bruno delle opere in volgare. (Ci rifacciamo alla edizione curata da G. Gentile, Opere italiane, I, Dialoghi metafisici, II, Dialoghi morali, Bari 1907-1908, paradossalmente più precisa – nel tomo II – della seconda edizione del 1925. Esiste inoltre una edizione del 1958 approntata da G. Aquilecchia, di Firenze. Sempre Aquilecchia ha approntato una nuova edizione critica delle Opere italiane, per Einaudi, di cui sono state pubblicate La cena delle ceneri e De la causa principio et uno, 1973. Importante è la recensione di I. Guerrini Angrisani, apparsa su Società, XII, n.6, pagg. 1145-48).
In esse Giordano Bruno ha vere aperture verso i tempi a venire solo nei dialoghi, dove mostra intuizioni anche a carattere scientifico (G. Barberi Squarotti, Lettere italiane, VIII, 1956, pagg. 338-347).
Per meglio apprezzare questo pensiero è utile rammentare che numerosi luoghi comuni, opinioni superstiziose, ignoranze a volte volute influenzavano il sedicesimo secolo.
È in questo mondo che Giordano Bruno opera e tenta di diffondere il proprio pensiero, rivolgendosi all’infinito, alla totalità dell’universo, affinché siano superati i limiti posti all’uomo, alla terra, alla società dal pensiero di Aristotele e dalle Sacre Scritture nella interpretazione del clero (Scritti scelti di Giordano Bruno e Tommaso Campanella, a cura di L. Firpo, 1949, 1968, pag. 150 e segg.).
«Non è vero!» queste tre parole sintetizzano i contenuti dei dialoghi, secondo l’interpretazione di Marvin Le Roy, che coglie soprattutto la parte rivoluzionaria in essi presente (Marvin Le Roy, Dreams, Jodeas, Londra, pag. 81).
Un motto, con i limiti di concisione derivanti da una frase programmatica, ugualmente efficace per sintetizzare l’agire filosofico bruniano contro i pregiudizi accademici e scolastici.
«Non è vero che Dio sia isolato dal mondo
«Non è vero che il cielo sia isolato dalla terra
«Non è vero che l’universo sia finito
«Non è vero che la Terra sia al centro dell’universo, immobile
«Non è vero che l’uomo sia impossibilitato a raggiungere da solo, senza mediazioni, il pensiero divino (le idee)» (M. Le Roy, op. cit., pag. 86).
Il campano rende logiche strutturalmente le ipotesi ermetiche basate sulla emozionalità. Cielo e terra sono retti da identiche forze e da un solo destino. L’unità inscindibile del creato comporta l’infinità dell’universo, perché dio infinito non può aver creato che un infinito effetto (principio fatto proprio da Spinoza, ma esplicato con termini matematici. Tutto l’effetto è già presente nella causa. Cogitata metaphysica, 1663. Biblioteca nazionale di Roma. A cura di E. De Angelis, 1962).
Assoluta unità in quanto tale, priva di “centri” privilegiati. Anzi, ogni momento può esserne l’elemento base, in dipendenza dall’ottica di osservazione. Ciò comporta la caduta dei pregiudizi tolemaici e aristotelici. Rifiuto della cosiddetta “sede del diavolo”, ovvero dello stereotipo medievale sul come intendere la natura. Forse come nessun altro rinascimentale, Bruno rappresenta l’antitesi alla connotazione di “assenza del divino” del mondo vegetale e animale. Intende invece Dio quale forza interiore alla natura stessa, vivente in lei. Essa non potrebbe esistere senza divinità, come il divino non esisterebbe privo del mondo (concetto ripreso da Spinoza, Trattato teologico-politico, a cura di S. Casellato, 1945 , pagg. 65 , 87 , 98).
Dio è il principio unificante e ordinante, agente però nell’universo non da estraneo, ma da anima (A. Guzzo e R. Amerio, Opere di Giordano Bruno e Tommaso Campanella, 1956, pag.88 e segg.).
Per progressive emanazioni le idee divine penetrano nelle forme materiali attraverso lo spiritus mundi, sino alle più minute particelle. La natura è così divinizzata, quale indispensabile complemento della divinità (questo pensiero rappresenta la sintesi della premessa della Pretiosa margarita di Petrus Bonus, 1546, Biblioteca Marciana).
Dio infinito non può essere separato da diversi modi infiniti di cui è causa e forza animatrice (la fonte più plausibile di tale concezione è il Tractatus aureus attribuito a Ermete Trismegisto, Universale Editrice, 1914, pag. 68).
L’uomo è parte essenziale della natura e la presenza del divino in essa si traduce ineluttabilmente in presenza del divino nell’umano, manifestantesi in quell’eroico furore, in sé sforzo incessante, mai esausto, mai appagato, di ricerca della verità (De gli eroici furori, in Opere italiane, cit.).
Così come l’uomo non è mai sazio di ascendere di vero in vero, di conquista in conquista, così Dio non è spirito statico, agendo sempre per ascendere a nuove “vette”. Questo è addirittura un elemento in comune. La sete infinita della perfezione assoluta, meta raggiungibile e non conquistabile, base per altri processi di perfezione in essenza. Il pensiero umano, che pure ha nel senso il suo fondamento, partecipa alla costruzione unitaria del tutto, in quanto procedendo dal senso, lo trascende e giunge alla concezione della infinita unità (ibidem). Uomo vive la totalità dell’essere, buono, bello, vero, e ascende all’infinito in un impeto di entusiasmo e di furore che lo porterà a una immedesimazione infinita (ibidem. Stesso principio in Le nozze chimiche di Rosenkreutz, Atanór, pagg. 23, 46, 79).
Una visione dell’’universo in chiave entusiastica, più vicina ai misteri eleusini (che Bruno non conosceva), che a una sistematica filosofica. Eppure l’ibrido si mostra potente, come voluto. Per obbligare a dei salti razionali, intellettivi, chi legga con un minimo di senso critico e di strumenti logici. Anche se più lievemente, rispetto alle opere latine, Bruno fa compiere veri e propri “atti di disorientamento”, quasi fosse un mezzo conoscitivo il perdere e il recuperare il sentiero logico. In questo è davvero un perfetto ermetista. Il Corpus attribuito a Ermete è un insieme di massime filosofiche, di intuizioni animistiche, di principi gnostici, con la caratteristica della non sperimentalità e dell’illogicità. Ciò malgrado, sul piano emotivo, esse si traducono in vere “scosse” per il lettore. Quasi un viaggio in “avanti e indietro” tra le soglie irrazionali e quelle specifiche logiche. Quasi simile a quella attribuita ai misteri di Eleusi e a quelli orfici, dove in più c’era uno choc sul piano visivo-corporeo. Bruno sa essere fin troppo “filosofo” nel senso più classico del termine, per non essersi accorto delle eventuali cadute sul piano gnoseologico. L’ipotesi, ormai sempre più accreditata, è sulla volontarietà di tali “scivolate”. Appunto, una tecnica. Per questo le opere italiane sono da considerarsi come introduttive rispetto a quelle latine. Il volgare è adoperato perché Bruno pensa di avere maggiore possibilità di diffusione, soprattutto nei tempi a venire. Il latino, e il contenuto dei trattati magico-mnemonici, sono per i più vicini al sapere ermetico. Per quelli che già sono a conoscenza della doppia tecnica, logico-illogico, emotivo-razionale, dimostrato-indimostrabile, ipotesi-in-congilunzione-con-la-tesi (proiezioni nella mente sistematica, suo abbandono, tuffo nell’assurdo, e ritorno “alla luce”, è la tecnica estatica della “follia” sapienziale, così come è stata ricostruita da Giorgio Colli, La sapienza greca, vol. I, “Introduzione”, Adelphi. Precorritrice e inconsapevole fonte d’ispirazione per Bruno, che invece mediava i contenuti del Corpus hermeticum).
Per questo la pratica mnemonica, la più importante, perché a suo dire è sperimentabile a tutti i livelli, sia fisico che mentale, è presente solo negli scritti latini. Appartiene a quei lettori in qualche modo già fuori dalle pastoie accademiche e più capaci di compiere salti intellettivi, dal filosofo ritenuti “qualitativi”, per avvertire, con tutto il sé profondo, l’importanza e la portata della magia immaginativa.
E quindi tempo di cominciare a penetrare nel mondo degli scritti sperimentabili, quelli latini, per osservare i precisi consigli e tecniche suggerite da Bruno. Con simili mezzi il filosofo intendeva far compiere un vero salto evolutivo all’uomo che li avrebbe eseguiti.
Le parti successive vogliono evidenziare l’applicabilità delle tecniche del De umbris e del Cantus.

L’Anima e il suo Codice

Cari amici, nei prossimi giorni sarò nell’alta Tuscia per un cammino di sei tappe-incontri attraverso il territorio di Anima. Proprio di Anima e del suo Codice parlerò domani sera alle ore 21:00 nel Chiostro di S. Agostino a Soriano nel Cimino.
Vi auguro una buona serata!

Nell’Interiorità di Anima — “Andare in se stessi”

Si è andati all’esterno in tutte le direzioni,
invece di andare in se stessi
dove c’è soluzione a ogni enigma.

Arthur Schopenhauer, Manoscritti 1804-1818, 154, 1814, citato in Gabriele La Porta, Dizionario dell’Inconscio e della Magia, Sperling & Kupfer, 2008.

Considerazioni…

L’articolo che oggi vi propongo è questa “considerazione” di Valeria D.A. (è fresca come una rugiada autunnale sul margine del bosco).

Considerazioni di una madre.

Si può amare l’attesa? Si impara ad attendere che un gioco diventi Amore. Ma se è Amore non ama attendere oltre. Spezza le catene invisibili e si libera…
“L’amore, sul nascere…”
“Amore, come sempre…” che ha bisogno di certezze e di fiducia per poter volare. Amore che non è amore se non vola e se non brilla è sasso da lanciare nel mare, dove si confonde in mezzo a tanti altri, lì, sul fondo… In attesa!
Amore che è o non è: testa o croce! Guerra o pace!
Amore che si innamora di sè e continua a credere che oltre la collina la guerra si stia ancora combattendo: Amore che non si da pace!
Amore che non sa di essere atteso e continua a parlare con i fantasmi e a pregare che il suo amore vada a prenderlo; Amore che spera che il gioco finisca per uscire allo scoperto e brillare.
Amore che non si arrende e vive del presente, ma che non sa più sperare che si possa ancora vivere in pace e crescere.
Amore, che bisognerebbe inventarlo se non ci fosse già, e Amore che quando c’è si è incapaci di toccarlo. Amore che potrebbe essere dipendenza e allora si sta a guardare da lontano. Amore che non sapeva di essere atteso e come una stella naturalmente ad un certo punto esplode. Oppure si fa brillare… come una bomba pericolosa. In fondo al mare…

Giovanni Gocci, “Incontro con la fiaba”

Copertina GocciCon questo particolare e significativo testo, il Professor Giovanni Gocci, Psicoterapeuta, Psicologo analitico, Direttore della Scuola di Psicoterapia psicosintetica ed Ipnosi Ericksoniana “H. Bernheim” di San Martino Buon Albergo (Verona), saggista e poeta, trova nella fiaba uno strumento capace di aiutare l’uomo contemporaneo, intriso di materialismo, scientismo, ipertrofia della razionalità, a riappropriarsi della dimensione interiore.
Il volume è un’originale raccolta di fiabe che, invece di essere tratte dal serbatoio della tradizione popolare, sono state immaginate, scritte e drammatizzate direttamente da persone durante le terapie di gruppo; la vera protagonista è, così, quella che Gocci definisce “la fiaba personale”. Raccontandosi e raccontando la fiaba personale si riattiva la capacità creativa dell’inconscio, permettendo l’affioramento di quelle immagini archetipiche, prima oscurate dalla razionalità e dal nostro Ego imperante, che consentono la comprensione della Psiche.
Come infatti sostiene l’autore: «Nella fiaba, come nel sogno, l’anima testimonia se stessa e gli archetipi si rivelano nella loro naturale combinazione, sotto la forma di Re, Regina, Vecchio, Saggio, Strega, Animale etc…». Per Gocci la fiaba “cura”, è uno strumento terapeutico in quanto permette di far ri-emergere le immagini dell’anima perduta. In questo senso, ogni fiaba testimonia una tappa di quello che Jung ha definito processo di individuazione: attraverso i racconti che curano ci si immerge in se stessi, si tende al Sé, alla totalità psichica. Si cura l’anima ed anche il mondo da essa abitato.

Seguendo il percorso tracciato dall’autore, che ha inoltre corredato il testo di schede per l’uso didattico e di un ricco materiale di approfondimento, si impara a interloquire con gli inferiores, i daimones, con la componente umbratile e quella numinosa.
«Raccontarsi la fiaba è fare attività educativa ed i suoi assiomi e risultati hanno importanza proprio per la guarigione dei mali della nostra epoca: si ridà dignità all’anima, si fa catarsi, si incontrano le parti oscure di noi, si costruisce il progetto futuro, si racconta la propria storia infinita.»

Giovanni Gocci, Incontro con la fiaba. Gli insegnamenti dei racconti che curano, Edizioni del Poggio, 2007.

 

Dello stesso autore: Comunicazione e cambiamento

Pensieri di luce II

Cari amici, un altro percorso di luce interiore…

Quando l’uomo riesce a
penetrare in se stesso,
allora tutto
si illumina e si svela.

Ostad Elahi, Pensieri di luce, trad. di Mario Luzi, Mondadori, 2000.

Nell’Interiorità di Anima — “Bellezza”

Queste sono le emozioni che devono sorgere al contatto di ciò che è il bello sensibile: lo stupore, la meraviglia gioiosa, il desiderio, l’amore, e lo spavento accompagnato da piacere. Ma è possibile provare queste emozioni – e l’anima infatti le prova – anche riguardo alle cose invisibili; ogni anima, per così dire, le prova, ma specialmente quella che ne è innamorata.

Plotino, Enneadi, I 6, 4, citato in Gabriele La Porta, Dizionario dell’Inconscio e della Magia, Sperling & Kupfer, 2008.

Sottovoce

Questa lirica di struggimenti e nostalgie di Alfonso Gatto, scritta nel 1949, la presenterò nella mia trasmissione “Inconscio e Magia – Psiche”, in onda questa notte intorno alle 2:15 circa su Rai 2. Sarei felice di condividere insieme a tutti voi le nostre/vostre emozioni perché sono convinto che la Poesia ci permetta di penetrare spazi interiori comuni in uno scambio continuo che rappresenta ilFare Anima”.

Una sera di nuvole, di freddo
e di luce che spiega ad altro il senso
della mia vita, questo vago accordo
di memorie in sordina, sottovoce
di me, di te, poveramente assorti.

Si resta a volte soli nella veglia
di un racconto sospeso, allora soli,
ignoti l’uno all’altro, ed ora uniti
dal ricordo che un nulla ci divise.

Il rammarico punge, se mi dici:
«bastava che quel giorno…», ti sorrido
con la mesta sfiducia di sapere
che mai giunsi per tempo, che geloso
di te, del tuo passato, almeno vedo
il tuo sguardo d’amore al primo incontro.

Ma forse è giusto credere che allora
tu m’avresti perduto:
come un ragazzo che si lascia indietro
nella paura d’essere felice.

L’immaginazione ermetica V

Dopo il 1473 Ficino si sente così sicuro delle sue ricerche e dell’appoggio di Lorenzo de’ Medici da iniziare un’ardua e pericolosa dimostrazione speculativa: l’unità tra filosofia e ragione.

Il lettore, che non si interessa specificatamente di filosofia, dovrà adesso compiere una piccola fatica per esaminare il pensiero di Ficino (e poi di Pico), ma sarà ricompensato nel constatare la forza e il coraggio delle loro concezioni.

La novità teorica è il concetto di centralità di tutti i gradi dell’essere, che racchiude in sé l’universo, dove, conseguentemente, non vi sono “parti” privilegiate da un punto di vista “qualitativo”, bensì tutto concorre a un disegno unitario. In tale sistema è vitale l’azione dell’uomo, perché con la sua azione concreta deve ricondurre il mondo della materia alla divinità. La storia dell’uomo è insomma la storia stessa dell’universo e della sua redenzione mediante la razionalità umana, che tutto investiga e conosce. L’uomo è dunque un mediatore tra mondo e Dio, una copula mundi in perenne tensione per diventare Dio, processo di adeguamento al divino che si attua allorché l’umanità esplica il dono della ragione. Quando l’uomo pensa, specula, riflette, proprio in quell’istante si avvia sulla strada che lo conduce a adeguarsi alla divinità.

Il contatto tra l’uomo e Dio si è sempre manifestato nei secoli mediante la luce intellettuale che il Perfetto ha instillato, come goccia irradiante, nei profeti, nei pensatori, nei poeti. Dio è perciò vivente nell’uomo, e nello stesso modo è presente nella natura, che nella propria essenza ha la qualità dell’essere infinito. La differenza, che Ficino evidenzia in questi concetti, è totale rispetto al pensiero degli scolastici contro cui polemizza.

L’uomo e la natura sono visti come partecipi del divino in senso qualitativo, elementi di un mosaico universale, in cui occupano un posto indispensabile.

Questo è il punto, l’umanità e il mondo sono necessari all’armonia dell’essere, quindi non eliminabili secondo il capriccio di Dio.

Tali pensieri fanno parte di due opere di Marsilio, la Religione cristiana e la Theologia platonica. In quest’ultima il filosofo si spinge anche oltre, fino ad affermare l’unità filosofico-religiosa della tradizione che, partendo dai profeti biblici ed evangelici, dai poeti dell’antichità, dai saggi mistici del Medioevo, dai cantori ispirati del tempo presente, dimostra come la verità sia una sola, e quanto le differenze tra ebrei, cristiani, islamici, platonici, aristotelici, siano fittizie. Artifici creati da uomini spregevoli per dividere e separare l’umanità. Ma c’è sempre stata una corrente di pensiero che ha riportato la verità, che ha testimoniato l’unità della sapienza. È la tradizione platonica, neoplatonica, ermetica.

Gli argomenti della Theologia platonica sono tutti riconducibili al Corpus hermeticum, cui abbiamo accennato precedentemente. Insomma Ficino, partito da Platone, è arrivato a far proprie tutte le tesi magiche del Corpus. Anche questo testo afferma che la filosofia di Platone ha unificato tutte le culture, creando un sapere unitario, che può appunto definirsi magia.

«I testi ermetici» sostiene Garin «costituiranno per Ficino un punto di riferimento costante, una testimonianza privilegiata della prisca theologia, un documento mirabile che manifesta gli arcana mysteria, ben degno di essere collocato da Lattanzio fra le Sibille e i Profeti. Orbene è proprio in questa prospettiva che egli trovava la conferma e il fondamento metafisico e teologico della astrologia e della magia.»

L’intervento che abbiamo riportato anticipa anche un’altra questione. Oltre alla magia, trova ospitalità in Ficino, e in altri umanisti, la cosiddetta astrologia esoterica. Ovvero una disciplina che non vuole predire il futuro degli individui, dei popoli, o delle nazioni, ma studiare il carattere della persona che ne faccia richiesta, le sue costanti, le prerogative specifiche, le potenzialità. E superfluo dire che l’astrologia esoterica era presente nel Corpus hermeticum, sempre più studiato dagli umanisti della Accademia platonica fiorentina. Ormai la magia occupa le menti di questi filosofi. Tanto è vero che Ficino, nel terzo libro del De vita (opera successiva alla Theologia), compie un’esaltazione totale dell’Asclepius (uno dei testi ermetici presenti nel Corpus), opera attribuita a Ermete Trismegisto. Un sapiente immaginario, ritenuto invece dagli umanisti realmente vissuto, e persino collocato in un preciso tempo storico, quello di Mosè. Invece Ermete Trismegisto (ovvero tre volte grande) è solo un simbolo, adoperato in Alessandria per designare la figura del maestro immaginario dagli studiosi di magia del II secolo dopo Cristo che si definiscono “ermetici” perché custodiscono il segreto dei riti più significativi della scientia.

Tornando al De vita coelitus comparanda (terzo volume del De vita), Ficino afferma che l’opera di Ermete Trismegisto, ovvero il Corpus, è consona al cristianesimo e a tutte le verità rivelate. Come lui, Marsilio crede che ogni momento della vita dipenda dagli astri, o meglio, dal Sole, che si irraggia attraverso di essi. Ma non è una posizione deterministica, perché il Sole non decide del destino degli uomini. Influenza esclusivamente il corpo, la materia, mentre l’anima è guidata dalla intelligenza universale delle stelle. Le costellazioni e le configurazioni planetarie sono i simboli concreti che esprimono il pensiero di Dio; attraverso di esse si manifestano le leggi della intelligenza eterna.

Tutta l’astrologia è la traduzione, in linguaggio celeste, della realtà. Occorre saper leggere ogni espressione: dai colori delle pietre sino alle configurazioni astrali. Sono tutti parte del discorso dell’universo, punti diversi dell’Uno. Ficino compie precise analogie fra il corpo umano e il cosmo: erbe e alberi come peli e capelli, pietre e metalli come denti e ossa, tutto è reso vivo dalla vita che, come lui afferma: «Sboccia anche ancora più sopra la terra nei corpi più sottili e più vicini all’anima. Per il suo intimo vigore l’acqua, l’aria e il fuoco hanno in sé i loro viventi e si muovono. Questa vita riscalda e muove l’aria e il fuoco più della terra e dell’acqua. Infine vivifica al massimo i corpi celesti quasi capo, cuore e occhi del mondo. E finalmente, per mezzo delle stelle come suoi occhi, diffonde ovunque nel mondo i suoi raggi non solo visibili ma veggenti» (Eugenio Garin, Lo zodiaco della vita, Laterza, 1982, pag. 83).

Tra i gradi dell’universo esiste così un perenne scambio di radiazioni e forme, ma esso è ambivalente. E possibile riverberare le forze del cielo nel cielo. Bisogna imitare le figure celesti in adatti e specifici talismani per captare e concentrare gli influssi delle intelligenze (attraverso le stelle). In tale messa a profitto di simili forze consiste appunto l’opera del mago.

Anche le parole e i canti servono allo scopo: sono utilizzabili come le figure astrali (costellazioni) immaginate dagli egizi e dai caldei (le immagini mentali, capaci di assumere in sé e quindi di convogliare sulla mente che le ha pensate gli influssi dei corpi celesti, saranno poi gli strumenti dell’opera di immaginazione di Giordano Bruno), oltre a quelle create da Albumasar e da altri esponenti della tradizione magica platonica.

Le potenze del cielo sono catturate dal simulacro che le imita, riproducendole in maniera adatta, e agiscono mediante lo spirito. Per questo, sostiene Ficino, si scolpisce un Mercurio di marmo, nell’ora di Mercurio, quando sorge Mercurio, nelle sembianze di un uomo che scaglia frecce, per agire contro la febbre. Questa è l’operazione magica del tipo naturalis; essa si inserisce nell’universo per rendere la vita sulla terra più armoniosa, correggendo qualsiasi alterazione di ritmo, prendendo a modello il cielo.

Non è comunque sufficiente riprodurre l’universo nel suo proprio archetipo e osservarlo; occorre interiorizzare questa immagine dall’uomo riprodotta, contemplare nel nostro interno questo archetipo e assimilarlo. La meditazione sarà favorita se all’interno delle stanze della casa in cui si vive saranno riprodotte in immagini le componenti dell’archè. L’arte e la magia si incontrano per permettere all’uomo-microcosmo di adeguarsi al macrocosmo, grazie alla tecnica della contemplazione delle immagini. Botticelli, Tiziano, Giorgione e altri si pongono così come fabbricatori di immagini “universali”, archetipiche, infinite perché riproducenti la speranza di simboli antichissimi, per l’armonizzazione dell’umano.

Porto IV

Alberto Magno è un santo, filosofo e maestro nientemeno che di Tommaso d’Aquino, pietra miliare della conoscenza e della teologia religiosa cattolica. Ebbene ha scritto il De Alchimia, un altro di quei centomila testi smarriti nei meandri della conoscenza del mondo razionalista. In questo scritto ricorda a tutti i giovani ricercatori di qualsiasi campo che non esiste sventura peggiore che il dover vivere presso re, imperatori o principi e lavorare per loro, perché «non finiranno mai di domandarti come va l’Opera. E nella loro furia ti chiameranno imbroglione o furfante e causeranno sempre delle pene. E se non arriverai a buon risultato, proverai la loro collera. Se invece riuscirai, ti terranno in prigionia eterna per farti lavorare per loro esclusivo tornaconto».

Ecco uno dei motivi per cui in tutti i testi di alchimia si predica il silenzio. E un cinese, dieci secoli prima di Alberto Magno, che pure è nato alla fine del 1100 d.C., ammoniva: «Farai una mostruosità se svelerai ai soldati o ai potenti il segreto della tua arte. Assicurati che non ci sia neppure un insetto nella stanza dove tu lavori!».

Il problema è sempre lo stesso, evitare che gli egoisti, i potenti e i politici, che sono tra i peggiori, mettano le mani sulle scoperte sia scientifiche che umanistiche. Nel primo caso, le usano per distruggere; nel secondo per deridere e scempiare. L’Alchimia, questa sconosciuta, insegna due strade: la ricerca del sé profondo e della conoscenza e quella della sperimentazione. «Tanto scopri all’interno, tanto scopri all’esterno,» ecco il suo motto, incomprensibile alle orecchie dei mercanti e dei ricercatori d’oggi, succubi di una ricerca del guadagno a ogni costo dei mercanti dalle orecchie crudeli. Vedi l’ingegneria genetica. Ma occorre ricordare come gli alchimisti del passato, oltre allo studio dell’interiorità, abbiano anche raggiunto, senza curarsene troppo, risultati pratici.

Come Raimondo Lullo, che nel Trecento arriva alla composizione del bicarbonato di potassio. E Teofrasto Paracelso, che nel Cinquecento descrive lo zinco e introduce l’uso dei composti chimici in medicina. E nel Seicento Giambattista Della Porta prepara l’ossido di stagno. Sempre nei primi anni del Seicento Johannes Baptista van Helmont riconosce per primo l’esistenza dei gas, Nella stessa data, l’alchimista Basile Valentin, di cui nessuno conosce la vera identità, scopre l’acido solforico e l’acido cloridrico. Nel 1650 Rudolf Glaber, invece, trova il solfato di sodio e dieci anni dopo è la volta di un altro sapiente nascosto sotto il nome di Brandt, che trova la composizione del fosforo. Ai primi del Settecento è Giovanni Federico Böttger a fabbricare per primo la porcellana.

Sono soltanto alcuni esempi, perché se ne potrebbero aggiungere tanti altri. Come lo stesso Alberto Magno, che descriveva compiutamente la composizione chimica del cinabro, della biacca e del minio. Quindi gli alchimisti sanno come ricercare «sul campo» in modo empirico. Ma di queste scoperte a loro importa ben poco. Nel loro cuore c’é un altro desiderio, scoprire l’oro e la trasmutazione del piombo. Una pubblicità razionalista ha deriso da sempre «questa pretesa». Non sapendo che quell’oro è da intendere ovviamente in senso simbolico: oro = saggezza. Invece tutti continuano a deridere gli antichi alchimisti, la trasformazione del piombo in oro. Figurarsi! Cose da imbroglioni!

Si è già visto che i testi di alchimia sono circa centomila, se non di più. Ebbene, secondo i razionalisti, si suppone che centomila testi siano stati scritti per gabbare il prossimo. In questa supposizione c’è davvero puzza di raggiro.

Bisogna sapere perché si vuole tenere lontano l’uomo di oggi da quella antica sapienza.

 

Porto II

Soltanto nelle biblioteche pubbliche di Roma esistono oltre cinquemila testi di alchimia o saggi sull’argomento. Tranne che in pochissimi casi, nessuno li consulta. È stato più volte dimostrato che in tutta Europa i libri o i manoscritti alchemici sono oltre centomila. Sì, proprio centomila.

Si investiga in ogni campo, si finanziano le «imprese» più incredibili e non esiste fondazione che finora abbia stanziato del denaro per permettere a una commissione di crittografi, biologi, storici, di studiare in senso interdisciplinare queste pagine che riportano tutte le intestazioni: scienza pratica e sperimentale.

Malgrado le premesse, sono considerati volumi di scienza arcaica, di spe­rimentalismo primitivo dei primordi dell’investigazione. Eppure nessuno ha mai calcolato che tutti i grandi esperti di esoterismo, da Campanella in poi, hanno sempre parlato della «scienza» come magia secondaria inferiore. La conoscevano, ma attribuivano più importanza alle discipline dell’introspezione. Comunque sapevano come ricercare le leggi della natura. Basta rileggere la Nova Atlantide di Francesco Bacone, il fondatore della prima Accademia delle Scienze al mondo, per capire come questo sia vero. Ma nulla. Il silenzio imposto dall’arroganza del secolo tecnologico, dai razionalisti, dai positivisti, ha vinto e ha ricoperto quelle migliaia e migliaia di pagine.

E anche quando uno studioso accademico si avvicina a quelle fonti di sapere, lo fa in modo prevenuto. Crede che siano testi mistici, intrisi di sentimentalismo. Se non addirittura delle fantasie prive di contenuto.

Non si è tenuto conto del celebre saggio di Elémire Zolla sulla Storia del fantasticare e sulla differenza fondamentale tra fantasia e vagheggiamento.

Recentemente, un noto docente di Storia delle religioni, durante una riunione di lavoro per una trasmissione del DSE-RAI sulla Storia della magia, ha affermato che Eliphas Levi è un millantatore, appunto un mistico. Come se i due attributi fossero analoghi.

Levi è uno dei massimi studiosi di tutte le religioni e filosofie del secolo scorso. Ma si dichiara ermetista sperimentale e afferma che l’alchimia è una «scienza esatta e pratica».

Così è. Per questo i centomila testi sono relegati nella soffitta della memoria di noi occidentali. Convinti che sperimentalismo sia soltanto un campo della robotica o dell’ingegneria genetica. Non ne abbiamo abbastanza di catastrofi, forse c’è un desiderio autodistruttivo di chiudere gli occhi verso conoscenze che potrebbero finalmente coniugare tecnologia e coscienza. E pensare che Giordano Bruno, non ci si stanca mai di raccontarlo, aveva avvertito Copernico: «Sto dalla tua parte,» affermava. «Ma ogni scoperta sarà inutile se gli uomini non faranno altrettanti passi in avanti nella loro interiorità».

Non c’è verso. Il pensiero dominante, oggi razionalista, ieri religioso, ha imposto la sua legge. Tutto tace. Ma orecchie attente sanno udire una voce significativa oltre il clamore dei motori, dei radiatori, dei razzi, delle centrali nucleari, delle foreste avvampanti.

I centomila libri attendono. Occorrono però occhi nuovi per leggerli e cre­dere, non per fede, ma per aver sperimentato che in essi si cela veramente un «tesoro» da ritrovare. Basta volerlo.

Questo viaggio è un tentativo di recuperare un’emozione che spinga alla curiosità e alla ricerca persone che desiderino davvero possedere pupille opache.

Nell’Interiorità di Anima — “Immaginazione”

Immaginazione

… Per usare le parole di Gabriel García Márquez, la vita di una persona non è quello che è accaduto ma quello che ricorda e come lo ricorda… L’immaginazione non fugge in un altrove estraneo al mondo, al contrario penetra in esso, nelle sue piaghe segrete e ne svela la trama invisibile.

Carla Stroppa, Così lontano, così vicino, in AA.VV., Anima – Per nascosti sentieri, Moretti e Vitali, 2001, pag. 39

Immaginazione attiva

È soprattutto l’immaginazione attiva che ci permette di tradurre in un’immagine plastica e viva il messaggio irrigidito dal determinismo della materia, evitando ogni schematismo interpretativo. Ciò che dobbiamo domandarci è come la malattia viene vista dalla parte dell’anima e, se le immagini nascono dal paziente, egli le vivrà come un prodotto creativo della sua anima e le sentirà dense di significato. L’autore ci propone una tecnica, quella dei dialoghi scritti con i personaggi interiori di cui avvertiamo la presenza dietro alle nostre infermità, ma è importante trovare la forma più consona alla personalità del terapeuta e del singolo paziente.

Albert Kreinheder, Il corpo e l’anima, Moretti e Vitali, 2001, pag. 16

Immaginazione vera

Jung distinse vera e falsa immaginazione: la prima intesa a riconoscere la forma del diverso, l’altra a ridurre il diverso in forme subordinate e una prevaricante soggettività.

Francesco Donfrancesco, Tutto è pieno di dei, in AA.VV., Anima – Per nascosti sentieri, Moretti e Vitali, 2001, pag. 174

ai miei amici…

sento il bisogno di ringraziarvi tutti e tutte perchè il livello dei vostri contributi è davvero un FARMACO per la mia interiorità. Credo che tutti iniseme stiamo facendo una cosa Buona.

Gabriele

La Grande Madre — Introduzione

Tutto cominciò alle cinque di un mattino del 1945, quando decisi di nascere causando interminabili doglie a mia madre. Ero grosso e quindi dopo alcune ore di travaglio, alle cinque appunto, il medico si stufa e decide di ricorrere al forcipe. Mi prende per la testa e mi tira fuori. Così facendo, però, ne esco con il cranio un po’ allungato.
Poi mi prende per i piedi, perché stentavo a respirare, ma non calcola bene le distanze e mi fa sbattere contro il lettino. Un po’ lo strumento ostetrico, un po’ l’urto, un po’ la natura, e la mia faccia non ne giovò certo. Tanto è vero che la mia povera mamma quando mi vide si impressionò e lanciò il fatidico urlo: «Non voglio vederlo, è troppo brutto!».
Be’, come inizio niente male. Finisco così da mia nonna Carla. È lei a darmi il latte al suo seno, non materno, ma “nonnerno”.
Sì, avete letto bene. È stata mia nonna ad allattarmi perché anche lei aspettava un bambino. La differenza d’età con mia madre era di appena diciotto anni e a sua volta lei mi ha partorito a diciassette. Purtroppo il bimbo di mia nonna morì dopo il parto. Per questo io riesco a succhiare al suo seno. Già questo credo sia un caso unico al mondo.
Ma c’è dell’altro.
Da questo momento in poi, in tutte le occasioni importanti della mia vita, compare il nome di questo neonato “caro agli dèi” invece del mio. Quando la RAI mi fa il primo contratto, quando scrivo il mio primo articolo per una testata, quando mi laureo, ecco che invece di Gabriele appare scritto il suo nome. Anche quando ho condotto la prima diretta è apparso in sovrimpressione al posto di quello giusto. Ci sono abituato e mi stupisco ormai quando non capita.
Come mi sono assuefatto a questa stranezza, ho affrontato con lo stesso spirito numerose altre occasioni che mi si sono via via presentate, fino al giorno in cui ha fatto irruzione, appunto, nel mio vivere quella dimensione che gli anglosassoni chiamano “brillantanza”.
Nel 1968 decido di sposarmi. Faccio le pratiche (inutile dire che devo fare i documenti due volte perché scrivono il mio nome di battesimo errato con il solito scambio) e quindi con la mia futura moglie, da cui sono oggi divorziato, decidiamo di andare a comprare le fedi nuziali.
Ci troviamo casualmente in via Nomentana a Roma e altrettanto casualmente entriamo nella prima oreficeria che incontriamo sul cammino. Al banco c’è un anziano signore. Diamo i nostri nomi e, quando dico il mio, il padrone se ne esce con un: «Lei è per caso parente di Arturo La Porta?». Gli dico di sì e lui immediatamente aggiunge: «Ma lo sa lei che suo padre e sua madre hanno comprato le fedi proprio da me?».
Quanti gioiellieri ci sono a Roma? Come ha fatto quell’uomo a ricordarsi? Perché si rammentava proprio di papà? Credo sia inutile tentare di dare una spiegazione. Come è altrettanto inutile tentare di spiegare ciò che mi accadde al Salone del libro di Torino, nel 1990.
Sono da sempre un ammiratore di Hugo Pratt. Lo incontro e sono emozionato, felice.
E non do peso al fatto che lui mi si rivolge subito con un «Ciao, da quanto tempo». Poi parliamo con grande intensità di esoterismo e al momento di salutarsi lui mi fa una dedica sul suo libro Il romanzo di Criss Kenton.
Ma invece della firma fa un disegno.
Il volto di profilo di un indiano irochese che porta un grande orecchino, con sopra incastonato un cerchio con la croce di re Salomone. Ovvero il sigillo di Geova con un agnello al centro. Ebbene io da anni portavo al collo un talismano: un pendaglio con sopra impressa la croce di re Salomone. Mi stupisco e gli racconto della “coincidenza”.
Mi guarda a lungo e sussurra: «Niente di nuovo sotto il sole». Ovvero mi cita una frase di Giordano Bruno, una delle mie preferite: io sono un biografo di questo filosofo.
Coincidenze. Come quelle che mi inducono a ventitré anni a sognare un grande portone in via Arbia a Roma. Una voce mi dice di andare. Il giorno dopo mi reco sul luogo e “casualmente” incontro un uomo che mi chiede un fiammifero per la pipa. Scambiamo due parole, ci attardiamo, facciamo amicizia e questo signore diventa determinante nella mia vita. Mi fa scoprire la filosofia emetica e tutto un universo che mi porto dentro. Mio figlio porta il suo nome, Michele.
Che in ebraico vuol dire: chi è come Dio? Per rispondere occorre un poco di “brillantanza”, come per leggere questo libro che ha un solo vero scopo. Rivelare una dimensione parallela, e spesso nascosta, della realtà. La storiografia ufficiale ha sistematicamente cancellato i ricordi del mondo magico perché giudicato irrazionale, quindi indegno di esistere. Cercheremo invece di mettere in evidenza questo universo sconosciuto e spesso perseguitato, sia a livello psichico che fisico. È un lungo viaggio verso una forma di conoscenza che si esprime con concetti non necessariamente obbedienti alla logica di causa ed effetto, ma non per questo meno potenti dello scientismo. Si avvale anche dell’intuizione, che spesso non rispetta né spazio né tempo. A questo punto, però, si rende necessaria un’avvertenza. Stiamo per entrare in un mondo femminile. Perché la magia è femminile, splendidamente femminile. Occorre intendersi su questo elemento: femminile. Per ora è importante comprendere che non si tratta di una qualità esclusivamente delle donne, ma di una facoltà dello spirito. È la tolleranza, è la capacità di abbandono e di tenerezza, è la curiosità verso il nuovo, è l’accettazione del diverso, del debole, dello straniero. È l’energia che guida il mondo. È il sentimento dolce e rutilante, forte e languido, erotico e avvampante che sussurra alle creature il mistero della vita. È la Luna, è Artemide, è Persefone, è Iside, è Ishtar, è la madre che osserva, riflette, ama e non giudica. È la nostra capacità di intendere e di comprendere, priva di pregiudizi e di rancori. È l’energia raggiante che si dispiega benevola sulle creature. È la possibilità di un mondo privo di lotte e odi. È la pace della mente e del corpo. È la follia, la conoscenza. È contemporaneamente luce e buio, notte e giorno. È la possibilità del mutamento e della trasformazione. È insomma la parte migliore di noi, che la storia della violenza patriarcale ha soffocato per privilegiare il sangue e la lotta all’estasi dell’intuizione radiosa.
Il viaggio è dunque un itinerario sia esteriore sia interiore. Nella storia vedremo dove e quando il Femminile, che correderemo di maiuscola in segno di rispetto, è riuscito a emergere o a lasciare tracce simboliche in pittura, scultura, filosofia, letteratura, poesia e politica. E una volta evidenziati questi momenti, ecco che l’itinerario diventerà anche sotterraneo, verso l’elemento psichico più recondito. Perché Femminile è anche l’inconscio, sia individuale sia collettivo. Scoprendo l’oscura trama di questo millenario movimento, faremo anche dei ritrovamenti nella nostra città interiore. Scopriremo la città dei gioielli celata tra la vegetazione del rimosso e dell’oblio. Scopriremo il tesoro perduto che non sapevamo di possedere e che invece era soltanto in attesa di una principessa che tramutasse l’orrido apparente in un folgorante essere manifesto.
È un viaggio tra folgori, lampi, acqua, squarci e vampe. Tra persecuzioni e indomite resistenze. È scoprire il sotterraneo del cuore. È ascoltare la musica che l’orecchio cupo non riusciva a percepire più.
È, insomma, Femminile.
Sognare, forse. Ma che le interiorità erranti ci siano propizie.

Nell’interiorità di Anima

Una pagina completamente dedicata al paesaggio, molto spesso ignorato, della nostra Psiche, lungo i percorsi del mito, della poesia, dell’immaginazione creativa, della filosofia, dell’ermetismo, dell’alchimia e dell’arte.

Vi propongo di compiere insieme una discesa nella parte più sotterranea della nostra psicologia.


Anima (1)

L’Anima, suscitatrice di illusioni, sa anche darci ciò che speriamo, ciò che immaginiamo.

Basilio Reale, Le macchie di Leonardo, Moretti&Vitali, 1998, p. 55.

Anima (2)

… perché noi possiamo avvicinarci a ciò che accade nell’anima soltanto attraverso storie, narrazioni, immagini.

Adolf Guggenbühl-Craig, Il vecchio stolto, Moretti&Vitali, 1997, pag. 62.

Anima (3)

Dall’opera di Jung ho imparato che ciò che accade nell’anima può essere compreso soltanto per mezzo dei simboli, i quali però non esauriscono mai tutta l’anima, ma le stanno vicini e a essa alludono.

Adolf Guggenbühl-Craig, Il vecchio stolto, Moretti&Vitali, 1997, pag. 64.

Anima (4)

Anche l’incontro con la propria, con l’Anima e con l’Animus, con il maschile e con il femminile può assumere una forma sessuale… Il congiungimento di tutti gli opposti, la “unio mystica”, il “mysterium coniunctionis”, non trovano espressione più efficace che nel linguaggio erotico.

Adolf Guggenbühl-Craig, Matrimonio, vivi o morti, Moretti&Vitali, 2000, pag. 124.

Anima (5)

Tu fammi un dono e non negarmi (la possibilità) di curare la mia anima, perché mi renderai un favore più grande guarendomi dall’ignoranza dell’anima che dà malattia al corpo.

Platone, Ippia Minore, 372 e – 373 a.

Anima (6)

Come l’Anima per mezzo dell’integrazione apporta Eros alla coscienza, così l’Animus apporta Logos; e come l’Anima presta alla coscienza maschile relazione e connessione, così l’Animus presta alla coscienza femminile riflessività, ponderatezza e conoscenza… l’archetipo affascina la coscienza, la cultura, come per ipnosi… per illustrare a quale ordine di grandezza appartengono le proiezioni dell’Animus e dell’Anima e quali sforzi morali e intellettuali occorrono per dissolverle. Ma i contenuti dell’Animus e dell’Anima sono ben lungi dall’essere tutti proiettati. Molti di essi appaiono spontaneamente nei sogni e in numero ancora maggiore possono essere resi coscienti mediante la cosiddetta immaginazione collettiva…

Carl Gustav Jung, Aion, Bollati Boringhieri, I ed. 1982 – II ed. 1997, pagg. 16, 19.

Anima (7)

Pensiero, opinione e apparenza, è ormai chiaro che tutte queste cose ci ascono dall’anima, sia vere, sia false.

Platone, Sofista, 263 d, in Breviario di Platone, a cura di Claudio Marcellino, Rusconi, 1995, pag. 141.

Anima (8)

… il male appare piuttosto come alterazione, distorsione, deformazione, erronea interpretazione e indebita applicazione di fatti in sé naturali. Queste alterazioni  caricature appaiono ormai come effetti specifici di Animus e Anima, e questi come autori e causatori de male. Ma non ci si può fermare a questa contatazione, poiché risulta che tutti gli archetipi sviluppano di per sé effetti favorevoli e sfavorevoli, chiari e oscuri, bravi e cattivi.

Carl Gustav Jung, Aion, Bollati Boringhieri, I ed. 1982 – II ed. 1997, pagg. 251-252.

Anima (9)

L’Anima si dimostra un fattore indipendente dagli eventi nei quali siamo immersi. Non posso identificarla con nessuna cosa, ma non posso neppure afferrarla da sola, isolata dalle altre cose, forse perché è simile ad un riflesso in uno specchio fluido, o alla luna che trasmette soltanto luce non sua… Ma è proprio l’intervento di questa peculiare e paradossale variabile che dà all’individuo il senso di avere o di essere un’anima.

James Hillman, citato da Francesco Donfrancesco, Nello specchio di Psiche, Moretti&Vitali, 1996, pag. 65.

Anima (10)

L’Anima, la mediatrice tra coscienza e inconscio, personifica i nostri contenuti psichici inconsci, li rende visibili in un altro essere umano, e così permette alla nostra coscienza di recepirli.

Patrizia Lorenzi, Nel segno della lontananza, in Anima, Moretti&Vitali, 2000, pag. 54.

Anima (11)

Ogni impulso, ogni desiderio e il principio vitale di ogni cosa vivente appartengono all’anima… Nell’anima degli uomini vi sono dei falsi piaceri che imitano quelli veri fino al ridicolo; e così pure dei dolori.

Platone, Filebo, 35 d, 40 e, in Breviario di Platone, a cura di Claudio Marcellino, Rusconi, 1995, pagg. 141-142.

Anima (12)

Nell’anima di chi è lontano dal Bene le opinioni sono in lotta con i desideri, la generosità con i piaceri, la ragione con i dolori e l’insieme di queste cose si combattono tra loro. Dunque diremo per il Bene se chiameremo la cattiveria (che è presente) nell’anima dissidio (e quindi) malattia.

Platone, Il Sofista, 228 b.

Anima (13)

Si può definire l’Anima anche (come) immago o archetipo o sedimentazione di tutte le esperienze che l’uomo fa della donna. Per questo l’immagine dell’Anima viene di consuetudine proiettata sulla donna.

Carl Gustav Jung, commento al Segreto del Fiore d’oro, in Studi sull’alchimia, Introduzione di Luigi Aurigemma, Bollati Boringhieri, I ed. 1988; II ed. 1997, pag. 49.

Anima (14)

L’Anima dà forma al corpo, pur essendo di per sé incorporea e dunque non localizzabile in un organo, cellula o gene, così come la forma del calzino non è localizzabile nella lana. A causa della sua incorporeità, “la bellezza dell’anima è più difficile da vedere della bellezza del corpo”.

Aristotele, citato da James Hillman, La forza del carattere, Adelphi, 2000, pag. 44.

Anima (15)

…considerare l’anima come un’intelligenza attiva, che conforma il destino di ciascuna persona e ne traccia la trama, è un’idea utile. I traduttori del greco antico rendono a volte con “trama” la parola mythos. Le trame che ingarbugliano la nostra anima e fanno uscire allo scoperto il nostro carattere sono i grandi miti.

James Hillman, La forza del carattere, Adelphi, 2000, pag. 45.

Anima (16)

L’anima, purificata, diventa una forma, una ragione, si fa tutta incorporea, intellettuale ed appartiene interamente al divino, ov’è la fonte della bellezza e donde ci vengono tutte le cose dello stesso genere.

Plotino, Breviario di Plotino, a cura di Claudio Marcellino, Rusconi, 1995, pag. 29.

Anima (17)

La chiave che dà accesso al perfezionamento dell’anima è l’assioma delle vite successive.

Ostad Elhai, Pensieri di luce, traduzione di Mario Luzi, Mondadori, pensiero n. 91.

Anima (18)

CICADA: Dunque il corpo non è luogo de l’Anima?

TANSILLO: … Il corpo dunque è ne l’Anima, l’Anima nella mente, la mente o è Dio, o è in Dio, come disse Plotino.

Giordano Bruno, De gli eroici furori, Parigi 1585, in Dialoghi filosofici italiani, a cura di Michele Ciliberto, Mondatori, 2000, pag. 813.

Anima (19)

[25] Ma queste loro azioni – disse Ermete… – non sfuggivano al Signore di tutto e dio, anzi egli cercava una pena e una catena penosa da sopportare per loro. Ed ecco, al Signore e padrone di tutto parve bene fabbricare l’organismo dell’uomo, perché la stirpe dell’anima venisse punita per sempre, imprigionata dentro di esso.

Ermete Trismegisto, La pupilla del mondo, a cura di Chiara Poltronieri, Letteratura Universale Marsilio, 1994, pag. 49.

Anima (20)

La ricerca spirituale nel corso dei tempi, secondo le due vie indicate rispettivamente da Parmenide e da Platone. La prima si affida alla Ragione, la seconda all’Eros. in apparenza contraddittorie, convergono invece in una prospettiva escatologica di spiritualizzazione cosmica e di ricongiunzione del molteplice nell’Uno originario.

Giorgio Straniero, Dalla terra all’anima, Marsilio, Venezia 2000, pag. 168.

Anima (21)

L’anima è certamente più complessa e inaccessibile del corpo: rappresenta, per così dire, quella metà del mondo che perviene all’esistenza solo quando ne diveniamo coscienti. Per questa ragione la psiche costituisce un problema non solo personale ma universale e la psichiatria ha a che fare con un intero mondo.

Carl Gustav Jung, Ricordi, sogni, riflessioni, a cura di Anela Jaffé, Rizzoli, Bur-Saggi, 1998, pag. 171.

Anima (22)

… le ambiguità dell’anima – messaggera dell’inconscio – possono letteralmente annientare un uomo. Alla resa dei conti il fattore decisivo è sempre la coscienza, che è capace di intendere le manifestazioni dell’inconscio e di prendere posizione di fronte ad esse. Ma l’anima ha anche un aspetto positivo. È lei che comunica le immagini dell’inconscio alla coscienza, e in ciò sta il suo pregio. Per decenni mi sono sempre rivolto all'”anima” quando ho sentito che il mio comportamento emotivo era turbato e inquieto. Allora voleva dire che c’era qualcosa nell’inconscio e quindi chiedevo all'”anima”: “Che c’è di nuovo adesso? Che cosa vedi? Vorrei saperlo!”. Dopo qualche resistenza, regolarmente produceva un’immagine, e non appena questa compariva, il senso di inquietudine o di oppressione svaniva. Tutta l’energia delle mie emozioni si tramutava in curiosità e interesse per l’immagine, quindi ne parlavo con l'”anima”, poiché dovevo cercare di intendere l’immagine come meglio potevo, proprio come i sogni.

Carl Gustav Jung, Ricordi, sogni, riflessioni, a cura di Anela Jaffé, Rizzoli, Bur-Saggi, 1998, pagg. 230-231.

Anima (23)

I confini dell’Anima, nel tuo andare, non potrai scoprirli, neppure se percorrerai tutte le strade: così profonda è l’espressione che le appartiene.

Eraclito, in Giorgio Colli, La sapienza greca, vol. III, 14 [A 55], Adelphi, 1980, pag. 63.

Anima (24)

Le anime annusano giù verso l’Ade.

Eraclito, in Giorgio Colli, La sapienza greca, vol. III, 14 [A 47],  Adelphi, 1980, pag. 57.

Lezioni su Eraclito ed Empedocle ad Arezzo

Sabato 1 novembre 2008, alle ore 9:30, Gabriele La Porta terrà per l’Università di Siena, nella sede di Arezzo, due lezioni su Eraclito ed Empedocle. Il Prof. tesserà una trama in cui sapienza antica e psicologia del profondo confluiranno entrambe in una conoscenza “nuova” dell’interiorità.

“Dizionario dell’Inconscio e della Magia”

laportadizionarioUn viaggio che attraversa i sentieri dell’interiorità. Apre i varchi dell’Anima verso la sua componente obliata che deve “resurgere”, rinascere in un percorso unitario, sinora mai affrontato. È la via estatica della Sophia che avvicina e congiunge la conoscenza di Hermes, detta anche Magia, con la psicologia del profondo di Jung, lungo i meandri dell’antica sapienza e del mito, dell’arte alchemica, della Magia Naturalis umanistica e rinascimentale e dell’Immaginazione Creativa. Il pensiero magico, così come la conoscenza della nostra componente oscura, quella dell’Inconscio, non si realizza nell’approccio razionale, logico, ma attraverso una partecipazione mistica, una folgorazione inaspettata, un sapere che schiudendosi ci apre al mistero di noi stessi. Perché il sapere è sempre unitario. E il fine della saggezza psicologica e magica è, pertanto, una tensione dell’uomo all’interezza, una composizione armonica del sé profondo con il sé esteriore e di entrambi con il cosmo, fino al ricongiungimento con il divino. L’Anima diviene, quindi, il collegamento tra il piano umano e quello ultraterreno, individuale e collettivo, tra il nostro lato cosciente e quello inconscio, non per mezzo di tecniche disumanizzanti e castratrici ma di un profondo stato di compassione per l’altro. E ancora lungo i percorsi labirintici dell’Inconscio e dei Sogni, dei Simboli e degli Archetipi. È in questo spazio apparentemente ignoto che l’uomo mago diviene l’uomo interiore.

 

Simona Condorelli, Egidio Senatore

Félix Duque, “Abitare la terra. Ambiente, Umanismo, Città”

Una critica penetrante del modo di concepire la nostra esistenza, in particolare in rapporto con il nostro modo di abitare il mondo. Nell’epoca dello scientismo e della tecnica come fede accecante, del mercato globale, la natura ha finito per ridursi ad una massa estranea da cui trarre soltanto merci. L’uomo sembra definitivamente estromesso dal suo ambiente, avendo costituito attraverso il potere della sua mente un mondo artificiale e artificioso, sostitutivo di quello reale. Una società ormai composta

da individui tanto narcisisti psichicamente quanto mercantilmente intercambiabili

dichiara Duque, e

tanto autarchici quanto sottomessi a un’identica impronta mediatica, tanto desiderosi di un’estetica contemplazione della natura quanto pienamente sradicati dalla terra natale… tanto pieni di tecnica quanto manchevoli di mito e di storia.

Duque non inneggia però ad un ritorno ad un’area epoca felice, ad una natura virginea e ad un uomo edenico, ma indica una strada che attraversa e combina filosofia ed architettura, il pensiero di Heidegger e il modo di costruire di Meis. Una via in cui l’industria e la tecnica non conducano ad un olocausto dell’interiorità, ad una nuova stagione dell’essere.

Félix Duque, Abitare la terra. Ambiente, Umanismo, Città. Moretti & Vitali, 2007