“TOLLERANZA E PACIFICA COESISTENZA”, domani a Roma

Gentili amici,

sono stato invitato dal Presidente dell’associazione “ACACIA” di Roma, prof. Matteo Maglia, a partecipare al convegno pubblico “TOLLERANZA E PACIFICA COESISTENZA”, presso i locali di “CASA NATHAN”, p.zza delle Medaglie d’Oro 45, Roma, che si terrà domani, sabato 3 ottobre, a partire dalle ore 10:00.

La virtù di una cosa, afferma Platone nella Repubblica, consiste in quello stato o condizione che la mette in grado di svolgere adeguatamente il proprio compito. La virtù di un coltello sta nell’essere affilato, quella di un cavallo da corsa nell’agilità delle sue gambe. Allo stesso modo le quattro virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza sono qualità dell’animo che mettono l’uomo in grado di far bene quello che è destinato a fare, vale a dire vivere. Forza straordinaria di un ethos.
Come ogni oggetto od ogni essere vivente ha una virtù che lo contraddistingue, analogamente possiamo dire che ad ogni ordinamento corrisponde una condizione ideale che consente la piena e completa attuazione del principio su cui esso si fonda. Per Platone, ad esempio, la società perfetta è un’aristocrazia del merito in cui i saggi governano quelli che sono a loro inferiori per attitudini ed ingegno. E la distribuzione delle funzioni e dell’autorità nel modo più conveniente Platone la definisce “giustizia”, sicché la virtù propria dell’utopia platonica è la giustizia.
Il Novecento e questo primo quindicennio del III millennio, ci hanno mostrato e ci mostrano ancora, spesso e in modo palese, il volto della non-giustizia se non dell’ingiustizia.
Alla libertà di pensiero, che si declina nella cultura occidentale anche nel diritto alla satira, si risponde con attacchi terroristici che producono stragi di civili. Vien fatto di domandarsi se la Tolleranza debba conoscere dei limiti. La logica e l’etica dicono di sì. Ma cosa è tollerabile e fino a che punto e cosa è invece intollerabile ?
Nella nostra diuturna ricerca della verità, siamo oggi a presentare questo convegno che, senza alcuna pretesa esaustiva, si propone appena di mettere a confronto libere opinioni, interrogandosi sulle ragioni che portano, specie negli ultimi tempi, in misura e modalità decisamente non trascurabili, ad una profonda crisi spirituale che pare condurre al prevalere dell’intolleranza sulla benevolenza e la civile e pacifica convivenza, lasciando intravedere – a tratti – la minaccia di un possibile risorgere, sotto forme altre, della Bestia che tragicamente generò la Shoah.
Forse è solo dal libero confronto delle idee, rispettose delle diversità proprie di ciascun popolo -beninteso, a condizione di reciprocità- ma anche fiere sostenitrici dell’inalienabile identità culturale italiana ed europea -e rammento il lascito dei grandi del pensiero, dell’arte, delle scienze, delle lettere ossia dei giganti sulle cui spalle ci issiamo- come ricorda Bernardo di Chartres- che possono generarsi gli anticorpi dell’intolleranza.
Forse è tempo che maturi il frutto della civiltà sorta dalla Classicità greca e romana, resa feconda dalla Tradizione Giudaico-Cristiana, dal Rinascimento, dall’Età dei Lumi e dal Risorgimento, con la pratica dell’intelligenza nel Coraggio e della fermezza nella Costanza.

Matteo Maglia, Presidente dell’Associazione Acacia – Roma

R E L A T O R I

  • PROF. UMBERTO LONGO
    DOCENTE DI STORIA MEDIEVALE UNIVERSITA’ “LA SAPIENZA” ROMA
    “STRUMENTI DELLA TOLLERANZA DAL SEC. IX AL 1648”
  • PROF. CLAUDIO SAPORETTI
    DOCENTE EMERITO UNIV. DI PISA E SAGGISTA DI ASSIRIOLOGIA
    “ASPETTI DELLA TOLLERANZA NELLE CULTURE DEL VICINO ORIENTE ANTICO”
  • DOTT. ANTONIO PAYAR
    DIRIGENTE NAZIONALE DI CONFARTIGIANATO
    “LA CONVIVENZA E IL DIALOGO NELLA DIVERSITÀ DI POPOLI E VALORI CHE HANNO FATTO L’ITALIA E L’EUROPA”
  • GIANNI DI SANTO
    AVVOCATO
    “BELLVM OMNIVM CONTRA OMNES?
    CONVIVENZA PACIFICA E DOTTRINE NEO MALTHUSIANE
    E NEO HOBBESIANE”
  • GABRIELE LA PORTA
    FILOSOFO
    “DEGLI DEI E DELLA FELICITA’”
  • MASSIMO ARZILLO
    AVVOCATO
    “TOLLERANZA, REQUISITO ESSENZIALE DELLA COESISTENZA PACIFICA”

MODERA
IL PRESIDENTE DELL’ASS.NE ACACIA -ROMA
PROF. MATTEO MAGLIA

Vi attendo numerosi!

A Benevento per Dante

Gabriele La Porta Egidio Senatore Dante BeneventoCarissimi amici,

oggi, 25 settembre, a partire dalle 18, sarò a Benevento, con Egidio Senatore, per una serata dedicata ai 750 anni dalla nascita del Sommo Poeta. Parleremo, tra le altre cose, di Manfredi e di Corradino di Svevia, di Filippo Argenti e di Cunizza da Romano.

Spero di trovarvi numerosi!

Siamo tutti Greci. Aspettando MythosLogos 2016

Oggi, 24 luglio, e domani, 25 luglio, alle ore 2130, alla Rotonda dei Giardini di Lerici, l’Associazione Arthena, La Società Sviluppo Turistico Lerici con la collaborazione dell’Assessorato alla Cultura presentano Siamo tutti greci. Aspettando MythosLogos 2016″. La direzione artistica è di Angelo Tonelli, come per MythosLogos 2014. Dopo lo straordinario successo della prima edizione, quest’anno la rassegna dedicata alla cultura classica, a seguito del contenimento della spesa dovuto agli attuali problemi di bilancio, si propone con una sorta di prologo all’edizione 2016.

Oggi, alle 2130, Angelo Tonelli presenterà il suo più recente libro pubblicato da Feltrinelli “Eleusis, Orfismo. I Misteri e la tradizione iniziatica greca, con una  conferenza-performance dal titolo “Sapienza greca e civiltà contemporanea“, che prevede anche la lettura in greco e italiano di testi tratti dai Misteri Eleusini, dalla tradizione orfica, e di Eraclito, Empedocle, Parmenide, Eschilo. L’accompagnamento musicale dal vivo è affidato ai liuti e ai flauti di Enrico Bardellini.

Domani, 25 luglio, alle 2130, mentre sul Castello verranno proiettate grandi architetture luminose dedicate all’arte greca classica, la Compagnia Teatro Iniziatico della Associazione Arthena presenta Eschilo: “Persiani“, libero adattamento dalla tragedia “Persiani” del grande tragediografo greco, nella traduzione e con la regia di Angelo Tonelli. Dróntes:  Galliana Barabini, Jo Errico, Antonietta Grassi, Michele Karuz, Solange Passalacqua, Susanna Salvi.

Assistenza Regia: Susanna Salvi; Scenografia: Giuliano Diofili; Coreografie: Annalisa Maggiani

Musiche e canto dai testi greci: Paola Polito; arrangiamento: Beppe de Ruggiero; Lisa Gerrard; John Williams; Costumi: Maria S. Couture; Maschere: Antonietta Grassi e Women at work; Editing audio e registrazione: La Loggia Studios. Ingresso libero.

Di fronte alla reggia e alla tomba di Dario, a Susa, il Coro di fedeli alla regina e custodi della reggia, attende con ansia notizie sulla spedizione che il giovane re Serse, figlio di Dario, ha mosso contro la Grecia, costruendo un ponte di imbarcazioni per consentire alle  truppe di attraversare l’Ellesponto. Interviene il messaggero, ad annunciare la sconfitta totale dell’armata: Serse, scampato alla morte, fugge sulla via del ritorno in peregrinazioni estenuanti.

Chiude la tragedia l’ingresso di Serse, lacero e disperato, che insieme con il Coro lamenta la propria sorte e quella dei guerrieri e della Persia tutta, rivelandosi agli occhi del pur patriottico Eschilo, piuttosto che nemico irriducibile, degno soltanto di odio e di scherno, un emblema del vinto e del sofferente, oggetto di universale pietà, e occasione – per contrasto –  di celebrazione della saggezza che consiste nella misura e nell’accettazione del limite. E nella compassione

Libri e promesse: Salone Internazionale del Libro di Torino

Amici carissimi,
siamo noi a scegliere i libri e sono i libri a scegliere noi?
Sono appena partito con Egidio Senatore alla volta della mia amata Torino per lasciarci sorprendere dalle meraviglie del XXVIII Salone del Libro 2015.
Saremo felicemente ospiti dello stand della Gran Loggia d’Italia (Lingotto Fiere, Via Nizza 280 – Padiglione 2 – stand K25 – J 26).
Alle 16:00 terremo il dialogo-conferenza “AMOR OMNIA VINCIT”.
Libero accesso per tutti, soprattutto per i divoratori di testi, quotidiani, periodici ed altre gioiosità a totale profusione. Il nostro motto è sempre lo stesso,”abbracciamoci”!.

(Ridere e sorridere aiuta a vivere, sempre meglio approfondire le tematiche dell’entusiasmo piuttosto del muro invalicabile degli ammusoniti)

A Carpegna, “L’Amore e le sue Follie”

Gabriele La Porta Egidio Senatore CarpegnaGiulietta aveva già capito che non c’è nulla più forte dell’amore. Qualsiasi cosa accada, l’amore va sempre osannato, altrimenti l’aura degli amanti sarà annientata dalla crudeltà di chi non ha il cuore aperto.
Shakespeare aveva individuato nelle tenerezze del cuore l’ultima difesa nei confronti di una società egoica e mai sognante. Mille volte meglio rischiare la vita piuttosto che rinnegare Afrodite.
Lentamente lasceremo le acque gelide per immergerci nel mondo a latere, quello che non si vede, ma che si sente.
Quasi un “desioso martirio”, seguace degli dèi dalle eterne promesse… a Paestum un tuffatore silente ritrova l’unione con l’universo. Gli dèi sorridono, ricordando a tutti l’eternità del bacio degli amanti, come ci insegna Giordano Bruno: la morte è costretta ad indietreggiare sempre, perché “un’unica forza, l’amore, unisce infiniti mondi e li rende vivi”.

“L’ALCHIMIA NEL XXI SECOLO”. La pratica alchemica come via per la libertà incondizionata

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Amici carissimi, il 31 gennaio 2015 alle ore 12:00 terrò, insieme ad Egidio Senatore, nella splendida città di Bologna, l’appuntamento “IMMAGO ALCHEMICA”, un incontro con le immagini più emblematiche  legate all’Alchimia.

Questa edizione inaugurale del Convegno (organizzato da Arte di Essere e diretto da Riccardo Geminiani), che riunisce per la prima volta alcuni dei più importanti esperti italiani di alchimia (come Giorgio Sangiorgio e Salvatore Brizzi), offre ai partecipanti la possibilità di approfondire in modo chiaro e semplice l’insegnamento alchemico, fornendo loro una serie di strumenti per tradurre nella pratica quotidiana i passaggi fondamentali degli insegnamenti ermetici. Un cammino di crescita spirituale che è la chiave d’accesso a una esistenza libera da condizionamenti e limitazioni.

“La divulgazione dell’alchimia è una doverosa operazione culturale, soprattutto in Italia, dove chi ricerca una spiritualità alternativa alle chiese istituzionali, ancora strumenti di potere temporale, si rivolge in prevalenza a pratiche orientali o di sciamani – anticipa Giorgio Sangiorgio – Non si può sminuire il valore di queste pratiche, ma occorre far conoscere l’alchimia, più vicina alla cultura, alla sensibilità, agli archetipi e allo stesso DNA dell’uomo europeo. Per secoli l’alchimia è stata un valore innovativo della civiltà occidentale ed ha contribuito allo sviluppo della scienza, dell’arte e della medicina, alla scoperta di tecnologie e prodotti farmaceutici. Ma tuttora la sua operatività può essere di aiuto per chi ricerca un’esistenza libera da condizionamenti e trascendente, per chi vuole tutelare la salute psicofisica e sviluppare creatività e spiritualità insite nell’uomo. Inoltre una sua rivalutazione potrebbe favorire l’affermazione di una politica e di una tecnologia non soggiogate dall’utilità economica e che rispettino la natura e l’etica”.

Vi aspettiamo numerosi!

PROGRAMMA-scelto02

“ORFEO. Tremila Anni di Mistero” a Genova per il FESTIVAL DELL’ECCELLENZA AL FEMMINILE

Amici carissimi,

 oggi, alle 17,20, sono  a Genova per “ORFEO. Tremila Anni di Mistero”, insieme al grecista Angelo Tonelli e con l’accompagnamento dell’arpa di Alessandro Arturo Cucurnia. Un percorso di mistero da Ipazia a Orfeo, per spingersi dentro al mito per comprendere le radici di una verità troppo spesso cancellata. L’evento è all’interno del Festival dell’Eccellenza al Femminile, un’iniziativa di ”Cultura di genere” in forma di Festival che da 9 anni viene realizzata a Genova nel mese di novembre. Il Festival conta 3 Medaglie del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Patrocinio dell’UNESCO per i Beni Immateriali. Il Festival nel programma teatrale presenta una serie di eventi collaterali di promozione teatrale, ormai consolidati negli anni, con cui ha acquisito la capacità di rivolgersi a un pubblico vario e differenziato, con un’offerta di eventi sempre molto variegati.
Il Festival quest’anno ha la sua location centrale nel Palazzo Doria Spinola che è  la sede della Città Metropolitana, dove si svolgono quotidianamente incontri, tavole rotonde, dibattiti e dove sono esposti nella Mostra “Liguria. Patrimonio Immateriale” le risorse e i prodotti “Eccellenti” dei territori dei Comuni della Provincia di Genova, con un allestimento scenograficamente curato, utile a valorizzare e sottolineare il valore di Territori, Memorie e Prodotti dell’area coinvolta.
Fil rouge di quest’anno è la “Rappresentatività Femminile” del territorio provinciale con la partecipazione alle attività del Festival delle Donne Sindaco e non solo, per mettere in luce l’“eccellenza” dei loro territori.

Patrocini

UNESCO PER I BENI IMMATERIALI
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI MINISTERO DEGLI INTERNI
MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI MIUR UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI GENOVA

Enti Promotori

REGIONE LIGURIA, PROVINCIA DI GENOVA, COMUNE DI GENOVA, CAMERA DI COMMERCIO, FIERA DI GENOVA

Sezioni

1. RASSEGNA TEATRALE LA CONCILIAZIONE: DAL MITO AL NUOVO MILLENNIO
2. PREMIO IPAZIA ECCELLENZA AL FEMMINILE: NAZIONALE ED INTERNAZIONALE (realizzato in collaborazione con il Ministero degli Esteri e l’Istituto di Cultura Italiana all’Estero, nella città di Cracovia- Polonia)
3. PREMIO IPAZIA NUOVA DRAMMATURGIA
4. LADY TRUCK. Corso di Formazione TAM: TERRITORI, ALIMENTAZIONE, MEMORIA: I BENI CULTURALI ANTROPOLOGICI E AMBIENTALI DEL TERZO MILLENNIO.
5. SVELAMENTI Progetto pluriennale di Arte Contemporanea
6. GENIUS LOCI Progetto contro la violenza sulle Donne che prevede incontri, dibattiti, e la Staffetta non stop il 25 novembre in Piazza De Ferrari, in occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne.

Il 18 novembre a Bologna per Giordano Bruno

Locandina Giordano Bruno3Carissimi amici,
martedì 18 novembre 2014 sarò a Bologna, ospite del Rotary Club Bologna Carducci, in interclub con il Rotary Valle del Savena ed il Rotaract Carducci, per una serata dedicata a Giordano Bruno.

Vi auguro un ottimo fine settimana.

17° Convegno Nazionale a Taranto: “Cultura e Spiritualità”

Carissimi amici,

oggi sarò a Taranto nel contesto del Convegno Nazionale “Cultura e Spiritualità”, organizzato dall’associazione onlus «Sopravvivenza e vita eterna». Il Convegno si svolgerà nei saloni dell’hotel «Mercure Delfino», con il patrocinio del Centro Servizi Volontariato di Taranto, della Asl Taranto 1, del Comune di Taranto, e della Commissione per le Medicine e le pratiche non convenzionali dell’Ordine dei Medici di Taranto. «Il nostro percorso – ha sottolineato l’organizzatrice Gemma Cometti su LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO- ha ormai assunto connotati ben precisi, approfondendo il binomio Cultura e Spiritualità che, ispirandosi a sani principi etici emorali,si identifica nella unicità di Corpo, Mente e Spirito. Del resto anche quest’anno la scelta dei relatori ci porterà a considerare l’uomo nella molteplicita’ dei suoi aspetti contrapponendo il visibile all’invisibile, i misteri della mente a quelli dell’anima».
Terrò due interventi nel corso del Convegno, entrambi oggi: il primo, alle ore 9:00, incentrato sul tema «Il valore pedagogico del perdono», una tavola rotonda con i liceali tarantini, con la psicoterapeuta Maria Grazia Lentini, con la partecipazione dello scrittore e ricercatore Daniel Lumera e di Egidio Senatore; il secondo, alle ore 17:00, insieme a Padre Antonio Gentili, con la partecipazione di Egidio Senatore, dal titolo “Scienza e Fede a confronto”.

Spero di trovarvi numerosi.

Riferimenti

Associazione Onlus
Comitato Convegno di Studi
“Sopravvivenza e Vita Eterna”
Sede Legale:
Piazza Dante 27 – 74121 Taranto
c/o Mariella Tangorra
Tel.0997327965 – cell. 368575127
http://www.sopravvivenzaevitaeterna.it
Segreteria scientifica:
Sig.ra Gemma Candida De Matteo Cometti
Tel. 0997796028
e-Mail: gemma@sopravvivenzaevitaeterna.it
Sede del Convegno :
Mercure Hotel Delfino
Viale Virgilio, 66 – 74121 Taranto
Tel. 0997323232; e-Mail: info@grandhoteldelfino.it
Agenzia organizzativa:
A&B Comunicazione
Palazzo Ameglio, Corso Due Mari,33 – Taranto
tel. 0994592783 – e-Mail: aebta@tin.it
Agenzia organizzativa viaggi :
Appia Viaggi
Via Dante, 170 – Taranto
tel. 0994792488 ; e-Mail : info@appiaviaggi.it
Servizio Organizzativo Audio,Video,Grafica
Massimo De Florio – Taranto
Tel. 339.7001111;
e-Mail: massimo@sopravvivenzaevitaeterna.it

Il 27 ottobre 2014 con me a “LEZIONI DI ANIMA”

Carissimi viaggiatori,

lunedì 27 ottobre 2014, alle ore 21.00, al Teatro dell’Angelo di Roma, prenderò parte a LEZIONI DI ANIMA – VENDUTA AL DIAVOLO”, intervista impossibile con il dottor Faust di Idalberto Fei, con Mariano Rigillo e con la conduzione di Laura De Luca e la regia di Antonello Avallone.

Teatro dell’Angelo
Via Simone de Saint Bon n. 19, Roma – tel. 06/37513571- 06/37514258
Direttore artistico: Antonello Avallone – Presidente onorario: Manlio Santanelli
http://www.teatrodellangelo.itinfo@teatrodellangelo.it

LEZIONI DI ANIMA

Da un’idea di Laura De Luca e Donatella Caramia
Direzione artistica Antonello Avallone

Crisi di valori, smarrimento di idee e di ideali, alienazione, virtualizzazione dei rapporti, incomunicabilità, egoismo… Se abbiamo perso l’anima, cioè la connessione con essa, il teatro accetta di offrire il suo contributo e il suo patrimonio per tentare un’inversione di tendenza. Recuperando la sua originaria vocazione “sacra”, ovvero la sua missione di aggregazione e di risveglio delle coscienze attraverso il rispecchiamento. Le Lezioni di Anima sono leggere performances a metà fra spettacolo e conversazione aperta. Un personaggio, un’idea, un’arte, un tema. Danza, prosa, poesia, musica, pittura si alternano in scena attraverso la genialità e la competenza di artisti e professionisti diversi: i primi incontrano pubblico e specialisti dopo la loro esibizione, in un teatro-forum provocante e il più possibile sensibile al dinamismo delle emozioni, che prolunga in direzione imprevedibile lo spettacolo, sotto la guida alternata dalla giornalista e dalla neuropsichiatra ideatrici del progetto.

Uno spunto per riattivare il pensiero simbolico. Per ridestarci, tutti insieme, e ascoltare l’anima.

Con la partecipazione di:

Ennio Morricone, Umberto Galimberti, Paolo Portoghesi, Valeria Valeri, Ernesto G. Laura, Giuseppe Manfridi, Gianni Guardigli, Adriano Mazzoletti, Italo Moscati, Enzo Garinei, Stefano Massimo, Idalberto Fei, Lorena Fiorini, Raffaele Vincenti, Gina Lollobrigida, Rino Caputo, Franco Cardini, Ennio Cavalli, Elio Pecora, Mariano Rigillo, Maria Rosaria Omaggio, Gianpiero Gamaleri, Mario Morcellini, Pippo Franco, Raffaele Vincenti, Stefano Onofri, Annamaria Barbato Ricci, AnnaPaola Tantucci, Gino Manfredi, Raffaella Castelli, Lina Sergi, Gabriele La Porta, AnnaMaria Barbato Ricci, Arnoldo Mosca Mondadori, Cinzia Carrea, Elio Sena, Alessandro Orlandi, Enrica Bonaccorti, Maria Romana De Gasperi e molti altri….

 

“In questo mondo c’è bisogno di più anima” cantava qualche tempo fa Pino Daniele.

E in un’altra stracitata canzone, Riccardo Cocciante se la prendeva con una spietata amante, “bella senz’anima”.

“Animula, vagula, blandula”, la rimpiangeva quasi venti secoli fa l’imperatore Adriano, commiserandola per il suo smarrimento.

Platone nel Fedone si sentiva obbligato a dimostrarne l’esistenza, segno che la schiera degli scettici era corposa già ai suoi tempi. Eros si innamorava di lei, Agostino la considerava un nocchiero del corpo, Plotino ne dimostrava l’immortalità, Faust era pronto a perderla …

L’anima: quel soffio di vento leggero che non si vede di cui maggiormente si è parlato su questa terra.

.Chi è che ci confeziona i sogni? Esistono i neuroni dell’anima?

Anima, vocazione, talento, DNA: qual è il nesso?

E noi?

Sentiamo di avere un’anima oppure non ne sospettiamo minimamente l’esistenza? Sappiamo identificarla, collocarla in un punto preciso del nostro corpo, sovrapporla al respiro dell’universo o la deleghiamo solo al confessore, confinandola tra superstizioni bigotte?

Dialoghiamo ogni tanto con essa oppure ne facciamo spensieratamente a meno?

E siamo sicuri che questa assenza non ci pesi?

Il dramma dell’uomo contemporaneo non è tanto l’assenza di Dio, quanto il non accorgersi di provarne nostalgia, affermava papa Benedetto XVI …

Eppure ciascuno di noi sperimenta giorno per giorno smarrimento, erosione di speranze, desolazione di progetti, mancanza di idee, logorio di slanci ed esaurimento di entusiasmi… E quante volte ci siamo sentiti dire che la devastante crisi economica di inizio millennio è stata originata da una ben più grave crisi di valori, ovvero da una crisi di anima?

I pochi maestri di humanitas, se ancora ne esistono, vagano inascoltati o avvizziscono sepolti in inattuali nascondigli. Così come il patrimonio di bellezza di cui il genere umano è stato capace nei secoli giace a impolverarsi in biblioteche e musei deserti.

Alziamo la voce solo per gridare al nulla. I nostri occhi sono fissi su schermi luminosi. Ondate di rumore ci sommergono, sempre più diventiamo incapaci di solidarietà e di ascolto e perdiamo il meglio.

 

Esiste però nel nostro cervello un sistema che determina di identificarci in chi abbiamo di fronte come se ci trovassimo dinanzi a uno specchio. E’ un meccanismo presente nel nostro codice genetico e sta alla base della nostra capacità di apprendimento e sviluppo. I neuroni a specchio sono cellule che si attivano nel momento in cui osserviamo e inconsciamente mimiamo ciò che vediamo, come se a compiere l’azione osservata fossimo noi stessi. Questo sistema varrebbe anche per le emozioni e sarebbe alla base dell’empatia: “io sento quello che provi tu.”

E’ il motivo per cui abbiamo scelto il teatro per chiedere aiuto… Un luogo dove riconoscere un modello su cui riorganizzare il nostro caos.

Fenomeno originario della rappresentazione, capace di intercettare la dimensione mimetica dell’anima come specchio delle nostre azioni e intenzioni, il teatro ingaggia lo spettatore in una sorta di simulazione incarnata. Spazio archetipico d’incontro fra terra e cielo, diventa il luogo ideale, dove piacevolmente ascoltare e riflettere empaticamente.

Chiediamo dunque al teatro e al suo immenso patrimonio di idee e di ingegni, di mettere in moto molecole di emozione con lezioni di anima. E cerchiamo maestri di anima intonati alle verità perenni e alla vita e alle scoperte di oggi. Li porteremo in scena: saranno poeti, musicisti, attori, filosofi, pittori, scienziati, personaggi molto popolari oppure totalmente sconosciuti. Uno per volta, una volta al mese. Insceneranno ciò che sanno fare e ciò che è stato scritto per loro. Racconteranno storie e si racconteranno. Attraverso brevi performances, concerti estemporanei, interviste spettacolo, lievi coreografie, mix di prosa, proiezioni, musica, letture…. Uno spettacolo ogni volta diverso coniugato a un dibattito.

Il teatro scuola d’anima e il palcoscenico come cattedra luminosa: autori, artisti e personaggi come insoliti professori, la platea come aula senza banchi, gli spettatori come allievi curiosi e anticonformisti.

 

Una richiesta di “Anima” come direbbe Jung, ma anche l’esperimento di un teatro nuovo, sinaptico, galvanico, leggero e insieme denso, che torni ad aggregare persone in nome di un’idea comune: la condivisione di un bisogno sempre più inascoltato e di un richiamo eterno, quello della ricerca dell’uomo e per l’uomo.

 

(DC e LDL)

 

Informazioni e prenotazioni:

 

info@teatrodellangelo.it; segreteria@teatrodellangelo.it

 

 

Biglietto unico: € 11,00

Orario botteghino:

dal lunedì al sabato ore 10.00-13.30 / 15.00-20.00
domenica ore 12.00-13.30 / 15.00-17.00

Con la collaborazione di: 
Sapienza Università di Roma-Coris, Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale 
Università degli Studi Tor Vergata, Dipartimento di Scienze e Tecnologia della Formazione 
Radio Vaticana 
Fidapa, sezione Roma 
Ecole Instrument de Paix-Italia 
Uninettuno 

Con il patrocinio 
dell’Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica del Comune di Roma

L’ARTEDIESSEREFESTIVAL “Lo Spirito Creativo” Riva del Garda, 17-19 ottobre 2014

Cari viaggiatori,
il prossimo fine settimana sarò a Riva del Garda per

L’ARTE DI ESSERE FESTIVAL “LO SPIRITO CREATIVO”

tre giorni di incontri, conferenze e workshop con i più importanti autori italiani” nel magnifico scenario del Park Hotel Astoria di Riva del Garda.
Uno Spazio-Tempo di interventi, magia, condivisione, musica, suggestioni e programmi fino a notte fonda. Tutto firmato L’Arte di Essere.

Insieme ad Egidio Senatore, terrò la conferenza “Anima: lo spirito creativo”, alle ore 15:00 di domenica 19 ottobre.

Vi aspettiamo!

Riva del Garda

A Firenze per “IL VIAGGIO INTERIORE”

Carissimi amici, sabato 18 ottobre 2014 sarò a Firenze per il convegno:

IL VIAGGIO INTERIORE, Antichi percorsi iniziatici e nuove scoperte scientifiche

Ospite d’onore sarà Claudio NARANJO. Oltre a me, interverranno Donatella Caramia, Enrico Cheli, Franco Cracolici, Claudio Naranjo, Tania Re, Carlo Ventura, e inoltre Fabio Pianigiani (musiche) e Parama Libralesso (immagini). La mattinata sarà interamente dedicata a Claudio Naranjo – internazionalmente noto per i suoi lavori sull’enneagramma e sulla terapia della Gestalt – che terrà un un workshop sul viaggio Interiore. Nel pomeriggio interverranno gli altri relatori ognuno dei quali approfondira specifici aspetti del viaggio interiore (vedi il programma).

Il 4 luglio a Chieti: “Non c’è anima senza corpo”

Carissimi amici, il 4 luglio 2014 si apre a Chieti il Corso Nazionale di aggiornamento SIMFER, organizzato da Medi K, presso l’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara.
Il tema del ciclo di incontri, che andranno avanti fino al 6 luglio 2014, è il ruolo dell’esercizio fisico sportivo nel contesto riabilitativo.
Condivido con voi il una parte del comunicato del prof. Raul Saggini, Presidente del Corso:

Si è voluto, con il corso, mettere in luce le conoscenze acquisite sull’attività fisica per poterle inserire, coerentemente, tanto nella pratica sportiva, per migliorarne le prestazioni, quanto nella pratica riabilitativa. È noto che l’attività fisico-sportiva, come istituzione sociale, ha una connotazione espressiva e simbolica ben determinata e svolge funzioni di tipo socio-emozionale innescando una trama di relazioni che rafforzano il sentimento di appartenenza a una comunità. L’attività fisico-sportiva è capace di sperimentare un dinamismo mai completamente prevedibile e, attraverso di esso, può riaffermare l’dentità individuale e le potenzialità di autorealizzazione. L’utilizzo dell’attività fisica da parte dell’uomo può trovare, così, una chiara definizione e concretizza le esigenze di un essere vivente che utilizza impegni corporei specifici quantitativamente e qualitativamente personalizzati allo scopo di garantirsi il mantenimento di quella classificazione biologica che lo definisce quale sistema evoluto di moto. Il corso si articolerà in 5 sessioni, in ognuna delle quali sarà dato ampio risalto alla discussione attraverso i quesiti che verranno posti dai partecipanti ai relatori.

Il 4 luglio terrò, in questo contesto, una lettura magistrale sul tema “Non c’è anima senza corpo”, tentando di creare una trama tra il caduceo e il bastone di Asclepio… Mi auguro di trovarvi numerosi. A presto!

4 – 6 luglio 2014
CORSO NAZIONALE DI AGGIORNAMENTO SIMFER 2014
Attività fisica – sportiva nei contesti riabilitativi
Chieti, Aula Magna C.U.M.F.E.R Viale Abruzzo, 322 Università G. D. Annunzio

Il programma completo

“ARTESPIRITO” a San Marino

https://i1.wp.com/www.visitsanmarino.com/contents/instance32/files/photo/31019469_31000098_arte-e-spirito-a.jpgL’Arte di Essere e la Segreteria di Stato di San Marino, in collaborazione con l’associazione “La Farfalla filosofale”, organizzano, nelle giornate del 27-28-29 Giugno 2014, la prima edizione della manifestazione “Arte e Spirito”, una tre giorni di tavole rotonde, film, mostre, seminari, enogastronomia, dedicati al rapporto tra l’arte nelle sue molteplici espressioni e la ricerca spirituale, con la Direzione Artistica di Riccardo Geminiani e Francesco Mazzarini ed il coordinamento di Palma Crudi.
Sono molto felice di condividere con voi tutti che il 28 giogno, nel corso di questa manifestazione, riceverò dalla Segreteria di Stato alla Cultura di San Marino un riconoscimento, per la categoria Televisione, per aver avuto il “merito di aver portato sui canali di una TV nazionale e divulgato con passione, sapienza e costanza, argomenti riguardanti l’esoterismo, l’alchimia e la spiritualità”. Con me saranno premiati, per ciascun ambito specifico, Franco Mussida (Arti visive), Silvano Agosti (Cinema), Franco Battiato (Musica), Massimo Gramellini (Giornalismo), Alejandro Jodorowsky per mano del figlio Brontis (Teatro), Gianluca Magi (Letteratura).
Sarò nella splendida cornice della Repubblica di San Marino anche il 29 giugno, dove nello spazio rinnovato del Teatro Turismo, a partire dalle ore 15.00, condurrò l’evento “… Chi vuol essere martire d’amore …”, uno spazio colmato degli empiti delle liriche d’amore dei sapienti Sufi.
Spero di incontrarvi, per chi ha la possibilità e l’occasione, per godere di questa imperdibile rassegna di evevnti, di cui vi lascio il programma e i riferimenti.

Programma:

venerdì 27 giugno

ore 15.00
Esposizioni e Musica _ Giardini e Anfiteatro
“Note dallo spirito”
Apertura degli spazi espositivi

ore 17.00
Vernissage _ Atrio Cinema
“Artisti dentro”
Opere pittoriche realizzate in carcere
dal detenuto Domenico Morelli

ore 17.45
Tavola rotonda _Teatro Turismo
“Il valore delle attività creative in carcere”
Interventi di: Pietro Buffa, Salvatore Erminio, Angela Venezia, Salvatore Pirruccio, Marcello Bortolato, Corrado Marcetti, Sibyl von der Schulenburg, Nicola Boscoletto,
Maria Rita Morganti e la partecipazione straordinaria di Steven Ellis

ore 19.30
Degustazioni _ Bar/Spazio Esterno
“Evasioni Gastronomiche”
con la collaborazione dell’Associazione “Unsolomondo” e i prodotti della Cooperativa Giotto, pasticceria del carcere di Padova

ore 21.30
Proiezione in anteprima _Teatro Turismo
“La Danza de la Realidad”
di Alejandro Jodorowsky
Interverrà Brontis Jodorowsky, attore protagonista

sabato 28 giugno

ore 09.30
Colazione con l’autore _ Giardini e Anfi teatro
“Arte, magia e infanzia”
con Riccardo Geminiani, Michele Giovagnoli e Francesco Mazzarini. A cura de “L’Arte di Essere Edizioni”

ore 11,00
Intervento _ Teatro Turismo
“Il Gioco dell’Eroe – Invito al Viaggio”
con Gianluca Magi

ore 15,00
Esposizioni e Musica _ Giardini e Anfiteatro
“Note dallo spirito”
Apertura degli spazi espositivi

ore 17,00
Conversazione e musica _ Anfi teatro
“Progetto CO2”
con Franco Mussida

ore 17,45
Conversazione-Premiazione _ Teatro Turismo
“L’essenza delle arti performative”
Saranno premiati: Franco Mussida (Arti visive), Silvano Agosti (Cinema), Franco Battiato (Musica), Massimo Gramellini (Giornalismo), Alejandro Jodorowsky per mano del figlio Brontis (Teatro), Gabriele La Porta (Televisione), Gianluca Magi (Letteratura). Conduce Sergio Barducci

ore 20,45
Introduzione al film “Attraversando il Bardo”
Teatro Turismo
con Franco Battiato e Gianluca Magi

ore 21,30
Proiezione in anteprima del film documentario _ Teatro Turismo
“Attraversando il Bardo”
con la presenza del regista Franco Battiato

domenica 29 giugno

ore 09.30
Colazione con l’autore _ Giardini e Anfi teatro
“Arte, Alchimia e Natura”
con Riccardo Geminiani, Michele Giovagnoli e Francesco
Mazzarini. A cura de “L’Arte di Essere Edizioni”

ore 10.30
Incontro esperienziale _ Teatro Turismo
“L’intelligenza spirituale”
con Gianluca Magi, Gabriele La Porta, Silvano Agosti

ore 15.00
Intervento _Teatro Turismo
“… Chi vuol essere martire d’amore …”
con Gabriele La Porta e con la partecipazione di Egidio Senatore

ore 16.00
Esposizioni e Musica _Giardini e Anfi teatro
“Note dallo spirito”
Apertura degli spazi espositivi.
Thea Crudi in concerto

ore 17.00
Seminario _Teatro Turismo
“Dall’impotenza alla creatività”
condotto da Silvano Agosti

ore 20.45
Proiezione del fi lm _Teatro Turismo
“N.P. IL SEGRETO” e dei documentari “Violino”
e “Estate”di Silvano Agosti alla presenza del regista

27, 28 e 29 giugno 2014
Teatro Turismo – San Marino

Biglietto unico per gli eventi della giornata di venerdì 27 giugno € 15,00
Biglietto unico per gli eventi della giornata di sabato 28 giugno € 20,00
Biglietto unico per gli eventi della giornata di domenica 29 giugno € 20,00
Biglietto per gli eventi di 3 giorni: € 40,00

Info: Tel. 0549 885594 (Segreteria di Stato Istruzione e Cultura)
Prevendita: www.vivaticket.it e in tutti i punti vendita Vivaticket – www.sanmarinoticket.com

Comunicato stampa 1Comunicato stampa 2Conferenza stampa

…a Bari insieme a “IL MISTERO DI DANTE”

“O voi ch’avete l’intelletti sani.
Mirate la dottrina che s’asconde.
Sotto il velame delli versi strani!”
(Inferno IX, 61-63)

L’ALTROFILM

Presenta

In collaborazione con EDIZIONI GIUSEPPE LATERZA

GIOVEDì 6 MARZO ore 20:30
presso
CINEMA ARMENISE
(Via Pasubio 178 -Bari-)

INCONTRO e DIBATTITO CON IL REGISTA LOUIS NERO
e GABRIELE LA PORTA

A seguire proiezione del film

IL MISTERO DI DANTE

“Un segreto si cela dietro al più grande poeta italiano”

con

F Murray Abraham Taylor Hackford
Franco Zeffirelli

Il “Mistero di Dante”, l’ultimo film di Louis Nero, per rivelare i segreti che si celano dietro ad una tra le più importanti figure della nostra storia.
A partire dal 6 marzo 2014, il film sarà in programmazione per una settimana.

Per maggiori informazioni – Cinema Armenise: 080.5428281 – dalle 17:00 alle 23:30

A raccontare il “Sommo Poeta”: i Premi Oscar F Murray Abraham e Taylor Hackford, il Maestro Franco Zeffirelli e ancora Valerio Massimo Manfredi, Gabriele La Porta, Roberto Giacobbo, S.E. Mons. Agostino Marchetto, Rabbino Capo Riccardo Di Segni, Shaykh’ Abd Al Wahid Pallavicini, Silvano Agosti, Christopher Vogler, Massimo Introvigne, Gran Maestro Luigi Pruneti, Sommo Sacerdote Emilio Attinà, Giancarlo Guerreri, Marcello Vicchio, Carlo Saccone, Aurora Di Stefano, Mamadou Dioume, Imam Yahia Pallavicini e gli attori Diana Dell’Erba, Diego Casale, Elena Presti.
“Un viaggio dalla circonferenza verso il centro. Dall’esteriore all’interiore. Un misterioso linguaggio, antico come il mondo. Viaggiatori trasformati in pionieri esploratori di nuovi mondi. Una reminiscenza del meraviglioso mondo dantesco: da un’analisi esteriore alla scoperta della verità celata “sotto ‘l velame de li versi strani“. Un’indagine poliziesca negli innumerevoli cunicoli d’interpretazione dell’opera del più grande genio italiano del 1300: Dante Alighieri. Un viaggio, alla fine del quale, forse, lo spettatore avrà a disposizione gli strumenti per farsi una propria opinione su cosa stia dietro a questo misterioso autore. Guide virgiliane di questo pellegrinaggio saranno eminenti studiosi che cercheranno di accendere qualche luce nell’intricato groviglio di interpretazioni simboliche che si sono succedute nel tempo. L’obbiettivo di tutti, anche se in apparenza divergente, sarà quello di suggerire nuovi percorsi che porteranno a nuove strade più illuminate. Un dubbio nasce spontaneo: esiste ancora, anche sotto diverso nome, quel gruppo iniziatico del 1300 che andava sotto il nome de “I Fedeli D’Amore”? Siamo stati contattati da alcuni di loro. Ecco il racconto di questa ricerca”.

Louis Nero

TRAILER

Quel gran mistero che è l’Amore

 

NEL MONDO LIQUIDO: AMORE E ALTRI DISTURBI

Il termine borderline (BPD) deriva da un ampliamento della classificazione psicoanalitica classica dei disturbi mentali, raggruppati in nevrosi e psicosi, e significa letteralmente “linea di confine”. L’idea originaria era riferita a pazienti con personalità che funzionano “al limite” della psicosi pur non giungendo agli estremi delle vere psicosi (come ad esempio la schizofrenia). Questa definizione è oggi considerata più appropriata al concetto teorico di “Organizzazione Borderline”, che è comune ad altri disturbi di personalità, mentre il disturbo borderline è un quadro particolare. Le formulazioni del manuale DSM IV e le versioni successive, come pure le classificazioni più moderne internazionali (ICD-10) hanno ristretto la denominazione di disturbo borderline fino a indicare, più precisamente, quella patologia i cui sintomi sono la disregolazione emozionale e l’instabilità del soggetto. È stato proposto perciò anche un cambio di nome del disturbo. Il disturbo borderline di personalità è definito oggi come disturbo caratterizzato da vissuto emozionale eccessivo e variabile, e da instabilità riguardanti l’identità dell’individuo. Uno dei sintomi più tipici di questo disturbo è la paura dell’abbandono. I soggetti borderline tendono a soffrire di crolli della fiducia in se stessi e dell’umore, ed allora cadere in comportamenti autodistruttivi e distruttivi delle loro relazioni interpersonali. Alcuni soggetti possono soffrire di momenti depressivi acuti anche estremamente brevi, ad esempio pochissime ore, ed alternare comportamenti normali. Si osserva talvolta in questi pazienti la tendenza all’oscillazione del giudizio tra polarità opposte, un pensiero cioè in “bianco o nero”, oppure alla “separazione” cognitiva (“sentire” o credere che una cosa o una situazione si debba classificare solo tra possibilità opposte; ad esempio la classificazione “amico” o “nemico”, “amore” o “odio”, etc.). Questa separazione non è pensata bensì è immediatamente percepita da una struttura di personalità che mantiene e amplifica certi meccanismi primitivi di difesa. La caratteristica del disturbo borderline è, inoltre, una generale instabilità esistenziale, caratterizzata da relazioni affettive intense e turbolente che terminano bruscamente, provocando “crolli” nella vita lavorativa e di relazione dell’individuo. Il disturbo compare nell’adolescenza e concettualmente ha aspetti in comune con le comuni crisi di identità e di umore che caratterizzano il passaggio all’età adulta, ma avviene su una scala maggiore, estesa e prolungata determinando un funzionamento che interessa totalmente anche la personalità adulta dell’individuo. Diagnosi secondo il DSM IV-TR Il disturbo di personalità borderline è un disturbo delle aree affettivo, cognitivo e comportamentale. Le caratteristiche essenziali di questo disturbo sono una modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e dell’umore e una marcata impulsività comparse nella prima età adulta e presenti in vari contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti elementi: 1. sforzi disperati di evitare un reale o immaginario abbandono; 2. un quadro di relazioni interpersonali instabili e intense, caratterizzate dall’alternanza tra gli estremi di iperidealizzazione e svalutazione; 3. alterazione dell’identità: immagine di sé e percezione di sé marcatamente e persistentemente instabili; 4. impulsività in almeno due aree che sono potenzialmente dannose per il soggetto (quali spendere oltre misura, sessualità promiscua, abuso di sostanze, guida spericolata, abbuffate etc.); 5. ricorrenti minacce, gesti, comportamenti suicidari o comportamento automutilante; 6. instabilità affettiva dovuta a una marcata reattività dell’umore (es. episodica intensa disforia o irritabilità e ansia, che di solito durano poche ore e, soltanto più raramente più di pochi giorni); 7. sentimenti cronici di vuoto; 8. rabbia immotivata ed intensa o difficoltà a controllare la rabbia (es. frequenti accessi di ira o rabbia costante, ricorrenti scontri fisici etc.); 9. ideazione paranoide o gravi sintomi dissociativi transitori, legati allo stress. Secondo alcuni autori i soggetti con un numero sufficiente di fattori di rischio che hanno sviluppato un BPD nella nostra cultura, avrebbero potuto avere uno sviluppo diverso se fossero stati educati in un differente ambiente socio-culturale, magari sviluppando altri e diversi quadri psicopatologici. In questo breve scritto tento di mostrare che alcuni dei fattori socio ambientali suddetti sono stati minuziosamente descritti nei suoi lavori dal sociologo e filosofo Zygmunt Bauman, il quale ha inteso spiegare la postmodernità usando le metafore di modernità liquida e solida. “Lo smantellamento delle sicurezze caratterizza una vita liquida sempre più frenetica e costretta ad adeguarsi alle attitudini del gruppo per non sentirsi esclusa”. Sostanzialmente, Bauman ritiene che l’uomo di oggi non abbia più certezze né punti di riferimento stabili. È diventato tutto più fluido, liquido appunto. Nel nostro mondo fuggevole, fatto di cambiamenti imprevisti e talora insensati, quei sommi obiettivi dell’educazione tradizionale quali le consuetudini radicate e le scale stabili di valori diventano degli ostacoli. Quanto meno come tali vengono presentati dal mercato della conoscenza, per il quale lealtà, vincoli indistruttibili e impegni a lungo termine sono considerati (come ogni merce, in ogni mercato) anathema, e visti come altrettanti impedimenti da eliminare. Ci siamo spostati in un libero mercato in cui tutto può accadere in qualunque momento, e tuttavia nulla si può fare una volta per tutte. Il settore in cui è più evidente questa trasformazione è quello lavorativo: «In un’epoca in cui […] i luoghi di lavoro scompaiono con poco o punto preavviso e il corso della vita è suddiviso in una serie di progetti una tantum sempre più a breve termine, le prospettive di vita appaiono sempre più […] accidentali.» Ma la liquidità è riscontrabile anche nelle relazioni sentimentali, ed è proprio questo è il tema centrale del saggio Amore liquido. In particolare, le riflessioni in esso contenute riguardano l’uomo senza legami fissi. Insomma la cultura dominante ci esporrebbe ad una vulnerabilità nei rapporti interpersonali e nel lavoro e in generale ad una serie di esperienze negative con conseguenti possibili vissuti di paura, vergogna, solitudine e abbandono (Adler, 1985; Kohut, 1974), che in varia misura si riscontrano nella psicologia del BPD. Più di un autore quindi ha cominciato a domandarsi se questa cultura può seriamente contribuire se non allo sviluppo di un disturbo mentale conclamato, almeno a dei tratti di personalità disfunzionali, che causano sofferenza. E forse sarebbe anche lecito domandarsi se le neuroscienze sociali e le discipline che interfacciano sociologia, filosofia e psicopatologia dovrebbero in qualche modo cominciare ad occuparsi di questi temi (magari anche con approcci più originali e innovativi?).

DR. MASSIMO LANZARO

1. Zygmunt Bauman. Cose che abbiamo in commune. 44 Lettere dal mondo liquid. Laterza, 2010.
2. Zygmunt Bauman. Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi. Laterza, 2006.

Riscoprire il senso del luogo

di Luisa Bonesio
1. Luogo e comunità

Come ha notato Marcello Veneziani a proposito degli approcci geofilosofici al tema della territorialità, il bisogno, caratterizzante l’atteggiamento comunitario, di riconoscersi in archetipi, tradizioni, continuità che formino un orizzonte di senso è indisgiungibile dal senso o dal desiderio di appartenenza a un luogo, di radicamento in una terra elettiva, di ricerca di un orizzonte in cui appaesarsi. E’ l’affermazione del valore dei luoghi e della memoria di contro alla mondializzazione sradicante, cosmopolita, multirazziale che si esprime anche mediante il livellamento delle caratteristiche locali, l’uniformità indifferenziante in cui la Terra viene rifusa in unico, monotono e deculturante conio. Nelle sue efficaci dicotomie orientative, Veneziani sostiene che «comunità è un luogo, liberal è un tempo»: la comunità è il pensiero di un’origine e di una genealogia inscritte in luoghi precisi -la patria o la matria-, dai quali traggono linfa e significato («il confine non è il male ma ciò che garantisce in concreto la sfera del nostro essere e del nostro agire»1); il cosmopolitismo faustiano e diveniristico liberal è tutto proteso alla liberazione da ciò che ricollega a una terra e alla singolarità di un luogo in nome dell’universalismo da realizzare all’interno di una temporalità orientata verso il progresso.
Il che significa che alla sottolineatura della variabilità dei tempi e delle tradizioni, e dunque del relativismo storico dei valori, fa da pendant la complementare tendenza all’unificazione delle differenze, delle identità parziali e sparse nella rifusione cosmopolita e mondializzante; mentre la difesa delle differenze, delle identità e delle tradizioni che si incarnano in patrie territorialmente definite si accompagna per lo più a una valorizzazione della memoria, dell’eredità culturale, in un’idea di comunità allargata agli ascendenti e ai venturi, oltre che alla terra stessa.

Questa schematizzazione, al di fuori di ogni etichettatura politica del problema, può servire a mostrare le coordinate all’interno delle quali ripensare la questione dei paesaggi: non come qualcosa che compete esclusivamente alle istituzioni preposte alla loro tutela, o come un oggetto abbastanza astratto di cui si occupano l’estetica o la geografia, e neppure come la posta in gioco delle battaglie ecologiste. Il “paesaggio” non è un optional estetico o buono per lo sfruttamento turistico, ed eventualmente un vincolo e un ostacolo alla libertà di speculare e distruggere. Ciò che chiamiamo “paesaggio” sono i luoghi nei quali abitiamo, viviamo e dove, prima di noi altri hanno vissuto e, si spera anche dopo, altri potranno vivere e abitare. La parola “paesaggio”, tuttavia, ha il pregio di attirare l’attenzione sulle qualità formali, estetiche e simboliche di un luogo: non semplice estensione geometrica priva di connotazioni, e dunque atta a essere manipolata impunemente, bensì spazio sempre già segnato, non solo semplicemente trasformato dall’intervento umano, ma costruito consapevolmente nelle sue forme così da presentarsi con una propria specifica e singolare fisionomia: è da quella fisionomia, dalla configurazione che lo distingue da altri e lo caratterizza, che possiamo riconoscere, distinguendolo, un luogo da un altro.
Alla fisionomia di un luogo o di una regione concorrono dunque le segnature del passato, dal modo di differenziare i territori dell’abitazione e della coltivazione da quelli selvatici e boschivi, ai tipi di colture agricole, ai tracciati stradali, alle modalità del costruire, fino a ciò che chiamiamo “monumenti” e alle tracce architettoniche e topografiche più antiche. E’ un palinsesto complesso e sensibile di azioni, memorie, identità: si tratta di una sorta di diagramma del senso che una comunità o una cultura ha riconosciuto al proprio abitare, tramandandolo nella configurazione visibile del proprio paesaggio, rendendo visibile ai posteri l’amore e l’identificazione con la propria terra attraverso la cura rivolta ad essa lungo i secoli. E’ quanto ci permette di “sentirci a casa”, di riconoscerci nell’appartenenza a un ben preciso orizzonte, che non è mai soltanto il risarcimento estetizzante e momentaneo di una fruizione turistica, ma, appunto, il sentirsi parte di quella cultura e di quelle tradizioni che hanno informato di sé i luoghi, ricevendone in cambio possibilità e ricchezza simbolica.

Queste considerazioni dovrebbero consentire di comprendere come nella configurazione paesaggistica di una regione sia depositato quel patrimonio d’identità, cultura e memoria che solo rende possibile il senso di appartenenza e la progettualità situata di una comunità: conservare i tratti identificanti dei propri territori non vuol dire, dunque, in primo luogo attardarsi in un fastidioso compito di tutela del vecchio, impigliarsi nei vincoli e nelle limitazioni necessarie a qualsiasi intervento che non sia nichilistica distruzione; significa invece operare affinché possa continuare una cultura, una forma di identità nelle sue interne differenziazioni e articolazioni, accanto ad altre forme e manifestazioni di identità culturale, territoriale e ambientale.

2. Regione, locale

Ma come è possibile, oggi, nell’epoca della mondializzazione, pensare di preservare dall’ondata omologante la singolarità paesaggistica e identitaria dei luoghi? Infatti la globalizzazione, che batte innanzitutto le strade dell’economia e della tecnica, ha ripercussioni evidenti anche a livello di organizzazione spaziale. La tendenza a rendere somiglianti tutti i luoghi del mondo, a dispetto delle loro diversità culturali e geografiche, è resa pressoché irresistibile dalla potenza livellante della tecnica: là dove essa arriva, tutte le forme dell’esistente subiscono una rifusione all’interno del suo linguaggio in-differente, il pluriverso e la differenziazione si trovano ad essere più o meno rapidamente sostituiti dall’uni-formità, che spiana il terreno a quell’altra potenza di deculturazione che è l’economia di profitto. In nome delle presunte necessità della competizione economica, non solo i popoli extraeuropei sono stati deculturati e sradicati, ma anche il patrimonio culturale europeo e la ricchezza delle sue interne articolazioni hanno subìto un attacco devastante, dopo la riconfigurazione spaziale, spesso non rispettosa delle reali articolazioni identitarie e delle affinità culturali, operata dalla definizione territoriale degli stati nazionali.
Inoltre, oggi la virtualizzazione della realtà tende a dissolvere definitivamente le tradizionali coordinate e il nostro stesso modo di fare esperienza dello spazio. D’altra parte tutto ciò non è che l’inevitabile conclusione dello sforzo tecnologico del secolo che si è ingegnato a fare dei luoghi una tabula rasa, utilizzando i territori come spazi amorfi nei quali dispiegare liberamente le strategie di pianificazione e di massimizzazione economica: in effetti gli strumenti a disposizione della tecnica sono così potenti da poter riconfigurare secondo piani interamente artificiali l’assetto dei luoghi, rendendoli funzionali alla logica dell’economico, che necessariamente deve astrarre dalla concreta particolarità delle situazioni: dunque la modernità tecnoeconomica si è ingegnata a distruggere le particolarità morfologiche e culturali, e già da molti anni la progettazione del territorio avviene prescindendo dalle specificità effettive, spezzando la continuità di senso che individua un luogo lungo lo correre del tempo e disarticolando il tessuto complesso della sedimentazione territoriale che ne costituisce l’identità fisiognomica. Così quella che oggi si dà a vedere è un’immagine dei luoghi senza profondità né sostanzialità storica; nella migliore delle ipotesi un mero scenario, una rappresentazione estetica o una semplice segnaletica di valori storici, tradizionali e culturali per una rapida fruizione turistica (Augé).

Occorre essere consapevoli di quali sono i prezzi da pagare in termini di identità qualora si assuma a dogma assoluto l’imperativo economico. Il presupposto dell’ideologia economicistica dello sviluppo è la libertà dai vincoli, compresi quelli rappresentati dalle specificità locali e dalle tradizioni culturali: la modernizzazione è stata appunto la violenza sradicante e livellante esercitata sull’intero pianeta in nome di un dogma economico che si è potuta realizzare con l’efficacia trasformatrice della tecnica. E’ sempre ancora questa la giustificazione accampata per le innumerevoli distruzioni perpetrate in suo nome, comprese quelle rivolte al “territorio”, concepito, in coerenza con i presupposti dell’ideologia economicistica, come qualcosa di indifferentemente appropriabile e manomettibile, o quelle rivolte contro il patrimonio culturale in nome della presunta inarrestabilità delle logiche economiche e degli imperativi della modernizzazione. Il “paesaggio” finisce allora per diventare quel fastidioso inciampo che, da parte loro, i responsabili della sua tutela (quando ci sono) spesso concepiscono nei termini di una museificazione dell’esistente o di un ripristino filologico e simulacrale di qualcosa che non esiste più, all’interno di una dinamica in cui le immagini finiscono per sostituirsi sempre di più al reale, virtualizzando e desostanzializzando il mondo: «Ora, i paesaggi contemporanei si organizzano secondo la modalità dell’immagine e del messaggio, sono univoci. Gli elementi che li costituiscono, non essendo ancorati nello spessore concreto del sito non si combinano più nello spazio ma si oppongono ai vuoti nel tumulto della loro dissonanza»2.

Ma il prendere atto di questo scenario non deve essere un alibi per liquidare quel che rimane dell’identità dei luoghi, della loro specifica e preziosa differenzialità paesaggistica e dunque culturale e identitaria. Occorre invece rovesciare l’ottica corrente: anziché partire dalla presunta immodificabilità delle tendenze all’omologazione anche sul piano della gestione degli spazi dell’economia globale, di fronte alla quali non ci sarebbe salvezza, assumere la specificità locale come quell’insieme di simbolicità, territorialità, qualità estetiche e comunitarie che dettano i modi, la misura e i tempi della dimensione economica, in continuità con i tratti identificanti della memoria territoriale, con la singolare fisionomia simbolica del paesaggio culturale che vi si esprime. In altri termini, il perseguimento dell’«equilibrio territoriale nei suoi caratteri tipici»3 non può voler dire arrestarsi all’esistente, con la conservazione museale delle testimonianze di un passato così rapidamente travolto e poi fatto oggetto di un’impossibile riappropriazione nostalgica. Se l’architettura e l’urbanistica sono pensiero e realizzazione di forme spaziali, tra i loro compiti dovrebbe esservi anche quello di ripensare con maggior rigore e profondità la propria opera in relazione al paesaggio: volumetrie, forme, immagini, posizionamenti, arredi “urbani”, sistemazione del territorio, tracciati e aspetti della viabilità, assetto complessivo che si traduce in logica di equilibrio complessivo e in immagine estetica.

Non si tratta affatto di quella che sarcasticamente Alain Roger4 ha chiamato la “verdolatria”, un ecologismo che riesce a pensare solo le ragioni di una presunta naturalità ma che fatica a comprendere la natura profondamente “culturale” del paesaggio, l’intreccio pressoché indissolubile di “ambiente” e “uomo” che si esprime nella forma e nelle possibilità del “territorio”. Se «il Territorio dice la complessità dei modi in cui è stato compreso, praticato e vissuto da ogni collettività l’incontro con la terra e l’ordinamento territoriale, ed è un incontro molteplice che ha dato luogo a più logiche che possono anche coesistere e sovrapporsi in uno stesso spazio»5, non vuol dire che tutto possa coesistere, pena la compromissione, talora irreversibile, dell’identità culturale e simbolica dei luoghi e delle comunità che li abitano.

Al pensiero della gestione territoriale, in termini politici, amministrativi, progettuali, quel che è mancato finora è stata una rappresentazione delle differenze, delle sedimentazioni storiche e temporali, degli aspetti qualitativi, e anche di quei “colori” e di quelle “figure” che compongono, con il loro gioco di differenze, la realtà dell’insieme dei luoghi. E’ la nostra rappresentazione che deve cambiare, imparando a cogliere le differenze e le singolarità, le infinite sfumature della realtà, tutte indispensabili a comporre il volto della terra: differenze non rinserrate in sé, ma esposte, de-finite ognuna da ogni altra. L’identità si dà solo con l’alterità che traccia il mio limite, consentendomi di assurgere a figura, a forma riconoscibile, a profilo singolare e inconfondibile che deriva da una separazione e da uno stacco contrastivo da ciò che circonda. Dunque, il limite o il confine «de-finisce non come perimetro entro il quale si possa cumulare e capitalizzare il proprio; esso non chiude più di quanto non apra, è esposizione ad un’alterità che contribuisce a segnarne il tracciato»6. Nell’omologazione mondialista, invece, sono abrase le figure, e le forme vengono ridotte all’indifferenziato e all’intercambiabile, lo spazio concreto è ridotto alla sua astrazione manipolabile, in un linguaggio dell’uniformità che riflette la povertà significante di uno spazio concepito come dimensione della circolazione di persone e merci o della comunicazione di informazioni e tecnologie. Ma i luoghi perdono di sostanzialità e di identità quando sono assoggettati all’unica logica della comunicazione, sia essa quella del traffico, o quella della circolazione dei messaggi: nei due ideologemi complementari del nostro tempo, la velocità e la comunicazione -in cui propriamente non si comunica che la vuotezza di un’autoreferenzialità, la virtualità o l’ideologia del flusso comunicativo- il mondo, nei suoi possibili significati intrinseci, è soppresso nella ridda di simulacralità e di elementare in cui sempre più potentemente la tecnica moderna, con la sua logica dissolvente, lo sprofonda.

Se dunque si assume che ogni paesaggio possa essere definito una località7 culturale, la manomissione della sua identità formale e simbolica avrà come conseguenza non solo uno stravolgimento dei valori estetici, memoriali e naturalistici, ma costituirà anche una lesione del sistema di identificazione culturale, in quanto attribuzione e sottolineatura di significati simbolici tramite i quali è possibile riconoscere la coappartenenza tra una determinata forma di cultura e l’insieme geografico-ambientale in cui ha impresso il proprio stile: quello che Spengler chiamava “il paesaggio materno” di una cultura. Se ogni cultura, nascendo in un “paesaggio” e in una lingua, dunque in un universo simbolico, contrassegna in modo specifico e singolare le forme del proprio luogo naturale, così che è possibile parlare di uno “stile” del paesaggio, è evidente che l’alterazione del rapporto di equilibrio con l’ambiente o un intervento dissonante con la fisionomia del luogo (ciò che registriamo come “degrado” o “aggressione” dei valori paesaggistici), lungi dal potersi confinare nel campo marginale dell’estetica, concerne le stesse condizioni dell’identità culturale (dell’insieme e dei singoli8).

Non basta constatare che la caoticità e il disordine crescente dei luoghi producono un disorientamento percettivo, un disagio complessivo che si traduce in comportamenti patologici e devianti; occorre riconoscere che «mentre la scomparsa di un riferimento nella mappa mentale provoca disorientamento topografico (dove sono?) la sua alterazione nell’ordine formale determina una crisi di identità (chi sono?)»9. In altri termini, la possibilità stessa di sentirsi appartenenti a una civitas, a una comunità, risiede in un orizzonte riconoscibile nel quale essere in sintonia con gli ascendenti e i venturi: «in questa rassicurazione di appartenere al continuum di un ordine inestinguibile con la nostra morte individuale consiste il senso del nostro appartenere alla civitas»10. E’ questo il motivo per cui la configurazione paesaggistica di un singolo luogo o di una regione può venir modificata soltanto mantenendola coerente con l’immagine che da sempre se ne ha, con quella forma che, pur prodotta da soggetti diversi lungo il corso del tempo, perennemente incompleta, «è perfettamente e unitariamente riconoscibile e costante nel tempo»11. Non va dimenticato che la parola “cultura” ha un etimo rivelatore, il latino colere, che mostra come il senso dell’abitare sia indisgiungibile dal coltivare, l’aver cura, il venerare e l’abbellire, analogamente a quanto accade con il termine tedesco Bauen, che indica nel suo spettro semantico la profonda solidarietà del custodire e coltivare il campo, dell’erigere edifici, dell’aver cura, e dunque, in ultima istanza, dell’essere. Abitare un luogo vuol dire dunque prendersene cura attraverso i modi del costruire, del coltivare, del perpetuare i tratti identificanti del suo darsi, e anche onorare il suo carattere sacro, il suo genius loci, il che significa riconoscere che in ogni luogo c’è altro oltre all’uomo, e di più rispetto alle dimensioni visibili, la cui presenza e persistenza richiede rispetto e responsabilità.

Se ogni comunità o cultura deve poter mantenere le sue caratteristiche attraverso un senso di appartenenza ai luoghi, vorrà dire che occorrerà contemplare altri valori e altri criteri oltre a quello economico, che, se assunto nella sua assolutezza, agisce come elementarizzazione e imbarbarimento delle forme di vita, producendo innumerevoli scompensi, disagi e anche diseconomie. Da questo punto di vista il propugnare l’esclusivo valore dell’economia è il più sicuro mezzo per liquidare quello che resta delle identità regionali o locali, o per continuare a sottomettere territori dotati di storia, cultura e logiche proprie, ad altri diversi: penso, in particolare, alla soggezione delle regioni alpine al sistema economico padano, che ha privato la montagna della propria identità e della propria ricchezza tradizionale12, accentuandone la dipendenza dal mondo della pianura, piegandola all’utilizzazione da parte dell’area padana, dotata di simboli, storia, stili ed anche economia profondamente differenti. In realtà la regione alpina è un caso esemplare di area omogenea, culturalmente e paesaggisticamente, dotata di una ricca identità, orientata, più che alla pianura, in senso transfrontaliero da interne affinità che la rendono una regione composta da territori e logiche affini, ma differenziali e di principio inassimilabili alle logiche territoriali delle pianure metropolitane alle quali il disegno astratto dei confini nazionali degli stati moderni l’ha subordinata.

Occorre dunque riconoscere che identità e affinità culturali configurano le regioni e i territori secondo realtà indipendenti dalla cartografia ufficiale degli stati, come è il caso della Regio Insubrica o dell’Euregio Tirolo, con la necessità di realizzare la propria fisionomia -anche economica- in modo autonomo, appropriato, locale. Bisogna naturalmente essere consapevoli che, al contrario di quanto afferma l’ideologia della mondializzazione, «il locale è una chance, la tradizione è un orizzonte, l’identità è una conquista. Il locale è una chance, un’occasione, un’opportunità; non il simbolo di una resistenza alla modernizzazione, ma la forma normale, e quindi ogni volta moderna, di stabilire in un luogo il senso della vita collettiva, lo sfruttamento giudizioso di una dotazione di risorse e di possibilità, il modo d’uso di una specifica forma del territorio. Locale è quindi una progettualità situata»13. Del pari l’identità che vi si riconnette non è qualcosa di monolitico, perennemente uguale a se stesso, pateticamente museale, bensì un processo di identificazione che avviene anche nel confronto con altre identità culturali, preservando e affermando le rispettive specificità.
L’identità dunque, più che un’immobilità e un possesso automatico, è un ritornare presso di sé, ossia un costante e necessario ricollegarsi al proprio orizzonte culturale, ogni volta interpretandolo e rendendolo così sempre vivo e attivo, forza di trasformazione, ma anche di continuità senza la quale ogni identità sarebbe impossibile; dunque anche compito, elaborazione, cura di una dimensione senza la quale tutto non sarebbe che la barbarie regressiva e dissolvente della deculturazione, dello sradicamento, della perdita di orientamento e orizzonte.

Ma, appunto, se l’identità è innanzitutto locale, è il riconoscimento indispensabile di una “prima radice”, quel bisogno di orizzonte che altrimenti rischia di manifestarsi regressivamente, con violenza ancor più dissolvente, o come chiusura campanilistica e rétro, occorre comprendere che «ogni società locale organizza in modo unico e peculiare il suo territorio, ne rende riconoscibili le specificità in termini di relazioni di potere, appartenenze ‘primarie’, limiti e confini, uso delle risorse naturali, culture»14. Per questo, leggere fisiognomicamente il paesaggio è compiere un viaggio simultaneo nelle varie forme di azione e di significazione della cultura, in ambito naturale, storico e simbolico. Come una sorta di sismogramma molto sensibile, i luoghi registrano, spesso indelebilmente, l’ampiezza e la profondità dell’intervento umano. Essi sono “porosi” alla stratificazione di tracce, di segni, di sovvertimenti, di ripristini e di distruzioni, umani e naturali: non sono mai quei territori spogli di connotazioni che s’immagina una “pianificazione” meramente ingegneristica, sprovvista di altri criteri oltre a quello della fattibilità tecnica.
Il concetto di appropriatezza, appunto, «indica il rifiuto dell’univocità delle soluzioni tecnologiche, e quindi la tendenza a una piena e corretta valorizzazioni delle risorse locali»15, oltre che all’individuazione delle modalità locali di innovazione16. In altri termini, il paesaggio o la specificità regionale, come del resto è accaduto in passato, può trovare forme dell’economia appropriate localmente, senza essere appiattito, smembrato o devastato all’interno di logiche universalistiche e indifferenzianti: come è stato detto, «lo sviluppo locale si deve configurare come sviluppo del locale, nell’ipotesi che una situazione di ‘localismo eterodiretto’ sia una contraddizione in termini: la crescita di sistemi locali funzionale a logiche globali non si può definire sviluppo locale»17.
3. Il compito dell’identità

Concepito all’interno di questo orizzonte di pensiero, il “paesaggio” finisce di essere quell’impossibile oggetto vagheggiato dai nostalgici o osteggiato dagli innovatori. Anche la sua indubbia, ed essenziale, dimensione estetica non è più semplicemente il diletto che ne trae lo sguardo più o meno competente dell’osservatore esterno o la soddisfazione in varia misura predatoria del turismo; ritorna a essere la qualità intrinseca in cui si esprime l’alleanza con i caratteri naturali, ma anche intrinsecamente simbolici, del luogo, la sapienza dell’interazione con l’esistente: dunque l’assenza o la presenza di qualità estetica di un territorio manifesta in realtà il tipo di cultura, i suoi orientamenti, la sua vitalità e può costituire perfino un indice prognostico della sua capacità di perdurare. Si tratta evidentemente di un carattere non assimilabile a quella superficiale e falsa patina di estetizzazione perseguita dalla società contemporanea, come cosmetizzazione o fissazione museale di oasi protette o privilegiate in un panorama generalmente degradato e dissolto nella logica dello sfruttamento tecnoeconomico. In altri termini non basta qualche bella realizzazione isolata, e nemmeno è sufficiente la pur importante cura dell’abitare privato, se poi tutto attorno il cosiddetto territorio è abbandonato a se stesso o sottoposto a logiche d’uso che non può sopportare. Solo comunità realmente responsabili possono contrastare la tendenza all’anonima informità che avanza sotto le specie di una ragione economica, in realtà cieca, e della devastazione complessiva dell’ambiente naturale e storico.

Per questi motivi il tema dell’identità culturale, che si esprime attraverso la configurazione paesaggistica, richiede un pensiero del governo del territorio più avvertito di quelli normalmente messi in atto tramite una mera pianificazione economico-ingegneristica, perché entrano in gioco, e non marginalmente, aspetti non quantificabili, né monetizzabili, né calcolabili, quali le dimensioni simboliche, religiose, storiche, memoriali che identificano un luogo inteso come soggetto vivente, «dotato di identità e complessità di relazioni fra ambiente fisico, antropico e costruito»18. E’ anche per questi motivi che è inaccettabile una pianificazione proveniente dall’esterno, da un organo centrale, metropolitano o nazionale: il locale non è un che di periferico che dovrebbe venir “pianificato” dal potere centrale, con stili d’intervento comunque poco calibrati rispetto alle peculiarità territoriali; è innanzitutto una dimensione di forte simbolicità (in cui si sostanzia il senso di riconoscimento e di appartenenza) non inscrivibile, pena il suo annullamento, in codici generalistici. E’ necessario, invece, che la valorizzazione della singolarità dei luoghi accada innanzitutto con una riappropriazione simbolica, ecologica e anche produttiva da parte delle comunità, che ne potenzi le qualità intrinseche e le risorse interne anziché mortificarle o dissiparle in ossequio a modelli esterni e omologanti: è la logica pluriversa che afferma molti stili e diverse misure, ciascuna appropriata singolarmente, della realizzazione economica rispetto alla centralità e agli spazi che devono essere riconosciuti all’abitare.

Occorre ricentrare sul locale il pensiero che si traduce in progettazione territoriale: tenendo fermo che «il locale non è il periferico, ma allude alla dissoluzione della categoria stessa di perifericità», in una situazione in cui l’idea di nazione viene dissolta sia dalla globalizzazione dell’economia e dalla transnazionalizzazione dei flussi comunicativi, sia dall’emergenza ambientale, che da quel significativo ritorno di un gioco d’identità regionale plurale, dell’affermazione di orizzonti locali, che ridisegna la cartografia europea, arricchendola di figure e colori, secondo quella che è stata definita la logica del singolare-plurale, un logos del molteplice. Si riconfigura quindi anche la relazione centro-periferia, metropoli-provincia, in una nuova teoria e in pratiche diverse del locale, dal momento che «la perifericità del globale si ritrova nella dimensione territoriale: se il centro attorno al quale ruota l’esistenza di un soggetto locale è il suo stesso territorio, poiché proprio lì sono dislocati gli elementi di ricchezza riconosciuti tali da quel soggetto, le dimensioni spaziali del globale […] non possono che stare all’esterno, o ai margini, o nella periferia, delle geografie reali di esistenza dei sistemi locali»19.

Questo significa anche una radicale messa in discussione dei principi di organizzazione funzionalistica del territorio, la cui idea di zonizzazione non ha fatto che generare nonluoghi e atopie, scardinando l’ordine profondo dello spazio geografico e culturale. Occorre invece puntare alla realizzazione o al mantenimento di «luoghi singolari, abitabili, simbolicamente appropriabili, trasmissibili, sani, la cui organizzazione e coerenza spaziale percepibile su scale diverse sono il risultato di una logica simbolica e funzionale»20, con l’adozione di un paradigma “territorialista”21. Questo non può avvenire che sul terreno elettivo di spazi regionali omogenei geograficamente e culturalmente, dunque secondo un disegno territoriale basato non su astratte ripartizioni politiche o amministrative, bensì su reali affinità di carattere culturale, bioregionale, storico, linguistico.

E’ un disegno che non può trincerarsi in un’idea di chiusura intollerante, né di patetismi folcloristici e nostalgici, ma deve pensarsi nella riarticolazione territoriale e culturale, liberandosi necessariamente dalla obsoleta mappatura dei confini nazionali per essere in grado di conseguire gli obiettivi di valorizzazione e salvaguardia aperta delle differenze in un’epoca di mondializzazione: «l’appropriazione simbolica del paesaggio è una delle condizioni per la fondazione di un soggetto comunitario locale, ossia di una coscienza sociale di appartenenza a uno stesso luogo, a una stessa natura»22. Una vita comunitaria connessa ai luoghi è ciò che si cerca di costruire (o di mantenere), in un’identità leggibile nei paesaggi vissuti, e dunque inevitabilmente sempre anche trasformati, a partire dall’eredità ricevuta dal passato, sullo sfondo di una trama di società e culture che entrano in rapporto attraverso il riconoscimento delle reciproche differenze, dunque secondo un modello federalista che si costituisca in paradigma necessario di fronte all’obsolescenza delle forme tradizionali di organizzazione centralista e dell’idea di nazione come contenitore unificante e semplificante delle potenzialità di un fecondo pluriverso.

Luisa Bonesio

Insegna Estetica nell’Università di Pavia. Studiosa di estetica del paesaggio e di geofilosofia, si sta dedicando da alcuni anni all’elaborazione di un pensiero delle differenze territoriali. Tra le sue pubblicazioni più recenti: La terra invisibile (Marcos y Marcos 1993); Geofilosofia del paesaggio, Mimesis 1997 e 20012(V. recensione); Passaggi al bosco. Ernst Jünger nell’era dei Titani (con Caterina Resta, Mimesis 2000). Ha curato e postfato l’edizione italiana dei volumi di J.-L. Nancy Un pensiero finito, Marcos y Marcos 1992 e Luoghi divini e Il calcolo del poeta (Il Poligrafo 1999); di L. Klages, L’uomo e la terra (Mimesis 1999), di W. F. Otto, Lo spirito europeo e la saggezza dell’Oriente (SEB 1997); di L. Klages, L’uomo e la Terra, Mimesis 1998; di AA.VV., L’anima del paesaggio tra estetica e geografia, Mimesis 1999 e i volumi, di cui è anche coautrice, Geofilosofia (Lyasis 1996); Appartenenza e località: l’uomo e il territorio (SEB 1996); Orizzonti della geofilosofia. Terra e luoghi nell’epoca della mondializzazione (Arianna 2000) e Ernst Jünger e il pensiero del nichilismo(Herrenhaus 2001).
Ha pubblicato inoltre parti del volume inedito di scrittura Montsalvat in “Gli immediati dintorni”, “Frontiera”, “Bloc notes”, “Letteratura Tradizione”, “Hesperos” e nelle pagine culturali de “La Provincia di Sondrio”.
Ha curato la realizzazione del sito web http://www.geofilosofia.it/
Per ulteriori informazioni vedere la pagina dettagliata.
Note

1- M. Veneziani, Comunitari o liberal. La prossima alternativa?, Laterza, Roma-Bari 1999, p. 11.

2- M. Courajoud, Le paysage, c’est l’endroit où le ciel et la terre se touchent, in A. Roger (a cura di), La théorie du paysage en France (1974-1994), Champ Vallon, Seyssel 1995, pp. 150-151.

3- M. Mini, Il territorio e la sua conoscenza. Problemi e metodi, “L’ingegnere”, 6, 1979, p. 270, cui si rimanda per la definizione degli elementi che devono entrare in una corretta e completa analisi del territorio in vista della pianificazione.

4- A. Roger, Court traité du paysage, Gallimard, Paris 1997.

5- E. Fiorani, La crisi della territorialità e dell’appartenenza, in L. Bonesio (a cura di), Orizzonti della geofilosofia. Terra e luoghi nell’epoca della mondializzazione, Arianna, Bologna 2000.

6- C. Resta, Il luogo e le vie. Geografie del pensiero in Martin Heidegger, Angeli, Milano 1996, p. 101.

7- Per il concetto di “luogo”, M. Heidegger, “Costruire, abitare, pensare”, in Saggi e discorsi, tr. it. di G. Vattimo, Mursia, Milano 1976.

8- In questa ottica andrebbero indagate, più di quanto sia stato fatto finora, le sindromi depressive e suicidarie che si manifestano con particolare incidenza nelle vallate di montagna, e proprio in quelle che “godono” di un maggiore “sviluppo” economico (e che quindi sono quelle più esposte alla lacerazione del tessuto tradizionale dell’identità), come per esempio il Trentino-Alto Adige e la Valtellina. Il che mostra anche la fragile illusorietà dell’idea che la possibilità di svincolarsi dall’appartenenza territoriale, grazie, per esempio, alla telematica e allo sviluppo della comunicazione, costituisca comunque una forma di emancipazione e un’inevitabile meta del “progresso”. In realtà, la questione non può essere risolta né con un impossibile ritorno a condizioni di vita ormai cancellate, né con una cieca identificazione con le ragioni del “nuovo”. Proprio gli sviluppi della telematica potrebbero forse coniugarsi con una nuova valorizzazione dell’appartenenza, e dunque della differenza.

9- M. Romano, L’estetica della città europea, Einaudi, Torino 1993, p. 137.

10- Ibidem.

11- Ivi, p. 138.

12- Per un’analisi di questi aspetti, cfr. E. Turri, Semiologia del paesaggio italiano, Longanesi, Milano 1979 (“Il paesaggio alpino: l’irrisione e l’integrazione”): «La crisi degli ultimi decenni del mondo alpino deriva proprio da questo, da questa emarginazione che cerca di superarsi, di elidersi. E’ stata infatti una crisi di totale sottomissione al mondo esterno, crisi di sfiducia verso i valori che sostenevano i vecchi modi di produzione, demoliti, umiliati da quelli più facili […] Ed è vero, ad esempio, che là dove questi modelli -i modelli italiani- sono stati meno recepiti, come nel mondo altoatesino, una vera e propria crisi non vi è stata» (pp. 214 e 215).

13- G. Paba, Ipotesi di un’urbanistica ben temperata, in A. Magnaghi (a cura di), Il territorio dell’abitare. Lo sviluppo come alternativa strategica, Angeli, Milano 1998, p. 423.

14- M. Giusti, Locale, territorio, comunità, sviluppo. Appunti per un glossario, in A. Magnaghi, op. cit., p. 152.

15- Ivi, p. 163.

16- «Lo sviluppo locale […] non può prescindere dal controllo locale dell’innovazione: intanto per i già considerati motivi -politici- di autocontrollo delle variabili del luogo; ma poi anche perché lo sviluppo dell’innovazione nel luogo stesso della sua successiva applicazione ai processi produttivi concreti […] determina presumibilmente un contributo alla preselezione nei confronti delle variabili non appropriate (in considerazione della conoscenza puntuale e continuamente verificata della situazione -fisica, sociale, economica…- del luogo» (Ivi, p. 164).

17- Ivi, p. 161.

18- A. Magnaghi, Per una nuova carta urbanistica, in A. Magnaghi, op. cit., p. 33.

19- Ivi, p. 142.

20- P. Donadieu, Pour une conservation inventive des paysages, in A. Berque (a cura di), Cinq propositions pour une théorie du paysage, Champ Vallon, Seyssel 1994, p. 76.

21- Il che comporta una valorizzazione di »percorsi reticolari e diffusi di reidentificazione del territorio sommerso dalle funzioni della crescita che qualificano i comportamenti di quote crescenti di abitanti su temi ambientali urbani e territoriali» (A. Magnaghi, Per una nuova carta urbanistica, in A. Magnaghi, op. cit., p. 39).

22- Ibidem.

Jung, Leonardo e le immagini dell’inconscio

 

di Massimo Lanzaro

Leonardo suggeriva agli artisti del suo tempo di guardare le macchie sui muri, le venature dei marmi, le nuvole, la cenere, per scorgervi paesaggi ed animali, cose inusitate e mostruose, com’era solito fare lui stesso, abbandonandosi alla potenza evocatrice delle “cose confuse”, perché “nelle cose confuse l’ingegno si desta a nuove invenzioni”. Nel tedesco corrente gelassenheit significa “calma”, “tranquillità”. La pregnanza storica del termine ha le sue origini nella tradizione mistica (da Meister Eckhart, il mistico domenicano vissuto tra l’undicesimo e il dodicesimo secolo), in cui indicava il sich lassen, la dedizione e il completo abbandono a Dio. L’esistenzialismo ricondusse il verbo alla radice di lassen, “lasciare”, “lasciar essere”, alludendo ad un rapporto con le cose che le rispetta nel loro disvelarsi. Jung arrivò ad intendere tale abbandono come l’attingere del singolo alla forza o volontà “superiore” che è possibile scoprire attraverso la funzione trascendente. Nella weltanshaung junghiana infatti, l’abbandono insito nel geshehenlassen (“lasciar accadere”) assume una valenza-chiave: lasciare che tutto avvenga e tuttavia conservare intatta una vigilanza etica ed intellettuale sono le condizioni dell’individuazione, di una prova totale di se stessi. Da note biografiche apprendiamo che Jung maturò personalmente tale concetto in seguito ad un momento che molti conoscono: l’assenza di riferimenti. Al termine di un periodo di enorme sofferenza (1912-1919) ci rende partecipi della sua estenuante esperienza personale: “Mi sentivo letteralmente sospeso. Temevo di perdere il controllo di me stesso e di divenire preda dell’inconscio, e quale psichiatra sapevo fin troppo bene che cosa ciò volesse dire. Le tempeste si susseguivano, e, che potessi sopportarle, era solo questione di forza bruta”. Invece di riagganciarsi a idee o ad una situazione sociale, Jung decise di “lasciar accadere”, di abbandonarsi (dal francese à ban donner: mettere a disposizione di chiunque), di mettersi a disposizione delle immagini interiori che l’inconscio gli forniva. Possiamo supporre che in un simile contesto non basti scartare le resistenze e lasciar accadere, e che sia necessario un doppio ancoraggio. Da una parte la cura del corpo, la regolarità dell’attività professionale, dall’altra lo sforzo costante per obbligare le emozioni a prendere forma. “Perché altrimenti – scrive – correvo il rischio che fossero esse ad impadronirsi di me. Vivevo in uno stato di continua tensione, e spesso mi sentivo come se mi cadessero addosso enormi macigni. Dopo sei anni al limite della dissociazione, cominciarono a presentarsi forme nuove”. Jung le dipinse senza sapere che cosa fossero. Notò che l’oscurità interiore si dissipava e che si stabiliva da sé una solidità: “Quando cominciai a disegnare i mandala vidi che tutto, tutte le strade che avevo seguito, tutti i passi intrapresi, riportavano ad un solo punto, cioè nel mezzo. Mi fu sempre più chiaro che il mandala è il centro (…). Cominciai a capire che lo scopo dello sviluppo psichico è il Sé”. E nel passaggio dalla pittura all’idea si creò lo spazio che gli consentì l’elaborazione. Jung considerò il simbolismo del mandala come una fenomenologia del Sè e definirà l’archetipo del Sè come la totalità della psiche, l’integrazione compiuta tra conscio e inconscio, quello stato psichico che scaturisce dal superamento della dissociazione, dei poli conflittuali, il centro. Quindi, alcuni anni dopo chiamò funzione trascendente la cooperazione tra dati consci e dati inconsci, di immagini ed idee, al fine dell’integrazione di contenuti precedentemente non noti. Probabilmente anche basandosi sulle esperienze personali descritte postulò che le strade per conoscere l’inconscio fossero sostanzialmente due: una procede nella direzione della raffigurazione (la cui manifestazione più immediata è l’attività onirica e quelle più “mediate”, se così si può dire, sono, nella psicologia analitica, l’immaginazione attiva e la sandplay), l’altra della comprensione. Ed affermò: “Le due strade sembrano essere l’una il principio regolatore dell’altra, entrambe sono legate da un rapporto di compensazione. La raffigurazione estetica ha bisogno della comprensione del significato, e la comprensione ha bisogno della figurazione estetica”. Le due tendenze s’integrano in quella che appunto denominò funzione trascendente. Piace a questo punto ricordare l’esortazione di Hillman sul “fare anima”, cioè: “fare anima attraverso l’immaginazione delle parole”. Bisogna notare che la capacità di abbandonarsi consapevolmente alle proprie immagini interiori, in una condizione di sospensione della quotidianità, non è solo foriera di insight rispetto agli strati profondi della psiche. Tale stato di liminalità è, infatti, anche fonte di intuizioni ed ispirazioni che consentono di allentare la struttura normativa personale e sociale, di affrontare gli ostacoli incontrati dalla mente conscia, e talora di superarli col sorgere di modelli e simboli nuovi. Riflettendoci, è strano che le origini oniriche del pensiero moderno non siano altro che una nota in calce alla storia: mentre le idee più utili di Cartesio furono accolte a braccia aperte, la reazione alla loro origine fu violentemente negativa. Cartesio stesso fece notare la profonda importanza sia delle sue immagini oniriche, sia dei suoi calcoli e operazioni logiche per costruire il suo metodo. Ma pochi dei suoi contemporanei vollero accettare l’anomalia della conoscenza fondata sul sogno e, di conseguenza, sulle immagini. La conoscenza degli archetipi della mente (i mandala dipinti da Jung e quelli della tradizione alchemica ed orientale raffigurano l’archetipo del Sé) è in effetti difficile a chi crede nella sola forza denotativa delle parole: una definizione solitamente indica il punto di intersezione di una tassonomia, mentre un archetipo è ciò che proietta la tassonomia stessa. Il logos dell’anima predilige il linguaggio immaginale dell’intuizione e dell’evocazione, così come si manifesta nella durata di una psicoterapia analitica. L’individuazione degli archetipi è più agevole quando una parte della psiche si traspone in simboli e, in definitiva, in immagini, come avviene normalmente in sogno. Di tale trasposizione è inoltre capace il poeta, il pittore, lo scultore, un mimo sacro, o il danzatore che traccia spirali attorno al cuore, mostrando la vita che ne procede come un filo dal gomitolo…

Dr Max Lanzaro is an Italian Psychiatrist currently based in London, Verona and Naples;  he has worked as a Consultant in Italy (Naples, Milan) and in the UK (London, Exeter)

Bibliografia

C.G. Jung. La vita simbolica. Biblioteca Bollati Boringhieri, 1993.
E.G. Humbert. L’uomo alle prese con l’inconscio. La Biblioteca di Vivarium, 1998.
Reale B. Le macchie di Leonardo. Moretti & Vitali, 1998.

Giordano Bruno e la magia… la notte romana

Carissimi amici, ringraziando la gentilezza di Stefano M. Pantano, ecco il video della serata romana. C’è qualche testa disturbatrice ma l’audio è perfetto ed è quello che conta…
Grazie ancora  Stefano

cliccate qui:
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“Giordano Bruno e la Magia”, questa sera a Roma

Carissimi,
vi informo che questa sera, alle ore 21, a Roma, presso la Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Barberini, via delle Quattro Fontane, 13, terrò la conferenza su “Giordano Bruno e la Magia”. L’evento si svolge nell’ambito della manifestazione “Notte nei Musei a Roma”. Per informazioni telefonare a: 366 2227696 – 329 4287192. Vi aspetto!

Gabriele

Conferenza su Anima a Viterbo

Carissimi, questa sera, a Viterbo, alle 21,30, parlerò dell’Anima al Gran Caffé Schenardi, in Corso Italia. Vi aspetto!

Gabriele

Anima Animae 23

Carissime e carissimi,

nuovo appuntamento con Anima Animae, la mia trasmissione in onda su Cinquestelle tv tutti i giorni alle ore 20:45 circa tranne il martedì. Vi ringraziamo per la partecipazione che ci mostrate con la quantità e la qualità delle opere che ci state spedendo alla redazione di Cinquestelle TV. Spediteci, è importante, insieme alle vostre opere una liberatoria che ci autorizzi a presentarle a titolo gratuito. In questa puntata leggeremo alcuni versi della raccolta di poesie “Se la polvere non germoglia” di  Nicolò Sorriga e presenteremo la raccolta di saggi “Scuola e televisione: il declino dell’Italia” di  Angelo Conforti. Continueremo, poi, il percorso nelle pagine di Ginette Paris e del suo “La rinascita di Afrodite”, ed. Moretti & Vitali. Buona domenica!

CONTATTI

Indirizzo: Anima Animae – Cinquestelle Tv, via Alberto Cadlolo, 90 – 00136 – Roma

Anima Animae 20

Gentili amiche e gentili amici,

nuovo appuntamento con Anima Animae, la mia trasmissione in onda su Cinquestelle tv tutti i giorni alle ore 20:45 circa tranne il martedì. Abbiamo ricevuto moltissime vostre opere, di cui parleremo, insieme, nel corso delle puntate. In questa presenteremo la raccolta di poesie “Se la polvere non germoglia” di  Nicolò Sorriga, il saggio Dal divano a Fronesi” e “L’onorevole e altri racconti” di Salvo Geraci,  e, la raccolta di poesie “Diari e Sentieri” di Nunzio Granato.

Per finire sfoglieremo ancora qualche pagina, sempre più trasgressiva, di “Lo spirito del sesso” di Thomas Moore, ed. Sonzogno. Buona giornata!

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Anima Animae 15

Nuova puntata di Anima Animae. Vi invito a scriverci, a mandarci le vostre opere, i vostri libri, perché solo così ne potremo parlare, insieme, in trasmissione.  È importante, mi raccomando.

Il testo di questo appuntamento è di Augusto Romano e Gian Piero Quaglino, “Nel giardino di Jung”, Raffaello Cortina Editore. I due autori, partendo da illuminanti citazioni junghiane, ci accompagneranno con le loro digressioni in un cammino di ricerca psichica, che spinge il lettore stesso a indagare possibili e personali nessi profondi con la propria vita.

Anima Animae è  in onda su Cinquestelle tv tutti i giorni, alle ore 20:45 circa, tranne il martedì.

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Anima Animae 14

Mie care e cari,
siamo giunti, insieme, al giorno dei Magi.

In questa puntata di Anima Animae leggeremo alcuni passi di “Apollineo e dionisiaco”, ed. Adelphi, di Giorgio Colli, opera giovanile, al tempo stesso intensa e ispirata.
Passeremo poi agli “aneddoti” e alla “storie” feline raccontate da Ada Pavan Russo in “Sua maestà il gatto”, ed. Mermaid. Un abbraccio!

Anima Animae è  in onda su Cinquestelle tv tutti i giorni, alle ore 20:45 circa, tranne il martedì.

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Anima Animae 13

Nuovo appuntamento di Anima Animae, la mia trasmissione in onda su Cinquestelle tv tutti i giorni alle ore 20:45 circa tranne il martedì. Come sapete,  spesso, ri-presento e mi soffermo nelle mie trasmissioni su alcuni testi, come, in questo caso, su “Riflessi dell’Anima – Agenda 2011”, ed. Self-Realization Fellowship. Immagini di grande intensità emotiva accompagnate da pensieri e folgorazioni di Paramahansa Yogananda, straordinario “sapiente” che rappresenta un ponte tra cultura orientale e occidentale, trovando, in profondità, connessioni con lo stesso Carl Gustav Jung. Adoro mostrare i punti di contatto tra i “GRANDI”, separati magari da continenti, secoli o millenni o da culture lontanissime, perché questo dimostra che esiste un’Anima Universale attraverso cui questi si “parlano”. Sarà proprio Giorgio Colli, per mezzo del suo “Apollineo e dionisiaco”, ed. Adelphi, a “conversare” con Yogananda.

Buona giornata!

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Anima Animae 12

Amiche e amici,

in questa puntata di Anima Animae, la mia trasmissione in onda su Cinquestelle tv tutti i giorni alle ore 20:45 circa tranne il martedì, sfoglieremo i baluginii di un’agenda settimanale straordinaria, che può a tutti gli effetti essere considerata un libro. Si tratta di “Riflessi dell’Anima – Agenda 2011”, ed. Self-Realization Fellowship, uno scrigno di sorprendenti e universali riflessioni di Paramahansa Yogananda, uno dei più grandi maestri spirituali dei nostri tempi, abbinate a delle meravigliose  immagini di grandi fotografi. Un’opera che permette di potersi “fermare”, magari solo per un attimo, nella nostra quotidianità e poter colloquiare con Psiche.

Anima Animae 10

Eccoci al nostro decimo incontro con una nuova puntata di Anima Animae, la mia trasmissione in onda su Cinquestelle tv tutti i giorni alle ore 20:45 circa tranne il martedì. Proseguiamo la “discesa” nelle pagine di “Lo spirito del sesso” di Thomas Moore, ed. Sonzogno. In questa trasmissione offronteremo la “portata” psicologica del masochismo e del sadismo, e Moore ne chiarirà, con la sua straordinaria scrittura, il significato, come sempre, dal punto di vista di Anima, e offrendo la possibilità di accedere al giusto, equilibrato e creativo rapporto con la nostra sensualità e sessualità.

Anima Animae 6

Carissimi amici,

siamo giunti al nostro sesto appuntamento con Anima Animae, la mia nuova trasmissione in onda su Cinquestelle tv tutti i giorni alle ore 20:45 circa tranne il martedì. In questa puntata affronteremo il contenuto profondo di alcuni passi tratti da Coltivare l’anima” di Luigi Zoja, ed. Moretti & Vitali, un libro che, attraversando sia il mondo classico sia la società moderna, risulta irrinunciabile per chiunque voglia avvicinarsi in modo completo a Psiche.

Anima Animae 5

Gentili amici,

in questa puntata di “Anima Animae”, la mia trasmissione in onda tutti i giorni, tranne il martedì, su Cinquestelle tv, ci lasciamo avvolgere da “Il satiro e la luna blu” di Carla Stroppa, una delle psicoanaliste più significative degli ultimi anni. Il libro si propone come una vera e propria “narrazione”, appassionata e coinvolgente, verso “il cuore visionario dell’immaginazione”.

Un abbraccio!

Anima Animae 4

Amici cari,

il libro della quarta puntata di “Anima Animae”, la mia nuova trasmissione dedicata ai libri e all’Interiorità in onda tutti i giorni, tranne il martedì, su Cinquestelle tv, è “Le lacrime della giraffa” di Alexander McCall Smith, ed. TEA. È un thriller-giallo completamente fuori dagli schemi del genere, scritto con grande leggerezza e soavità, che si colma dei colori e delle atmosfere dell’Africa e nel quale le “vicende” di Precious Ramotswe si trasmutano in veri percorsi filosofici di grande profondità.

Anima Animae 3

Gentili viaggiatori,

condivido oggi la terza puntata di “Anima Animae”, la mia nuova trasmissione dedicata ai libri e all’Interiorità in onda tutti i giorni, tranne il martedì, su Cinquestelle tv. In questa puntata passeggeremo in quel “cortile” di meditazioni e memorie, dal denso spessore psichico, costruito da Thomas Moore in “Nel chiostro del mondo. Pensieri per la vita quotidiana”, ed. Moretti & Vitali. Ripercorrendo la sua giovanile esperienza monastica, lo psicoanalista junghiano offre singoli momenti della vita di un monaco filtrando profonde e immediate riflessioni che aiutano a  ri-trovare «il sacro là dove avevamo immaginato soltanto secolarità». A presto!

Anima Animae 1

Carissimi amici,

finalmente ho la possibilità di condividere le puntate della mia trasmissione Anima Animae, in onda su Cinquestelle tv tutti i giorni alle ore 20:45 circa tranne il martedì, quando sono in diretta nella trasmissione Come state?”. Questa, che è la prima puntata, è dedicata a La morte e gli addii” di Luisa Colli, ed. Moretti & Vitali, 1999. Un testo veramente “ispirato” e attraversando le sue pagine affronteremo il tema della sofferenza, del dolore, della perdita e della morte da un punto di vista simbolico.

Buona giornata!

Il canto di Saffo

Carissimi, nella splendida cornice del Museo Minguzzi, in via Palermo 11 A  Milano,
Venerdì 17 Dicembre 2010, ore 21, verrà presentato il volume di Gabriella Cinti:
“Il canto di Saffo. Musicalità e pensiero mitico nei lirici greci” – Moretti e Vitali editore.

Interverranno i critici: Vincenzo Guarracino, Franco Manzoni, Giovanni Schiavo Campo.
E’ presente l’autrice, Gabriella Cinti.
Segue dibattito.
Ingresso libero

Il 25 a Roma: variazione

Lunedì 25 ottobre 2010 alle ore 18:00 a Roma
presso la Sala Crociera
in Via del Collegio Romano, 27
avrà luogo una conversazione
sul tema
Dialoghi tra Afrodite ed Eros
Intervengono
il Direttore della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’arte
Maria Concetta Petrollo Pagliarani
e gli ospiti de La Compagnia circolare
Carlo Prinzhofer, Marco Ancora, Egidio Senatore,
Paolo Andreocci, Graziana Petriconi, Lorenza Petriconi,
Maria Vittoria Tolazzi, Rosario Galli
conduce
Gabriele La Porta
regia di
Erina Roman

In un happening improvvisato, che prevede la presenza contemporanea di un
conduttore, Gabriele La Porta, di 8 ospiti, provenienti da La Compagnia Circolare,
e di un pubblico interessato, si affronterà il tema dei Dialoghi tra Afrodite ed Eros.
La discussione prenderà l’avvio dalla lettura delle liriche di alcuni poeti universali:
Merini, Saffo, Ibn’Al Farid, Ikmet. Gli interventi del pubblico, brevi e casuali,
insieme ai commenti degli ospiti, che affiancano il conduttore anche nella lettura
dei versi, faranno emergere argomenti e riflessioni legati alla filosofia ermetica o
alla riflessione colta in genere ed avranno una “dose calibrata di teatralità”,
in relazione all’atmosfera che si riuscirà a costruire. La formula prevede che gli ospiti
si dispongano a semicerchio intorno al conduttore, come a voler simboleggiare
un salotto privato, composto da persone che si confrontano, partendo ognuno
dalla propria esperienza personale. La manifestazione si ispira alle note
trasmissioni televisive “Psiche”, “Anima” e “Ti presento Sophia”, di
grandissimo successo mediatico, che hanno introdotto per tanti anni il grande
pubblico alla poesia e alla filosofia, diffondendo la cultura della parola e del pensiero
e affermandosi tra i più importanti programmi divulgativi degli ultimi anni.

Oggi, alle ore 18.00, inconscio e magia ritorna a Roma (non in tv ma in mezzo a voi)

Carissimi, con tutto il mio gruppo di Inconscio e Magia, daremo vita alla rappresentazione Dialoghi fra Afrodite ed Eros.
La performance sarà identica a quella televisiva ma, al posto delle telecamere, ci sarà direttamente il pubblico.
Questo avverrà oggi pomeriggio alle ore 18, presso la biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea (secondo piano).

DIALOGHI FRA AFRODITE ED EROS

OGGI, 10 GIUGNO, ORE 18

PRESSO LA BIBLIOTECA DI STORIA MODERNA E CONTEMPORANEA
PALAZZO MATTEI – VIA CAETANI (ad. PIAZZETTA MATTEI)

Eos e Titone – Vi aspetto, a Roma, giovedì 3 giugno 2010, ore 19, al Teatro degli Archi, Via Taro 33/a

Amici miei, siete tutti invitati alla presentazione ufficiale del romanzo di Paolo Andreocci “Eos e Titone”, che avrà luogo Giovedì 3 giugno 2010, ore 19, al Teatro degli Archi, Via Taro 33/a, 00199, Roma, grazie all’ospitalità dell’Associazione Culturale MUSENCANTE di Ernesta Galeoni. Non sarà la solita presentazione, ma uno Show Culturale. Gabriele La Porta e la Compagnia Circolare parleranno di Eos e Titone e dell’Amore in tutte le sue forme.
Letture di Gianni De Lellis e  di Ernesta Galeoni, una mostra di selezionatissime opere dedicate all’Amore e… tante altre sorprese.

“Comunicazione e Relazioni Interpersonali”

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI SIENA
PROGETTO CO.R.EM.

Sono aperte le iscrizioni alla X edizione del
Corso di Perfezionamento

COMUNICAZIONE E RELAZIONI INTERPERSONALI

SVILUPPARE L’INTELLIGENZA EMOTIVA E LA CONSAPEVOLEZZA DI SÉ E DELL’ALTRO


Direttore:  Prof. Enrico Cheli  – Condirettore: Prof. Gabriele La Porta

Il corso avrà inizio il 22 Maggio 2010 e si svolgerà ad Arezzo. Sarà articolato in 6 weekend a cadenza mensile (esclusi luglio e agosto) per complessive 100 ore.

Il corso – primo su questi temi nelle università italiane – si propone di contribuire alla promozione di una cultura delle relazioni, della comunicazione, delle emozioni e della gestione costruttiva dei conflitti fornendo strumenti teorico-pratici di assoluta avanguardia a tutti coloro che – per lavoro o interesse personale – desiderano migliorare le proprie conoscenze e competenze in materia.

E’ ammessa la partecipazione anche di non laureati cui verrà rilasciato un attestato di Aggiornamento.

La scadenza per l’iscrizione è il 3 maggio 2010 .

Questo Corso è inoltre propedeutico al MASTER  in Counseling e Formazione Relazionale

Per Informazioni: E-mail: corem@unisi.it Sito web: http://www.corem.unisi.itTel. 0575-926379

Per scaricare il bando e la domanda di iscrizione il sito è: http://www.corem.unisi.it/didattica

“ANIMA ANIMAE”

Carissime e carissimi, sabato 13 marzo alle ore 16:00 sarò alla Pieve di San Michele, via Rocca di Cerbaia 3, Montecuccoli (Barberino del Mugello), ospite, in questo luogo d’incanto, di due miei cari amici, Gianluca e Antonietta, dove approfondirò il tema di ANIMA ANIMAE (Anima dell’Anima). L’incontro è aperto a tutti e ovviamente gratuito. Vi auguro una felice settimana. A presto!