Come funziona il male

Shakespeare o Dostoevskij, pensavo io, illuminano i labirinti morali fino ai loro ultimi meandri, dimostrano che l’amore è in grado di condurre all’assassinio o al suicidio e riescono a farci provare compassione per psicopatici e malvagi; è loro dovere, pensavo io, perché il dovere dell’arte (o del pensiero) consiste nel mostrarci la complessità dell’esistenza al fine di renderci più complessi, nell’analizzare come funziona il male, per poterlo evitare, e perfino il bene, forse per poterlo imparare.”

Javier Cercas

Il valore salvifico della cultura

La cultura permette di distinguere tra bene e male, di giudicare chi ci governa. La cultura salva”.

Claudio Abbado

L’esperienza del male

L’esperienza del male porta a una conoscenza più precisa del Bene in quegli individui nei quali la potenza è troppo debole per poter conoscere il male con pura scienza ancor prima di averlo provato”.

Plotino

Ai poeti giovani

Noi dunque conosciamo che la rosa è una rosa,
la parola una cosa, il dolore un discorso,
che la voce più sola accorda molte grida,
che ogni cuore ricorda quante anime ha percorso.

Ma stretti all’ignoranza, al pianto e alla vendetta
impotente crediamo che il male in bene torni…
Il vero è altrove: e aspetta d’essere amato, viene
e va, come il mattino che per noi prega il giorno.

Franco Fortini

Far bene

Si dovrebbe pensare più a far bene che a stare bene: e così si finirebbe anche a star meglio.

Alessandro Manzoni

Ognuno può essere grande

Ognuno può essere grande… perché ognuno può servire. Non è necessario avere una laurea per servire. Non è necessario concordare soggetto e verbo per servire. E’ necessario solamente un cuore pieno di grazia. Un’anima generata dall’amore. (M. L. King)

Mai!

Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rimangano in silenzio.
(Edmund Burke)

Bellissima

Ogni uomo è colpevole di tutto il bene che non ha fatto.
(Voltaire)

I giusti

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che premedita un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

Jorge Luis Borge

La mia malinconia

La mia malinconia è tanta e tale,
ch’i’ non discredo che, s’egli ‘l sapesse
un che mi fosse nemico mortale,
che di me di pietade non piangesse.

Quella, per cu’ m’aven, poco ne cale;
che mi potrebbe, sed ella volesse,
guarir ‘n un punto di tutto ‘l mie male,
sed ella pur: -i’ t’odio- mi dicesse.

Ma quest’è la risposta c’ho da lei;
ched ella non mi vol né male né bene,
e ched i’ vad’a far li fatti miei;

ch’ella non cura s’i’ ho gioi’ o pene,
men ch’una paglia che le va tra’ piei:
mal grado n’abbi Amor, ch’a le’ mi diene.

Cecco Angiolieri

Il bene e il male

“Non dobbiamo più soggiacere a nulla, nemmeno al bene. Un cosiddetto bene, al quale si soccombe, perde il carattere etico. Non che diventi cattivo in sé, ma è il fatto di esserne succubi che può avere cattive conseguenze. Ogni forma di intossicazione è un male, non importa se si tratti di alcol o morfina o idealismo.
Dobbiamo guardarci dal considerare il male e il bene come due opposti.”

Carl Gustav Jung

Il male senza voce

Il male senza voce
Prese a prestito il linguaggio del bene
E lo ridusse a mero rumore.

Wystan Hugh Auden

Il Bene

“Il pensiero è questo: muoversi verso il Bene e desiderarlo”.

Plotino

Il Bene

“Alle persone basta apparire belle, anche se non lo siano; il Bene, però, esse vogliono possederlo non solo nell’apparenza”.

Plotino

Buona domenica a tutti!

Bene e male

“Si affretti l’uomo verso il bene, custodisca la mente dal male. Di chi fa il bene fiaccamente, la mente si delizia nel male”.

“Se qualcuno commette un male, non lo faccia di nuovo e di nuovo, non consenta ulteriorermente al male. Il Dolore è cumulo di peccato”.

Buddha

L’Uno e il Bene

« L’Uno non può essere una di quelle cose alle quali è anteriore: perciò non potrai chiamarlo Intelligenza. E nemmeno lo chiamerai Bene, se Bene voglia significare una tra le cose. Ma se Bene indica Colui che è prima di tutte le cose, lo si chiami pure così. »

Plotino

Felicità e bontà

Cari amici e care amiche,
vi propongo un riflessione di Oscar Wilde. Che ne pensate? Aspetto le vostre considerazioni:

Quando siamo felici siamo sempre buoni, ma quando siamo buoni non sempre siamo felici.

Oscar Wilde, “Il ritratto di Dorian Gray”, in “Oscar Wilde. Opere”, I Meridiani Collezione, Mondadori, 2005

Il Male

Molto di quello che chiamiamo Male… può spesso essere convertito in bene modificando semplicemente la nostra intima sofferta attitudine da una di paura a una di lotta.

William James

Bene

Si affretti l’uomo verso il bene, custodisca la mente dal male. Di chi fa il bene fiaccamente, la mente si delizia nel male.

Buddha

Mentalità inflessibile

Creatrice delle categorie forti e nette, la nostra mentalità contrapporrà in modo sempre più inconciliabile il bene al male, la vita alla morte, la coscienza all’inconscio, la scienza alla superstizione, la verità alla menzogna.

Luigi Zoja

Morale

È noto quel che esigo dai filosofi, porsi cioé, al di là del bene e del male – avere sotto di sè l’illusione del giudizio morale. Questa esigenza consegue a una idea che è stata formulata per la prima volta: che non esistono per nulla fatti morali. Il giudizio morale ha in comune con quello religioso la credenza in realtà che non lo sono. La morale è soltanto una interpretazione di determinati fenomeni, o per parlare con maggior precisione, una falsa interpretazione. Al pari di quello religioso, il giudizio morale appartiene a un grado di ignoranza al quale manca ancora il concetto stesso del reale, la distinzione del reale e dell’immanginario: cosicché, a un tal grado, verità designa semplicemente cose che noi oggi chiamiamo chimere […] In tutti i tempi si è voluto migliorare gli uomini: soprattutto a questo si è dato il nome di morale. Ma sotto la stessa parola sta nascosta la massima diversità di tendenze. Sia l’addomesticamento della bestia uomo, che l’allevamento di un certo genere di umanità, sono stati detti miglioramento: solo questi termini zoologici esprimono realtà – certo, realtà di cui il tipico miglioratore, il prete, non sa nulla – non vuole sapere nulla… Chiamare miglioramento l’addomesticamento di un animale è quasi facezia per le nostre orecchie. Chi sa che cosa avviene nei serragli, dubita che quivi la bestia venga migliorata. Essa viene infiacchita, viene resa meno nociva, diventa, grazie al dolore, alle ferite, alla fame, una bestia malaticcia.

Friedrich Wilhelm Nietzsche

Ritorno all’antica natura

 Riferendomi a tutti gli uomini e a tutte le donne dico che la nostra razza sarebbe felice se ciascuno di noi conducesse l’amore al suo fine e ritrovasse il suo amato, ritornando, così all’antica natura. E se questo è il bene più grande, è necessario che dei beni presenti il più grande sia il bene che a quello più si avvicina. E tale bene consiste nell’incontrare un amato che abbia un animo che corrisponda al nostro.

Platone

Ti prego

Quando mi dai la tua piccola mano
Che tante cose mai dette esprime
Ti ho forse chiesto una sola volta
Se mi vuoi bene?

Non è il tuo amore che voglio
Voglio soltanto saperti vicina
E che muta e silenziosa
Di tanto in tanto, mi tenda la tua mano.

Hermann Hesse

L’amore è il tutto

L’amore è un concetto estensibile che va dal cielo all’inferno, riunisce in sé il bene e il male, il sublime e l’infinito.

Carl Gustav Jung

Cos’è la vita?

Cos’è la vita? Follia. Cos’è la vita? Un’illusione, un’ombra, una finzione, e anche il bene più grande ha poco valore, perché la vita è un sogno…

Pedro Calderòn de la Barca

Il bene per sempre

L’Amore è il desiderio di possedere il Bene per sempre.

Platone

Bene e male

…Male è tutto ciò che divide, che blocca o cerca di bloccare il flusso, mentre Bene è ciò che unifica, che scorre nel grande flusso della vita e della storia, con la coscienza di essere nulla più che una fragile fibra dell’universo

Giuliano Boaretto e Giorgio Galli

L’esercito silenzioso

Caro Gabriele, ecco alcune delle foto scattate al “gattaro”. Anche se abbiamo parlato tante volte, io e lui, il suo nome mi sfugge costantemente e sembra voler ribadire, in tal modo, la sua non appartenenza a questo mondo frettoloso e indifferente.
Lui appartiene ad un mondo fatto di intuizioni, premonizioni che corrono sul filo degli odori e nessuno ha mai pensato che accanto alla chiaroudienza e alla chiaroveggenza possa esistere un’altra forma di dialogo sovrasensibile.
Il “gattaro” è alto poco più di un metro, minuto, vestito sempre con abiti rattoppati alla buona. Lo vedo sbucare a sera da qualche vicoletto, con la sua bici carica di buste contenenti il mangiare per i gatti. Un impegno che porta avanti da anni. Quando a sera si incontra con il “suo” piccolo popolo, il suo volto acquista una particolare nobiltà e la sua solitudine è ripagata appieno dalle effusioni di quegli animali selvatici dalla “grazia scontrosa” che difficilmente si avvicinano agli altri personaggi delle nostre strade.
Sappiamo il numero delle guerre che oggi si combattono nel mondo, il numero di quanti ogni giorno muoiono di fame, ma non conosciamo il numero dell’esercito silenzioso che ogni giorno si occupa degli altri. Volontari, gattari o anziani che con le mani tremanti distribuiscono mangime per i piccioni.
Anche loro, per dirla con le parole di Borges, stanno salvando il mondo.

Nicola

Chiedo “scusa” a Nicola ed a voi tutti per la qualità delle fotografie ma, non avendo lo scanner, ho dovuto rifotografarle con il cellulare.
Gabriele

Conoscenza del Bene e del Male

Per applicare il Bene ed impedire il Male bisogna saper l’uno e l’altro. Ogni rosa, dice il filosofo, è circondata di spine e ogni Bene di Male, così ti opporrai con la conoscenza di quest’arte sempre al Male per impedire che, il Bene, venga sopraffatto. S’intende, per BENE, tutto ciò che avvia il nostro simile e noi stessi e, noi stessi, secondo la finalità delle cause Prime e della MENTE DIVINA. Bene è l’altruismo. Bene è l’amore del proprio simile e di tutte le creature perfettibili. Bene è Dio, l’universo e l’umanità. Tutto ciò che è separazione è MALE. Male è l’egoismo che separa il Fratello dal Fratello, che impone la volontà del perverso al Buono, che distrugge le buone opere e le buone azioni. L’uomo di BENE deve aver sempre il cuore spoglio dalle basse e vili passioni umane – essere mondo dell’odio – avere l’occhio senza invidia – la bocca senza malvagità – la mente senza menzogna. Se questo pratichi, Dio è con te, l’albero della verità ti porge i suoi rami o tu mangerai i suoi frutti e perfezionerai te stesso – se così non sei preparato, ogni frutto dell’albero della scienza sarà velenoso  e amaro e tu gitterai tante lagrime  per quanto maggiore è il tuo ardimento e se insisti avrai firmata la tua eterna condanna nella eterna dissoluzione di spirito e carne. Bada inoltre a non credere che il Bene sia sempre ciò che piace ai sensi – spesso il Bene è il Dolore e l’azione benefica è un martirio come la redenzione è uno spasimo infinito. Prima di procedere oltre, studia queste parole dei libri sacri occulti e impara a soffrire se vuoi godere e a godere delle sofferenze se vuoi innalzarti a Dio. Questa è la Fonte di Verità.

Giuliano Kremmerz, Istruzioni Magiche ai Praticanti della Fratellanza Tm + di Miriam

“Dare il Buono di Noi”

Amici squisiti e dolci, oggi vi dono una delle ultime riflessioni di Marina. Commentiamola nel Bene.

Vorrei dire a Fortunato e al Professore che integrare l’oscurità nella luce è sicuramente un giusto “cammino”: Tuttavia, per quel che vale la mia esperienza, questo “salto nel buio” non è privo di pericoli: Interiorità di Anima, almeno per me, non è tutta rosa e fiori ed occorre essere forti per guardare…e non ultimo “resistenti”.
Personalmente, non conosco una persona sensibile e consapevole che non sia anche inquieta e tormentata…e malinconica e diffidente; naturalmente, le eccezioni ci sono per confermare la regola e dare una speranza.
Insomma, scava scava, si finisce per perdere un po’ di sana innocenza e, magari, ciò consente di porgere meno il fianco ai “colpi”…però, però, non lo so.
A volte, nel quotidiano, vorrei poter dire d’essermi sbagliata, d’avere sbagliato, per poter fare qualcosa, per poter cambiare qualcosa…e, invece, solo equivoci e muri di difesa e…sogni che si mischiano ai ricordi, perché la memoria è dura a morire e la psiche aggiusta aiutata dal tempo e dalla “temperanza”…così, alla fine, mi auto-convinco d’essere io nell’errore, per forza: io non posso perdere la speranza e voglio, assolutamente, continuare a guardare il mondo attraverso uno schermo rosa dietro il quale tante stelline possano rivelarmi l’esistenza della “brillantanza, anche dove non c’è.

Vi lascio come augurio di Natale questa poesia:

DAI IL MEGLIO DI TE

L’uomo è irragionevole, illogico, egocentrico
NON IMPORTA, AMALO
Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici
NON IMPORTA, FA’ IL BENE
Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici
NON IMPORTA, REALIZZALI
Il bene che fai verrà domani dimenticato
NON IMPORTA, FA’ IL BENE
L’onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile
NON IMPORTA, SII FRANCO E ONESTO
(MADRE TERESA DI CALCUTTA)

Marinariannachiara

Energia mutabile

Giuseppe Conte (1945), poeta contemporaneo tra i più pregiati e apprezzati, ci pone dinnanzi ad un eterno dilemma: amore guidato, forse, dal naturale desiderio di “possesso” per l’altro oppure dal “dono” (agape) verso chi amiamo? Questi sono i versi che apriranno la mia trasmissione “Inconscio e Magia – Psiche”  in onda questa notte su Rai 2 verso le 2:20 circa.

Attendo ogni vostra emozione… Buona domenica a tutti voi!

Energia mutabile

L’amore vero, tu lo sai, è volere
la gioia di chi non ci appartiene
è questo uscire, traboccare
da se stessi, come il sangue dalle vene
per un taglio, è l’irrinunciabile,
amore energia mutabile eterno bene.

Riconoscere il Bene

Sono felice di mettere come post di oggi quanto mi (ci) ha scritto Calliope. È una ghirlanda di fiori di tenerezza.

Eccomieccomi ^_^
la quotidianità mi assorbe però credo che la quotidianità sia una grande bella scuola per apprendere come per esempio accade nel condominio di Marina (definirlo crazy cara amica mia è un termine soft

Prof…devo apertamente dire una cosa…

io in quel condominio ci sono stata.
Ma cosa bella assai e di cui sono felicissima è che sono stata ospitata dall’unica persona normale di quell’abitato…Marina Morelli.

Dopo tempo che ci sentivamo, si è presentata l’occasione (anzi l’ho proprio voluta fortemente) ed abbiamo deciso di incontrarci.
Una dea ed una musa che si incontrano, passeggiano, prendono il the insieme e parlano come se si conoscessero da chissà quanto tempo.
Un clima che non saprei come definire…
puro, semplice, sereno, fool, dove Arianna e Chiara vivono con la mamma in quest’atmosfera da universo parallelo, in un mondo che non conosciamo e che non siamo abituati a vivere.
E non parlo di diversità ma di Bene.
Dove ricevere una carezza è la cosa più naturale del mondo e le parole gentili sorgono spontanee..
io e mio figlio siamo venuti a contatto con persone speciali e definirle diverse è fuori luogo…
tutti siamo diversi da tutti ma non in tutti c’è quella specialità che colpisce…ed a volte affonda.
Arianna è di una dolcezza e di una sensibilità che spiazza, ordinata, disponibile ed intelligente nell’avere la capacità di non sprecare niente, neanche il tempo.
Le racconto questa…
eravamo in cucina e mentre aiutavo Marina a pulire la fagiolina per lessarla…Arianna mi guarda…Marina capisce che vuole aiutarmi e così mi aiuta..
io pulivo i fagiolini ad uno ad uno…
lei invece ne allinea qualcuno sul tagliere e con un colpetto ne pulisce 3-4.
Ottimizzazione del tempo e risultati garantiti.
Chiara ha uno sguardo profondo e mentre ti guarda sembra che ti stia scavando dentro e se combina una marachella ti chiede scusa ancor prima di essere rimproverata…
Vede prof…io da subito ho sentito di voler bene a Marina e questa distanza che abbiamo in km la compensiamo col bene a lunga gittata.
Non so se Marina gradirà questo mio intervento qui…(si figuri che non avevo nessuna intenzione di parlarne pubblicamente in nessun posto come se questo incontro fosse un Bene prezioso da custodire in uno scrigno segreto) ma non potevo non testimoniare che crazy a volte nella vita è un eufemismo e che i tesori che troviamo camminando ed i doni che riceviamo vanno tenuti si in uno scrigno ma quello scrigno è il cuore ed il mio cuore vuole “indossare” questo gioiello, ogni giorno, con cura e dedizione e farne sfoggio…con vanità e con umiltà….e non è un controsenso.
Sono felice.
Potrei scrivere per ore con emozione di questo incontro con la Triade botticelliana……

Ciao prof e ciao Interagiranime.

Pensieri di luce I

Il pensiero di oggi, ancora di Ostad Elahi, filosofo, teologo e musicista, ci offre un altro spunto per arrivare alla conoscenza di noi stessi:

Che nobiltà d’animo perdonare colui a cui si è
fatto del bene e che ci ha ricambiato col male!

Ostad Elahi, Pensieri di luce, trad. di Mario Luzi, Mondadori, 2000.

Attendo con ansia le vostre riflessioni…

Per Ginevra, per Lancillotto e per Artù, per Mordred e per un altro santo, Galgano – Parte IV

I due amanti sono trovati addormentati di notte da Artù, che mette tra loro la sua spada. Da quel momento l’arma si chiamerà Excalibur, ovvero «mezzo per raggiungere il divino». Lancillotto e Ginevra sono dunque aiutati da Artù per giungere, nella loro fusione di maschile e femminile, alla dimensione eterna. E poiché la spada rappresenta l’anima, ecco che il re dona loro l’anima per arrivare a Dio.

Questo è il vero significato dell’episodio, il mistero celato dietro un’apparente storia di tradimento.

Lasciati i due amanti, il re torna a Camelot, ma poiché non può vivere senza l’amico e senza Ginevra, cade gravemente ammalato. Solo il Santo Graal, la coppa da cui sgorga una bevanda magica che dona «ogni sapienza», potrà salvarlo. I Cavalieri della Tavola Rotonda partono quindi alla ricerca.

Approfittando dello stato di confusione di Artù, la sua sorellastra Morgana, la strega, assume le sembianze di Ginevra e riesce a fare l’amore con il re, il quale nel delirio è convinto di abbracciare la moglie perduta.

Morgana concepisce da lui un figlio, Mordred, erede del regno. Ormai Artù sembra avere i giorni contati. Infatti i cavalieri non riescono a trovare il Graal e, nella ricerca, cadono tutti vittime di orchi, streghe, negromanti.

Solo un cavaliere puro e padrone di sé, capace di guidare i suoi istinti, può reperire il sacro vaso contenente la bevanda miracolosa. Perfino Parsifal, «è colui che ha mondato il cuore», è caduto vittima degli intrighi di Morgana e Mordred, il figlio dell’incesto. I due l’hanno catturato e appeso a un albero, con la testa in giù.

Ma in questa posizione Parsifal comprende il segreto per raggiungere il Graal.

Qui è nascosto un altro insegnamento velato: il guerriero giunge all’intuizione dal momento in cui «è appeso», quando ha assunto la posizione dell’omonima carta dei Tarocchi. La saggezza arriva capovolgendo i termini del ragionare ordinario, modificando completamente la cultura, la mo­rale, i luoghi comuni.

Parsifal riesce a slegarsi dall’albero, si getta in un torrente, raggiunge un castello sotto le acque, apre le porte con la chiave nascosta «nel suo cuore» e prende il Graal. Immediatamente corre a Camelot e arriva giusto in tempo: Artù sta per morire. Ma appena beve un solo goccio della preziosa bevanda, il re «conosce il bene, il male e tutto come è sempre stato» e guarisce.

Finalmente il signore della Britannia può marciare contro i Sassoni, guidati da Morgana e Mordred. In una battaglia epica Artù li sconfigge. Mordred è il ricettacolo di ogni male: lussuria, invidia, odio, arroganza, ira bestiale si annidano dentro di lui.

Il re sguaina Excalibur e si avventa contro Mordred, che a sua volta ha sfoderato Rubilacxe, la sua lama.

I due si colpiscono contemporaneamente e si uccidono in un abbraccio selvaggio, affondando fino all’elsa le rispettive armi l’uno nel corpo dell’altro. A terra, le loro teste si appoggiano l’una accanto all’altra.

In realtà, osservando i significati della storia al di sopra del senso letterale, Artù e Mordred sono complementari: tutta bontà l’uno e tutta malvagità l’altro, tant’è vero che persino la spada Rubilacxe è il nome di Excalibur rovesciato. Insomma, Mordred è Artù allo specchio. Per questo «devono» fondersi: non esiste vera saggezza se la parte spirituale dell’uomo non si armonizza con quella brutale e selvaggia.

Questa simbologia è davvero rivoluzionaria: anche il peccato, vedi Lancillotto e Ginevra, anche Mordred con le sue mostruosità, sono utili al mantenimento dell’armonia primitiva, quella racchiusa nei disegni arcani.

Nella filosofia ermetica non è possibile perciò dare un significato univoco a un personaggio, a un simbolo o a un avvenimento. Tutto rientra in un disegno complessivo. Occorre rifarsi a sensi più alti, a conoscenze più vaste, circolari, complete. Uomini, leggende, gesta, spade, santi, simboli rientrano tutti in questo immane mosaico della Conoscenza Femminile nascosta.

Appunto un’altra storia, parallela a quella ufficiale dei libri di testo. Occhi nuovi per vedere le cose vecchie e anche queste diventano improvvisamente nuove.

Ricordate? È stata questa una delle esortazioni con cui è iniziato il viaggio. Ora però occorre fare un altro sforzo sulla rotta del «disvelamento» e capire uno del momenti fondamentali della scienza di cui abbiamo parlato sovente, di quella magia di cui in fondo nessuno parla volentieri, a meno che non si tratti di un iniziato. Una scienza spesso travisata nelle sue valenze originarie.

Per entrare nel suo cuore, è necessario comprendere la ritualità dei gesti, dei movimenti, dei canti, delle formule. Bisogna insomma procedere sulla rotta che conduce al rito.

In effetti, tutta la magia comporta una ritualità. Ecco allora delle storie che servono come mezzo esplicativo. Sono esempi, racconti emblematici necessari per quella via di scioglimento delle tenebre che ha ricoperto l’altra storia della civiltà, quella segreta, quella dell’antica sapienza del Femminile.

Per Ginevra, per Lancillotto e per Artù, per Mordred e per un altro santo, Galgano – Parte I

Cari amici,

sto per proporvi, suddiviso in quattro parti, un altro dei miei racconti: un altro viaggio intriso di magia, amore, mistero, scoperta o ri-scoperta. Dedicato a quanti sanno guardare al di là del proprio naso e continuare a stupirsi grazie alla fantasia e alla qualità di osservare senza pregiudizi.

Buona (ri-)lettura a tutti voi!

 

Quando i monaci vollero evangelizzare le popolazioni celtiche, vennero in contatto con i loro usi militari e quindi con il mondo cavalleresco. Fu facile per gli uomini di Chiesa adattare i miti dei Celti alla religione cristiana e così nacquero i «cicli cantati», il più importante dei quali fu quello di re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda.

Proprio in queste saghe è possibile trovare sotto la vernice cattolica, grandi significati iniziatici e magici.

Re Artù ha un illustre predecessore, addirittura un santo realmente esistito, san Galgano, alla cui storia si ispirarono le ballate di molti trovatori.

Galgano nasce a Monte Siepi nel 1150 e già in età precocissima mostra una grande attitudine all’uso delle armi. A sette anni, infatti, ruba la spada a un uomo d’arme assopito in un campo e con un solo colpo taglia in due un faggio.

Stupito dalla forza e dall’ardire del fanciullo, l’uomo lo prende con sé e l’addestra a diventare un perfetto cavaliere.

Gli anni passano. Galgano ne ha ormai sedici e ha imparato a difendere gli inermi, le donne, i vecchi, i bambini; considerare il proprio cavallo come un compagno, attaccare e sconfiggere le forze del male ovunque si annidino, combattere le prepotenze, avversare le ingiustizie, venerare la spada come la propria anima. In definitiva, tendere sempre e comunque al bene.

Il giovane è da sette giorni a digiuno. Assorto in preghiera, nel buio della sua cella sta aspettando l’alba. Allo spuntar del sole, infatti, sarà nominato cavaliere.

Nel silenzio assoluto, sente schiudersi la porta della piccola stanza. Aguzza gli occhi, ma non vede nessuno. Ode solo una voce, quella del cavaliere che l’ha raccolto ed educato: «Ricordati di compiere solo il bene, di non fare mai abuso della tua forza, di scacciare i demoni del male. Lo rammenterai sempre?».

«Sì mio signore,» promette solennemente l’adolescente. Poi cerca di vedere nell’oscurità l’uomo, ma non vede nulla. Avverte però un fremito d’ali, come se un’aquila gigantesca fosse entrata nella stanza.

«Adesso che hai promesso,» continua la voce, «sei degno di possedere la spada accecante di luce, la purissima. Eccola, è tua!»

Galgano sente una lama sguainarsi e subito rimane accecato. Una luce potentissima emana dall’arma che il suo benefattore gli porge. Emozionato, il giovane tende le mani e vede qualcosa d’incredibile, di così sublime da non poter credere ai propri occhi.

Cade in ginocchio con la spada nelle mani e prega sommessamente, mentre calde lacrime gli solcano il viso.

Ha visto due ali splendide, immacolate, dietro la schiena dell’uomo che l’ha adottato. Adesso Galgano sa chi è davvero.

«Adesso hai capito,» gli dice la creatura alata. «Io sono Michele, il nemico del male, il persecutore dei demoni, il portatore della luce nelle tenebre. lo sciolgo la notte oscura in aurora lucente, io abbatto le bestie immonde del male e tu farai lo stesso in mio nome.»

Una luce vivissima acceca ancora Galgano, poi torna il silenzio assoluto, finché il ragazzo cade addormentato in un sonno profondo. E sogna.

Sogna di camminare per un sentiero ripido, in alta montagna, tra picchi scoscesi e innevati. L’arcangelo Michele lo guida sino a un ponte sospeso tra due rive altissime, sopra a un fiume maestoso e terribile. Le sue acque sono tumultuose, potenti, incalzanti e muovono le pale di un immenso mulino, ciascuna di esse porta impressa una scritta rossa: lussuria, ingordigia, desiderio di potenza, voluttà, narcisismo. Insomma, le pale simboleggiano le vanità.

L’arcangelo con un solo balzo passa al di là del ponte e Galgano rimane solo ad affrontare la traversata, mentre nell’abisso ruggiscono acque furiose. Il loro rimbombo sembra quasi un richiamo: «Vieni, cadi giù, lasciati andare. Ti porteremo al mulino, lì avrai tutto ciò che vorrai!».

Galgano chiude le orecchie a quelle parole adescatrici e si incammina sugli incerti legni del ponte. Ha fatto pochi passi, quando un enorme rapace si getta in picchiata su di lui, tentando di ferirlo e di gettarlo nell’abisso. Per un istante il cuore del cavaliere sembra smarrirsi, ma, osservando la figura sicura dell’arcangelo Michele, subito si riprende, sguaina la spada e con un solo colpo recide la testa dell’uccello.

Eliminato il primo ostacolo, il giovane procede spedito fino a metà della passerella. Improvvisamente due orride mani spuntano dal vuoto, di sotto, si afferrano alle corde ed emerge una creatura d’incubo, un mostro sibilante che vomita fuoco nero. Il cuore batte in petto al guerriero, ma non ha timore. Brandendo la spada, si avventa contro l’essere, lo colpisce ripetutamente e a ogni fendente l’arma diviene sempre più lucente, sino a diventare fiammeggiante.

La creatura degli inferi si abbatte colpita a morte, ma con un ultimo guizzo afferra i piedi del ragazzo e lo trascina con sé, nel vuoto. Mostro e giovane cadono, eppure Galgano è sempre sul ponte.

Cosa è accaduto? Ciò che è precipitato è il corpo del ragazzo, mentre la sua anima, il suo vero io, è rimasta sul ponte.

Così Galgano procede e si ricongiunge a Michele. Insieme riprendono il cammino e raggiungono la cima di un monte, dove sorge una splendida cappella con dodici guglie, dodici rosoni, dodici campane, dodici porte.

L’arcangelo e il guerriero vi entrano in silenzio. Una luce intensa e vibrante li illumina, mentre dodici voci si rivolgono al cavaliere: «Entra, Galgano. Sei degno di difendere la nostra cattedra».

Il giovane guarda davanti a sé e vede i dodici apostoli: calde lacrime gli solcano il viso, mentre una musica celestiale gli invade la mente e l’anima.

A questo punto Galgano si sveglia e si accorge che ha sognato tutto e che il suo protettore non è san Michele, ma solo l’onesta persona che l’ha allevato: eppure non dimenticherà mai quella notte e tutta la sua vita sarà dedicata agli insegnamenti ricevuti durante quelle ore di sonno.

In effetti i motivi iniziatici del «viaggio» effettuato nel sogno sono tanti e tutti hanno riferimenti magici.

L’uccello rapace rappresenta il sottile inganno della mente, e Galgano ha compreso la necessità di non affidarsi ciecamente solo alla ragione. Il secondo mostro sta a significare la forza delle passioni, che possono trascinare in basso il corpo, ma solo quello: la parte spirituale procede sino all’incontro con gli apostoli.

Dopo, Galgano passerà quasi dieci anni della sua vita a combattere gli infedeli e i prepotenti, sottoponendosi a centinaia d’imprese sempre per il trionfo del bene.

Un giorno si trova a inseguire un musulmano per i monti della Toscana. Il guerriero cristiano ha già ucciso tutti i suoi compagni, una banda di predoni sbarcati nei pressi di Punta Ala per razziare. Galgano insegue il fuggitivo per kilometri e kilometri, finché il musulmano, allo stremo delle forze, si abbatte esausto in cima a un colle. Subito Galgano gli è sopra, alza la spada per finirlo, ma un istante prima di calare il fendente i suoi occhi incrociano quelli del nemico. Vi scorge tristezza, dolore, abbandono, stanchezza. Un sentimento nuovo lo prende. Con mestizia abbassa la spada, compie pochi passi, si avvicina a una grande roccia, di nuovo alza il braccio e tira un terribile colpo alla pietra, affondando la lama per metà nella viva roccia.

La spada è ancora lì, e chiunque può vedere la spada nel­la roccia recandosi a San Galgano, all’interno della strada statale che da Montalcino conduce al mare.

Da quel momento il cavaliere depone le armi e diventa eremita, capace di dialogare con gli uccelli.

Il pensiero del cuore 2

Oggi il post è di Moreno. Ha parlato con il Pensiero del Cuore. Che arriva soltanto quando lo vuole lui (il Cuore) (raramente).

Carissimo Gabriele, a proposito di volersi nel Bene (e nel Bello), oggi vorrei condividere con tutti voi un’emozione meravigliosa.
Ieri stavo giocando con il mio nipotino di 4 anni. Mentre vivevamo una lotta serrata tra draghi e cavalieri (ovviamente il drago, da me rappresentato, veniva sconfitto dal prode bimbo-cavaliere) il mio tesoro ridendo mi ha detto “zio, ma io ti voglio bene sempre”.
E’ stato uno squarcio di gioia immensa, indescrivibile. Ho visto in un istante la potenza del Tutto, la gioia dell’Immenso, il significato di ogni cosa. Mi sono sentito svincolato dal Pensiero del Mondo.
E’ proprio vero che il Bene rende liberi..

Moreno (il Drago Giullare)

Vogliamoci nel Bene.

Solo oggi mi sono accorto che la esortazione “Vogliamoci nel Bene” vuol dire anche “desideriamoci in uno stato di Bontà”.

E quindi “edifichiamoci all’interno della Bellezza”.

Forse l’Amore si assopisce  quando non percepiamo più la Bellezza nel partner?

A proposito di mutamenti

Il tempo fugge

e non s’arrestan l’ore

Fallo presente all’Amante tuo

chi non fa quando può

tardi si pente

(Poliziano)

(Quindi, Vogliamoci nel Bene)

Porto XII

Il mito di Dioniso e il suo culto è uno dei più profondi e in assoluto insondabili che l’uomo abbia mai creato. Il dio, originario della Tracia e poi portato in Grecia, è contemporaneamente un giovane bellissimo, un fanciullo radioso e il Minotauro che tutti sbrana.

Un misto, dunque, di assoluto bene e assoluto male. Il «più» e il «meno» coesistono. Quando Jung parla di «ombra» che ogni uomo deve riconoscere in sé, non fa altro che riproporre a livello umano quanto era stato affermato a livello divino nel culto di Dioniso.

II significato è comunque lo stesso: il dio è Luce e Tenebra e cosi anche, su scala minore, l’uomo che è il suo derivato. Noi siamo, insomma, anche la nostra ombra. Non riconoscerlo, significa castrare una parte di noi stessi ed essere per sempre uomini a metà. Ne consegue che bisogna diffidare di tutti coloro i quali pretendono di portare esclusivamente alla luce assoluta o alle tenebre totali. Vogliono condurre al dimezzato, alla disarmonia, all”incompiutezza, cioè alla metà della forza, perché è molto più facile dominare persone realizzate a metà.

Porto V

Nell’immediato dopoguerra, Einstein manda un famoso telegramma ai potenti. È inutile rileggerne le prime righe: «Il nostro mondo è di fronte ad una crisi di cui non si sono ancora accorti coloro che hanno il potere di prendere importanti decisioni o nel bene o nel male. La forza dell’atomo, scatenata, ha mutato tutto, tranne i nostri modi consueti di pensare e noi andia­mo alla deriva verso un’ecatombe senza precedenti…».

Povero Einstein e poveri ricercatori di Los Alamos, che poi diedero la bomba da lanciare sul Giappone. Non avevano sicuramente mai letto il primo imperativo di tutte le operazioni di Grande Arte Magica: tacere e ancora tacere, soprattutto verso i politici.