È l’amore

È l’amore. Dovrò nascondermi o fuggire.
Crescono le mura delle sue carceri, come in un incubo atroce.
La bella maschera è cambiata, ma come sempre è l’unica.

A cosa mi serviranno i miei talismani:
l’esercizio delle lettere, la vaga erudizione,
le gallerie della Biblioteca, le cose comuni,
le abitudini, la notte intemporale, il sapore del sonno?
Stare con te o non stare con te è la misura del mio tempo.

È, lo so, l’amore: l’ansia e il sollievo di sentire la tua voce,
l’attesa e la memoria, l’orrore di vivere nel tempo successivo.
È l’amore con le sue mitologie, con le sue piccole magie inutili.

C’è un angolo di strada dove non oso passare.

Il nome di una donna mi denuncia.

Mi fa male una donna in tutto il corpo.

Jorge Luis Borge

“Astrosamantha. La donna dei record nello spazio” al cinema domani e il 2 marzo

AstroSamantha-banner-film

Samantha Cristoforetti, astronauta dell’European Space Agency e capitano pilota dell’Aeronautica Militare, vive senza dubbio un’esistenza straordinaria. In questi giorni, un evento speciale vi renderà partecipi della sua vita fuori dall’ordinario con il docufilm “Astrosamantha – la donna dei record nello spazio” che verrà proiettato nelle sale italiane domani 1 marzo e mercoledì 2, ma dal 3 marzo sarà disponibile anche per le proiezioni scolastiche.  Grazie a questa pellicola la protagonista di “Futura” (la seconda missione di lunga durata dell’Agenzia Spaziale Italiana), la Cristoforetti ha ricevuto qualche giorno fa il premio speciale come protagonista del 2015 nel “cinema del reale” durante la premiazione dei Nastri d’Argento Doc 2016. Diretto da  Gianluca Cerasola, con la voce narrante di Giancarlo Giannini, mostra tre anni nella vita dell’astronauta, durante i quali è stata sottoposta a una dura preparazione fisica e mentale. Sacrifici che le hanno permesso di diventare la prima donna italiana ad andare nello spazio e ad ottenere il primato europeo femminile di permanenza nello spazio, 200 giorni. Partendo dalla base americana della NASA, ci si sposta con lei in quella europea dell’ESA e infine in quella russa, la Roscosmos. La seguiamo nei centri aerospaziali di Star City, vicino Mosca, a  Houston nel Johnson Space Center e nel cosmodromo di Baikonour in Kazakistan, dove è avvenuto il lancio. Davanti agli occhi degli spettatori si disvelano luoghi che fino a poco tempo fa era impensabile visitare.

astrosamantha_0.jpgPresentato all’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma, “Astrosamantha” è un percorso realizzato da Gianluca Cerasola,  grazie alla disponibilità e alla generosità della protagonista. Perché Samantha Cristoforetti è certamente un’abile professionista, ma è anche un’eccellente divulgatrice di nozioni molto complesse. Passando dal quotidiano trascorso nella sua casa o nelle stanze messe a disposizione dalle varie agenzie, l’astronauta parla con naturalezza di tutti gli aspetti della sua vita professionale e, in parte, del suo privato. Sembrano quasi un gioco (ma ovviamente non lo sono)  gli allenamenti sott’acqua per simulare l’assenza di gravità, le centrifughe e le prove di preparazione all’assenza di peso o  alle  situazioni di emergenza.  Samantha ci spiega tutto, da come si consuma il cibo stando in orbita (eccezionale “il pranzo della domenica” descritto da Luca Parmitano) fino a soddisfare anche la curiosità sull’evacuazione e il riutilizzo dei rifiuti fisiologici.  Emozionanti la tradizione russa della visita prima della partenza alla tomba di Yuri Gagarin,  il rapporto con gli altri astronauti, i saluti con i familiari al momento della partenza e il ritorno a terra dopo la permanenza nello spazio. Il docufilm si tinge di rosa quando la Cristoforetti ci fa conoscere l’esistenza di un gruppo di astronaute, in servizio o a riposo, che si riuniscono quando possono e della loro passione per il B-movie “Tank Girl”, film post apocalittico femminista.

Clara Martinelli

 

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sí o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza piú forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
Primo Levi

Riconoscimento dell’alterità dell’altro

“Nella struttura della famiglia circola spesso un improprio aggettivo possessivo che fa dire all’uomo “mia moglie”, alla donna “mio marito”, a entrambi i genitori “mio figlio” o “mia figlia”, quando nella relazione tra individui che hanno deciso di condurre una vita insieme, e insieme di generare, di “mio” non dovrebbe esserci proprio nulla. Infatti l’unica condizione perché nel nucleo familiare possa circolare l’amore è il riconoscimento dell’alterità dell’altro, e non la sua percezione limitatamente a come io vorrei che fosse, con conseguente negazione della sua individualità, e sua riduzione a semplice soddisfazione dei miei desideri o delle mie aspettative. Questo principio vale innanzitutto per tutte le persone che un giorno hanno deciso di condividere la loro esistenza, perché ciascuno dei due aveva incontrato un “altro” che l’aveva affascinato per la semplice ragione che esprimeva ciò che mancava alla propria personalità. E solo rispettando questa alterità l’altro può continuare a incuriosirmi e affascinarmi, mentre se dell’altro vedo solo ciò che risponde alle mie esigenze  ripiombo nella solitudine della mia individualità.
La noia che connota molte relazioni di coppia è dovuta proprio a questa soppressione dell’alterità dell’altro, alla sua riduzione a qualcosa di “mio”, che più non mi consente di incuriosirmi dei pensieri, dei sentimenti, delle sensazioni, dei vissuti che non coincidono con i miei. La conseguenza è la svalutazione, la disattenzione, il disinteresse per tutto ciò che l’altro esprime di diverso di quel che penso e sento io, e il progressivo irrigidimento nelle proprie convinzioni che servono solo a erigere dei muri d’incomprensione.
[…]
Questa mancanza di rispetto dell’alterità dell’altro spesso si esercita anche nei confronti dei figli, a causa di un fraintendimento radicale del concetto di educazione, che non significa condurre i figli ad assecondare le nostre aspettative, ma accompagnarli nella scoperta della loro natura che, per il fatto che sono nati da noi, non significa che coincida con la nostra […]”.

Umberto Galimberti, D la Repubblica

Portami con te

Portami con te nel mattino vivace
le reni rotte l’occhio sveglio appoggiato
al tuo fianco di donna che cammina
come fa l’amore,
sono gli ultimi giorni dell’inverno
a bagnarci le mani e i camini
fumano più del necessario in una
stagione così tiepida,
ma lascia che vadano in malora
economia e sobrietà,
si consumino le scorte
della città e della nazione
se il cielo offuscandosi, e poi
schiarendo per un sole più forte,
ci saremo trovati
là dove vita e morte hanno una sosta,
sfavilla il mezzogiorno, lamiera
che è azzurra ormai
senza residui e sopra
calmi uccelli camminano non volano.

Attilio Bertolucci

Portami con te

Portami con te nel mattino vivace
le reni rotte l’occhio sveglio appoggiato
al tuo fianco di donna che cammina
come fa l’amore,

sono gli ultimi giorni dell’inverno
a bagnarci le mani e i camini
fumano più del necessario in una
stagione così tiepida,

ma lascia che vadano in malora
economia e sobrietà,
si consumino le scorte
della città e della nazione

se il cielo offuscandosi, e poi
schiarendo per un sole più forte,
ci saremo trovati
là dove vita e morte hanno una sosta,

sfavilla il mezzogiorno, lamiera
che è azzurra ormai
senza residui e sopra
calmi uccelli camminano non volano.

Attilio Bertolucci

La pace

La pace che sgorga dal cuore
e a volte diventa sangue,
il tuo amore
che a volte mi tocca
e poi diventa tragedia
la morte qui sulle mie spalle,
come un bambino pieno di fame
che chiede luce e cammina.
Far camminare un bimbo è cosa semplice,
tremendo è portare gli uomini
verso la pace,
essi accontentano la morte
per ogni dove,
come fosse una bocca da sfamare.
Ma tu maestro che ascolti
i palpiti di tanti soldati,
sai che le bocche della morte
sono di cartapesta,
più sinuosi dei dolci
le labbra intoccabili
della donna che t’ama.

Alda Merini

Canzone

Ho detto al cuore, al mio debole cuore:
non è abbastanza una donna da amare?
E non ti accorgi che il continuo cambiare
sperpera il tempo felice in desideri?

Lui m’ha risposto: Non è abbastanza,
non è abbastanza una donna da amare;
e non ti accorgi che il continuo cambiare
fa cari e dolci i passati piaceri?

Ho detto al cuore, al mio debole cuore:
non ne hai abbastanza di tanta tristezza?
E non ti accorgi che il continuo cambiare
a ogni passo ti rinnova il dolore?

Lui m’ha risposto: Non ne ho abbastanza,
non ne ho abbastanza  di tanta tristezza:
e non ti accorgi che il continuo cambiare
fa care e dolci le passate amarezze?

Alfred De Musset

Scrivo a te donna

Ogni mattina, dopo il segno della croce,
scriverti
è come recitare una preghiera.
Non si può far di peggio,
ma io so fare di meglio.
Ora che non ti vedo,
di buon mattino,
mentre tutti dormono,
prendo la penna, come un ladro prenderebbe
la chiave di un forziere,
e con la penna
rubo la vita che non mi appartiene
e scavo un camminamento
per raggiungere te che, contro ogni legge,
considero mia.

Salvatore Fiume

Invece….

Invece di una donna che ama qualcun altro tanto da soffrirne, voglio essere una donna che ama abbastanza se stessa da non voler più soffrire.
(da “Donne che amano troppo” – di Robin Norwood)

La donna

La donna uscì dalla costola dell’uomo,
non dai piedi per essere calpestata,
nè dalla testa per essere superiore.
Ma dal lato per essere uguale,
sotto il braccio per essere protetta
e accanto al cuore per essere amata”
Shakespeare

Tristezza della luna

Nei suoi sogni la luna è più pigra, stasera:
come una bella donna su guanciali profondi,
che carezzi con mano disattenta e leggera
prima d’addormentarsi i suoi seni rotondi,

lei su un serico dorso di molli aeree nevi
moribonda s’estenua in perduti languori,
con gli occhi seguitando la apparizioni lievi
che sbocciano nel cielo come candidi fiori.

Quando a volte dai torpidi suoi ozi una segreta
lacrima sfugge e cade sulla terra, un poeta
nottambulo raccatta con mistico fervore

nel cavo della mano quella pallida lacrima
iridescente come scheggia d’opale.
e, per sottrarla al sole, se la nasconde in cuore.

Charles Baudelaire

Brezza marina

Come è triste la carne… E ho letto tutti i libri!
Fuggire! Laggiù fuggire! Ho udito il canto degli uccelli ebbri tra l’ignota schiuma e i cieli.
Nulla, neppure gli antichi giardini riflessi negli occhi,
Potrà Trattenere il mio cuore che si immerge nel mare.
O notti! Neppure il deserto chiarore della mia lampada
Sul foglio ancora intatto, difeso dal suo chiarore,
E neppure la giovane donna che nutre il suo bambino.
Partirò! Nave che culli le tue vele
Leva l’ancora verso un’esotica natura!
Una Noia crede ancora, desolata da speranze crudeli, ai fazzoletti agitati nell’ultimo addio.
E forse gli alberi che attirano la tempesta
il vento farà inclinare sui naufragi
Perduti, senz’alberi, lontani da fertili isole…
Ma ascolta, mio cuore mio, il canto dei marinai!

             Stéphane Mallarmé

Lavorare stanca

Traversare una strada per scappare di casa
lo fa solo un ragazzo, ma quest’uomo che gira
tutto il giorno le strade, non è più un ragazzo
e non scappa di casa.

Ci sono d’estate
pomeriggi che fino le piazze son vuote, distese
sotto il sole che sta per calare, e quest’uomo, che giunge
per un viale d’inutili piante, si ferma.
Val la pena esser solo, per essere sempre più solo?
Solamente girarle, le piazze e le strade
sono vuote. Bisogna fermare una donna
e parlarle e deciderla a vivere insieme.
Altrimenti, uno parla da solo. È per questo che a volte
c’è lo sbronzo notturno che attacca discorsi
e racconta i progetti di tutta la vita.

Non è certo attendendo nella piazza deserta
che s’incontra qualcuno, ma chi gira le strade
si sofferma ogni tanto. Se fossero in due,
anche andando per strada, la casa sarebbe
dove c’è quella donna e varrebbe la pena.
Nella notte la piazza ritorna deserta
e quest’uomo, che passa, non vede le case
tra le inutili luci, non leva più gli occhi:
sente solo il selciato, che han fatto altri uomini
dalle mani indurite, come sono le sue.
Non è giusto restare sulla piazza deserta.
Ci sarà certamente quella donna per strada
che, pregata, vorrebbe dar mano alla casa.

Cesare Pavese

Il patto tra uomo e donna

Il patto tra un uomo e una donna avviene nei primi momenti dell’incontro ed è assolutamente inconscio: è come se le persone si scegliessero istintivamente, in quanto riconoscono in maniera assolutamente inconsapevole un possibile incastro, positivo o negativo, una danza che consentirà loro di mettere in gioco istanze inconscie proprie”.

Umberta Telfner

Beatitudine

 “Color di perla quasi informa, quale
conviene a donna aver, non fuor misura”.
Non è, Dante, tua donna che in figura
della rorida Sera a noi discende?

Non è non è dal ciel Betarice
discesa in terra a noi
bagnata il viso di pianto d’amore?
Ella col lacrimar degli occhi suoi
tocca tutte le spiche
a una a una e cangia lor colore.
Stanno come persone
inginocchiate elle dinanzi a lei,
a capo chino, umíli; e par si bei
ciascuna del martiro che l’attende.

Vince il silenzio i movimenti umani.
Nell’aerea chiostra
dei poggi l’Arno pallido s’inciela.
Ascosa la Città di sé non mostra
se non due steli alzati,
torre d’imperio e torre di preghiera,
a noi dolce com’era
al cittadin suo prima dell’esiglio
quand’ei tenendo nella mano un giglio
chinava il viso tra le rosse bende.

Color di perla per ovunque spazia
e il ciel tanto è vicino
che ogni pensier vi nasce come un’ala.
La terra sciolta s’è nell’infinito
sorriso che la sazia,
e da noi lentamente s’allontana
mentre l’Angelo chiama
e dice: “Sire, nel mondo si vede
meraviglia nell’atto, che procede
da un’anima, che fin quassù risplende”.

Gabriele D’Annunzio

Aspasia

Torna dinanzi al mio pensier talora
Il tuo sembiante, Aspasia. O fuggitivo
Per abitati lochi a me lampeggia
In altri volti; o per deserti campi,
Al dì sereno, alle tacenti stelle,
Da soave armonia quasi ridesta,
Nell’alma a sgomentarsi ancor vicina
Quella superba vision risorge.
Quanto adorata, o numi, e quale un giorno
Mia delizia ed erinni! E mai non sento
Mover profumo di fiorita piaggia,
Nè di fiori olezzar vie cittadine,
Ch’io non ti vegga ancor qual eri il giorno
Che ne’ vezzosi appartamenti accolta,
Tutti odorati de’ novelli fiori
Di primavera, del color vestita
Della bruna viola, a me si offerse
L’angelica tua forma, inchino il fianco
Sovra nitide pelli, e circonfusa
D’arcana voluttà; quando tu, dotta
Allettatrice, fervidi sonanti
Baci scoccavi nelle curve labbra
De’ tuoi bambini, il niveo collo intanto
Porgendo, e lor di tue cagioni ignari
Con la man leggiadrissima stringevi
Al seno ascoso e desiato. Apparve
Novo ciel, nova terra, e quasi un raggio
Divino al pensier mio. Così nel fianco
Non punto inerme a viva forza impresse
Il tuo braccio lo stral, che poscia fitto
Ululando portai finch’a quel giorno
Si fu due volte ricondotto il sole.
Raggio divino al mio pensiero apparve,
Donna, la tua beltà. Simile effetto
Fan la bellezza e i musicali accordi,
Ch’alto mistero d’ignorati Elisi
Paion sovente rivelar. Vagheggia
Il piagato mortal quindi la figlia
Della sua mente, l’amorosa idea
Che gran parte d’Olimpo in se racchiude,
Tutta al volto ai costumi alla favella
Pari alla donna che il rapito amante
Vagheggiare ed amar confuso estima.
Or questa egli non già, ma quella, ancora
Nei corporali amplessi, inchina ed ama.
Alfin l’errore e gli scambiati oggetti
Conoscendo, s’adira; e spesso incolpa
La donna a torto. A quella eccelsa imago
Sorge di rado il femminile ingegno;
E ciò che inspira ai generosi amanti
La sua stessa beltà, donna non pensa,
Nè comprender potria. Non cape in quelle
Anguste fronti ugual concetto. E male
Al vivo sfolgorar di quegli sguardi
Spera l’uomo ingannato, e mal richiede
Sensi profondi, sconosciuti, e molto
Più che virili, in chi dell’uomo al tutto
Da natura è minor. Che se più molli
E più tenui le membra, essa la mente
Men capace e men forte anco riceve.
Nè tu finor giammai quel che tu stessa
Inspirasti alcun tempo al mio pensiero,
Potesti, Aspasia, immaginar. Non sai
Che smisurato amor, che affanni intensi,
Che indicibili moti e che deliri
Movesti in me; nè verrà tempo alcuno
Che tu l’intenda. In simil guisa ignora
Esecutor di musici concenti
Quel ch’ei con mano o con la voce adopra
In chi l’ascolta. Or quell’Aspasia è morta
Che tanto amai. Giace per sempre, oggetto
Della mia vita un dì: se non se quanto,
Pur come cara larva, ad ora ad ora
Tornar costuma e disparir. Tu vivi,
Bella non solo ancor, ma bella tanto,
Al parer mio, che tutte l’altre avanzi.
Pur quell’ardor che da te nacque è spento:
Perch’io te non amai, ma quella Diva
Che già vita, or sepolcro, ha nel mio core.
Quella adorai gran tempo; e sì mi piacque
Sua celeste beltà, ch’io, per insino
Già dal principio conoscente e chiaro
Dell’esser tuo, dell’arti e delle frodi,
Pur ne’ tuoi contemplando i suoi begli occhi,
Cupido ti seguii finch’ella visse,
Ingannato non già, ma dal piacere
Di quella dolce somiglianza un lungo
Servaggio ed aspro a tollerar condotto.
Or ti vanta, che il puoi. Narra che sola
Sei del tuo sesso a cui piegar sostenni
L’altero capo, a cui spontaneo porsi
L’indomito mio cor. Narra che prima,
E spero ultima certo, il ciglio mio
Supplichevol vedesti, a te dinanzi
Me timido, tremante (ardo in ridirlo
Di sdegno e di rossor), me di me privo
Ogni tua voglia, ogni parola, ogni atto
Spiar sommessamente, a’ tuoi superbi
Fastidi impallidir, brillare in volto
Ad un segno cortese, ad ogni sguardo
Mutar forma e color: Cadde l’incanto,
E spezzato con esso, a terra sparso
Il giogo: onde m’allegro. E sebben pieni
Di tedio, alfin dopo il servire e dopo
Un lungo vaneggiar, contento abbraccio
Senno con libertà. Che se d’affetti
Orba la vita, e di gentili errori,
È notte senza stelle a mezzo il verno,
Già del fato mortale a me bastante
E conforto e vendetta è che su l’erba
Qui neghittoso immobile giacendo,
Il mar la terra e il ciel miro e sorrido.

Giacomo Leopardi

La Maddalena

“Ed, ecco, una donna in città, che era una peccatrice, quando lei seppe che Gesù sedeva nella casa dei Farisei, portò una scatola di unguento, e si levò in piedi ai suoi piedi dietro lui piangendo, e iniziò a lavare i suoi piedi, e li pulì con i capelli della sua testa, e baciò i suoi piedi, e li unse con l’unguento. 

Luca

(Francesco Hayez, La Maddalena penitente, 1825)

Orlo

La donna è infine perfetta.

Il suo corpo

Morto porta il sorriso del compimento

L’illusione di una greca necessità

Fluisce, nelle pieghe della sua toga,

I suoi piedi

Nudi sembrano dire:

Abbiamo camminato tanto, è finita.

Ogni bimbo morto, riavvolto, bianco serpente

Uno ad ogni piccola

Brocca di latte, ora vuota

Li ha piegati

Di nuovo nel corpo di lei come petali

Di una rosa si chiudono quando il giardino

S’intorpidisce e odori sanguinano

Dalle dolci, profonde gole del fiore notturno.

La luna non ha nulla di cui essere triste,

fissando dal suo cappuccio di osso

è abituata a questo tipo di cose.

Le sue macchie nere crepitano e tirano.

Silvia Plath

Era

Era è sempre molto forte. Non è solo connessa al matrimonio, ma alla struttura profonda della società, al suo conservatorismo. Un uomo perde la propria moglie dopo una lunga malattia ed ecco che trova un’altra donna, diciamo prima che siano passati sei mesi. La buona sorte, la fortuna, gli ha portato questa felicità dopo molti anni di sofferenza accanto a una moglie che amava, che si è ammalata e che è morta. Eppure la società sostiene che non può avere un’altra donna così presto. Deve portare una fascia nera al braccio, deve soffrire di più, soffrire per il suo matrimonio, soffrire per la morte di sua moglie. E così gli altri divengono ostili a quest’uomo e se la prendono con quella donna, la nuova donna: tutto ciò è causato da Era, che vuole mantenere il controllo sui valori tradizionali del matrimonio. E, naturalmente, Era ci convince che la famiglia è il fondamento dello Stato. Influenza così le nostre idee politiche e poi le nostre idee sul fisco, le nostre idee sull’eredità. E anche il desiderio di avere una casa, di spendere denaro per ammobiliarla, di ricevere ospiti e trattarli con riguardo, anche questo è dominio di Era. Non è precisamente e solamente cattiva, è più che altro una moglie dispotica. Ma è onnipresente nel profondo dei giudizi che riserviamo alle relazioni sociali”.

James Hillman

Afrodite

“Possiamo vedere Afrodite, Venere, in tutto il porno, in tutta la pubblicità, in ogni donna nuda o seminuda, parzialmente coperta proprio come nelle pose classiche di Afrodite. Cosmetici. Moda. Copertine di riviste. La dea abita i chioschi, le vetrine dei negozi, i banchi dei fiorai. E’ dappertutto. Governa il desiderio commerciale di fare spese, di comprare. Entriamo alla Rinascente e qualcuno si avvicina e ci fa: “Pssst! Posso farle provare questo nuovo profumo?”. Siamo attirati nel negozio come in un tempio di Afrodite – lei è lì. Potremmo andare avanti con altri dèi, ma questi sono i più facili da incontrare”.

James Hillman da “L’anima del mondo. Conversazione con Silvia Ronchey”, Rizzoli

Fascino

(Jean-Baptiste Camille Corot, Donna con una perla, 1868)

“Il volto di una donna bellissima può avere dei difetti che non fanno che rendere più profondo il suo fascino”.

Henry James

 

La nascita di Venere

(Sandro Botticelli, La nascita di Venere, 1482-1485)

 Una donna non con uman volto
Da’ Zefiri lascivi spinta a proda
Gir sopra un nicchio; e par che ‘l ciel ne goda
Vera la schiuma e vero il mar diresti,
E vero il nicchio e ver soffiar di venti:
La dea negli occhi folgorar vedresti,
E ‘l ciel ridergli a torno e gli elementi
L’Ore premer l’arena in bianche vesti,
L’aura incresparle e’crin distesi e lenti:
Non una, non diversa esser lor faccia,

Come pare che a sorelle ben confaccia »

 Poliziano
 
 
   

Invito a riflettere: una parabola, un mio parere

Gesù disse: “Il Regno è come una donna che portava una giara piena di farina. Mentre camminava per una lunga via, il manico della giara si ruppe e la farina le si sparse dietro sulla strada. Lei non lo sapeva, non si era accorta di nulla. Quando raggiunse la sua casa, posò la giara e scoprì che era vuota”.

Vangelo di Tommaso, 97

La farina  va perduta, perché deve essere perduta. A questo punto, il vaso vuoto è la nostra psiche. La nostra psiche è a riempirsi del Divino. 

Un abbraccio.

Gabriele

Fraintendimenti

Le medesime passioni hanno nell’uomo e nella donna un ritmo diverso: perciò uomo e donna continuano a fraintendersi.

Friedrich Wilhelm Nietzsche

Immortalità della passione

Rinascerò fatto onda,

donna, e t’amerò ancora.

Rinascerò fatto fuoco,

 donna, e t’amerò ancora.

Rinascerò fatto uomo,

donna, e t’amerò ancora.

Juan Ramón Jiménez

 

Amore come passione dell’anima

Alcuni amano i bei corpi anche con desiderio sessuale, ma perché sono corpi belli, altri invece posseggono l’amore cosiddetto misto, desiderano cioé la donna, anche per assicurare la perpetuità della specie; se la donna non è bella, essi deviano un po’ […] così il desiderio del bene produce spesso una caduta nel male. E questo è l’amore come passione dell’anima.

James Hillman

Madre, amante

Da sempre, l’uomo psicologicamente poco differenziato riduce la donna a due figure tra loro non conciliabili: la madre e l’amante.La nostra ricostruzione della psicologia paterna attraverso i tempi ci ha chiarito che, prima ancora di questa scissione, all’origine, sta un problema maschile. È infatti il maschio ad avere in sé due identità ben lontane dall’essere sintetizzate dall’evoluzione naturale, e neppure rese unitarie dal decorso storico e culturale: il padre e il donatore di sperma. Se egli, lungo tutta la storia, ha assegnato alla donna due personalità separate – l’una disponibile all’incontro sessuale e l’altra che accudisce il figlio – lo ha fatto perché dentro di sé non è mai riuscito ad unificare le due identità maschili corrispondenti. Proiettando sulla compagna il suo più antico problema, il maschio dichiara la sua incapacità di costruirsi definitivamente e unitariamente come padre.

Luigi Zoja

L’immagine della mia donna

L’immagine della mia donna un giorno mi ha parlato

“io sono e lei non è” disse dal fondo di uno specchio.

Io colpii, lo specchio si ruppe, l’immagine disparve

la mia donna stava sempre laggiù.

Nazim Hikmet

Ascolta gli occhi della tua donna

Ascolta la tua donna quando ti guarda, non quando ti parla.

Kahlil Gibran

Chino sulle sere

Chino sulle sere tiro le mie tristi reti
ai tuoi occhi oceanici.

Lì si distende e arde nel più alto fuoco
la mia solitudine che fa girare le braccia come un naufrago.

Faccio rossi segnali ai tuoi occhi assenti
che ondeggiano come il mare sulla riva di una faro.

Conservi solo tenebre, donna distante e mia,
dal tuo sguardo emerge a volte la costa del terrore.

Chino sulle sere getto le mie tristi reti
in quel mare che scuote i tuoi occhi oceanici.

Gli uccelli notturni beccano le prime stelle
che scintillano come la mia anima quando ti amo.

Galoppa la notte sulla sua cavalla cupa
spargendo spighe azzurre sul prato.

Pablo Neruda

Benvenuta, donna mia, benvenuta!

Benvenuta, donna mia, benvenuta!

Certo sei stanca
come potrò lavarti i piedi
non ho acqua di rose né catino d’argento

certo avrai sete
non ho una bevanda fresca da offrirti

certo avrai fame
e io non posso apparecchiare
una tavola con lino candido

la mia stanza è povera e prigioniera
come il nostro paese.

Benvenuta, donna mia, benvenuta!

Hai posato il piede nella mia cella
e il cemento è divenuto prato

hai riso
e rose hanno fiorito le sbarre

hai pianto
e perle son rotolate sulle mie palme

ricca come il mio cuore
cara come la libertà
è adesso questa prigione.

Benvenuta, donna mia, benvenuta!

Nazim Hikmet

Fusione

Col nuovo mattino,
il mondo mi bacia
sulla tua bocca, donna.

Juan Ramòn Jiménez

Gli sguardi delle donne

Ci sono certi sguardi di donna che l’uomo amante non scambierebbe con l’intero possesso del corpo di lei.

Gabriele D’Annunzio

La figlia perduta

Mandate fuori i banditori,
andate al mercato delle anime.
Udite, udite, voi tutti
al colonnato degli amanti, udite:
la figlia dell’ebbrezza
è perduta da diversi giorni.
Chiamate a raccolta
i vostri amici!
Chiunque l’avvicini
è in pericolo.
La sua veste è color rubino;
la sua chioma è fatta di spuma;
è colei che toglie il senno;
state all’erta; attenti a lei!
Trovate quell’amara fanciulla
e, in dono il più dolce,
prendetemi l’anima.
Se è scesa agli Inferi,
quello è il luogo
in cui addentrarsi.
Ella e la donna della notte,
spudorata, malfamata,
infiammata.
Se la trovate, portatela,
vi prego, alla casa di Hafiz.

Hafiz

Una donna parla con gli occhi

Ascolta la donna quando ti guarda, non quando ti parla.

Khalil Gibran

Compassione

…la principale virtù della donna è la compassione: l’assenza di ogni
isolamento egoistico, l’apertura e la partecipazione. Anche nel sesso, l’uomo è
aggressivo, mentre la donna si apre. L’apertura a quell’energia onnipresente
che è il fondamento di tutti noi  è la compassione. Riconoscere questo
sentimento spontaneo, abbracciarlo e manifestarlo nell’azione costituisce il
potere della donna.

Joseph Campbell

Quando un uomo e una donna diventano uno

Ho coperto i miei occhi
con la polvere della tristezza,
finché entrambi furono un mare colmo di perle.
Tutte le lacrime che noi creature versiamo per lui
non sono lacrime, come pensano molti, ma perle…..
Mi lamento dell’anima con l’anima,
ma non per lamentrmi: dico solo le cose come stanno.
Il cuore mi dice che è angosciato per lui
ma io non posso che ridere di questi torti immaginari.
Sii giusta, tu che sei la gloria del giusto.
Tu, anima, libera dal “noi” e dall'”io”,
spirito sottile in ogni uomo e donna.
Quando un uomo e una donna diventano uno,
quell’uno sei tu.
E quando quell’uno è cancellato, tu sei.
Dove sono questo “noi” e questo “io”?
A lato dell’amato.
Tu hai fatto questo “noi” e questo “io”
perché tu potessi giocare
al gioco del corteggiamento con te stesso,
affinché tutti i “tu” e gli “io” diventino un’anima sola
e infine anneghino nell’amato.
Tutto ciò è vero. Vieni!
Tu che sei la parola creatrice: Sii.
Tu, al di là di qualunque descrizione.
E’ possibile per l’occhio fisico vederti?
Può il pensiero comprendere il tuo riso o la tua pena?
Dimmi, è possibile vederti?
Soltanto di cose in prestito vive questo cuore.
Il giardino d’amore è infinitamente verde
e dà molti frutti oltre alla gioia e al dolore.
L’amore è al di là di entrambe le condizioni.
Senza primavera, senza autunno, è sempre nuovo.

Rumi

Erotismo e cecità maschile

La più parte degli uomini è eroticamente cieca, poiché commette l’imperdonabile malinteso di scambiare eros con sessualità. L’uomo crede di possedere la donna quando la possiede sessualmente: ma mai la possiede sessualmente: ma mai la possiede meno di allora. Infatti per la donna la sola relazione che conti è quella erotica. Per lei il matrimonio è una relazione con in più la sessualità.

Carl Gustav Jung

Volto di donna

Ho abitato il volto di una donna
che abita in un’onda
sospinta dall’alta marea verso la spiaggia,
il cui approdo è smarrito tra le conchiglie.

Ho abitato il volto di una donna
che mi fa morire, che desidera rimanere
nel mio sangue che naviga sino ai confini della follia
simile a un faro spento.

Adonis