Qualcosa che è solo suo

Il grande dolore che ci provoca
la morte di un buon conoscente
e amico deriva dalla consapevolezza
che in ogni individuo
c’è qualcosa che è solo suo,
che va perduto per sempre.

Arthur Schopenhauer

I rumori dell’alba

Come è forte il rumore dell’alba!
Fatto di cose più che di persone.
Lo precede talvolta un fischio breve,
una voce che lieta sfida il giorno.
Ma poi nella città tutto è sommerso.
E la mia stella è quella stella scialba
mia lenta morte senza disperazione.

Sandro Penna

Lettera

Questo silenzio fermo nelle strade,
questo vento indolente che ora scivola
basso tra le foglie morte o risale
ai colori delle insegne straniere…
forse l’ansia di dirti una parola
prima che si richiuda ancora il cielo
sopra un altro giorno, forse l’inerzia,
il nostro male più vile… La vita
non è in questo tremendo, cupo, battere
del cuore, non è pietà, non è più
che un gioco del sangue dove la morte
è in fiore. O mia dolce gazzella,
io ti ricordo quel geranio acceso
su un muro crivellato di mitraglia.
O neppure la morte ora consola
più i vivi, la morte per amore?

Salvatore Quasimodo

Portami con te

Portami con te nel mattino vivace
le reni rotte l’occhio sveglio appoggiato
al tuo fianco di donna che cammina
come fa l’amore,
sono gli ultimi giorni dell’inverno
a bagnarci le mani e i camini
fumano più del necessario in una
stagione così tiepida,
ma lascia che vadano in malora
economia e sobrietà,
si consumino le scorte
della città e della nazione
se il cielo offuscandosi, e poi
schiarendo per un sole più forte,
ci saremo trovati
là dove vita e morte hanno una sosta,
sfavilla il mezzogiorno, lamiera
che è azzurra ormai
senza residui e sopra
calmi uccelli camminano non volano.

Attilio Bertolucci

Essenziale onirico

“Forse il punto essenziale è che, notte dopo notte, anno dopo anno, essi (i sogni) preparano l’Io immaginale per la vecchiaia, la morte e il fato immergendolo sempre più profondamente nella memoria. Forse l’essenziale dei sogni ha poco a che fare con le nostre preoccupazioni quotidiane, e il loro scopo è il fare anima dell’Io immaginale”.

James Hillman

Cinema: “Mia madre” di Nanni Moretti, in concorso a Cannes, affronta il tema della morte

Mia_Madre_-_Moretti
In “Mia madre”, Nanni Moretti affronta, come regista, per la seconda volta il tema della morte. La prima volta lo ha fatto nel 2001 con “La stanza del figlio”, dove un adolescente perdeva la vita in un tragico incidente subacqueo. Il padre, la madre e la sorella del ragazzo passano improvvisamente da un momento di gioia e spensieratezza ad un periodo contrassegnato dalla perdita e dal dolore. Una morte prematura, non prevista, che lascia un vuoto immenso di vita non vissuta, da metabolizzare nel silenzio della stanza non più abitata dal figlio. In “Mia madre”, Moretti, aiutato nella scrittura da Francesco Piccolo e Valia Santelia, cerca di ripercorrere la malattia e la morte di sua madre, la professoressa di latino e greco Agata Apicella, venuta a mancare qualche anno fa. Il regista, nella pellicola,  veste un ruolo secondario, quello di Giovanni, lasciando molto spazio alla vera protagonista del film, Margherita, interpretata da Margherita Buy. Un fratello e una sorella, ormai adulti, che conciliano le visite alla madre durante la degenza in ospedale con gli impegni del lavoro e della famiglia. Lei è una regista nevrotica che sta realizzando un film sui problemi del mondo del lavoro con un attore americano folle (il “fool” che irrompe nei periodi dei cambiamenti esistenziali e che stravolge tutto)  che non ricorda le battute del copione o che le cambia a modo suo.  Molto presa da se stessa e dai suoi schemi interiori si guarda poco intorno, non conosce a fondo neanche la figlia adolescente, e tutto sommato le sfugge anche la sua stessa natura. Glielo fa notare il suo ex compagno, da cui si è separata da poco, durante un appuntamento dove Margherita parla del più e del meno come se nulla fosse successo tra loro, senza tenere in considerazione il  dolore di lui per la fine della loro relazione. Anche Giovanni le dice, all’inizio del film, di rompere almeno uno dei suoi duecento schemi. Lui, invece, è più razionale, prende coscienza prima di lei che la mamma sta morendo e cerca di contenere se stesso e la sorella in un crudo realismo, difficile da accettare. Si mette in aspettativa dal suo lavoro d’ingegnere, forse perché vuole essere presente completamente quando il momento tanto atteso arriverà. E alla fine la morte arriva, lasciando dietro di sé lacrime, ricordi e… oggetti. Margherita  e Giovanni si chiedono cosa se ne faranno dei tanti libri, quasi tutti classici greci e latini, che la madre aveva? Non si preoccupano tanto dei mobili che arredano la casa dove lei viveva, ma si chiedono dove collocare i volumi che la loro mamma aveva sfiorato, letto, chiuso e riposto negli scaffali della libreria dello studio. E nei quali è racchiusa l’anima di chi li possedeva.

Clara Martinelli

Lettera

Questo silenzio fermo nelle strade,
questo vento indolente che ora scivola
basso tra le foglie morte o risale
ai colori delle insegne straniere…
forse l’ansia di dirti una parola
prima che si racchiuda ancora il cielo
sopra un altro giorno, forse l’inerzia,
il nostro male più vile… La vita
non è in questo tremendo, cupo, battere
del cuore, non è pietà, non è più
che un gioco del sangue dove la morte
è in fiore. O mia dolce gazzella,
io ti ricordo quel geranio acceso
su un muro crivellato di mitraglia.
O neppure la morte ora consola
più i vivi, la morte per amore?

Salvatore Quasimodo