Cinema da non perdere: “Dio esiste e vive a Bruxelles” di Jaco Van Dormael

 

immagine-nuovo-testamento-e1448487623803«Dio esiste e vive a Bruxelles. Appartamento tre camere con cucina e lavanderia, senza una porta di entrata e di uscita. Si è parlato molto di suo figlio, ma poco di sua figlia… sua figlia sono io». Chi parla è Ea (la promettente Pili Groyne), una bambina di dieci anni, che ha un padre veramente fuori della norma,  anzi, lui è il Padre per eccellenza: il Padre Eterno. Ma Dio (interpretato da Benoit Poelvoorde) non è come comunemente lo immaginiamo misericordioso e benevolo. Tutt’altro: è odioso e antipatico e passa le giornate davanti al computer, abbrutito in vestaglia e pantofole, a rendere miserabile l’esistenza degli uomini.  E’ collerico e violento anche con la figlia e la moglie (Yolande Moreau), ridotta all’obbedienza più assoluta, nonostante sia anche lei una Dea. Dopo l’ennesimo litigio con il Padre, Ea scende tra gli uomini per scrivere un nuovo Nuovo Testamento, che dia la possibilità alle persone di cercare la felicità. Ma, prima di andarsene, usa il computer di Dio,  inviando a ciascun essere umano un sms con la data della propria morte, creando scompiglio e incertezza tra gli abitanti della terra. Grazie ad un passaggio che dall’oblò della lavatrice la porterà direttamente tra la gente, Ea vagherà per Bruxelles alla ricerca dei sei nuovi apostoli, da aggiungere ai dodici già esistenti, per arrivare al numero di una squadra di baseball, sport preferito da sua madre e da suo fratello Gesù, che la bimba chiama JC. Il Padre la inseguirà in una rocambolesca caduta sulla terra, lasciando campo libero alla moglie che “rifiorirà” letteralmente, dando vita ad una sorta di religione della Grande Madre, dove tutto il mondo vive in armonia. dio-esiste-e-vive-a-bruxelles-deneuve-van-dormael
Candidato all’Oscar per il Belgio come miglior film straniero, “Dio esiste e vive a Bruxelles” di Jaco Van Dormael è diventato l’esordio dell’anno tra le uscite d’essai della stagione, grazie all’entusiasmo che il pubblico italiano gli ha dimostrato con un fortissimo passaparola.  Jaco Van Dormel fa di questa pellicola  un inno al matriarcato (il regista nella stesura della sceneggiatura, scritta con Thomas Gunzig, ha analizzato i testi apocrifi e il ruolo delle donne che in essi è rilevante), con situazioni surreali che si tingono di rosa, come la ricca  e annoiata Martine (un’ironica Catherine Deneuve) che, trascurata dal marito, si invaghisce di un gorilla rinchiuso in uno zoo, che la ricambia con passione. O ancora un aspirante serial killer, stanco di un finto matrimonio, s’innamora di una ragazza molto bella, alla quale manca un braccio. Un bambino, massacrato dalle ossessioni della madre,  vuole diventare femminuccia e va a scuola con un vestito rosso. Un frequentatore di nightclub, fissato con il sesso ma ancora vergine, troverà finalmente la donna giusta. Un impiegato lascia il suo lavoro per inseguire gli sciami degli uccelli migratori, trovando la sua vera personalità. Tutti, conoscendo il giorno e l’ora della propria morte, si sentono in dovere di fare qualcosa per loro stessi, inseguendo i sogni e le passioni, assecondando la propria natura autentica. Ea li recluterà per essere i nuovi apostoli e ognuna delle loro esperienze sarà scritta nel suo Nuovo Testamento. “Dio esiste e vive a Bruxelles” unisce  il grottesco ad immagini d’immensa poesia, scandite dalla musica di sottofondo, utilizzata per restituire l’interiorità dei personaggi.

 

Clara Martinelli

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La musica di Nicola Gelo in “Un’altra domenica”, opera del filmaker Ricky Farina

Da un’improvvisazione ispirata a “Quando” di Pino Daniele…

Musica: Gazzè Silvestri Fabi, sinergie umili ma piene di anima

  • È partito con il migliore degli entusiasmi e i sold out di Rimini, Pescara, Roma e Modena nonché l’impianto gremito a Milano il tour FABI SILVESTRI GAZZÈ, trio che il sottoscritto ha ascoltato al Palalottomatica il 18 novembre. Al centro del live le canzoni del disco da cui è nata questa collaborazione artistica, l’album “Il padrone della festa”, e interpretazioni a tre di alcuni brani tratti dai singoli repertori.

    Questo live porta a compimento un progetto ricco e articolato nato più di un anno fa e si comprende che il risultato è il frutto di un lavoro notevole. Davvero poco è lasciato al caso. Compresa l’apparizione di Valerio Mastandrea (non dico altro). Con Niccolò, Daniele e Max, 6 amici musicisti: Roberto Angelini (chitarre elettriche e slide), il polistrumentista Dedo (Massimo de Domenico), Gianluca Misiti (tastiere), Piero Monterisi (batteria), Josè Ramon Caraballo Armas (percussioni e tromba), Adriano Viterbini (chitarre elettriche). In concomitanza con la partenza del tour il 14 novembre è uscito in radio il loro nuovo singolo “Come mi pare”, il terzo dopo i successi di “Life is sweet” e “L’amore non esiste”, tratti da “Il padrone della festa”.

    Perché al sottoscritto, che di certo non è un esperto di musica è venuta l’idea di scrivere di costoro?

    Comincio da una barzelletta. Quella (vecchiotta) “di quanto fa due più due”. Chi la sa già sa che la risposta è: dipende. Per un matematico fa quattro, per un fisico non fai mai quattro, per uno che si occupa di psiche fa sempre più di quattro (l’ assiomatico “Il tutto è più della somma delle singole parti” delle teorie della Gestalt), ma anche per un medico o un biologo è lo stesso (due cellule formano già un tessuto). Ecco, i tre cantautori romani mi han convinto in questo senso: c’è una alchimia umana e musicale percepibile tra loro.

    Come medico non posso essere insensibile al fatto che Fabi, attivista e testimone del lavoro dell’organizzazione non governativa Medici con l’Africa CUAMM, ha coinvolto Gazzè e Silvestri in un viaggio in Sud Sudan. Il risultato fa parte della scenografia del concerto, ed è davvero nobile e toccante se non commovente. Credo che i media non faranno mai abbastanza per sottolineare gli sforzi e i sacrifici che fanno persone tipo Gino Strada, il medico fondatore di Emergency. Questi tre ragazzi lo hanno fatto durante un concerto, in maniera semplice ma convincente.

    Infine: ci sono canzoni di ciascuno che forse sarebbero uno spartiacque generazionale, eppure i cui testi sono ancora, credo, tremendamente attuali. Un esempio? “Chiedo venia trovo un po’ esagerato pagare tre volte un litro di benzina, sentirsi ridire con sorrisi di rame…”. Chiedo venia anche io, ma vivendo in una nazione i cui politici non lesinano i sorrisi di rame (quando non di zolfo) mi è sembrato quella sera di aver trascorso qualche ora d’argento se non d’oro e volevo condividere questa sensazione con chi ha la bontà e la pazienza di leggermi.

    Prossime date:

    28/11 – Napoli http://goo.gl/0nqnCc 29/11 – Bari http://goo.gl/ejtm1V 03/12 – Firenze http://goo.gl/vjlu91 05/12 – Torino http://goo.gl/WkzyiW 12/12 – Catanzaro http://goo.gl/U5pqj9 13/12 – Acireale (CT) http://goo.gl/MSWy2q

    Massimo Lanzaro

Da leggere…

Carrismi, giorni fa vi ho parlato del musicista, autore e ricercatore, Alberto Tebaldi. Oggi è uscita una interessante intervista su Il Velino.
Ve la consiglio

Buona lettura
Gabriele

http://www.ilvelino.it/it/article/alberto-tebaldi-mostro-una-strada-alternativa-agli-operatori-musicali/54255fb5-01b9-4f63-a678-c42307f7a0c1/

Alberto Tebaldi: Mostro una strada alternativa agli ‘operatori musicali’
Con “Trattato di Armonia Jazz Alchemica” il musicista è al suo terzo libro

Chi è Alberto Tebaldi? Più uno studioso, più un musicista o più una persona in cerca di sé? “Un noto pianista del panorama Jazz italiano, con il quale ho avuto la fortuna di collaborare nel mio ultimo disco, mi ha definito un ‘Ricercatore’. Probabilmente è la parola che racchiude in sé i tre aspetti messi insieme. Sicuramente sono una persona in cerca di sé; grazie alla stesura del ‘Trattato di Armonia Jazz Alchemica’ posso dire, oggi, di conoscere quella persona un po’ di più”. Così il musicista romano classe 1972 che ha da poco pubblicato il suo terzo libro (Narcissus Self Publishing). L’artista si descrive “lunatico, esigente, autocritico” e mastica le note sin da quando era piccolo, amando suonare ed insegnare a farlo. “Mi sono avvicinato alla musica per caso, grazie a mio padre, artigiano del legno, il quale un giorno restaurò una vecchia chitarra gettata via da chissà chi e me la regalò. Da quel momento non ho mai più abbandonato lo studio di questo strumento – racconta Alberto Tebaldi al Velino -. L’interesse per la didattica è nato parallelamente ai primi approcci alle sei corde. Ho iniziato sin da subito ad ‘auto-insegnarmi’ e ad insegnare cercando di comprendere le potenzialità dello strumento, compilando decine e poi centinaia di fogli che ancora oggi conservo, pieni di speculazioni e teorie, spesso strampalate, qualche volta azzeccate, a volte illuminanti, che sarebbero poi state alla base del materiale delle mie pubblicazioni”. Se gli si chiede cos’è per lui la musica, Alberto risponde: “Uno dei più noti studiosi di esoterismo del 1800, Eliphas Levi, sosteneva che… ‘La Magia è la scienza tradizionale dei segreti della Natura…’. Io penso che la Musica, intesa come ‘vibrazione’, sia tra i principali elementi di cui la Magia dispone per esplorare i segreti della Natura”. “Trattato Di Armonia Jazz Alchemica” è il suo terzo libro. “Il mio primo libro ‘Metodologie di linguaggio musicale p.1’, edito da Sinfonica Jazz, venne pubblicato nel 2001; nel 2007 Nuova Argos pubblicò il mio secondo libro dal titolo ‘Manuale creativo di Chitarra jazz’, dedicato alla figura di John Coltrane e alla visione simbolica dell’armonia jazzistica comparata alla teoria del colore. Il ‘Trattato di Armonia Jazz Alchemica’ è il terzo scritto – spiega -, al momento solo in versione eBook, e rappresenta un ampio approfondimento dei concetti esposti nei primi due”. DA DOVE NASCE L’IDEA DI QUESTO NUOVO LAVORO? “Iniziai a realizzare nuove tavole didattiche già nel 2009 in occasione di un Seminario tenuto, in qualità di docente, presso l’Istituto d’Arte Osvaldo Licini di Ascoli Piceno. L’intento per questo nuovo libro non era rivolto unicamente all’analisi degli equilibri interni che regolano alcune cadenze armoniche; volevo, infatti, capire se e cosa potesse esserci dietro questi equilibri. La lettura di testi di natura alchemica e di Magia, in associazione alla sperimentazione onirica spontanea e indotta, mi ha permesso di poter formulare l’esistenza di una tonalità occulta che condiziona la composizione del musicista suggerendogli linee melodiche e accordali, senza che possa rendersene conto. Al momento – sottolinea Alberto Tebaldi – la ricerca mi ha portato a determinare l’aspetto cromatico di questi suoni occulti, nonché la disposizione degli stessi all’interno della tonalità d’appartenenza. Per quanto riguarda invece la parte tecnica, il ‘Trattato di Armonia Jazz Alchemica’ offre un gran numero di soluzioni armonico-improvvisative, che prendono spunto dalla suddivisione in parti uguali dell’ottava musicale illustrando sovrapposizioni e veri e propri sistemi, certamente già utilizzati in passato da John Coltrane, ma che ancora oggi vengono studiati e rielaborati dai più grandi musicisti di Jazz contemporaneo”. QUALI I PASSAGGI FONDAMENTALI DELLA TEORIA CHE ILLUSTRA? “Non credo d’essere in grado di fornire una ‘teoria’ nei miei libri, piuttosto il mio è l’intento di mostrare una strada alternativa a coloro che io chiamo ‘operatori musicali’; quella strada che io stesso ho intrapreso grazie ad alcuni ‘suggerimenti’ ricevuti sin dagli inizi del mio cammino artistico”. A CHI CONSIGLIA QUESTO LIBRO? SOLO AGLI ADDETTI AI LAVORI? “Lo consiglierei a chi non si è ancora reso conto che dietro alla Realtà conosciuta si nasconde un ‘sopra’ e un ‘sotto’ fatto di numerosi ‘luoghi dimensionali’ il cui accesso è indissolubilmente legato alla sensibilità soggettiva dell’individuo e alla propria ‘capacità onirica’ e percettiva della forma, del suono e del colore, nonché del simbolismo che i tre elementi portano con sé. Questo libro può essere utile a tutti i musicisti e, almeno per ciò che riguarda l’intera prima parte, anche a chi con la musica non ha nulla a che fare, ma che è dedito ad una personale e profonda ricerca interiore”. USA SPESSO PARLARE IN PRIMA PERSONA: LO FA PERCHÉ SI PROPONE AD ESEMPIO PER GLI ALTRI MUSICISTI O PER SOTTOLINEARE IL FATTO CHE QUESTA RICERCA È UN VIAGGIO INTERIORE? “Rispetto ai miei primi due libri ho voluto espormi ancor di più – dice Alberto -, anche a rischio di incorrere in critiche feroci, poiché ho ritenuto molto più importante affrontare aspetti da cui la didattica musicale convenzionale si tiene alla larga, un po’ per mancanza di argomenti, un po’ per paura di affrontarne i risvolti. Un capitolo del libro è dedicato al mio pensiero sulla misteriosa quanto nota legge di Adolfo Gustavo Rol e alla spiegazione che i miei studi mi hanno portato a darne. Il tentativo di scandagliare ciò che l’abbinamento percettivo del colore verde e della quinta musicale comporta a livello psichico e di consapevolezza individuale è un chiaro esempio di come questo libro sia in fondo il ‘racconto’ del mio personale viaggio interiore, che non nasconde la ‘presunzione’ di riuscire ad indurre una forte spinta nel viaggio interiore del lettore il quale, lungo il proprio percorso di crescita personale, si trova ad incrociare i miei scritti”. ATTUALMENTE DOVE INSEGNA? “Da tre anni circa ho uno Studio privato nel centro di Roma che ho chiamato ‘Nono livello di percezione’ (‘9th Level of Perception’ per gli appassionati anglofili). Il nome prende spunto dal simbolo complesso delle 9 Dimensioni rappresentate dalla Chiave d’accesso all’Armonia universale descritta nel mio secondo libro. Grazie ad internet, ricevo spesso richieste di studenti e musicisti disseminati per l’Italia che mi chiedono aiuto riguardo le problematiche armoniche e improvvisative. Estratti dei miei libri sono stati utilizzati anche in alcune tesi universitarie”. LEI SUONA MUSICA JAZZ. CON QUALE FORMAZIONE I SUOI PROSSIMI LIVE? QUALE IL CONCERTO CHE STA PREPARANDO ATTUALMENTE? “Successivamente alla pubblicazione del Cd album Cyber Alice (2010 – etichetta discografica Zone di Musica) mi sono dedicato alla raccolta e all’ideazione di nuovo materiale utile alla stesura del ‘Trattato di Armonia Jazz Alchemica’. Nei miei progetti musicali di stampo jazzistico ‘Cyber Alice’ e ‘Phalaen (opsis)’ ho sempre presentato composizioni originali, dove l’utilizzo dell’armonia jazz si fondeva alle esperienze giovanili di stampo rock-progressive. Riguardo i miei prossimi live, non ho fretta… reduce dalle fatiche del libro, attualmente sto lavorando alla ricerca di una formazione stabile i cui requisiti fondamentali dovranno essere necessariamente serietà e umiltà. Mi piace selezionare i miei collaboratori principalmente in base alle doti umane prima ancora che musicali (che, naturalmente, non devono mancare) e questo richiede, necessariamente, tempo. Il concerto che sto preparando prevede la presentazione di alcune composizioni inedite, sulle quali sto lavorando già da molti mesi, dalle armonie alquanto complesse che prendono volutamente spunto dagli studi proposti nel ‘Trattato di Armonia Jazz Alchemica”. QUALE IL SUO LIVE INDIMENTICABILE E CHI È IL MUSICISTA CON CUI ASPIRA A SUONARE? “Il mio live indimenticabile è senz’ombra di dubbio il primo in assoluto, all’età di 17 anni credo, fatto di cover rock, d’imbarazzo, di inconsapevolezza armonica, di totale incoscienza musicale, di fraseggi rubati e mal riproposti, di fuori tempo, di scale pentatoniche legnose, di note sbagliate e di una tecnica a dir poco improbabile… ma con la sensazione che da quel giorno avrei intrapreso un percorso importante che mi avrebbe portato a fare un passo fondamentale verso la conoscenza di me stesso e delle ‘forze’ che mi circondano. Più che aspirare a suonare con un musicista in particolare, il mio sogno è quello di poter un giorno ascoltare le mie composizioni suonate dai grandissimi della musica contemporanea, sedermi al tavolo con una buona birra e godermi lo spettacolo”. PER UN MUSICISTA CONTA PIÙ LA DIDATTICA O LA PROPRIA CAPACITÀ DI TRASMETTERE EMOZIONI? “Non mi sono mai posto il problema di dover trasmettere emozioni; se la propria musica nasce da un lavoro serio e costante è inevitabile che ne trasmetta, siano esse positive o negative. La musica non è sempre piacevole, ciò che fa la differenza è l’onestà del musicista e di ciò che propone. Per quanto riguarda la didattica è per me un processo di crescita personale e al contempo di condivisione irrinunciabile. L’attitudine a pubblicare nei miei libri i traguardi raggiunti è l’inevitabile conseguenza della mia avversione nei riguardi di una ‘certa didattica’, italiana in particolare, fatta di pseudo insegnanti terrorizzati all’idea di essere surclassati dagli stessi allievi, e che spesso si nascondono dietro la bravura tecnica, paragonabile a ginnastica per le dita, capace solo di impressionare uno stolto”. ALTRI PROGETTI IN CANTIERE? “Non escludo l’idea di scrivere un libro sulle tecniche empiriche e spontanee da me utilizzate nella sperimentazione onirica. È un argomento che mi sta molto a cuore e che vorrò affrontare con il massimo rispetto, per cui credo passerà molto tempo prima che questo progetto possa vedere la luce. Più a breve termine ho intenzione di realizzare dei video esplicativi sulle armonie che caratterizzano alcune mie composizioni e, parallelamente, vorrei lavorare ad un nuovo disco, dove valorizzare al meglio la consapevolezza musicale fin qui acquisita. Ma, ad essere sincero, il ‘progetto’ che in assoluto ritengo più importante per la mia ricerca artistica è, senza dubbio, quello di avvicinarmi sempre più al ‘Cancello verde’ (…) e tentare di varcarne la soglia!”.

L’ARTISTA ALLO SPECCHIO

L’ARTISTA ALLO SPECCHIO
L’AUTORITRATTO COME ESPRESSIONE DELLE  PROPRIE MASCHERE

Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso e si usano
le opere d’arte per guardare la propria anima.
I meccanismi psichici che si manifestano nelle
dinamiche dell’autoritratto, partendo dal contrastante
rapporto che abbiamo con la nostra immagine
e la percezione che gli altri hanno di noi, diventano,
quindi, la messa in scena di queste risultanti.
Elaborare un’immagine, un volto o una forma che
siano espressione della nostra identità non è però
un’impresa semplice e una tela può rappresentare
un apparentemente confine o gabbia nell’esprimere
la sconfinata percezione di se stessi che, proprio
di lineare, confinabile e ‘regolare nelle forme’, sembra
non avere nulla.
Il senso di identità, infatti, non può prescindere
anche dalla materializzazione della percezione interiore
che è ben più complessa dello schema corporeo,
suppur ne funga da inevitabile contenitore
o ‘specchio’. L’autoritratto, collegando i modelli
percettivi e analitici degli elementi interni ed esterni
è, per l’artista, un mezzo per interrogarsi, scandagliarsi
e celebrarsi. E’ l’espressione creativa della
necessità di dare sostanza e visibilità alla pluralità
delle proprie maschere ma anche un manifesto
psicologico con il quale dare un corpo e una rappresentazione
alle proprie ansie, insicurezze, lacerazioni,
debolezze, consapevolezze, ricchezze e speranze.
Speranze, spesso, di ancorarsi alla Storia, dando
a se stessi un senso di immortalità, rappresentando
quel doppio che sopravviverà e resterà eterno.
La storia è così costellata da autoritratti. Da ripetuti
e costanti tentativi di immortalità. Una suggestiva
raccolta di opere di piccolo o grande formato eseguite
con qualsiasi tecnica e materiale, digital, pittura,
fotografia, scultura e collage ma anche passando
dalla scrittura alla poesia. Dalla irriconoscibile
maschera primitiva di Basquiat ai dipinti in età classica
raccontati da Plutarco, fino alle ‘trasfigurazioni’
della Kahlo che, proprio su questa sua complessa
produzione, ebbe a sottolineare:
“dal momento che i miei soggetti sono
sempre stati le mie sensazioni, i miei stati
mentali e le reazioni profonde che la vita
è andata producendo in me, ho di frequente
oggettivato tutto questo in immagini
di me stessa, che erano la cosa più sincera
e reale che io potessi fare per esprimere ciò
che sentivo dentro e fuori di me”.
Un ‘dentro’ e un ‘fuori’, quindi, che richiedono
la forza di guardarsi compiutamente abbracciando
ogni aspetto di se stessi. Spesso anche in modo
ossessivo come in Van Gogh che nella sua immagine
esprimerà universalmente l’umano conflitto interiore
fra quel che si è, si vorrebbe essere e si appare agli
altri. In un gioco di rimandi, attese e aspettative, nel
quale le distanze o divergenze osservative, confluiscono
sempre nelle personali debolezze, fragilità
e fierezze. Perché, in fondo, vediamo quel che siamo.
(tratto dalla rivista Nove)

http://www.bookrepublic.it/book/9788867555680-nove/

La musica

La musica, intesa come espressione del mondo, è una lingua universale al massimo grado, e la sua universalità sta all’universalità dei concetti più o meno come i concetti stanno alle singole cose.

Arthur Schopenhauer

Dio, come ti amo!