Per Ginevra, per Lancillotto e per Artù, per Mordred e per un altro santo, Galgano – Parte III

Riuniti tutti i regni, Artù riesce a scacciare i Sassoni, ma per evitare nuove invasioni e per unificare per sempre tutti i Bretoni, crea un castello con trentatré sale quadrate e una sola circolare, il cui nome, Camelot, passerà poi a indicare l’intera fortezza.

Al centro della sala è una tavola rotonda con dodici posti, ciascuno dei quali corrisponde a un segno dello Zodiaco. Lì trovano posto undici armati, compreso Artù. Manca un cavaliere che dovrà essere il migliore, il più forte e il più puro, se vorrà occupare il dodicesimo posto.

Un giorno, gli undici sono a caccia nel bosco, quando avanza un cavaliere tutto bianco, in sella a un destriero anch’esso bianco. È splendido, e un raggio di sole sembra accompagnarlo nel bosco, facendolo brillare tra le fronde.

Artù è preso da invidia e lo sfida a duello. Lottano con accanimento, senza riuscire ad abbattersi l’un l’altro, quando il re di Britannia, indietreggiando di alcuni metri, si accorge che il suo contendente è vestito esattamente al contrario di lui. Infatti quel giorno Artù ha corazza, elmo e cavallo neri.

Contemporaneamente anche l’altro si rende conto di avere di fronte la sua immagine rovesciata. Allora i due cessano di combattere e si abbracciano. Quel cavaliere è Lancillotto, che andrà a occupare il dodicesimo posto.

Il significato del duello è chiaro: il vero eroe deve poter armonizzare le sue due parti, quella oscura e quella luminosa, ovvero i sensi e la ragione, senza sacrificare gli uni all’altra e viceversa. Solo così sarà un vero eroe.

Altre imprese prodigiose aspettano i cavalieri, ma un’insidia minaccia proprio Lancillotto, il più puro.

Ginevra, moglie di Artù, si è follemente innamorata di lui, che pure ne ricambia il sentimento.

Entrambi tentano di opporsi alla passione per rispetto al re, ma un giorno, nella foresta, si trovano per caso soli. Una grande quercia li avviluppa con i rami, spingendoli vicini, finché sono costretti a guardarsi negli occhi.

In quell’attimo Lancillotto comprende di non essere più lo stesso. Non è un guerriero, un combattente, un uomo d’arme. Non è più nulla se non Ginevra stessa: egli è diventato la regina stessa, è tutt’uno con la donna amata. E la donna, per un processo identico, è divenuta Lancillotto.

Così, attraverso lo sguardo, si appartengono e «conoscono tutto quello che occorre avere, la sapienza».

Dunque per amare davvero occorre compenetrarsi totalmente, diventare l’altro e solo mediante tale partecipazione, tale totalità, si raggiunge la vera conoscenza. Un segreto magico è racchiuso in questo momento d’amore: l’atto di Ginevra e Lancillotto, che pure sembra un tradimento, è invece indispensabile per arrivare alla sapienza, come conferma il seguito della storia.

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12 Risposte

  1. Bene, Lei sarà padrone di non crederci ma io, ieri, mentre ero presa nella routine quotidiana quando, improvvisamente, ho visto questi due nomi, scritti nella mia mente, nel mio cielo interiore: Lancillotto e Ginevra. Poi, mi sono detta: “Capirò.”
    Che persona piena di sentimento (sentire) e struggentemente melanconica è Lei. Devo dire che anche io sono un po’ così: che dolore, che sofferenza…la ricerca dell’eterno amore… e quanti turbamenti.
    Buonanotte…

  2. la storia è ricca di immagini che mi catturano .
    ma più di tutto mi prende ” attraverso lo sguardo , si appartengono e conoscono tutto quello che occorre sapere ”
    Gabriele non mi stanco di dire quale fonte di ricchi doni ci fai.
    un abbraccione di quercie ..
    massi

  3. Armonizzare le due parti e’ gesto eroico ,ad esempio come armonizzare coscienza ed inconscio.
    Ma se Lancillotto e Re Artu’ sono due parti complentari che lottano per raggiungere armonia, Ginevra parte femminile
    di Lancillotto ,ma che appartiene a Re Artu’ dovrebbe essere
    l’anima che media tra conscio ed inconscio ? E’ cosi’ ?

    Grazie per un suo commento

    Vincenzo

  4. La storia d’amore di Ginevra e Lancillotto è semplicemente meravigliosa!
    Credo sia l’esemplificazione che l’Amore, quello cantato dai poeti, quello che tutti nella vita sogniamo di incontrare almeno una volta.
    Quello che mi ha colpito è la compenetrazione, la fusione completa che esiste tra due persone che trovano questo Amore: il diventare una sola cosa tanto da essere parte integrante l’uno dell’altro.
    Inoltre la potenza comunicativa non dello sguardo, ma DI UNO SGUARDO, DEGLI OCCHI la ritengo la forma espressiva per eccellenza. Quando i due soggetti della coppia riescono reciprocamente a carpire desideri, stati d’animo, emozioni, sensazioni dell’altro semplicemente dagli occhi del proprio partener, quando si riesce a leggere non tra le righe di concetti espressi, ma dalle sfumature di uno sguardo e dal cogliere il senso profondo delle mille espressioni che possono assumere gli occhi, allora credo che una tale compenetrazione emotiva ci porti a credere che quei due soggetti siano anime gemelle, le due metà della mela che si sono ritrovate come ha magistralmente Aristofane nel Simposio di Platone.
    Io credo nel Mito perché ho provato cosa significa leggere negli occhi dell’altro e comprendere ogni desiderio, ogni sentimento senza proferire alcuna parola. Anzi a volte lo sguardo, se letto nelle sue sfumature, è molto più emblematico e chiaro di mille parole. Se tra due persone si arriva a ciò allora le due anime sono diventate una sola.
    A me con un mio ex capitava, e capita anche ora che si sentiamo meno, non solo di comprenderci appieno con uno sguardo (e ciò suscitava e suscita ancora meraviglia e stupore di difficile descrizione), ma addirittura di sentire le necessità, i bisogni, i momento negativi dell’altro senza che magari ci sentiamo per settimane. Insomma ci lega, oltre un profondo rapporto affettivo, anche un profondo e straordinario legame sensoriale, percettivo per cui spesso quando uno dei due ha bisogno del sostegno, del conforto o del consiglio dell’altro il più delle volte la telefonata arriva senza che l’aiuto sia stato espressamente richiesto. Non è facile spiegare cosa si sente dentro, ma per entrambi, all’occorrenza, scatta una sensazione che significa una sola cosa: lui o lei ha bisogno di me. E puntualmente è così!
    Un grande grande abbraccio Bea

  5. Artù crea un Archetipo nel quale il suo popolo si possa identificare: il significato profondo dell’archetipo è unione nell’unità.

    – Il castello: è paragonabile all’ universo, all’essere umano inteso come dimora del divino, sede della parola che vivifica la coscienza, trama nella quale si sviluppa, si dipana il destino umano.
    – 33 quadrati: il quadrato in alchimia è un elemento fisso, è il maschile. Si moltiplica per 33, il numero che si lega alla figura del Maestro che si ispira al principio dell’amore per guidare gli altri. Il 33° elemento chimico è l’arsenico, il sale in alchimia, simbolo di unione degli opposti.
    – 1 cerchio nel cerchio: la stanza rotonda, Camelot, e la tavola rotonda rimandano alla totalità, al movimento, al destino umano emanato dallo zodiaco.
    – 12° posto vacante: Il segno dei pesci è legato al simbolo del mercurio, il femminile in alchimia. Rassegnazione e sacrificio.

  6. -Il bosco: rappresenta l’inconscio umano e il groviglio di emozioni non risolte. E’ il luogo dove la luce della ragione (il cavaliere bianco) penetra per mettere in risalto l’invidia (del cavaliere nero), intesa come Possesso della Sapienza e incapacità di donarla, di comunicarla, per paura di perderla.

    – La quercia che avvolge con i suoi rami Lancillotto e Ginevra: questa immagine, questa carta, riassume il significato del cerchio nel cerchio. La quercia simboleggia il Dio interiore, il legame tra spirituale e umano, l’uomo completo. Lancillotto e Ginevra che si compenetrano, sono la totalità, l’Amore vero, la Sapienza, la somma scienza che racchiude, e da cui derivano, le altre scienze (i rami). (Che il senso degli amori impossibili sia questo?Mi domando…Mah!)

    Rispolverando Socrate, mi sono soffermata sul significato di Filosofia: è Sapienza il volgere dell’anima dall’ombra alla luce; è Amore, figlio di Espediente e Povertà, è insieme Possesso e Privazione del Sapere, è ricerca della “dotta ignoranza”. Dall’altra parte c’è chi crede di sapere ma in realtà non sa rendere ragione di quello che dice. Io…speriamo che me la cavo!

  7. il tuo cielo interiore è stellatissimo, marinariannachiara

  8. ed anche io non mi stanco di dire che i doni li ricevo io da voi. da tutti. platani sul fiume.

  9. Grazie Direttore!..Sono estasiato, quello che ci regala è uno stimolo per l’intelletto e delizia per l’Anima.

  10. ..ah una domanda, quei simbolini che abbiamo di lato sono casuali?..e rappresentano qualcosa in particolare?
    Grazie Prof

  11. Artù e Lancillotto sono due personalità nella persona, mentre Ginevra è la controparte femminile.

  12. caro Falco, i simbolinisono casuali (e quindi non casuali)

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