Mente originale

Ciò che contraddistingue le menti veramente originali non è di essere i primi a vedere qualcosa di nuovo, ma di vedere come nuovo ciò che è vecchio, conosciuto da sempre, visto e trascurato da tutti. Il primo scopritore è comunemente il solito visionario volgare e privo di spirito: il caso.

Friedrich Nietzsche

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5 Risposte

  1. “Vivere nel tempo per me significa [vivere] dentro il presente, vivere dentro il proprio tempo. La sfida etica dell’essere umano è vivere dentro il proprio tempo. Per cui, non dobbiamo pensare a redimere il passato o a prevenire le difficoltà del futuro, in modo che non ci siano. Dunque viviamo dentro il tempo, facciamo quello che possiamo entro il nostro tempo, ma non è nostro compito redimere il passato”
    Hillman

  2. Versi tratti da T.S.Eliot “Burnt Norton” da “Quattro Quartetti”.

    Il tempo presente e il tempo passato
    Sono forse presenti entrambi nel tempo futuro,
    E il tempo futuro è contenuto nel tempo passato
    Se tutto il tempo è eternamente presente
    Tutto il tempo è irredimibile.
    “Ciò che poteva essere” è un’astrazione
    Che resta una possibilità perpetua
    Solo nel mondo delle ipotesi.
    Ciò che poteva essere e ciò che è stato
    Tendono ad un solo fine, che è sempre presente.
    Passi echeggiano nella memoria
    Lungo il corridoio che non prendemmo
    Verso la porta che non aprimmo mai
    Sul giardino delle rose.

    Adoro questi versi…..abbraccione a tutti!

  3. scusate…ma i post precedenti in realtà erano non per questo post, bensì per il POST “PRESENTE”….
    ho confuso mentre scrivevo, rapita dall’ispirazione!! ahahah
    baciii

  4. A tutti noi… meno due… 😀 😉 !!!!

    “Tu tra quelli che sembravano estranei” (Pablo Neruda)

    Tu, chiara e oscura, Matilde bruna e dorata,
    simile al grano e al vino e al pane della patria,
    lì nelle strade aperte da regni poi divorati,
    facevi cantare i tuoi fianchi e somigliavi, antica e terrestre araucana
    all’anfora pura che arse col vino in quella regione
    e ti conosceva l’olio insigne delle casseruole
    e i papaveri che crescevan nel polline di antichi aratri
    ti riconoscevano e si dondolavano
    danzando nei tuoi piedi rumorosi.
    Perchè sono i misteri del popolo essere uno ed esser tutti
    e uguale è tua madre campestre che giace nelle crete di Nuble
    alla raffica etrusca che muove le trecce tirrene
    e tu sei una brocca nera di Quinchamalì o di Pompei
    eretta da mani profonde che non hanno nome:
    per questo al baciarti, amor mio, al premere le labbra sulla tua bocca,
    nella tua bocca mi desti l’ombra e la musica del fango terrestre.

  5. Non puoi immaginare caro Gabriele quanto condivida questa favolosa riflessione nella quale, nel mio piccolo, mi rispecchio in pieno… Grazie…

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