Cinema: “Youth – La giovinezza”, uno scambio generazionale tra vecchi e giovani

youth“Questo è il mio film più intimo”, ha detto Paolo Sorrentino a proposito di “Youth – La giovinezza”. E lo è, veramente.  L’ha scritto e  diretto  toccando corde di profondità notevoli. Dietro i volti di mostri sacri del cinema quali Michael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz e Jane Fonda, Sorrentino canalizza le domande e le risposte che potrebbero sembrare banali ai più, ma che tanto banali non sono. In questo film si parla di genitori e figli, più di padri che di madri. Perchè i protagonisti sono  due vecchi amici alle soglie degli ottant’anni, Fred, un compositore in pensione (Michael Caine), e Mick, un regista cinematografico (Harvey Keitel) in procinto di girare il suo “film-testamento”. La coppia di artisti si ritrova, come era successo molte altre volte, in un elegante albergo svizzero, ex sanatorio,  ai piedi delle Alpi per una vacanza primaverile, prima di tornare a impegni e routine. Chiacchierano, dicendosi però soltanto “le cose belle”, passeggiano tra valli e verdi boschi, ricordando il passato filtrato dalla lente del presente. In realtà, il film è una resa dei conti dei protagonisti. Due uomini che nella vita professionale hanno avuto tutto, si trovano a dover fronteggiare i problemi e le accuse dei figli. Sono stati padri assenti (memorabile lo sfogo di Lena, impersonata da Rachel Weisz, figlia e collaboratrice di Fred, nella stanza dei massaggi), molto presi da se stessi, sfruttatori delle proprie mogli e compagne. I due amici, in un’atmosfera da albergo di Davos de “La montagna incantata” di Thomas Mann  e quadri viventi che ricordano quelli di Tamara de Lempicka, guardano con curiosità agli altri bizzarri ospiti. Fred soprattutto intesse un legame con il giovane attore hollywoodiano Jimmy Tree (Paul Dano), con il quale ha un curioso confronto generazionale, quasi da padre a figlio appunto. Jimmy è deluso dalla propria carriera perché i suoi fan lo ricordano soprattutto per il ruolo da uomo robot che gli ha dato la fama, pur avendo preso parte ad altre pellicole più interessanti. Un giorno però, mentre lui e Fred si trovano in un negozio di orologi a cucù (un altro simbolo del tempo che passa?), una bambina lo riconosce non per il suo solito personaggio, ma per un altro, un padre che dopo quattordici anni ritrova il figlio che aveva abbandonato, spaventato dall’impegno di essere genitore. Anche Mick,  per realizzare il suo film testamento si è circondato di giovani sceneggiatori, con i quali condivide idee ed esperienze personali. Li sente vicini, più del figlio vero con cui non ha un rapporto. “Youth” è uno scambio tra vecchi e giovani, un continuo preoccuparsi da parte dei primi di cosa lasceranno ai secondi. Trattandosi di due artisti esiste un doppio rimando: cosa lasceranno alla società un grande compositore e un bravo regista? E’ Jimmy Tree a dirlo, citando una frase chiesta a Novalis (non dimentichiamoci che Sorrentino è un regista colto) da qualcuno che lo interrogava su quale fosse il senso della sua arte e lui rispose: “Io sto sempre andando a casa, sempre alla casa di mio padre”.

Clara Martinelli

 

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