Cinema: “Fury” di David Ayer, film di guerra e di “formazione”

Fury-Movie-Reviews-2014Uscito nelle sale italiane il 2 giugno, “Fury” , scritto e diretto da David Ayer, è il classico film di guerra. Ambientato nell’aprile del 1945, quando gli alleati erano impegnati a sferrare l’attacco decisivo per liberare l’Europa dal nazismo, il sergente dell’esercito americano Don Collier, soprannominato “Wardaddy” (Brad Pitt) è a capo di un’unità formata da cinque uomini a bordo di un carro armato Sherman, chiamato “Fury”. Stremati, i soldati sono chiamati a svolgere una pericolosa missione proprio nel cuore della Germania nazista. Il granitico Wardaddy, oltre a guidare i suoi soldati, ha anche il compito di “istruire” una recluta giovane ed inesperta, Norman Ellison (Logan Lerman), che gli viene affidata all’ultimo momento. Tra città devastate, esplosioni di ordigni, uccisioni di soldati e civili, il tremante dattilografo ventunenne diventerà un soldato coraggioso e lo dimostrerà affrontando valorosamente con i suoi compagni un intero battaglione nemico in ritirata. Sotto questo punto di vista, potremmo definire “Fury” un film di formazione: prendi un ragazzo che non ha mai sparato in vita sua, mettilo in un posto dove si deve combattere duramente con un mentore come Wardaddy e vedrai che acquisterà consapevolezza della sua forza interiore e delle sue capacità di guerriero. Per il resto è un film che vuole mostrare come la guerra è veramente, senza sconti. Nella spettacolarità e nel pathos presenti nelle azioni, trova posto tutto lo sgomento dei personaggi che è pari a quello degli spettatori, che assistono impotenti a bombardamenti ed uccisioni, come solo una storia di questo tipo può raccontare. Chi guarda prova lo stesso stupore della giovane recluta quando si accorge che a sparare dal fronte nemico ci sono dei bambini arruolati come soldati dall’esercito tedesco, ormai sprovvisto di uomini da far combattere. “Fury” strizza l’occhio alle vecchie pellicole del genere di stampo hollywoodiano, perché non è mai volgare, ma a differenza dei film che l’hanno preceduto non cade in sciocche ideologie ed è ricco di finezze narrative.

Clara Martinelli

 

 

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