La Giornata Mondiale del Libro

Carissimi,

oggi è la Giornata Mondiale del Libro. Quali sono le letture, i testi, i personaggi che hanno avuto un ruolo importante nella vostra vita?

Gabriele

(dal film “Storia di una ladra di libri”)

Nel nome del figlio

Tre film, attualmente nelle sale, parlano delle scelte che l’attesa o la nascita di un figlio costringe a fare sia individualmente che nella coppia. Il primo è “Ho ucciso Napoleone”, diretto e scritto da Giorgia Farina con Federica Pontremoli, ha come protagonista Anita (Micaela Ramazzotti), donna in carriera, licenziata perché rimasta incinta del suo capo (Adriano Giannini). Razionale, fredda, completamente dedita al suo lavoro, in un primo momento pensa di rinunciare al bambino. Poi, per calcolo, decide di tenerlo. Ma, andando avanti con la gravidanza, e, con l’aiuto di figure femminili che le faranno scoprire la solidarietà tra donne, Anita acquisirà una nuova consapevolezza, facendo venire fuori la parte più morbida e materna di se stessa, tessendo un nuovo modo di vivere. In questo caso, la nascita è servita alla madre a svelarle i lati più reconditi del suo essere e ad accettarli.

Il secondo film che prendiamo in considerazione è “Second Chance” di Susanne Bier. In questa storia i neonati presenti sono due, figli di coppie totalmente diverse tra loro. Una sembra serena come una famiglia borghese può essere. Marito poliziotto e padre amorevole, moglie benestante e accudente. Altra coppia, altro scenario. Lui manesco e spacciatore, lei prostituta. Entrambi tossicodipendenti. La casa dove vivono è piccola, sporca e fatiscente, il loro bimbo di pochi mesi sopravvive abbandonato a se stesso, mentre i suoi genitori si fanno di eroina. Il poliziotto, amico d’infanzia del padre, irrompe nella loro vita a causa della segnalazione da parte di un vicino, esasperato dalle grida. Nel sopralluogo, l’uomo trova il bambino coperto di feci e chiuso in un armadio. Pensa a suo figlio, amato e protetto, e chiede che il neonato venga sottratto ai genitori. Ma la legge non lo consente, perché il bimbo è sano, non denutrito. Tutto cambia quando, qualche giorno dopo, la brava moglie borghese trova il figlioletto morto nella culla e la follia prende il sopravvento in quella che, all’apparenza, sembrava una coppia equilibrata. Anche in questo caso, la nascita, anzi le nascite di due bambini cambieranno le carte in tavola ad un destino già delineato, facendogli prendere una piega diversa.

Il terzo film, infine, è “La scelta”, scritto e diretto da Michele Placido, liberamente ispirato al testo teatrale “L’innesto” di Luigi Pirandello. Laura, interpretata da Ambra Angiolini, e Giorgio, impersonato da Raoul Bova, non riescono ad avere figli. Anche qui, l’ambiente è quello borghese, lui proprietario di un ristorante, lei insegnante di musica. Una vita fatta di serate con parenti e amici, tutto filerebbe liscio se non fosse per il mancato annuncio di una gravidanza. Ma ecco che l’imprevedibile è in agguato. Una sera, tornando a casa, Laura subisce uno stupro e rimane incinta. Il bimbo tanto cercato è arrivato in modo non convenzionale. Cosa fare? Per Giorgio è difficile accettare un figlio non suo, concepito con una violenza. Per Laura, dopo un primo momento di smarrimento, sente che la vita che si sta formando dentro di lei le appartiene e decide che vuole tenerlo. Un’altra attesa, un’altra nascita che costringe ad un cambiamento, una metamorfosi, a superare i propri egoismi e ad accettare i propri limiti. E anche a prendere coscienza che si diventa altro quando una nuova vita irrompe nella nostra ordinata e predisposta esistenza.

Clara Martinelli

Cinema: “Quando dal cielo…”

“Quando dal cielo…” è il titolo di un film documentario, in uscita domani nelle sale italiane, diretto da Fabrizio Ferrario, che ha come protagonisti il trombettista Paolo Fresu, Daniele Di Bonaventura, bandoneista, e Manfred Eicher, lo storico fondatore dell’etichetta ECM. La location dell’incontro è l’Audutorium della Rsi a Lugano, dove i musicisti stanno registrando l’album “In Maggiore”. La sala è vuota, immersa in una penombra soffusa, i due musicisti  si trovano a mettere a frutto un  elaborato durato tre anni, con tutto l’impegno e la concentrazione che richiede un’operazione del genere. Lo spettatore assiste così allo sviluppo di un lavoro artistico e artigianale, dove la ricerca sul suono, l’esecuzione, la costruzione della struttura musicale sono alla sua completa e attenta visione. Un’occasione per osservare dal buco della serratura di un’ipotetica grande porta, il processo creativo e i gesti naturali di due grandi musicisti  e di una delle figure più importanti della musica jazz e contemporanea mondiale, Eicher appunto, che per la prima volta ha accettato di farsi filmare. A Roma, questa sera ci sarà un’anteprima al cinema Eden, in piazza Cola di Rienzo, alle 21, alla quale saranno presenti gli autori.

Massimo Lanzaro parla del suo libro “DSM-Cinema! I film che spiegano la psiche” a Tv2000

Cinema e follia

“Noi del cinema siamo carta moschicida per chi ha problemi mentali, piacciamo moltissimo ai matti. Sul set si avvicinano sempre, abbiamo una lingua comune, ci intendiamo… I ragazzi problematici sono affascinanti, hanno una fantasia non frenata dalla ragione, sono le uniche interlocuzioni che mi arricchiscono, le persone ragionevoli diventano presto di una noia mortale”.

Pupi Avati (intervista “Il venerdì” di Repubblica)

Anoressia, problemi di coppia e separazione: nessuno si salva da solo

  • Nessuno si salva da solo è un film del 2015, diretto da Sergio Castellitto. Il film è basato sull’omonimo romanzo di Margaret Mazzantini. Trama: Delia e Gaetano (Gae) sono stati sposati e hanno due figli, Cosmo e Nico. Da poco tempo vivono separati, lei ha tenuto la casa con i bambini, lui vive in un residence. Delia (Jasmine Trinca), che in passato ha sofferto di anoressia, è una biologa nutrizionista, Gaetano (Riccardo Scamarcio) è uno sceneggiatore per programmi televisivi. Si incontrano per una cena in un ristorante, durante la quale discuteranno di come far trascorrere l’estate ai bambini. Di litigi, eventi scatenanti, emotività altamente espressa ce n’è. C’è poi il rifiuto del cibo, la carie marcia, il vomito autoindotto, l’alimentazione compulsiva. Ma non è che in questo film “viene affrontato il tema dell’anoressia” (come piace dire a molti). Sarebbe come dire anche che l’altro “tema” è quello legato ai problemi di coppia o alla separazione (frutto di traumi, frutto di altre separazioni e via così percorrendo quei sentieri diacronici là). Ci sono malesseri che durano nel tempo e restano, nonostante il desiderio di cambiamento, la consapevolezza e i tentativi di risolvere i problemi. Ci sono i ricordi, le attese, i dubbi, la tenerezza e le idiosincrasie. Ma vivaddio non ci sono regole per il mantenimento della buona salute della coppia o della psiche dei figli. Non c’è nessuna teoria neonormativa e nessuna etichetta. E non si svolge nessun tema (men che meno sul tramonto della paternità o sulla donna post-patriarcale). Non si arriva da nessuna parte, al massimo ad una piroetta e ad un sorriso di sobbalzo. In questa pellicola però si compie un piccolo miracolo, che è il seguente: sfiorando dei frutti non si può ottenere una buona centrifuga, una roba che contenga la polpa nutriente, l’essenza. Bisogna, appunto, affondare le lame, lasciare che girino a fondo. Sfiorando la vita con la penna o con la macchina da presa, invece, a quanto pare, si può arrivare a coglierne l’essenza senza scavare, senza spingere, senza usare gli artigli, bensì l’immane invisibile forza dirompente della grazia artistica. Il simulacro è immaginario (illusione) mentre l’apparenza è simbolica (finzione). Quando la dimensione specifica dell’apparenza simbolica comincia a dissolversi, l’immaginario ed il reale divengono sempre più indistinguibili. E, fateci caso, gli attori sono così bravi da andare oltre: resta infatti anche un pò l’illusione che forse in questo momento Delia e Gaetano siano ancora là, da qualche parte, a fare anima o a fare l’amore.

    Massimo Lanzaro

“Ricomincio da capo”

Ogni 2 febbraio una marmotta predice la durata dell’inverno: se fa capolino dalla sua tana e vede la propria ombra, il clima invernale negli Stati Uniti si protrarrà per altre sei settimane; se invece non vede l’ombra, bisogna festeggiare, perché la primavera è ormai alle porte. Si tratta di una tradizione importata in Pennsylvania dagli immigrati tedeschi, ed è probabile che abbia le sue radici nelle credenze degli antichi romani che ritenevano appunto la prima decade di febbraio utile a intuire la durata dell’inverno. Una tradizione che poi ha assunto forme (e date) diverse in molti paesi.

Il 3 Aprile 2009 l’autore del Blog “Go into the story”, nonché sceneggiatore e critico di ambito hollywoodiano, Scott Myers, recensiva una mia lettura psicologica (pubblicata in inglese) del film Ricomincio da capo (Groundhog Day), commedia del 1993 diretta da Harold Ramis ed interpretata da Bill Murray e Andie MacDowell, che prende spunto da tale tradizione.

In esso Phil Connors è un meteorologo televisivo che, controvoglia, deve recarsi nella piccola città di Punxsutawney per fare appunto un reportage sul Giorno della Marmotta. Un circolo temporale fa sì che ogni mattina, alle 6.00 in punto, Connors viene svegliato dalla radio che trasmette sempre lo stesso brano musicale (I Got You Babe di Sonny & Cher), e da allora la giornata trascorre inesorabilmente allo stesso modo della precedente (e la marmotta intanto continua ogni giorno “a vedere la propria ombra”).

La recensione, tra l’altro dice: I’ve seen Groundhog Day probably 3 times, yet it never occurred to me that the Protagonist Phil Connor (Bill Murray) has the same first name as the groundhog Punxsatawney Phil. If not for that fact, I would tend to consider Dr. Lanzaro’s analysis to be a bit overblown. But a fact is a fact – and there is Phil the Protagonist, and Phil the Groundhog.

“Overblown” in italiano può essere tradotto con esagerato, pomposo (“over” in questo caso allude ad un “troppo”). In pratica mentre cercavo di analizzare l’evoluzione cinematografica di un carattere connotato filmicamente come presuntuoso, Scott Myers alludeva al fatto che prendessi quantomeno troppo seriamente la mia interpretazione. Quale ragione più interessante anche se un po’ autoreferenziale per scrivere e riflettere nuovamente sull’argomento. Barthes diceva che “quelli che trascurano di rileggere si condannano a leggere sempre la stessa storia”; mi accingo dunque a riproporre non solo frammenti della mia precedente analisi, ma anche a tentare di rivedere il mio punto di vista di allora.

Suggerisco di guardare il film prima di leggere il resto di questi commenti. Vorrei inoltre segnalare che non state leggendo un articolo di critica cinematografica. Discuto di un film che dietro il racconto brillante è estremamente denso. Myers scrisse innanzitutto di essere sorpreso dal fatto che nella mia digressione avessi notato la coincidenza del nome del protagonista del film e della marmotta (entrambi si chiamano Phil), nonché dal fatto che facessi notare come più volte nel film il nome “Phil” appare nelle inquadrature sulla testa di Bill Murray, quasi a mo di didascalia.

Pensando alla non casualità di questi dettagli in effetti immaginai che il regista avesse voluto prendere spunto dalla tradizionale ricorrenza che in Pennsylvania si festeggia ormai da ben 126 anni per trattare in realtà (in maniera più o meno consapevole) il tema psicologico dell’ombra. In Analyze this del 1999 (Terapia e pallottole) Harold Ramis rivelerà più direttamente, forse, l’intreccio tra il suo cinema e la psicologia.

Sarà bene fare ora un piccolo excursus sui tre concetti chiave del pensiero junghiano: lnconscio Collettivo, Archetipo (uno dei quali è appunto “l’Ombra”) ed Individuazione.

Per Freud l’inconscio non è altro che il punto ove convergono contenuti rimossi o dimenticati. Secondo Jung esso poggia su uno strato più profondo che non deriva da esperienze e acquisizioni personali, ma è innato ed ha strutture che (cum grano salis) sono le stesse dappertutto e per tutti gli individui.

Gli archetipi riguardano i contenuti dell’inconscio collettivo e sono i tipi arcaici e primigeni espressi riccamente nei sogni e nelle visioni, oltre ad essere la sostanza del mito, della fiaba e delle dottrine esoteriche. Nel mio articolo (cui rimando) partivo dal concetto di coerenza cinematografica archetipica (Conforti, 1995), per suggerire la possibilità che una narrazione filmica possa compiutamente rappresentare la natura e gli sviluppi psicologici di (frammenti di) una delle istanze archetipiche della psiche e, nella fattispecie, l’ombra.

Il processo di individuazione è la presa di coscienza con cui ciascuno attribuisce un senso alla propria esistenza. Si realizza attraverso una congiunzione ed integrazione di coscienza e inconscio. In “Groundhog day” si può postulare che Phil Connors progressivamente entri in contatto con le parti meno gradevoli della sua personalità (l’Ombra), le comprende e lentamente, attraverso una somma di esperienze (favorite dal loop temporale) diventa una persona nuova, più completa, integra, consapevole e capace di amare.

La dottrina Junghiana vede dunque l’Ombra come parte inferiore della personalità ed una parte della totalità della psiche. Le profonde antipatie ingiustificate, per esempio, sono quasi sempre il frutto della proiezione della propria Ombra. Jung la definisce come il contenuto di sentimenti e ed emozioni rimossi da ognuno di noi, perché ritenuti per così dire “brutti, sporchi e cattivi”, non corrispondenti ad una visione ideale di sé stessi. In effetti nel film Murray veste dei panni calzanti in questo senso: è la “prima donna” televisiva, è definito “presuntuoso ed egocentrico”, non va d’accordo praticamente con nessuno, si sente sprecato in un canale televisivo locale, è sempre insofferente, tratta le persone con sufficienza ed è “troppo innamorato di se stesso per avere una relazione autentica”.

Il (non) passare dei giorni gli consente di attraversare fasi di depressione e poi di euforia ed onnipotenza fino a quando la sua vita e il suo modo di approcciarsi alle cose e alle persone comincia a cambiare.

Nonostante egli riesca a ottenere facilmente sesso e denaro, non riesce a conquistare Rita (di cui pian piano si innamora), cui non interessa quello che Connors sa, e addirittura la indispone che egli sappia anticipare tutti suoi desideri: la sua erudizione è totalmente inutile perché a lei “interessa un certo tipo di uomo, con certe qualità”. Con la conoscenza erudita non nasce mai un Phil Connors nuovo o migliore, e difatti egli si ritrova ogni giorno ad essere la persona che era il giorno prima. Questo è forse un pregnante significato della seconda parte del film, il vero senso, incidentalmente, del ricominciare da capo. Connors spezzerà il cerchio infernale quando passerà da una conoscenza che si limita a raccogliere dati a una conoscenza che trasforma (e ad una autentica consapevolezza delle parti della sua “ombra”, delle cose sgradevoli di sé, cui rinuncia o che riesce a modificare con la pazienza e la disciplina). I giorni seguenti lo vedono infatti affabile con Rita e Larry. Si dà alla scultura di statue di ghiaccio. Decide di dedicarsi agli studi. Inizia a seguire un corso di pianoforte. Imparare a suonare il piano trasforma colui che impara perché nell’apprendimento non ci si limita a memorizzare un pezzo, ma si acquisisce una tecnica che permette la padronanza di un numero virtualmente illimitato di pezzi (ironicamente, la rivelazione della bellezza della musica avviene grazie alle note della sonata K. 545 in do maggiore di Mozart, il magnifico pons asinorum di tutti i principianti).

Ne seguiamo ulteriormente i progressi. Conosciamo un Connors “buono”, che si dispera per non riuscire a salvare un pover’uomo che pare condannato a morire un due di febbraio e che finisce con l’accettare che alcune cose non possono venir comunque cambiate nel giorno che egli vorrebbe perfetto. Nell’ultimo giorno della marmotta Connors compie una serie di “buone azioni” che gli permettono di guadagnare l’affetto degli abitanti di Punxsutawney e l’ammirazione di Rita che lungi oramai dal trovarlo insopportabile lo compra all’asta degli scapoli. L’amore infine conquistato lo libera dalla ripetizione; il risveglio al 3 febbraio porta con sé l’accettazione del destino: Connors vuole vivere a Punxsutawney (che tanto aveva disprezzato inizialmente). La primavera è alle porte.

Massimo Lanzaro

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