Da “D la Repubblica”: i giovani oggi

“[…]  Oggi che l’unico valore egemone nella nostra società è il denaro che tutto può comprare, persino il sesso e il potere, cosa si pensa che possano acquisire e volere i giovani, se non “le belle cose”, come scrive Platone, che sfilano davanti alla caverna dove sono incatenati gli schiavi? E però, come nel mito della caverna, uno schiavo si libera dalle catene, esce dall’antro e prende a guardare e ad ammirare le “cose vere”. E’ un percorso difficile, che avviene in solitudine, accompagnato dal riso e dal disprezzo di quanti dalla caverna non sono usciti, rassicurati dalla loro prigionia. Una prigionia, che, al pari degli schiavi di cui parla Platone, i giovani di oggi non avvertono come schiavitù, perché le catene sono dorate e luccicanti. E perciò pensano di essere, più degli altri, all’altezza dei tempi, perché hanno lasciato alle spalle libri e cultura, impegno e rispetto. Valori d’altri tempi, anche se verrà il giorno in cui avvertiranno il vuoto che li circonda e il nulla in cui orientarsi. Ma resta pur sempre il divertimento con cui distrarsi, il vivere il presente in presa diretta 24 ore su 24, anche se nel frattempo la loro vita, vissuta da virtuosi dell’irresponsabilità, si srotola in un esperimento dall’esito incerto”.

Umberto Galimberti

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4 Risposte

  1. “..E’ un percorso difficile, che avviene in solitudine, accompagnato dal riso e dal disprezzo di quanti dalla caverna non sono usciti, rassicurati dalla loro prigionia. …”

    Vero.
    Anche se spesso la coscienza è intaccata dal dubbio amletico; dal desiderio, cioè, di reagire all’ingiustizia della prevaricazione ostentata con arroganza, o morire “in se stessi, s’intende!” senza curarsi degli altri più di tanto.
    Poi, “riflettendo”, non si tratta di ingiustizia, ma solo del giusto nutrimento che ognuno riceve per propria decisione.

  2. … Chi si prenderà cura delle idee, che condizionano e determinano il modo di essere al mondo, perché si avveri che i giovani avvertano il vuoto in cui si srotola la loro esistenza? Davvero sarà possibile una “terapia delle idee” e ristabilire la realtà come misura e riferimento a cui la mente potrà tornare a fare affidamento, per riconciliare la propria visione del mondo con il modo in cui accade il mondo? Spero che, ciò che il novello schiavo liberato vedrà quando sarà fuori dalla caverna, non sia tutto il rimosso… e che sia capace di affrontarlo, di sentirlo, di lasciarsi toccare, attraversare. Chi gli dirà di non procedere per amputazioni, se il nuovo mondo lo spaventa?

  3. Va fuori dalla caverna solo chi ha già affrontato i propri inferi. Fuori dalla caverna non c’è un nuovo mondo, ma un mondo senza i veli di maya; il “nuovo mondo” è qui e ora già nell’istante in cui vediamo ciò che colpisce i nostri sensi, senza commentarlo mentalmente, ma percependo ciò che è per ciò che è. Il mondo senza veli non spaventa perché semplifica: un giovane inseguirà sempre il meglio nella vita senza acciuffarlo mai, se non si renderà conto che ciò che deve cambiare non è il mondo ma il proprio modo di percepirlo.

  4. Uscire dalla logica utilitaristico-individualista della società è difficile, ma più che altro oggi come ieri doloroso, ma credo che guardando ancora a Jung la vera individuazione passa (oggi) anche per questa consapevole presa di posizione; ovvero la coscienza dell’uomo nella post modernità deve ancora porsi di fronte al collettivo (massa) per “differenziarsi”.

    L’espediente di queste mie breve righe personali ..che ho rubato a questo spazio.. mi danno modo di fare a tutti i miei auguri di Buona Pasqua!

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