Niente è più dolce dell’amore…

Niente è più dolce dell’amore; ogni altra felicità viene dopo
al suo confronto perfino il miele sputo di bocca.
Così Nosside: ma chi da Afrodite non viene amato
non può sapere quali rose siano i suoi fiori.

Nosside di Locri

Annunci

Felicità

C’è un’ape che se posa
su un bottone de rosa
lo succhia e se ne va…
Tutto sommato, la felicità
é una piccola cosa.

Trilussa

Il nostro amore

Il nostro amore non si muove
Testardo come un mulo
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Stupido come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino.

Jacques Prévert

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-100668?f=a:1295>

L’universo non ha un centro

L’universo non ha un centro,
ma per abbracciarsi si fa così:
ci si avvicina lentamente
eppure senza motivo apparente,
poi allargando le braccia,
si mostra il disarmo delle ali,
e infine si svanisce,
insieme,
nello spazio di carità
tra te
e l’altro.

Chandra Livia Candiani

Opg: “Lo stato della follia” attende risposte concrete. La denuncia del regista Francesco Cordio

“Un odore che non si cancella, un misto di piscio e fumo, come se si materializzasse l’odore della disperazione”. Al Velino parla il regista romano Francesco Cordio, che in questi giorni è impegnato in un mini tour per promuovere “Lo stato della follia”, un film di denuncia sullo stato di degrado degli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), un rebus tutto italiano. Dovevano chiudere il 31 marzo di un anno fa, come disposto dalla legge 9 del 17 febbraio 2012. Poi il termine è stato rimandato al primo aprile 2014. Ma qualche settimana fa con una proposta emendativa alla legge Milleproroghe la Conferenza Stato-Regioni ha chiesto di rinviare la chiusura al primo aprile 2017. Piccoli ospedali regionali con 20 posti letto ciascuno dovrebbero diventare l’alternativa ai sei opg dislocati sul territorio nazionale, quello di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), Aversa (Caserta), Castiglione delle Stiviere (Mantova), Montelupo Fiorentino (Firenze), Reggio Emilia e Napoli. Per finanziarli il Parlamento ha già stanziato 120 milioni di euro (più 38 milioni per il personale) nel 2012 e 60 milioni (più 55 milioni per il personale) nel 2013. A quanto pare insufficienti. Queste istituzioni sono rimaste sostanzialmente estranee e impermeabili alla cultura psichiatrica riformata, e il meccanismo di internamento non è stato interessato dalla legge del 1978 che prevedeva la chiusura degli ospedali psichiatrici.

Venerdì 21 marzo il film, promosso dall’associazione culturale Teatri di Nina in associazione con Independent Zoo Troupe, è stato presentato al Duel di Caserta. In quell’occasione il dottor Adolfo Ferraro, ex direttore dell’Opg di Aversa, al lavoro su un testo teatrale che racconta in parallelo la storia di uno psichiatra e di un paziente, ha introdotto alla platea un ex internato di un Opg, che ora è stato accolto in una comunità. La sua voce è una nuova denuncia: “Per me non è cambiato molto: dormo, mangio e mi gratto la pancia”. Il rischio, quindi, è che, alla chiusura degli Opg, gli internati potrebbero passare da una struttura ad un’altra senza sostanziali cambiamenti? Forse. Ma si spera almeno non su tutto. Sul fronte del degrado e della fatiscenza qualcosa dovrebbe cambiare. Quando nel 2010 la Commissione d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio sanitario nazionale, presieduta dal Senatore Ignazio Marino, fece irruzione a sorpresa nei Opg italiani, rivelò al mondo una situazione che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (che “volle quelle riprese – spiega Cordio -, sensibilizzato al valore della testimonianza delle immagini dal fatto che il fratello Riccardo era un documentarista”) additò “di vero e proprio orrore medioevale”. Quelle immagini sono di Francesco Cordio. “Al primo blitz mi avevano raccomandato di stare attento che gli internati avrebbero potuto danneggiare la telecamera – racconta il regista -. Tutt’altro, al nostro passaggio i ricoverati erano felici di poter dire la propria storia e chiedere aiuto. I loro sguardi in camera sono veri schiaffi all’anima”. Ne “Lo stato della follia” quelle immagini si accompagnano al racconto di un ex internato, Luigi Rigoni, “un racconto che per lui si è fatto terapeutico – sottolinea Cordio -. Siamo andati al teatro comunale di Todi. Si è messo in scena. Ha narrato il suo inferno all’interno di un Opg, e da allora non ha più parlato di questa sua esperienza, né visto ancora il film”.

Alcune delle immagini raccolte durante i sopralluoghi del 2010 hanno ricevuto la Menzione Speciale al Premio Ilaria Alpi 2011 ed il Premio L’anello debole 2011 (primo premio assoluto e premio speciale della giuria di qualità, sezione TV), mentre l’intera opera è stata premiata nel marzo del 2013 al Bif&st di Bari, ottenendo una Menzione Speciale. I 17 minuti trasmessi in tv all’interno di “Presa diretta” nel 2011 sono ad oggi per il programma di Riccardo Iacona i più visti sul web. Ed ora il viaggio del film continua. Sarà proiettato ancora al Nuovo Cinema Aquila di Roma (25-26 marzo), al Teatro Villa Pamphilj/Scuderie Villino Corsini di Roma (29 marzo), alla Cinematocasa di Palermo (28 marzo), alla Sala del Consiglio Comunale di Santa Ninfa di Trapani (29 marzo), al cinema Beltrade di Milano (31 marzo). Presenza fissa quella del regista Cordio. E di volta in volta interverranno nuovi testimoni. Tra gli altri: il cantautore Daniele Silvestri di cui si ascolta “Aria” nel documentario; e l’esercente Silvestro Marino, titolare del Duel Village di Caserta e produttore cinematografico di “Crimini di pace” sulla vicenda di Vita De Rosa, internato dimenticato per 50 anni nell’Opg di Napoli.

Tante sono ancora le risposte che attende la denuncia de “Lo stato della follia”. Una la evidenzia il dottor Massimo Lanzaro, psichiatra, intervenuto alla presentazione di Caserta. “Il film intende accompagnare, e far vivere lo spettatore, in questi luoghi dove le persone, fin dagli inizi del ‘900, sono relegate e disumanizzate dal trattamento farmacologico, dall’abbrutimento delle celle di isolamento e dei letti di contenzione – afferma Lanzaro -. Il documentario porta alla luce lo stato di abbandono delle strutture psichiatriche e la privazione dei più elementari diritti costituzionali alla salute, la cura, la vita di tanti malati mentali. Per rimanere in ambito cinematografico ma alludere al cuore del problema reale, in ‘Smultronstället’ (‘Il posto delle fragole’, il film di Ingmar Bergman osannato dalla critica, adorato dal pubblico e che vinse nel 1958 l’Orso d’oro al Festival di Berlino) c’è una scena in cui il medico e professore Isak Borg in sogno si ritrova in un’aula dell’università, dove non riesce a sostenere l’esame, a rispondere alla domande ed in particolare ad una: ‘Qual è il primo dovere di un medico?’. L’esaminatore lo taccia di indifferenza e gli spiega che il primo dovere di un dottore è chiedere perdono”. Forse si potrebbe davvero cominciare da qui.

Soltanto solo…

Soltanto solo,
sperduto,
muto, a piedi
riesco a riconoscere le cose.

Pier Paolo Pasolini

“La Luna su Torino”. Dal 27 Marzo al cinema la poesia di Davide Ferrario

“Una Torino declinata in modo particolare, quella del 45° parallelo: è a metà strada tra Polo Nord e Polo Sud, un posto magico. Torino, come la mia città natale Casal Maggiore è attraversata dal 45° parallelo, è a metà del mondo”. Il regista Davide Ferrario ha presentato così “La luna su Torino”, film fuori concorso all’ottavo Festival di Roma. La storia si impernia su idee che Ferrario segue fin dagli esordi: quella della vita sul quarantacinquesimo parallelo che diventa metafora del vivere in equilibrio e quella della necessità di trovare da qualche parte una direzione, “una mappa che indichi come muoversi nelle relazioni umane”. La trama: Ugo, qarantenne, non ha mai combinato niente di serio, potendo contare sull’eredità ricevuta da adolescente. Ma i soldi stanno finendo e lui ha cominciato a subaffittare la villa in collina dove vive. I suoi inquilini sono Maria, 26 anni, impiegata, e Dario, ventenne, studente che sbarca il lunario lavorando in un singolare bioparco. Ugo è innamorato di Maria, lei, invece, è attratta da uno dei suoi clienti, Guido, sul quale però ha messo gli occhi anche la sua collega Eugenia. La situazione precipita quando l’ipoteca che pende sulla casa sta per scadere e i tre rischiano di ritrovarsi per strada. Tante “piccole” cose mi sono piaciute, al di là del solito garbo colto e raffinato che impregna e impreziosisce i film di Ferrario. E’ una pellicola che trascina l’animo in una dimensione “blurred”, lo sguardo è velato della vaghezza dei fatti immaginativi mentre le identità dei personaggi si iscrivono in uno spazio si indefinito, ma senza ombra di moralismo. Alcune trovate (le vicende della tartaruga, la metafora del guardalinee, i riferimenti alle Operette morali di Leopardi e a Pasolini) sono volumi di ossigeno puro per l’enfisematoso cinema italiano di questi tempi. Come anche il tema portante della precarietà, non filtrato in senso sociologico ma poetico-metafisico. Ritorna dunque il 45° parallelo, già raccontato da Ferrario nel documentario “Sul quarantacinquesimo parallelo” del 1998. “Partendo da Torino e andando a est arrivi in Mongolia: non so quale – dice Ferrario- ma c’è un significato”. In conferenza stampa forse non a caso si fece anche cenno agli atti psicomagici di Jodorowsky, surrealista, grande ammiratore di André Breton che teorizzò ed elaborò una forma d’arte che abbia come fine la guarigione, la “Psicomagia”. Per mezzo di quello che egli chiama “atto effimero”, propone all’interlocutore un gesto da realizzare, in apparenza privo di logica, ma in realtà carico di un dirompente impatto emotivo che lo porterà a vedere e percepire la propria realtà da un punto altro, diverso e nuovo. Invece di spiegare il nesso col film, mi limito a dire che in esso ne vedrete alcuni, di atti esteriormente astrusi per usi apparentemente astratti.

Massimo Lanzaro