Cinema: delude Wim Wenders con “Ritorno alla vita”

ritorno-alla-vita-recensione-v4-24932-1280x16Quando in un film c’è un “però”, spesso diventa un “no”, anche se condito da un “eppure”. E’ un film pieno di umanità, un melodramma freddo, sensazione cui insieme ai toni pacati e alle luci soft contribuiscono gli scenari innevati e i silenzi (forse troppi) dei protagonisti. Ritorno alla vita (Every Thing Will Be Fine) è un film del 2015 diretto da Wim Wenders, con protagonisti James Franco e Charlotte Gainsbourg. Racconta dodici anni nella vita di Tomas, uno scrittore americano in crisi creativa: la sua relazione con Sara, una ragazza dolce e convenzionale che poco capisce del suo mondo interiore; quella con l’editrice Ann e sua figlia Mina; il difficile rapporto con la scrittura, il successo critico e il riconoscimento intellettuale. Ma soprattutto cerca di raccontare delicatamente (eppure sempre sul filo dell’inquietudine) una torsione della vita psichica, e come verosimimente proprio quelle stesse istanze difensive possono sia essere deputate a proteggere il Sé da ulteriori offese o diventare distruttive, dando origine a un ulteriore trauma per l’individuo. Vari nodi da sciogliere, dunque, e per il protagonista la ricomposizione di quei processi transizionali della relazione umana che rendono la vita degna di essere vissuta avverrà nella maniera più inattesa. Il “però” è nella sceneggiatura, nell’interpretazione un po’ pretenziosa di Franco, nel dubbio che si insinua (e in questi casi è “grave”): ma doveva proprio essere un lungometraggio? James Hillman diceva magistralmente: “Perché la psicologia, per me, è aprire le ostriche e pulire le perle, cioè recuperare e portare alla luce e indossare quotidianamente la vita dell’immaginazione, che può non redimere la tragedia, non lenire la sofferenza, ma può arricchirle e renderle più tollerabili, interessanti e preziose”. Ma per descrivere questo processo, i sensi di colpa e la relativa catarsi è proprio necessario sottoporre lo spettatore allo stesso processo (e, in proporzione, agli stessi tempi) di irritazione necessari ai corpi estranei, parassiti o pezzi di conchiglia racchiusi nei molluschi bivalvi per formare l’agognata perla?

Massimo Lanzaro

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Salgado e “Il sale della terra”

Gold FieldsBreve nota per chi ama la fotografia e il cinema, o per quelli che darebbero un Nobel per la Pace a Sebastião Salgado – Il sale della terra (The Salt of the Earth) è un film documentario del 2014 scritto (insieme a David Rosier e Camille Delafon) e diretto da Juliano Ribeiro Salgado e Wim Wenders.

E’ stato presentato in concorso al Festival di San Sebastian 2014 e al Festival internazionale del film di Cannes 2014.

“Questo meraviglioso documentario sul fotografo Sebastião Salgado è una testimonianza interessante del nostro tempo e una riflessione sulla condizione umana a livello mondiale che mostra la possibilità di sperare per l’umanità” è la motivazione della giuria del Festival di Cannes 2014 per la Menzione Speciale (nella sezione Un Certain Regard) ricevuta dal film.

L’ho visto invece al Festival internazionale del film di Roma del 2014 ed è nelle sale (poche, a mio avviso) in questi giorni.

In breve: chi conosce Salgado e la pregnanza d’anima della sua opera nonché la sua biografia forse può fare a meno di questo film: sostanzialmente non c’è nulla di nuovo.

Si tratta tuttavia di una mera e sublime ricapitolazione del lavoro di un geniale fotografo, di un avventuriero e di un uomo dalla sensibilità (e impegno sociale) fuori dal comune, che per oltre 40 anni è andato in giro per il mondo a raccontarne la sofferenza estrema e le incredibili meraviglie.

“Un Nobel per la Pace a Sebastião Salgado? Sarebbe significativo e meritato” ha dichiarato (secondo me giustamente) Wim Wenders. Valore aggiunto: vi sembrerà di aver visto un documentario sulla natura, un film biografico, uno storico e alcune grandi mostre fotografiche in bianco e nero senza esservi minimamente mossi per meno di due ore dalla vostra poltroncina.

Massimo Lanzaro

 

Quando il bambino era bambino

Omaggio a Pina Bausch

Siamo i messaggeri

A proposito di Angeli

Un estratto di grande impatto da “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders. Aspetto le vostre considerazioni. Buona giornata!