Stasera con me su Radio Vaticana

Amici carissimi,
stasera sarò in onda alle ore 21:00 su Radio Vaticana (105 mhz) intervistato dalla giornalista Laura De Luca sui temi dell’amore e della pace.
Spero di “trovarvi” numerosi.

“Un’unica forza, l’Amore, unisce infiniti mondi e li rende vivi”

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Porto XIX

Roma non fu mai propizia a Giacomo Casanova. Durante il suo primo soggiorno nella Città Eterna, nel 1748, abitò a Palazzo di Spagna, sotto la protezione del cardinale Acquaviva, ambasciatore di Spagna e di Napoli.

Qui si rifugiò una notte Barbaruccia Delacqua, una ragazza di cui Casanova era invaghito. Travestita da prete, la giovane era appena sfuggita agli sbirri che l’avevano sorpresa in compagnia di un coetaneo.

La generosità di Casanova salvò Barbaruccia, accolta sotto la protezione del cardinale Acquaviva, ma costò cara al povero Giacomo, che, sospettato pretestuosamente di aver irretito la giovane, fu espulso dalla città dei papi che in realtà lo temeva.

Agguato teso a bella posta o casualità?

Il Vaticano certo mal tollerava il Maestro capace di evadere dall’inespugnabile prigione dei Piombi e nel suo vero o presunto libertinaggio trovava occasione favorevole per un provvidenziale allontanamento.

Dodici anni dopo Casanova tornò a Roma e nuovamente una donna gli fu fatale.

Si trattava di Teresa Rolland, figlia del proprietario dell’albergo Ville de Paris, in piazza di Spagna.

Ma questa volta fu Giovanni Casanova, fratello di Giacomo, a impalmare la bella Teresa, dopo averla sedotta.

La presenza dell’intraprendente fratello autorizza in parte un’audace fantasia sull’esistenza di due Casanova, intenzionalmente sovrapposti nelle vicende narrate da Giacomo nella sua autobiografia, a vantaggio di una maggiore libertà e segretezza in campo magico.

Porto XVIII

Roma. Palazzo Riario, ora Palazzo Corsini. Il luogo è legato a donna dai misteriosi destini di donne. Vi abitò Caterina Sforza, figlia del signore di Milano e moglie di un Riario. Lasciata Roma, la malcapitata vi tornò prigioniera di Cesare Borgia, che l’aveva incatenata a Forlì, roccqforte del Riario, e la trascinò come preda di guerra in Vaticano. Ma la leggenda narra che il Valentino scelse per lei catene d’oro.

Stesso luogo, altra storia. Quella dell’infelice Cristina di Svezia, fondatrice dell’Accademia da cui doveva nascere l’Arcadia. A Palazzo Riario le morirono misteriosamente due amanti, il Monaldeschi e il cantante fiorentino Alessandro Cecconi, e fu drammaticamente aggredita la sua amica Giorgina (forse Angela Maddalena Voglia). Si dice che l’artefice di tali misfatti fosse l’abate Vaini. Ma quando Cristina accorse alle grida della ragazza, a capo delle guardie, il misterioso aggressore sparì nel nulla.

Nel 1736, i nuovi proprietari dell’augusto edificio, nipoti di papa Clemente XII, acquisirono, insieme all’immobile, i sotterranei abitati da cataste di ossa umane, monito e memoria dei molti delitti consumati in quel luogo nei secoli precedenti.