Anima: terapia

La terapia, o l’analisi, non è solo qualcosa che gli analisti fanno ai pazienti, essa è un processo che si svolge in modo intermittente nella nostra individuale esplorazione dell’anima, negli sforzi per capire le nostre complessità, negli attacchi critici, nelle prescrizioni e negli incoraggiamenti che rivolgiamo a noi stessi. Nella misura in cui siamo impegnati a fare anima, siamo tutti, ininterrottamente, in terapia.

James Hillman

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Il divino: la vera terapia

La vera terapia consiste nell’approccio al divino; più si raggiunge l’esperienza del divino, più si è liberati dalla maledizione della patologia.

Carl Gustav Jung

Giovanni Gocci, “Incontro con la fiaba”

Copertina GocciCon questo particolare e significativo testo, il Professor Giovanni Gocci, Psicoterapeuta, Psicologo analitico, Direttore della Scuola di Psicoterapia psicosintetica ed Ipnosi Ericksoniana “H. Bernheim” di San Martino Buon Albergo (Verona), saggista e poeta, trova nella fiaba uno strumento capace di aiutare l’uomo contemporaneo, intriso di materialismo, scientismo, ipertrofia della razionalità, a riappropriarsi della dimensione interiore.
Il volume è un’originale raccolta di fiabe che, invece di essere tratte dal serbatoio della tradizione popolare, sono state immaginate, scritte e drammatizzate direttamente da persone durante le terapie di gruppo; la vera protagonista è, così, quella che Gocci definisce “la fiaba personale”. Raccontandosi e raccontando la fiaba personale si riattiva la capacità creativa dell’inconscio, permettendo l’affioramento di quelle immagini archetipiche, prima oscurate dalla razionalità e dal nostro Ego imperante, che consentono la comprensione della Psiche.
Come infatti sostiene l’autore: «Nella fiaba, come nel sogno, l’anima testimonia se stessa e gli archetipi si rivelano nella loro naturale combinazione, sotto la forma di Re, Regina, Vecchio, Saggio, Strega, Animale etc…». Per Gocci la fiaba “cura”, è uno strumento terapeutico in quanto permette di far ri-emergere le immagini dell’anima perduta. In questo senso, ogni fiaba testimonia una tappa di quello che Jung ha definito processo di individuazione: attraverso i racconti che curano ci si immerge in se stessi, si tende al Sé, alla totalità psichica. Si cura l’anima ed anche il mondo da essa abitato.

Seguendo il percorso tracciato dall’autore, che ha inoltre corredato il testo di schede per l’uso didattico e di un ricco materiale di approfondimento, si impara a interloquire con gli inferiores, i daimones, con la componente umbratile e quella numinosa.
«Raccontarsi la fiaba è fare attività educativa ed i suoi assiomi e risultati hanno importanza proprio per la guarigione dei mali della nostra epoca: si ridà dignità all’anima, si fa catarsi, si incontrano le parti oscure di noi, si costruisce il progetto futuro, si racconta la propria storia infinita.»

Giovanni Gocci, Incontro con la fiaba. Gli insegnamenti dei racconti che curano, Edizioni del Poggio, 2007.

 

Dello stesso autore: Comunicazione e cambiamento

Nell’Interiorità di Anima — “Immaginazione”

Immaginazione

… Per usare le parole di Gabriel García Márquez, la vita di una persona non è quello che è accaduto ma quello che ricorda e come lo ricorda… L’immaginazione non fugge in un altrove estraneo al mondo, al contrario penetra in esso, nelle sue piaghe segrete e ne svela la trama invisibile.

Carla Stroppa, Così lontano, così vicino, in AA.VV., Anima – Per nascosti sentieri, Moretti e Vitali, 2001, pag. 39

Immaginazione attiva

È soprattutto l’immaginazione attiva che ci permette di tradurre in un’immagine plastica e viva il messaggio irrigidito dal determinismo della materia, evitando ogni schematismo interpretativo. Ciò che dobbiamo domandarci è come la malattia viene vista dalla parte dell’anima e, se le immagini nascono dal paziente, egli le vivrà come un prodotto creativo della sua anima e le sentirà dense di significato. L’autore ci propone una tecnica, quella dei dialoghi scritti con i personaggi interiori di cui avvertiamo la presenza dietro alle nostre infermità, ma è importante trovare la forma più consona alla personalità del terapeuta e del singolo paziente.

Albert Kreinheder, Il corpo e l’anima, Moretti e Vitali, 2001, pag. 16

Immaginazione vera

Jung distinse vera e falsa immaginazione: la prima intesa a riconoscere la forma del diverso, l’altra a ridurre il diverso in forme subordinate e una prevaricante soggettività.

Francesco Donfrancesco, Tutto è pieno di dei, in AA.VV., Anima – Per nascosti sentieri, Moretti e Vitali, 2001, pag. 174