La riflessione

Pensare è molto difficile. Per questo la maggior parte della gente giudica.
La riflessione richiede tempo, perciò chi riflette già per questo non ha modo di esprimere continuamente giudizi.”

Carl Gustav Jung

C’era una volta…

C’era una volta un’isola, dove vivevano tutti i sentimenti e i valori degli uomini: il Buon Umore, la Tristezza, il Sapere… cosi’ come tutti gli altri, incluso l’Amore.
Un giorno venne annunciato ai sentimenti che l’isola stava per sprofondare, allora prepararono tutte le loro navi e partirono, solo l’Amore volle aspettare fino all’ultimo momento.
Quando l’isola fu sul punto di sprofondare, l’Amore decise di chiedere aiuto.

La Ricchezza passo’ vicino all’Amore su una barca lussuosissima e l’Amore le disse: “Ricchezza, mi puoi portare con te?“
“Non posso c’e’ molto oro e argento sulla mia barca e non ho posto per te.”

L’Amore allora decise di chiedere all’Orgoglio che stava passando su un magnifico vascello: “Orgoglio ti prego, mi puoi portare con te?”,”Non ti posso aiutare, Amore…” rispose l’Orgoglio, “qui e’ tutto perfetto, potresti rovinare la mia barca”.

Allora l’Amore chiese alla Tristezza che gli passava accanto
“Tristezza ti prego, lasciami venire con te”,
“Oh Amore” rispose la Tristezza, “sono cosi’ triste che ho bisogno di stare da sola”.

Anche il Buon Umore passo’ di fianco all’Amore, ma era cosi’ contento che non senti’ che lo stava chiamando.

All’improvviso una voce disse:
“Vieni Amore, ti prendo con me“
Era un vecchio che aveva parlato.
L’Amore si senti’ cosi’ riconoscente e pieno di gioia che dimentico’ di chiedere il nome al vecchio. Quando arrivarono sulla terra ferma, il vecchio se ne ando’.

L’Amore si rese conto di quanto gli dovesse e chiese al Sapere:
“Sapere, puoi dirmi chi mi ha aiutato?“
“E’ stato il Tempo” rispose il Sapere.
“Il Tempo?” si interrogo’ l’Amore, “Perche’ mai il Tempo mi ha aiutato?”.

Il Sapere pieno di saggezza rispose:
“Perche’ solo il Tempo e’ capace di comprendere quanto l’Amore sia importante nella vita”.

Morire dal ridere

Un tempo ridevamo delle disavventure del nostro vicino, degli abitanti del nostro villaggio, delle città, delle nostre province, della nazione in cui abitavamo. Oggi, grazie alla grande diffusione dei mezzi d’informazione, possiamo ridire di tutto il mondo. Come si ride? E’ molto semplice: premesso che il riso è una facoltà propria dell’uomo, è sufficiente modificare il ritmo respiratorio e la mimica del volto. Si ha dapprima dilatazione e contrazione dei muscoli delle labbra e delle guance, mentre l’espirazione viene sospesa; quindi le contrazioni si rafforzano e si estendono a tutti i muscoli della faccia, le scosse si ripercuotono nella gola e le spalle cominciano ad agitarsi; infine tutto il corpo vi partecipa convulsamente sino al punto da potersi verificare lacrimazione, perdita di urine specialmente nelle donne, dolor di ventre per gli urti del diaframma sulla massa intestinale. Il riso, in conclusione, può essere pericolosissimo infatti, si dice: <<Morire dal ridere..>>, <<Ho riso da morire…>>. Mentre non si dice: <<Morire dal piangere…>>, <<Ho pianto da morire…>>.”

Alberto Sordi da “La Repubblica”

L’Amore

L’amore è lo spazio e il tempo resi sensibili al cuore”

Marcel Proust

Lei è come l’acqua

Lei è come acqua che scivola dentro di me per tenermi in vita, il fuoco che riscalda le freddi pareti della mia esistenza, è così forte la sua presenza che quando sto con lei il tempo si ferma, non ti accorgi di quello che ti accade intorno, il suono delle sue parole nascondono il mondo, credo che se lei volasse via da me, io potrei morire e diventare aria, per poterla seguire ovunque lei vada!

(Ejay Ivan Lac)

Cuore di tenebra

«Risalire quel fiume era come compiere un viaggio indietro nel tempo, ai primordi del mondo, quando la vegetazione spadroneggiava sulla terra e i grandi alberi erano sovrani. Un corso d’acqua vuoto, un silenzio assoluto, una foresta impenetrabile; l’aria calda, spessa, greve, immota. Non c’era gioia nello splendere del sole. Deserte, le lunghe distese d’acqua si perdevano nell’oscurità di adombrate distanze».

Joseph Conrad

L’amore ai tempi del colera

«..il cuore le si frantumò quando vide il suo uomo supino nel fango, già morto in vita, ma che resisteva ancora un ultimo minuto al colpo di coda della morte affinché lei avesse il tempo di arrivare. Riuscì a riconoscerla nel tumulto attraverso le lacrime del dolore irripetibile di morirsene senza di lei e la guardò l’ultima volta per sempre con gli occhi più luminosi, più tristi e più riconoscenti che lei gli avesse mai visto in mezzo secolo di vita in comune, e riuscì a dirle con l’ultimo respiro: “Solo Dio sa quanto ti ho amata”».

Gabriel Garcia Marquez