L’aspirante

Prima di tutto ce li hai i requisiti?
Ce l’hai
un occhio di vetro, denti finti o una gruccia,
un tirante o un uncino,
seni di gomma, inguine di gomma,

rattoppi a qualcosa che manca? Ah
no? E allora che mai possiamo darti?
Smetti di piangere.
Apri la mano.
Vuota? Vuota. Ma ecco una mano

che la riempie, disposta
a porgere tazze di tè e sgominare emicranie,
e a fare ogni cosa che gli dirai.
La vorresti sposare?
È garantita,

ti tapperà gli occhi alla fine della vita
e del dolore.
Con quel sale ci rinnoviamo le scorte.
Vedo che sei nuda come un verme.
Che te ne pare di questo vestito-

Un po’ rigido e nero, ma niente male.
Lo vorresti sposare?
È impermeabile, infrantumabile, abile
contro il fuoco e imbombardabile.
Credi a me, ti ci farai sotterrare.

E adesso, scusa, hai vuota la testa.
Ho la cosa che fa per te.
Su, su, carina, esci fuori dal guscio.
Ecco ti piace questa?
Nuda per cominciare come una pagina bianca

ma in venticinqu’anni d’argento,
d’oro in cinquanta, potrà diventare.
Una bambola viva, sotto ogni aspetto.
Sa cucire, sa cucinare,
sa parlare, parlare, parlare.

E funziona, non ha una magagna.
Qua c’è un buco, che è una manna.
Qua un occhio, una vera visione.
Ragazzo mio, è l’ultima occasione.
La vorresti sposare, sposare, sposare?

Sylvia Plath

Metto come post questa lettera da Marina.

Sin da bimbina, bevo tè. Se scrivo bevo tè e se consulto l’oracolo bevo tè e quando faccio le carte bevo tè e se viene un ospite preparo il tè , ma di solito mi chiedono il caffè. Se sono stressata bevo tè, se ho mangiato troppo bevo tè. Io ho la mia selezione di tè ed il servizio da tè e tante tazze e teiere ed anche la teiera araba per il tè alla menta, quello che si versa dall’alto…sono brava sa? Lo prendiamo insieme? Posso indossare il mio Kaftano (si scrive così?), il Kimono (si scrive così?) non ce l’ho!
Parlo alle mie piante, senza disturbarle. Ho notato che le piante non vogliono essere scocciate: hanno bisogno di spazio e tanquillità e di solito conviviamo per diversi anni, poi, ogni tanto, qualcuna decide di morire…Che strano mentre scrivevo “morire” ho sentito Chiara dire a mia nonna:
“Nonna, tu non muori!”
E mia nonna le ha risposto nell’unico modo possibile:
“No.”
Sono fatte l’una per l’altra ed io continuo ad avere conferma che avevo ragione!
Buonanotte Gabriele, siamo fatti del tessuto dei sogni ed il mio vuoto è colmabile con l’unica sostanza possibile…e chi sa che un giorno non possiamo ritrovarci a bere un tè nel giardino dei nostri sogni.
Chiara, d’altro canto, mi chiede spesso:
“Mamma, mi accompagni a vivere nel sogno?”
Ed io le rispondo nell’unico modo posssibile:
“Si.”
D’altronde, chi sono io per toglierle la speranza…

B,B,B,Bimba.