Rimani davanti ai miei occhi

Rimani davanti ai miei occhi, e lascia
che il tuo sguardo infiammi i miei canti.
Resta fra le tue stelle, e alla loro luce
lascia ch’io accenda la mia adorazione.
La terra rimane in attesa
sul ciglio della strada del mondo;
Rimani in piedi sul verde mantello
ch’essa ha steso sul tuo cammino;
e fa ch’io senta nei fiori di campo
il prolungamento del mio saluto.
Resta nella mia sera solitaria
dove il mio cuore veglia da solo;
e colma la coppa della sua solitudine,
che sente in me l’infinità del tuo amore.

 

Tagore

 

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Saggezza

La saggezza cessa di essere saggezza quando diventa troppo orgogliosa per piangere, troppo austera per ridere e troppo piena di sé per vedere altro che se stessa.
 

Tagore

L’abitatrice dei sogni

Rabindranath Tagore, “Brooding”, dopo il 1941

Da “Canti d’offerta”

Tu sei la nuvola della sera che vaga nel cielo
dei miei sogni.
Io ti dipingo e ti modello
con i miei desideri d’amore.
Tu sei mia, solo mia, abitatrice
dei miei infiniti sogni!

[…]

Ho oscurato i tuoi occhi con l’ombra
della mia passione, frequentatrice della profondità
del mio sguardo!
T’ho presa e ti stringo, amore mio,
nella rete della mia musica.
Tu sei mia, solo mia,
abitatrice dei miei immortali sogni!

Rabindranath Tagore (India, 1861-1941)

Tu mi sorridesti

“Tu mi sorridesti
e mi parlasti di niente
e io mi accorsi
che era questo
che aspettavo da tempo.”

Tagore

CORaggio

Amiche e amici amatissimi,
Beatrice ci ha donato questa esortazione ad essere fedeli, sempre, ad Amore. Io credo nella potenza della preghiera. E voi?
Buona giornata!

Dammi il supremo coraggio dell’Amore,
questa è la mia preghiera,
coraggio di parlare,
di agire, di soffrire,
di lasciare tutte le cose,
o di essere lasciato solo.
Temperami con incarichi rischiosi,
onorami con il dolore,
e aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò.
Dammi la suprema certezza nell’amore,
e dell’amore,
questa è la mia preghiera,
la certezza che appartiene alla vita nella morte,
alla vittoria nella sconfitta,
alla potenza nascosta nella più fragile bellezza,
a quella dignità nel dolore,
che accetta l’offesa,
ma disdegna di ripagarla con l’offesa.
Dammi la forza di amare
sempre
e ad ogni costo!

(Tagore)

«Che cos’hai da darmi?»

Cari viaggiatori, oggi vi propongo un componimento di Rabindranath Tagore, tratto da una della sue più famose opere, Gitanjali (“offerta di canti”). Composta originariamente in lingua bengali,  questa raccolta di poesie e canzoni fu tradotta in inglese dallo stesso Tagore, e pubblicata nel 1912 con l’introduzione dell’immenso, e da me amatissimo, poeta irlandese William Butler Yeats. Proprio questo piccolo capolavoro valse all’autore il premio Nobel nel 1913.

Ci sposteremo, con queste parole, in un’India intrisa della Sophia più luminescente… facciamole risuonare nelle pareti del nostro cuore:

Ero andato ad elemosinare
di porta in porta
sulla strada del villaggio
quando il tuo carro dorato
apparve in lontananza
come un magnifico sogno
e mi chiesi chi fosse
quel re di tutti re!

La mia speranza si esaltò
ed ebbi la sensazione
che i miei giorni sventurati
fossero giunti alla fine.
Rimasi in attesa
di un’elemosina non richiesta
e di una ricchezza sparsa qua e là
nella polvere.

Il carro si fermò dove stavo io.
Mi desti un’occhiata
e scendesti con un sorriso.
Sentivo che finalmente
Era arrivata la fortuna della mia vita.

Poi all’improvviso
mi tendesti la mano destra
con queste parole:
«Che cos’hai da darmi?»

Ah, che gesto regale
tendere la mano a un mendicante
per mendicare!
Ero confuso, indeciso
poi lentamente tolsi dalla bisaccia
un piccolissimo chicco di grano
e te lo porsi.

Ma quale fu la mia sorpresa
quando, alla fine della giornata,
vuotai per terra il sacco
e nel povero mucchio delle mie cose
trovai un piccolissimo chicco d’oro.

Piansi amaramente
pentendomi
per non aver avuto il coraggio
di darti tutto.

R. Tagore, “Gitanjali“, 50, Acquerelli, GIUNTI Demetra, 2006, pag. 67-68

Sopra: una libreria a Calcutta, città natale di Tagore (foto di Carl Parkes)

Sonetto XXXV

Inviato da Valeria D. A.

Sonetto XXXV

Per paura che troppo facilmente
ti conosca, tu giochi con me.
Per nascondere le tue lacrime,
mi acciechi con scoppi di riso.
Conosco, conosco la tua arte.
Non dici mai le parole che vorresti.
Per paura che io non ti apprezzi
mi eludi in mille modi.
Per paura che ti confonda
con la folla, ti metti in disparte.
Conosco, conosco la tua arte.
Non cammini mai per la strada che vorresti.
Tu chiedi più di tutti gli altri,
per questo sei silenziosa.
Poi con scherzosa indifferenza
rifiuti tutti i miei doni.
Conosco, conosco la tua arte.
Tu non accetti mai ciò che vorresti,
Tagore