Cinema da non perdere: “Il ponte delle spie” di Steven Spielberg

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Resterà ancora per poco nelle sale italiane, “Il ponte delle spie” diretto da Steven Spielberg e scritto da Matt Charman, Joel ed Ethan Coen. Uscito a dicembre, per chi non lo avesse ancora visto, è un film decisamente da non perdere, appassionante, emozionante e visivamente potente. Sotto la forma di una spy story, “Il ponte delle spie” parla di fatti realmente accaduti durante la Guerra fredda tra Russia e America e che ha avuto come protagonista  l’avvocato James B. Donovan, interpretato nel film da Tom Hanks. Siamo a Brooklyn nel 1957. Il pittore Rudolf Abel (Mark Rylance) viene arrestato con l’accusa di essere una spia sovietica. Finalmente il nemico oscuro ha un volto ed è quello di un piccolo uomo di mezza età con gli occhiali da vista, all’apparenza banale e inoffensivo. Nonostante la certezza  che egli sia colpevole, l’America e i suoi principi costituzionali impongono la necessità di sottoporlo ad un processo, seppure di breve durata, che ne sancisca la sentenza e quindi la condanna a morte. Ma Donovan, uomo onesto e tutto d’un pezzo, prende sul serio la difesa di Abel, rispettandolo come individuo, cercando di comprenderlo nel profondo, non lo vede solo come  una spia, un criminale, ma lo guarda come una persona. Con questa decisione, l’avvocato si ritrova a dover combattere contro la disapprovazione generale, compresa quella del giudice e della moglie. Intanto, un caccia U-2 della Cia viene abbattuto mentre sorvola l’Unione Sovietica e il tenente Francis Gary Powers, che lo stava pilotando, viene fatto prigioniero. Il governo Usa, per evitare che potesse rivelare informazioni preziose al nemico, decide di proporre uno scambio con Abel e incarica Donovan di gestire il  negoziato. L’avvocato accetta e si reca a Berlino proprio nei giorni in cui si sta costruendo il muro che dividerà la città in due parti. Nel frattempo viene a conoscenza di un altro prigioniero americano, uno studente arrestato durante i disordini dovuti all’erezione della barriera. Donovan decide di negoziare sia per lui che per Abel, dimostrando grande fermezza e coraggio nell’affrontare le autorità sovietiche e berlinesi.  Lo scambio tra il pilota americano e la spia russa, avviene sul Ponte di Glienicke, detto il “Ponte delle Spie”, il quale collega Berlino Ovest a Berlino Est (nella realtà fu uno dei luoghi simbolo della tensione tra Stati Uniti e Unione Sovietica). Lo studente  di economia Frederic Pryor viene rilasciato al checkpoint Charlie.

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Riprendendo una vecchia storia americana quasi del tutto dimenticata, Spielberg ha portato sullo schermo un film dal contenuto etico di immensa portata, superando se stesso. Tom Hanks impersona perfettamente l’avvocato Donovan, composto e determinato a compiere la sua professione in maniera corretta. “Ci sarà un prezzo da pagare”, gli dice la moglie in preda alla paura per sé e per i figli, dopo essere stati minacciati mentre erano in casa. Ma Donovan, un Ettore contemporaneo, proseguirà nella sua impresa per dimostrare il proprio valore, nonostante le suppliche della sua Andromaca. Un uomo come tanti che, costretto dalle circostanze, usa tutta la sua ostinazione per far andare bene le cose nel verso giusto e a sovrastare gli altri. Diventa l’eroe buono che grazie alla sua integrità morale riporta tutti a casa. Ma la vera protagonista della pellicola è la democrazia, la sua funzione sociale e i suoi valori fondamentali, che la portano ad essere vincente su qualsiasi altro regime. Spielberg usa il cinema civile per ribadire il suo amore profondo per l’America e per tutto quello che di positivo rappresenta e lo fa un grande rigore narrativo. Fantastica la ricostruzione d’ambiente, con le immagini di una Berlino fredda, divisa e caotica,  devastata dal cambiamento in corso.

Clara Martinelli

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Salvate il soldato Ryan

Porto XXIII

Lo hanno definito «mago di Hollywood» e di certo non hanno torto. Ma forse su quel «mago» dovremmo riflettere un po‘, anche se il suo cognome ci ricorda la tragica fortezza in cui scrisse Silvio Pellico.

Nativo di Cincinnati, Ohio, classe 1947, Steven Spielberg è un mago moderno e barbuto che usa l’obiettivo per i suoi incantesimi e, parlando ai più piccoli, svela ai grandi verità altrimenti insopportabili.

Il mito non lo preoccupa, il sogno lo avvince suggerendogli un linguaggio praticabile sullo schermo e la storia che ha scelto di narrare nei suoi film è sempre la stessa: quella di una creatura inseguita in fuga nel tempo. Una creatura che non vuole crescere perché teme di perdere il bambino che ha in sé. Un po’ come Il piccolo principe regalatoci da un altro «mago» di questo secolo, Antoine de Saint-Exupéry.