“Ricorda, corpo”

Sopra: Egon Schiele, “Nudo maschile seduto”, 1909

Carissimi amici, oggi lasciamo parlare il corpo grazie alla memoria palpitante di Costantino Kavafis (1863-1933):

“Ricorda, corpo…”

Ricorda non solo quanto fosti amato, corpo,
non solo i letti sopra cui giacesti,
ma anche quei desideri che per te
brillavano negli occhi apertamente,
tremavano nella voce – resi vani
da qualche impedimento casuale.
Ora che tutto è parte del passato,
è come se ti fossi concesso
anche a quei desideri – ricorda il brillare
negli occhi volti verso te,
tremare nella voce, per te,
ricorda, corpo.

Il corpo dell’Amore

Gentilissime e gentilissimi,
condivido con voi tutti queste liriche di Ghiannis Ritsos (1909-1990), che trovo di una scardinate e magnifica bellezza. Aspetto le vostre emozioni. Buona giornata!

Bello il tuo corpo
Infinito il tuo corpo.
Mi sono perso nell’infinito.

٭

Le mie labbra
percorrono il tuo orecchio.
Così minuto e tenero
come può contenere
tutta la  musica?

٭

L’assenza di perifrasi – diceva –
annienta la poesia.
E sia.
Preferisco il tuo corpo.

٭

Nudo il tuo corpo,
autentico –
risposta definitiva al niente.
Vieni.

٭
Tutta notte
il tuo nome
mi cinguetta in bocca,
mi beve la saliva,
mi beve.
Il tuo nome.

٭

Due mesi senza incontrarci.
Un secolo
e nove secondi.

Sopra: Jules Joseph Lefebvre, “Odalisca“, 1874

Anima Animae 9

Carissimi e gentilissimi amici,

BUON 2011, speriamo che sia un anno sulle ali di PSICHE!

Nuova puntata di Anima Animae, la mia nuova trasmissione in onda su Cinquestelle tv tutti i giorni alle ore 20:45 circa tranne il martedì. Riprendiamo, insieme, il  viaggio nella sensualità e sessualità condotti da “Lo spirito del sesso” di Thomas Moore, ed. Sonzogno. Un itinerario, quello costruito da Moore, che conduce alla sacralità del sesso, al piacere profondo dell’Amore.

Buona giornata!

Anima Animae 7

In questa puntata di Anima Animae, la mia nuova trasmissione in onda su Cinquestelle tv tutti i giorni alle ore 20:45 circa tranne il martedì, affronteremo il tema, importantissimo per la conoscenza dell’interiorità, della sessualità grazie a “Lo spirito del sesso” di Thomas Moore, ed. Sonzogno. In quest’opera, veramente rivoluzionaria, l’autore ri-scopre la luminosità del pensiero antico, integrando la sessualità e l’erotismo in ogni aspetto della vita. Nelle pagine di Moore, si celebra la fondamentale riconciliazione tra corpo e anima, sesso e spirito, per “SCOPRIRE LA SENSUALITÀ NEL QUOTIDIANO PER VIVERE LA VITA COME UN ATTO D’AMORE”.

Inconscio e Magia – Psiche: “Ricorda, corpo”

Cari e gentili amici, siamo arrivati al quarto ed ultimo appuntamento con lo speciale dedicato alla sensualità e sessualità di Inconscio e Magia – Psiche. Questa appassionata lirica aprirà la puntata in onda il 26 aprile (nella notte tra domenica e lunedì) alle ore 2:30 circa su Rai 2. Lasciamo parlare il corpo attraverso i palpiti rinnovati nel ricordo di Costantino Kavafis (1863-1933):

Ricorda, corpo…

Ricorda non solo quanto fosti amato, corpo,
non solo i letti sopra cui giacesti,
ma anche quei desideri che per te
brillavano negli occhi apertamente,
tremavano nella voce – resi vani
da qualche impedimento casuale.
Ora che tutto è parte del passato,
è come se ti fossi concesso
anche a quei desideri – ricorda il brillare
negli occhi volti verso te,
tremare nella voce, per te,
ricorda, corpo.

Vi auguro una felice domenica. Un abbraccio!

Inconscio e Magia – Psiche: “Notti selvagge”

Cari viaggiatori d’Anima, entriamo nelle Notti e nell’Eden della straordinaria poetessa statunitense Emily Dickinson (1830-1886). Presenterò questa lirica il 25 aprile alle ore 6:15 su Rai 2, nel corso di un’altra puntata speciale della mia trasmissione Inconscio e Magia – Psiche, dedicata al tema della sensualità e sessualità.

Notti selvagge – notti selvagge!
Se io fossi con te
notti selvagge sarebbero
nostra voluttà!

Futili – i venti –
per un cuore in porto –
niente più bussola –
niente più carta!

Remando nell’Eden –
Ah! il mare!
se in te stanotte
potessi ancorare!

Inconscio e Magia – Psiche: “Dolce è il bacio”

Miei cari, questi sono gli ultimi appuntamenti che chiuderanno il ciclo della mia trasmissione Inconscio e Magia – Psiche. Ancora sensualità e sessualità grazie a questi magnifici versi di Rufino (II sec. d.C.), poeta greco i cui epigrammi fanno parte dell’Antologia Palatina, in onda il 25 aprile (nella notte tra sabato 24 e domenica 25) alle ore 2:30 circa su Rai 2:

Dolce è il bacio di Europa,
anche se tocca appena le labbra,
dolce anche se sfiora appena la bocca;
non è alle labbra che s’accosta,
ma preme la bocca,
e dal profondo rapisce l’anima intera.

Inconscio e Magia – Psiche: “I leggiadri limiti della vita”

Carissimi amici, a partire da questa notte, alle ore 2:15 su Rai 2, ci occuperemo, per quattro puntate speciali della mia trasmissione Inconscio e Magia – Psiche, di sensualità e sessualità. Poesie, citazioni e contributi cinematografici ci accompagneranno in questo nuovo percorso. Riflettiamo insieme su questa fondamentale intuizione di David Herbert Lawrence (1885-1930):

Sesso e bellezza sono inseparabili,
come vita e coscienza.
E l’intelligenza
che accompagna sesso e bellezza,
e da essi deriva, è intuizione.

Vi abbraccio con il cuore e vi auguro una buona domenica!

Nell’Interiorità di Anima — “Bellezza psichica”

La bellezza dell’anima, che sola supera il fascino di Afrodite, si rivelerà un’immaginazione estetica della psiche e nell’ammaliante potere delle sue immagini. Si rivelerà nei modi in cui la psiche dà forma ai propri contenuti – ad esempio, nella maniera in cui l’anima contiene l’erotico. Ma, soprattutto, la bellezza della psiche si riferisce al significato del bello in rapporto agli eventi psicologici. Quando siamo toccati, mossi, e aperti dalle esperienze dell’anima, scopriamo che ciò che vive in essa non soltanto è interessante e significativo, necessario e accettabile, ma è anche attraente, amabile e bello.

James Hillman, Il mito dell’analisi, citato in Gabriele La Porta, S come Seduzione. Dizionario dell’Eros e della sensualità, Marco Tropea Editore, 2004.

Un grande amore, il tempo e la giovinezza. Due scomparse misteriose.

UN GRANDE AMORE, IL TEMPO E LA GIOVINEZZA.

DUE SCOMPARSE MISTERIOSE

(Parte III)

 

La luna adesso è ancora più vicina, sembra abbracciare i due amanti che quasi si compenetrano in uno slancio di puro reciproco abbandono. Ugualmente il tempo lascia cadere i suoi attimi gli uni dentro gli altri per formare il lento giro delle ore, fino alla luce lontana che annuncia il nuovo giorno.

«Dio, non mi hai ascoltata!» pensa Donata tremante. Ades­so i singhiozzi scuotono il suo bel seno rigoglioso a suscitare commozione nel nobiluomo. Ma per ben altri motivi. Ancora terribili addii si muovono spaventosi nei ricordi. Incancellabili come soltanto le cerimonie funebri possono esserlo. Una, due, cinque, venti. Quanti cortei di morte ha visto? Innumerevoli. Cambiano le città, le persone, i vestiti. Rimangono solo quelle processioni ammantate di dolore. Perciò si era imposto di non amare più. E aveva mantenuto la parola per molto tempo. Fino a lei. A quell’esserino tutto abbandono e sensualità che l’ha imprigionato in una storia senza fine. O meglio, dal finale obbligato, purtroppo.

La Stati alza il volto per imprimersi nella mente gli occhi celesti di lui come gemme incastonate nella collana dei pensieri. Da ora, per sempre.

Poi si scuote: «Occorre andare,» sussurra, «non puoi far tardi rispetto a quel… quel…».

Non trova le parole, ma altre lacrime.

«Non ti preoccupare,» le sussurra il conte. «C’è qualcun altro che deve rammaricarsi e non lo sa, purtroppo per lui.»

Ancora una volta una scossa nella testa di Donata. Quel momento perduto riaffiora. Un decimo di attimo. Poi più nulla. La protezione inconscia ha funzionato ancora.

II chiarore si fa strada nella notte sconfiggendo negli angoli più riposti il manto del buio. II nobile si è vestito. Con cura. Poi finalmente ha preso la spada. Se l’è cinta con mossa rapida di chi è abituato alle armi. Quindi si volta nella stanza. Sta per salutare la sua diletta, ma la trova vestita: «Ti prego, non mi lasciare. Ne morirei».

Sente che è vero. Quel soffice grumo di passioni potreb­be davvero spezzarsi. E sarebbe così inutile. Così assurdo. Ma non può spiegarle quanto e come sia sciocco stare in pensiero. Quindi non può fare a meno di acconsentire. Contrariamente a tutte le regole, la conduce al duello.

«È inteso,» le spiega, «che non potrai muoverti dalla gondola. Osserverai dal mare. Anche perché il mio incontro, chiamiamolo così avverrà davanti alla basilica, di fronte all’imbarcadero. E ti supplico: non stare in pensiero.»

La osserva, ascolta dalla sua pelle, dalle sue fibre, dalle pupille travagliate, quanto lo ami. È felice, perché adora quella sincerità animale. Vera più di mille parole. Nel contempo una tenebra cupa torna a gettare panico nel suo sentimento più riposto.

«Non ti abbandonare,» sussurra una parte di lui, «all’amore che avvampa. Non ricordi? Quanto vuoi soffrire an­cora? Lasciala, lasciala, lasciala.»

Si ritrae con un passo indietro. La osserva in tutta la figura. Tenue, malgrado il corpo bello e forte. Sottile nel sentimento di totalità che gli porta. Così un fortissimo rifiuto si fa strada nel suo io più lontano. Un «no» imperioso che abbatte tutte le difese. Accetta quella tenerezza. La ricambia. Ne è invaso. Non vuole rinunciare.

Donata sente un calore avvampante che emana dal corpo di lui. Gli occhi celesti sembrano fiaccole del tempo. C’è un vortice in quelle pupille. Forse qualcosa di pericoloso si annida negli abissi oculari. Ma non importa. Non capisce bene. Anche intuendo una minaccia, si lascia trasportare. Si allaccia a lui. Vuole averlo un’ultima volta. Forse una lama tra poco gli strapperà la vita, ma ora le spire dei palpiti sono più forti e quella stessa vita reclama, scalpita, urla il suo diritto all’amore.

«Vorrei stare insieme.» Così gli dice con gli occhi chiusi. Che si arresti dunque il tempo.

Così è. II conte prende quel groviglio di attese e speranze vicino alla finestra. Vestito. Come nei giochi d’amore che mille e mille volte hanno fatto.

«Mi piace che sei serio,» gli ha sussurrato in centinaia di rapporti. «Mi eccita che sei vestito con la giacca mentre mi prendi di spalle.»

Anche ora avviene quel dolce struggimento. Poi è il momento di terminare l’incanto. Ma questa volta il nobile non si tira indietro. Per la prima volta in due anni accetta di fluire in lei. Donata avverte la vita scorrerle nel profondo del cor­po. Intuisce che quell’uomo è suo. Totalmente. Sì, il leggendario nobiluomo, vincitore su legioni di cuori, è in suo possesso. Finalmente. Una gioia senza pari la inonda. Poi un lampo crudele le schianta la mente. Un guerriero bestiale le è balzato nell’immaginazione. È il marchese Veniero con il suo fioretto. Lo vede con gli occhi della mente e lancia un grido. Ora ha tutto. Tra breve, nulla.

Si sente mancare. Trova ugualmente nel suo essere energie impensabili. Si distacca. Osserva l’uomo che è tutta la sua vita e mormora flebilmente come una piuma: «Andiamo».

Nell’Interiorità di Anima — “Estetica”

Estetica (1)

Il “mito” riporta la percezione al suo fondamento nell’aisthesis, una parola greca che evoca una rappresentazione greca del mondo, in cui la sensazione delle cose e l’intuizione dell’immagine sono un unico atto di apprendimento. Le cose si concedono con generosità all’apprendimento estetico perché il mondo è pieno di anima grazie alla presenza di Afrodite, la Dea della fantasia sensuale. “L’anima è sempre Afrodite”, dice Plotino nella sesta enneade. La certezza mitica è un’affermazione del mondo: dice sì ai sensi, e in questo modo coglie il senso del mondo.

James Hillman, Oltre l’umanesimo, Moretti e Vitali, pag. 59

  

Estetica (2)

La percezione estetica è accompagnata da piacere. Questo piacere proviene dalla percezione della pura forma di un oggetto […]. Un oggetto rappresentato nella sua pura forma è “bello”. Questa rappresentazione è opera (o piuttosto gioco) dell’immaginazione.

Herbert Marcuse, Eros e civiltà, Einaudi, 1968, pagg. 197-198

Nell’Interiorità di Anima — “Afrodite”

Magia di Afrodite…

Afrodite (1)

La sua magia risvegliava un desiderio languido in tutti gli esseri che sfiorava. Gioiosamente li invitava a unirsi in coppia.

Ginette Paris, La rinascita di Afrodite, Moretti e Vitali, 1997, pag. 44

Afrodite (2)

L’acqua che fluisce sui ciottoli suona come una musica, seducente, quanto il desiderio, e il suo fragore è tale che non si può udire null’altro. L’acqua penetra con cadenza ipnotica, la schiuma ci seduce, il mare ci abbraccia: è Afrodite che appare…

Ginette Paris, La rinascita di Afrodite, Moretti e Vitali, 1997, pag. 45

Afrodite (3)

Nata dal mare e figlia del cielo, ecco simbolizzati i due poli dell’energia di Afrodite: in quanto “marina” ella riconduce alle origini, alla coscienza arcaica del corpo, alla sua corrente energetica; in quanto “celeste” è veramente una “porta del cielo”. Gli animali marini che spesso le vengono attribuiti sono simbolicamente connessi ad aspetti particolari della vita sessuale: il delfino, con la sua straordinaria seduttività e giocosità.

Ginette Paris, La rinascita di Afrodite, Moretti e Vitali, 1997, pag. 47

Afrodite (4)

Afrodite educa i barbari alle gradevolezze dei profumi, al gusto per i fiori, all’eleganza degli abiti e alla raffinatezza dei monili, e il fondamento di questa educazione è l’arte d’amare […]. Sono l’architettura, la scultura, l’urbanistica, che testimoniano, attraverso la durevolezza della pietra, lo spirito di Apollo, mentre Afrodite promuove le manifestazioni passeggere, fugaci della bellezza. I begli abiti sono fatti per essere indossati e per usurarsi; i fiori, come la femminilità e il desiderio, vanno colti nell’attimo in cui sbocciano […]. In realtà non c’è una grande differenza tra il ricamare su una pietra con il cesello e il ricamo fatto con i fili di seta, se non che l’uno è destinato a vincere il tempo e a far parte della storia, mentre l’altro è destinato al godimento immediato, qui e ora, a riflettere il Divino attraverso l’espressione di gesti quotidiani che trasfondono così l’arte di vivere. Possiamo provare una certa tristezza davanti alla bellezza effimera, fuggevole, che si dissolve in fretta, ma Afrodite ci insegna ad accettare questa malinconia, perché da essa nasce il desiderio che la bellezza si riveli ancora e si trattenga con noi.

Ginette Paris, La rinascita di Afrodite, Moretti e Vitali, 1997, pagg. 51-52

Vedi la recensione del testo di Ginette Paris, La rinascita di Afrodite, edito dalla Moretti & Vitali.

Nell’Interiorità di Anima – “Corazza”…

Corazza

Non osiamo arrenderci alla divina follia dell’amore, perché il nostro Io si sente troppo insicuro all’idea di perdere il controllo. Questo controllo, la nostra preventiva difesa da possibili ferite, si ottiene tendendo i muscoli, specialmente i muscoli del petto vicino al cuore. Tale “corazza”, come l’ha chiamata Reich, ci estrania dal mondo e limita la profondità delle nostre interazioni.

Alexander Lowen, Amore, sesso e cuore, Astrolabio-Ubaldini, 1989, pagg. 33-34

Corpo caldo

Ogni cosa attorno a noi si scompone, si sfalda, e il corpo caldo sotto il velluto caldo mi vuole, mi reclama, è uno strazio.

Henry Miller, Tropico del Cancro, Mondadori, 1996, pag. 24

Corpo sognante

Io non la toccavo, neanche la sfioravo, eppure il mio sangue e la mia anima si compenetravano in lei, come se la tenessi stretta tra le braccia. Un vento leggero accarezzava il suo corpo sognante. Il Tempo e la Morte sembravano ignorare lei dormiente, mentre da un angolo remoto della mia intimità, essi mi gridavano maligni che tutto sarebbe finito. Poi, nella luce incerta del primo mattino, Marianne si svegliò, sospirando mormorò il mio nome.

Michele Lauria, L’amante assente, Fazi, 2001, pag. 95

Credimi…

Credimi non si deve / affrettare il piacere d’amore / ma stimolarlo a poco a poco con gli indugi.

Ovidio, L’arte amatoria, Orsa Maggiore Editrice, 1996, pag. 136

Nell’Interiorità di Anima — “Bocca”…

Bocca (1)

Teneva ancora gli occhi chiusi, ma era chiaro che non dormiva. La baciai, stupefatto dalla mia audacia, mentre in realtà era lei che, mentre io mi avvicinavo al suo viso, aveva attirato la mia testa contro la sua.

Raymond Radiguet, Il diavolo in corpo, Peruzzo, 1985, pag. 68

Bocca (2)

Léa gli spazzolò i capelli sopra le orecchie, rettificò la scriminatura sottile dai riflessi azzurri, gli passò sulle tempie un tocco di profumo, posò un rapido bacio, non potendo trattenersi, su quella bocca tentatrice che respirava così vicina a lei…

Simonie-Gabrielle Colette, Chéri, Newton & Compton, 1995, pag. 25

Braccia al collo

Sono stato almeno cento volte sul punto di buttarle le braccia al collo! Lo sa Dio che cosa significa vedersi passare e ripassare davanti tanta grazia e non poterla afferrare…

Johann Wolfgang von Goethe, I dolori del giovane Werther, Demetra, 1996, pag. 137

La trama nascosta del mito – Eros

L’aspetto fondamentale da capire è che Eros non è solamente ciò che noi intendiamo per “erotico”. Eros è quello che permette, a noi esseri umani, di stabilire relazioni, di stabilire amicizia e affetto tra di noi; tutto questo è Eros. Eros è tutto ciò che lega, è il mastice che ci consente di avere rapporti. Eros si porta agganciato a sé il mito di Afrodite, che in una parte del mito è la madre, mentre in un’altra parte è figlio di Poros e Penia (vedi, a proposito, Simposio di Platone), tutto e nulla, la grande ricchezza e il vuoto; di questo non bisogna meravigliarsi perché i miti hanno varie sfaccettature. La sessualità, appunto, è sempre guidata da Eros, ma da un’altra aggettivazione di Eros: la parte di Eros che è più vicina a sua madre Afrodite, perché la dea delle sessualità e della sensualità è proprio Afrodite. Eros è  tutt’altro: è come il lavoro della merlettaia che unisce vari ambiti di tessuto e li lega insieme. Questo è Eros. Mi rendo conto che Eros spaventa tutti perché Eros è la passione, e quando ti colpisce con la sua freccia dalla punta d’oro nessuno può resistergli. Ecco perché le persone, a volte, si possono innamorare di altre o di altri completamente “strampalati” rispetto a loro. Ecco perché, in “L’Angelo azzurro“, il professore di greco finisce per fare “chicchirichì”, perché è stato colpito dalla freccia di Eros. Tutto questo può sembrare allora un grande male. E non è così. Il vero grande male è non essere colpiti da quella freccia, perché allora significa essere presi di mira sempre da Eros, ma dalla sua freccia con la punta di ferro: quella che non fa mai più innamorare. E non avere pene d’amore, anche secondo Shakespeare, che prende appunto spunto da questo mito, è il peggiore di tutti i mali. Perché si diventa uomini o donne di potere. E quelli che sono uomini o donne di potere si dedicano a ciò che secondo Platone era esecrando: la politica.

Libri consigliati:

Giovanni Reale, Eros demone mediatore, Bompiani, 2005.

Ginette Paris, La rinascita di Afrodite, Moretti & Vitali, 1997.

Thomas Moore, Lo spirito del sesso, Sonzogno, 1998.

Vedi inoltre:

Nell’Interiorità di Anima – Eros (1)

Nell’Interiorità di Anima – Eros (2)

Nell’interiorità di Anima – “Afrodite”

Continuiamo il nostro viaggio, lasciandoci sedurre ed onorando

Afrodite d’oro, Dea di Cipro, che infonde il dolce desiderio negli Dei
e domina le stirpi degli uomini mortali,
e gli uccelli che volano nel cielo, e tutti gli animali,
quanti, innumerevoli, nutre la terra, e quanti il mare

dall’Inno Omerico, citato in Ginette Paris,
La rinascita di Afrodite, Moretti&Vitali, 1997

Lo scritto che segue è tratto dal Dizionario dell’Inconscio e della Magia, il mio ultimo libro edito da Sperling & Kupfer.

Afrodite

Dea dell’Amore e della Bellezza. È figlia di Urano. Nasce dai testicoli e dallo sperma di questo Dio, che fu evirato da Crono. Quando le parti amputate di Urano caddero in mare, ecco che sorse la Dea. Appena uscita dal mare fu portata dagli Zefiri a Citera e poi a Cipro. Qui l’accolsero le Stagioni (le Ore) che la vestirono splendidamente e la portarono tra gli Immortali. Afrodite è il divino che estrinseca in una sessualità dove spesso la parte razionale, il nostro ego, è travolto o quanto meno escluso. Da qui il sospetto o addirittura l’avversione delle religioni del Mediterraneo nei confronti di questa Signora madre di Eros. Suoi appellativi sono principalmente Philommeides, che vuol dire amante dei sorrisi, ma anche e soprattutto amante dei genitali. Poi anche Anasyrma, che significa Arte di sollevarsi la veste.

La sessualità e la sensualità di Afrodite sono direttamente in contatto con la nostra parte Ombra, quindi con l’inconscio. Per tale motivo tutti i culti e le cerimonie legati alle parti profonde e sotterranee di Afrodite sono state condannate non solo dai religiosi, ma da tutti i pensatori di stampo razionalista. Così come da moltissimi psicoterapeuti. Persino Platone si vede “obbligato” a scindere Afrodite in due. Quella nata da Urano è la Dea dell’Amore Puro. E quella nata da Dione (un mito tardo rispetto al primo) è la Dea dell’Amore “volgare”. Questa si chiama Afrodite Pandemia.

Nella filosofia ermetica non esiste Amore Volgare. Nella filosofia junghiana non esiste amore “volgare”. Alcuni altri nomi di Afrodite erano Peitho, colei che persuade; Porne, colei che si prostituisce; Psithiros, colei che bisbiglia; Parakyptousa, colei che sbircia.

Quest’ultimo scritto su Afrodite andrà a comporre un altro tassello dell’Alfabeto dell’interiorità. Sullo stesso tema vi consiglio inoltre il testo di Thomas Moore, Lo spirito del sesso, Sonzogno, Milano 1998.