Sensibilità

Non disprezzate la sensibilità di nessuno. La sensibilità di ognuno è il suo genio.

Charles Baudelaire

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L’esercito silenzioso

Caro Gabriele, ecco alcune delle foto scattate al “gattaro”. Anche se abbiamo parlato tante volte, io e lui, il suo nome mi sfugge costantemente e sembra voler ribadire, in tal modo, la sua non appartenenza a questo mondo frettoloso e indifferente.
Lui appartiene ad un mondo fatto di intuizioni, premonizioni che corrono sul filo degli odori e nessuno ha mai pensato che accanto alla chiaroudienza e alla chiaroveggenza possa esistere un’altra forma di dialogo sovrasensibile.
Il “gattaro” è alto poco più di un metro, minuto, vestito sempre con abiti rattoppati alla buona. Lo vedo sbucare a sera da qualche vicoletto, con la sua bici carica di buste contenenti il mangiare per i gatti. Un impegno che porta avanti da anni. Quando a sera si incontra con il “suo” piccolo popolo, il suo volto acquista una particolare nobiltà e la sua solitudine è ripagata appieno dalle effusioni di quegli animali selvatici dalla “grazia scontrosa” che difficilmente si avvicinano agli altri personaggi delle nostre strade.
Sappiamo il numero delle guerre che oggi si combattono nel mondo, il numero di quanti ogni giorno muoiono di fame, ma non conosciamo il numero dell’esercito silenzioso che ogni giorno si occupa degli altri. Volontari, gattari o anziani che con le mani tremanti distribuiscono mangime per i piccioni.
Anche loro, per dirla con le parole di Borges, stanno salvando il mondo.

Nicola

Chiedo “scusa” a Nicola ed a voi tutti per la qualità delle fotografie ma, non avendo lo scanner, ho dovuto rifotografarle con il cellulare.
Gabriele

A proposito di Magia

Oggi ci sono due post degli amici del Temenos. Il Primo è di Marinariannachiara.

C’è più sapienza qui che in tutti i nostri polverosi scaffali (parafrasando Shakespeare).

Scrive Marinariannachiara il 7 giugno scorso:

“Professore caro,

sulla prima risposta che Lei mi ha dato: Magia è Scintia Scientiarum, racchiude in se’ qualunque forma di sapere perchè armonizza la nostra Anima… non posso che essere d’accordo. Tuttavia, credo che la Magia sia uno di quei fenomeni poco razionalizzabili, insomma, poco inquadrabili e molto concentrici, tipo spirali, molto simili ai sen-timenti, sen-tire, sen-sazioni, sen-sibilità, sen-sitività.

Insomma, a me pare che la Magia, come l’Amore, non si lasci mica tanto comprendere…

Con tutto il rispetto Prof, io sento forte dentro di me che ci sono “cose di questo nostro magico mondo” che non si possono studiare, né possono esserci spiegate in modo esaustivo: le dobbiamo vivere o, forse, più probabilmente, dobbiamo esserne vissuti. E credo che se anche ci fosse qualcuno di veramente illuminato al riguardo non sarebbe lui concesso di divulgare a tutti tali vissuti che molto probabilmente fanno parte del MISTERO della vita, che poi è il nostro MISTERO…e per accedere al MISTERO bisogna che Qualcuno ce lo permetta…dobbiamo essere scelti, credo, forse invitati ad ENTRARE? Ed Entrare non è penetrare forse? Non è compiere uno sforzo d’Immaginazione?

E mi viene in mente il Genio della Lampada che dice ad Alladin:

“Posso esaudire qualsiasi tuo desiderio, tranne resuscitare i morti e…fare innamorare di te chi non ti ama…” Ed ecco che ci imbattiamo, con questa frase, nei grandi MISTERI della Vita: Morte e Amore…per quanto la Vita stessa sia un grande Mistero. E per citare Shakespeare in TRISTANO ed ISOTTA:

“Forti sono la Vita e la Morte, ma ancor più forte è l’Amore…” Ecco, a questo punto sono d’accordo sulla Sua affermazione sull’utilizzo della Magia a fin di bene, come armonizzazione…

Inoltre, vorrei dire che in molte delle nostre azioni quotidiane ci sono rituali magici, probabilmente la consuetudine stessa, la routine è una sorta di superstizione, difatti nella consuetudine c’è qualcosa d’insopportabile come nella malattia d’altronde…ma se all’interno delle azioni quotidiane inseriamo la fantasia, ecco che tutto si trasforma e si armonizza…

Lascio questa parabola del Vangelo secondo Matteo alle Vostre riflessioni:

Recandosi la mattina in città “ebbe fame”. Vista sulla via una pianta di fico, si avvicinò ad essa: ma non vi trovò che foglie; allora, rivolto ad essa, disse: “Non possa più portare frutto in eterno!”. E all’istante il fico seccò. A tal vista, i discepoli furono presi da meraviglia ed esclamarono: “Come mai il fico si è seccato all’istante?”.

Gesù rispose: “In verità vi dico: se avrete fede senza esitare, non soltanto potrete fare quello che è accaduto al fico, ma se direte a questo monte: “Levati e gettati nel mare”, questo accadrà. E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, l’otterrete”.

L’esempio è clamoroso, io ho un mio sen-tire al riguardo…ma è giusto che io taccia al riguardo e lasci che ognuno di noi ne tragga le conclusioni che sen-te più consone a sé stesso…

Saluti.

Marinariannachiara”