In mostra a Roma lo “sguardo” sul cinema di Natino Chirico

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(Tratto dal quotidiano online Il Quorum)

Dall’8 al 15 novembre “Segno, Cinema e Colore”, 60 opere dedicate ai grandi della pellicola. Appuntamento da SET-Spazio Eventi Tirso

Evento ufficialmente inserito nelle Risonanze del Festival Internazionale del Film di Roma, patrocinato dal ministero dei Beni culturali, regione Lazio, provincia e comune di Roma, in collaborazione con l’Associazione Pediatrica Bambino Gesù.

Un omaggio ai grandi protagonisti del Cinema, da Charlie Chaplin a Marcello Mastroianni, da Federico Fellini ad Anna Magnani. Questo l’obiettivo di “Segno, Cinema e Colore”, la mostra dell’artista Natino Chirico che avrà luogo a Roma dall’8 al 15 novembre.

Un’esposizione strettamente collegata al Festival Internazionale del Film di Roma che si terrà proprio in quei giorni, tanto da essere inserita e consigliata nel palinsesto degli eventi collaterali della kermesse cinematografica. Ad ospitare l’evento sarà SET, Spazio Eventi Tirso, la location nel cuore di Roma, da mesi protagonista della vita culturale e artistica della Capitale.

Più di 60 opere tra dipinti, installazioni e sculture che ritraggono e raccontano il mondo di cellulosa ed i suoi protagonisti. La mostra, patrocinata dalla regione Lazio, ministero dei Beni culturali, provincia e comune di Roma, sarà anche l’occasione per fare del bene, visto l’impegno dell’artista a favore dell’Associazione Bambino Gesù Onlus, partner dell’iniziativa, che festeggia dieci anni della nascita e alla quale l’artista devolverà parte del suo ricavato.

Il Maestro ha avuto modo di realizzare con i bambini dell’Ospedale alcune opere che saranno battute all’asta per beneficenza in occasione di uno speciale charity gala. La settimana della mostra sarà un susseguirsi di eventi ed appuntamenti. Oltre al charity gala, ci saranno laboratori, collaborazioni con brand importanti, corsi di yoga ed interviste e anteprime con i protagonisti del cinema. Apertura il 7 novembre con un Vernissage che coinvolgerà personaggi del mondo politico, dello spettacolo, dello sport, dell’arte e della comunicazione.

Massimo Lanzaro

Canta la gioia

Canta la gioia! Io voglio cingerti
di tutti i fiori perché tu celebri
la gioia la gioia la gioia,
questa magnifica donatrice!

Canta l’immensa gioia di vivere,
d’esser forte, d’essere giovine,
di mordere i frutti terrestri
con saldi e bianchi denti voraci,

di por le mani audaci e cupide
su ogni dolce cosa tangibile,
di tendere l’arco su ogni
preda novella che il desìo miri,

e di ascoltare tutte le musiche,
e di guardare con occhi fiammei
il volto divino del mondo
come l’amante guarda l’amata,

e di adorare ogni fuggevole
forma, ogni segno vago, ogni immagine
vanente, ogni grazia caduca,
ogni apparenza ne l’ora breve.
Canta la gioia! Lungi da l’anima
nostro il dolore, veste cinerea.

Gabriele D’Annunzio

Questo amore

Questo amore
Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore cosí bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perché noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Perché noi l’abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora così vivo
E tutto soleggiato
E’ tuo
E’ mio
E’ stato quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
E che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda e viva come l’estate
Noi possiamo tutti e due
Andare e ritornare
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire
il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l’ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me e per tutti gli altri
Che non conosco
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che siamo amati
Noi ti abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci.

Jacques Prévert

Vicinanza

Com’è vicina l’anima tua alla mia,
qualsiasi cosa pensi io la so!
Ma ho segni che ti fanno ancor più vicino
avvicinati ancora e guarda il mio segno segreto!
Vieni dunque come derviscio fra noi,
non scherzare, non dire: “io son già fra voi!”.
Al centro della tua casa io sono come colonna
dal tetto tuo curvo chino giù il capo, come grondaia.
Io son sempre con te nel tumulto del Dì del giudizio
non ospite sono, come s’usa fra gli amici del mondo.
Entro io tuo banchetto io giro attorno come calice pieno
e nelle tue battaglie corro avanti come lancia,
e se preferisco morire rapido come il lampo
come il lampo della tua bellezza, sono senza lingua.
Sebbene ebbro come sono, non fa per me differenza
se do vita a un morto, se prendo la vita a un vivo.
Se dono la vita per me è grande guadagno,
ché per ogni vita tu doni cento universi!
In questa casa ci sono migliaia e migliaia di morti
e tu assiso fra loro dici:”Ecco il mio regno!”
Un pugno di polvere dice: “io ero treccia!”
un altro pugno di polvere dice “io ero ossa!”
E tu t’arresti stupito, quand’ecco, arriva l’Amore
che dice:”Avanza dunque, io sono il Vivente, l’Eterno!
Stringi al tuo seno il mio petto di gelsomino
che, in questo stesso istante, ti libererò da te stesso!”
taci o Cosroe, e non far parola della dolce Shirin
che di dolcezza tutta mi brucia la bocca.

Rumi