Notturno a Boccheggiano

Vola per questo borgo solitario,
leggero come ali di farfalla,
un gran silenzio che i pensieri affranca
quiete regala alla mia mente stanca.
Passi felpati per non far rumore,
battenti di cotone alla mia porta,
batacchi claudicanti non ne sento,
né ansimar di vecchi o passi stanchi.
Lieve la notte il sonno m’offre lieto,
mi culla dolcemente, mi circuisce,
m’avvolge e mi carezza con affetto
i miei ricordi annebbia e diluisce.
Sull’ali della notte mi trasporta,
tutti i pensieri neri mi cancella
le pene andate e le future ancora
tutte mi offusca e pace mi regala.
Per tant’ore con la nera mia compagna
passeggio per i vicoli del borgo,
sopra i castagni volo e mi ristoro
come un gabbiano plano,
scivolo lieve tra le nebbie stanche
che affogano nel guazzo la campagna.
Dopo accarezzo ancora il sole
che da un pezzo scivola sui tetti,
che gli embricini, ancora d’acqua mézzi,
fa fumare festanti ed il calor regala.
Apatico nel letto mi rigiro,
al privilegio d’una pace cercata,
d’una serenità voluta,
ancor m’attacco
quasi a goderne i vantaggi fino in fondo,
come dal calice gustar gli ultimi sorsi d’un vino
lungamente invecchiato e ben fruttato.
Poi alle tiepide lenzuola infin rinuncio
ed al tedio d’un giorno uggioso mi abbandono.

Armando Salvatore Santoro

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La bellezza… per Salvatore Armando Santoro

Sulla bellezza ho scritto quasi nulla. Ma nel mio archivio ho trovato questa e contribuisco, forse marginalmente, al dibattito su questo argomento che, tuttavia, ha sempre ispirato milioni di artisti.

IL BELLO E IL BRUTTO

Sforzati di guardare
la gente
con i falsi messaggi
che i mass-media diffondono.
Visi ricostruiti
e corpi modellati
dai ferri degli estetisti.
Guarda oltre la maschera
dei modelli imposti.
Corpi informi
e con intelligenze vive;
occhi sgraziati
ma che sanno guardare
con intensità il mondo
per trasmettere immagini
di bellezza e d’amore
e non languidi sguardi
che si esauriscono
nell’agonia di una sera.
Il bello, il brutto,
il grasso, il magro.
Stereotipi imposti
da falsi profeti
che hanno impoverito
e offuscato
la coscienza del mondo.

Santoro Salvatore Armando
(Lilianes 6/2/2003 9:00)

Foglie bianche

Foglie bianche,
ornano il sentiero,
pallide come questi miei passi stanchi,
ricamano il mio passaggio,
quasi ad indicarmi la via.
Queste foglie di platani
che non hanno più la forza di svolazzare
sembrano esistenze vinte,
somigliano alla mia anima stanca,
avvilita,
sconfitta.
Tutta l’energia della primavera
è ormai lontana;
come la mia vita
rappresentano un passato energico,
vigoroso,
resistente.
Chi siamo adesso,
compagne occasionali di questa mia solitaria passeggiata?
Chi siamo più noi?
Neppure più la folata del vento ci accompagna,
il calore del sole sa di gelida carezza,
il frullo tra i rami è ormai voce morta,
il fischio dei merli melodia lontana,
il canto dei rosignoli
concerto ormai finito.
Ed io penso a te, voce mia spenta,
che non carezzi più neppure il mio cuore
con la tua voce lontana.

Salvatore Armando Santoro