L’aspirante

Prima di tutto ce li hai i requisiti?
Ce l’hai
un occhio di vetro, denti finti o una gruccia,
un tirante o un uncino,
seni di gomma, inguine di gomma,

rattoppi a qualcosa che manca? Ah
no? E allora che mai possiamo darti?
Smetti di piangere.
Apri la mano.
Vuota? Vuota. Ma ecco una mano

che la riempie, disposta
a porgere tazze di tè e sgominare emicranie,
e a fare ogni cosa che gli dirai.
La vorresti sposare?
È garantita,

ti tapperà gli occhi alla fine della vita
e del dolore.
Con quel sale ci rinnoviamo le scorte.
Vedo che sei nuda come un verme.
Che te ne pare di questo vestito-

Un po’ rigido e nero, ma niente male.
Lo vorresti sposare?
È impermeabile, infrantumabile, abile
contro il fuoco e imbombardabile.
Credi a me, ti ci farai sotterrare.

E adesso, scusa, hai vuota la testa.
Ho la cosa che fa per te.
Su, su, carina, esci fuori dal guscio.
Ecco ti piace questa?
Nuda per cominciare come una pagina bianca

ma in venticinqu’anni d’argento,
d’oro in cinquanta, potrà diventare.
Una bambola viva, sotto ogni aspetto.
Sa cucire, sa cucinare,
sa parlare, parlare, parlare.

E funziona, non ha una magagna.
Qua c’è un buco, che è una manna.
Qua un occhio, una vera visione.
Ragazzo mio, è l’ultima occasione.
La vorresti sposare, sposare, sposare?

Sylvia Plath

Mnemosine

Inviato da Maria Allo.

Mnemosine
Lascio l’ ombra dell’anima

screziata a fuoco dal vulcano

scolorita forse polvere a singhiozzo

Lascio coi miei libri preferiti

le pagine che odorano di sale

I versi senza timbro di respiro

svelano sogni a prova di maestrale

Lascio solo gocce di rugiada

che in Primavera ho carpito al prato

Non conosco altre stagioni

alla mia vita non un cielo

ad orizzonti dilatati

Mi sento nelle vene già il presentimento

e il rendiconto di un labile tramonto

Lascio il mio volto cadavere nella stiva

disteso in sogni lunghi non visto ma perduto

strano esiliato tra la gente

La strada si biforca a questo punto

andrò in cerca di quello ch’ è perduto

M.Allo

Amore

Ti amo come se mangiassi il pane spruzzandolo di sale

come se alzandomi la notte bruciante di febbre

bevessi l’acqua con le labbra sul rubinetto

ti amo come guardo il pesante sacco della posta

non so che cosa contenga e da chi

pieno di gioia pieno di sospetto agitato

ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo

ti amo come qualche cosa che si muove in me

quando il crepuscolo scende su Instambul poco a poco

ti amo come se dicessi Dio sia lodato sono vivo.

Nazim Hikmet