I colori dell’Alchimia

Cari amici,

vediamo insieme  il significato ermetico del NERO, del BIANCO, del GIALLO e del ROSSO secondo la filosofia esoterica.

 

Questi sono i colori dell’alchimia, la scienza parallela alla magia che vuole trasmutare non il piombo in oro, come credono gli stolti, ma la mente asfittica dell’uomo, chiusa e ottusa, in un’intelligenza aperta e tollerante (oro).

Le tonalità corrispondono a questi significati:

Nero (Nigredo) —   È la notte, l’oscurità del dolore. È quella scheggia della nostra vita in cui tutto sembra senza speranza e senza scopo. I problemi avviluppano e soffocano. Tutto è tetro e cupo. Ma è anche il momento in cui una voce lontana comincia a sussurrare: «Attento, così stai soffrendo troppo, devi cambiare». E nel buio pesto si accende un pallido fuoco. La coscienza ha intrapreso il lentissimo giro del «cangiamento».

Bianco (Albedo) —    È il momento in cui la persona inizia a capire che è necessaria una trasformazione.

Giallo (Citrinitas) —  È il momento in cui il processo si è messo in moto e inizia il percorso della mutazione di sé. Ma questo sentiero è doloroso, occorre lasciarsi dietro i difetti, le preoccupazioni, le piccole meschinità e gli egoismi. È una fase dura e spesso chi intraprende il sentiero è tentato a questo punto di tornare indietro. Eppure c’è anche una forza interiore, ormai matura, che non rinuncia e continuamente sprona a proseguire.

Rosso (Rubedo)  —   È l’esplorazione raggiante della nuova personalità. Il vecchio io è come una crisalide, avvizzisce e lascia il posto alla nuova farfalla. La mente si è aperta e le piccole meschinità, le invidie, i rancori, i tremori, le paure e le angosce sono ormai alle spalle. È la rinascita. Una nuova vita attende chi ha iniziato il calvario.

 

Samsara, film documentario dal fascino inesauribile

http://www.maridacaterini.it/news/698-samsara,.html

di Massimo Lanzaro

Rinascita

L’esangue primavera già tristemente esilia
L’inverno, tempo lucido, tempo d’arte serena,
E in me, dove un oscuro sangue colma ogni vena,
L’impotenza si stira ed a lungo sbadiglia.
Crepuscoli s’imbiancano tiepidi nella mente
Che come vecchia tomba serra un cerchio di ferro,
Ed inseguendo un sogno vago e bello, io erro
Pei campi ove la linfa esulta immensamente.
Poi procombo snervato di silvestri sentori,
E scavando al mio sogno una fossa col viso,
Mordendo il suolo caldo dove, sbocciano i fiori,
Attendo nell’abisso che il tedio s’alzi… Oh riso
Intanto dell’Azzurro sulla siepe e sui voli
Degli uccelli ridesti che cinguettano al sole!

          Stéphane Mallarmé

Afrodite

“La nascita, o meglio, la rinascita di Afrodite come archetipo, è stata immortalata più volte (vedi Botticelli), ma è difficile entrarci in contatto profondo. In ogni caso, il significato, a mio vedere, è che quando si è amato per davvero l’amore torna a farci visita”.

Gabriele

(Edward Burne-Jones, Lo specchio di Venere, 1875)

Coppia divina

Coppia divina

Osiride è il dio solare di Abydos, ma una caratteristica peculiare ne individua la natura sacrale rispetto all’antico dio di Tebe, Ra. La sua teologia è centrata sul carattere “passionale-victimario” del dio, il quale si manifesta nell’imminenza del suo ciclo di morte e di rinascita, per affermare il trionfo del sole e della vita sulle tenebre e il caos.  E’ il simbolo del seme luminoso, del germe iniziatico con cui i sacerdoti dei suoi templi consegnavano alle tempeste delle ombre fredde della notte i neofiti aspiranti alla rinascita aurorale e iniziatica dello spirito. La luce del sole, che si diffonde e che non si disperde nel regno dei cicli della natura, si oblia nei regni del caos e delle tenebre, per risorgere nella vita della terra come Gloria di Ra. Questo risveglio di Osiride avviene attraverso la sua amata e fedele sposa, la Signora del Nilo, la  dea che percorre le correnti della vita, e quindi le energie della vita del cosmo, per restituirle al suo adorato sposo che ne è il padre legittimo. Iside fu il prototipo della dea che trasmise l’Iniziazione Sacerdotale e la Conoscenza Arcana a coloro che giungeranno a superare le prove della purificazione magica, come Lucio, in quel bellissimo testo di iniziazione che è l’Asino d’Oro di Apuleio. La Grande Madre, la dea della Magia, la Madre Divina dei candidati che, oltrepassato il Guardiano della Soglia, avevano reso fertile l’anima per poter poi accedere ai grandi segreti dell’Immortalità Osiridea.

Ada Pavan Russo

Rosa

Nella iconografia cristiana la rosa è sia la coppa che raccoglie il sangue di Cristo, sia la trasfigurazione delle gocce di questo simbolo, sia il simbolo delle piaghe di Cristo. Un simbolo rosacrociano raffigura cinque rose, una al centro ed una ad ogni braccio della Croce. Queste immagini evocano sia il Graal, sia la rugiada celeste della Redenzione. Come è rappresentato in una allegoria della Rosa-Croce, la rosa è situata al centro della Croce, cioè al posto del cuore di Cristo, del sacro Cuore.
E’ lo stesso simbolo della “Rosa candida” della Divina Commedia, che evoca la “Rosa mistica” cristiana, simbolo della Vergine. La rosa, per il suo rapporto con il sangue versato, appare spesso come il simbolo della rinascita mistica.
Scrive Mircea Eliade: “E’ necessario che la vita umana si consumi completamente per esaudire tutte le possibilità di creazione o di manifestazione; se essa è interrotta bruscamente da una morte violenta, tenta di prolungarsi sotto un’altra forma: pianta, fiore, frutto”.

“Aprile”

Cari amici, oggi vi lascio alle parole in fiore di Maria Allo. Buon lunedì dell’Angelo!

Caro Gabriele, ti auguro una autentica e INFINITA RINASCITA!

Ancora COSE SPARSE….di me……chissà anche di voi!

APRILE

Scandaglio a nudo
paure
riflessi d’ un vissuto
inesplorato
iconografia sequenziale
d’istanti
segmenti di ricordi
cristallizzati
ma le tempie del mare
balenano
mia madre
in dissolvenza
i tratti del suo viso
l’ancora
della sua fermezza

Nel margine in frantumi
d’un silenzio
assaporo
il pane caldo
delle mie mestizie

Intanto mi fiorisce dentro
Aprile