Discesa in se stessi

Il timore e la resistenza che ogni uomo naturale prova quando scava troppo a fondo in se stesso, sono in ultima analisi la paura del viaggio dell’Ade. […] In realtà però da quello sfondo  psichico, dunque proprio da quello spazio oscuro, ignoto, emana un’attrazione, una fascinazione… che minaccia di diventare tanto più travolgente quanto più a fondo si penetra. Il pericolo psicologico che si presenta è un dissolversi della personalità nelle sue componenti funzionali…

Carl Gustav Jung

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In Anima per migliorare

E’ ricominiata la stagione.

Sul piano di Anima sembra promettere cose belle e buone. Ho trascorso l’estate a presentare il mio libro e a fare conferenze e ho visto persone sempre più numerose che cercano la via d’accesso alla profondità psichica.

Amici miei carissimi, penso che il viaggio in Anima sia l’unico antitodo ad un mondo di speculatori senza remore.

Sono le creature come noi che devono fare la Resistenza. Naturalmente, è un’azione assolutamente non-violenta, ma vi ricordo che simbolicamente la “Vergine ha partorito, la Luce si diffonde”.

Porto XXI

A Praga, nei difficili anni Sessanta, il genio di Mozart offrì uno straordinario linguaggio cifrato agli intellettuali che si opponevano al regime, facendo del magico isolotto di Kampa, un tempo abitato dal salisburghese, il simbolo di una resistenza tenace e disperata.

Due grandi poeti, Vladimir Holan e il premio Nobel Jaroslav Seifert comunicarono in «codice mozartiano» la loro angoscia e l’urlo straziato di una libertà costretta all’isolamento.

Si scrissero rondò in forma di parole (la Mozartiana II Holan, Mo­zart a Praga Seifert) come lettere estreme, quasi testamentarie, dall’inevitabile «esilio in patria».

Una terza variante apparve, agli albori degli anni Ottanta, a opera di Sergio Corduas, traduttore italiano di entrambi e allievo di Angelo Maria Ripellino. La suggestiva triangolazione poetica costituisce oggi un eccezionale documento di vita contemporanea e ci ricorda la stoica resistenza d’intellettuali che seppero ritirarsi a lungo dalla scena pubblica, colpiti dalle imposizioni della censura.

Vladimir Holan, autore del ciclo dei Muri, morì il 31 marzo del 1980 ed ebbe in Europa soprattutto gloria postuma, nonostante fosse uno dei massimi poeti cèchi. A un Seifert ormai vecchio e malato andò, nel 1984, il premio Nobel per la letteratura. Ma il poeta, alla vigilia della morte, non potè ritirarlo.