L’immaginazione

La realtà è meno importante dell’immaginazione; la realtà è limitata, l’immaginazione abbraccia l’universo… e va oltre.

Albert Einstein

Conoscere è morire

…conoscere è innanzitutto sentire… è sempre illuiarsi, accogliere l’altro
in sé, farsi l’altro in se stessi… E dunque conoscere è morire, “perché ogni
morte è mutarsi in altro e ogni mutamento è qualche morte”. Ed essendo  il
mutamento farsi l’oggetto, esso è pur morte, ancorché parziale, accompagnandosi
sempre questo nostro internarci nell’oggetto alla consapevolezza di noi
(“sensus nostriment ipsorum, abditus qui est actus”), al senso intimo per il
quale non ci disperdiamo nella cosa, ma ci teniamo fermi a noi stessi. Ma
proprio qui interviene quel rovesciamento dal senso alla sapienza su cui
Campanella batte. Se il sentire in quanto farsi l’oggetto, e quindi patire,
significa accogliere un nuovo limite, e quindi morire, il contemplare Dio
interno a tutte le cose, l’Essere cioé che le costituisce, significa spezzare
la negatività della realtà e farsi reali veramente. “E l’imparare e il
conoscere, essendo un mutarsi nella natura del conoscibile, sono pur qualche
morte, e solo mutarsi in Dio è vita eterna, perché non si perde l’essere
nell’infinito mai dell’essere, ma si magnifica.”

Eugenio Garin

Televisione

Basta osservare un bambino che sia allevato accanto alla televisione, imbevuto di fantasticherie nemmeno sue: non lo distingui da un pupazzo. Sarebbe incongruo vederlo, fatto uomo, nella penombra, fra i velluti di un palco, piangente su un’Ofelia che deliri sul proscenio, così come egli delira fra sé e sé e gli schemi che antepone alla realtà

Elémire Zolla