Fantasia e magia

Il potere di una fervida fantasia è la componente principale di ogni operazione di magia“.

Paracelso

Amore e potere

Dove l’amore impera non c’è desiderio di potere, e dove il potere predomina manca l’amore. L’uno è l’ombra dell’altro.

Carl Gustav Jung

Diogene in manicomio

Nel 1975 (addirittura sull’autoritario Lancet) e poi in consistenti pubblicazioni successive, ad alcuni psicologi e psichiatri venne in mente di coniare la diagnosi “Sindrome di Diogene”, un disordine comportamentale che sarebbe:
“caratterizzato da un’estrema disattenzione alle necessità basilari, come l’igiene personale e le cure mediche. La sindrome è conosciuta anche con altri nomi, ad esempio come sindrome dello squallore senile. Colpisce per lo più anziani che vivono soli. I sintomi includono principalmente l’abbandono delle norme igieniche personali. La sindrome è accompagnata spesso da malattie fisiche. Si manifesta in associazione a syllogomania, l’accumulo patologico di oggetti, anche immondizia, che il malato considera che possano essere ancora utili. Lesioni al lobo frontale possono giocare un ruolo nel sorgere della sindrome”.
Orbene, personalmente ho incontrato una paziente che aveva la singolare abitudine di accumulare multe che sottraeva dalle automobili, nella bizzarra e purtoppo infondata convinzione che in questo modo avrebbe evitato alle persone di doverle pagare. In effetti il suo stato in termini di igiene personale era deteriorato col passar del tempo, e non accettava di buon grado di incontrare alcun medico. A parte il caso specifico, so bene quanto alcune forme di demenza o psicosi senili (o altre sindromi organiche) interferiscano con l’autonomia e la dignità della persona e possano essere motivo di sofferenza non soltanto ai pazienti ma anche ai famigliari.
Tuttavia Diogene di Sinope, a mio modesto avviso, non ha nulla a che vedere con tutto ciò. Non solo non è mai stato considerato nella tradizione un accumulatore compulsivo, ma solamente come una persona che aveva vissuto con il minimo indispensabile.
Visse a Corinto dopo essere stato esiliato perché accusato di forgeria e per il resto della sua vita si dedicò interamente a predicare le virtù dell’autocontrollo. La virtù, per lui, consisteva nell’evitare qualsiasi piacere fisico superfluo, rifiutare drasticamente, non senza esibizionismo, le convenzioni e i tabù sessuali, oltre che i valori tradizionali come la ricchezza, il potere, la gloria; tutte le crescite artificiali della società gli sembravano incompatibili con la verità e la bontà; la moralità porta con sé un ritorno alla natura e alla semplicità.
Secondo quanto ci tramanda il sesto libro della “Vita dei filosofi” di Diogene Laerzio, Diogene è stata la prima persona conosciuta ad aver utilizzato il termine “cosmopolita”. Difatti, interrogato sulla sua provenienza, Diogene rispose: “Sono cittadino del mondo intero”. Si trattava di una dichiarazione sorprendente in un’epoca dove l’identità di un uomo era intimamente legata alla sua appartenenza ad una polis particolare. Citando le sue parole, “l’Uomo ha complicato ogni singolo semplice dono degli Dei”. Ai Giochi Istmici tenne discorsi a pubblici consistenti che lo seguivano dal periodo di Antistene. Fu probabilmente ad uno di quegli eventi che incontrò Alessandro il Grande. La storia narra che Alessandro, affascinato dalla possibilità di incontrare faccia a faccia il famoso filosofo (nella sua botte), chiese se non ci fosse qualche desiderio che avrebbe potuto esaudirgli. Diogene gli rispose di non frapporsi tra lui e il sole, al che Alessandro replicò: “Se non fossi Alessandro, vorrei essere Diogene”.
Mi chiedo dunque: cosa accadrebbe oggi se il vero Diogene finisse nelle mani di uno psichiatra “troppo ortodosso”? Finirebbe sotto psicofarmaci?
E mi chiedo infine: ma non sarà che l’uomo ancora oggi continua a complicare un po’ i “semplici doni degli Dei”?

Dr Massimo Lanzaro

C’è qualcosa di sacro nelle lacrime

C’è qualcosa di sacro nelle lacrime. Non sono il segno della debolezza, ma del potere. Sono i messaggeri di un dolore schiacciante e di un amore indicibile.
Washington Irving

Il coraggio

Tutto quello che puoi fare, o sognare di poter fare, incomincialo. Il coraggio ha in sé genio, potere e magia. Incomincia adesso”.

Johann Wolfgang Goethe

Sul conformismo

Al potere, come ci ricorda Nietzsche, interessa una società conformista, più facile da governare di una società  che, per effetto della cultura, pensa, e spesso è critica. La storia del Novecento, con i suoi fascismi, nazismi e comunismi, ha offerto truci e tragici esempi di società conformiste perché conformate col terrore. Società che poi sono crollate perché alcuni individui che le componevano intravidero anche altre forme di vita possibili, rispetto a quella dai regimi imposta, da conquistare anche al prezzo della vita. Oggi il conformismo non ha bisogno di quei mezzi truci e violenti per imporsi. Perché altre figure come l’egemonia della tecnica e l’egemonia del mercato impongono regole che non possono essere trasgredite, pena l’emarginazione economica quando non addirittura sociale. Questo conformismo, che neppure ha bisogno della violenza per imporsi, prende il nobile nome di “sano realismo”, per cui è “realistico” accettare senza esitazione qualsiasi lavoro precario, anche di breve durata, perché questo è quanto offre il mercato, divenuto il generatore simbolico di tutti i valori (non solo economici).

Umberto Galimberti

Anima

I ricordi non sono nell’anima a causa di impressioni depositate in lei, ma perché l’anima risveglia in sé il suo potere, sicché essa possiede anche ciò che non possiede.

Plotino

Avarizia

L’avarizia è il più stupido dei vizi capitali perché gode di una possibilità, o se si preferisce di un potere, che non si realizza mai. Il denaro accumulato dall’avaro, infatti, ha in sé il potere di acquistare tutte le cose, ma questo potere non deve essere esercitato, perché altrimenti non si ha più il denaro e quindi il potere a esso connesso. Questa contraddizione così evidente è dovuta al fatto che l’avaro capovolge il rapporto mezzo-fine, e invece di considerare il denaro un “mezzo” per il raggiungimento di quei “fini” che sono l’acquisizione dei beni e la soddisfazione dei bisogni, considera il denaro un fine,  per il possesso del quale si deve sacrificare l’acquisizione dei beni e la soddisfazione  dei desideri.

Umberto Galimberti

Il fine ingegno dell’amore

Come un imperfetto attore sulla scena

che per paura si discosta dalla sua parte,

o come un essere feroce colmo d’eccessiva furia,

cui l’abbondanza della forza indebolisce il cuore;

così io, per paura  e per sfiducia, dimentico di dire

la perfetta cerimonia del rituale dell’amore,

e nella forza stessa del mio amore mi sento svigorire,

sopraffatto dal fardello dello stesso suo potere.

Oh, siano i miei fogli, allora, l’eloquenza

e gli àuguri muti del mio parlante petto,

che chiedono amore e attendono una ricompensa

maggiore che per quella lingua che più e di più ha espresso.

Oh, impara a leggere quel che il silenzioso amore ha scritto;

udir con gli occhi s’addice al fine ingegno dell’amore.

William Shakespeare

Sul potere delle donne

Il potere dell’uomo si è logorato non tanto per i processi dell’emancipazione femminile, ma soprattutto per il progressivo svuotamento del mito della potenza maschile. Inoltre, nel nostro mondo occidentale la società e le famiglie iperprotettive hanno decisamente favorito una dolce castrazione del maschio tradizionale, il quale felicemente delega alla donna responsabilità e ruoli da lui un tempo detenuti. La donna moderna, d’altra parte, è stata forse anche felice di impossessarsi di tale potere, ma spesso accade che un successo, se reiterato, si ritorce contro lo stesso vincitore. La trappola relazionale è ancora rappresentata dal fatto che dapprima la donna è gratificata da questa accentuata responsabilità decisionale, per poi nel tempo trovarsi a esserne profondamente disillusa e in difficoltà. 

Giorgio Nardone

Amore, potere e arroganza

Carissimi, in una società rivolta al denaro ed alla sopraffazione che posto hanno quelli che si innamorano e si contentano di una vita tra semplici “cose” ed amicizie profonde? Una persona troppo legata alla bramosia del denaro, può amare?
E se non può, quello che lei confonde con “amore”, secondo voi cos’è?

La decadenza del corpo

Map pina…

Simone De Beaviour fa un interessante spiegazione in uno dei capitoli del suo “second sex” , su Schopenhauer e Hegel , sulla decadenza del corpo, penso che Venere sia in un certo qualmodo, la “carne” e Eros il figlio di Afrodite/Venere, sia la concezione “fallica” dell’amore, come conquista e non come destino , della “carne” appunto.Forse?

–capitolo Dreams, Fears, Idols :
“L’uomo [maschio] aspira a fare dello Spirito il trionfatore sulla Vita, l’azione sulla passività; la sua coscienza tiene la natura a distanza, la sua volontà le dà forma, ma nel suo organo sessuale lui trova sè stesso assediato ancora dalla vita, dalla natura e dalla passività”
[continua Beauvoir] ]”Gli organi sessuali scrive Schopenhauer sono le vere sedi della volontà, di cui il polo opposto è il cervello [la mente] .quello che lui chiama “Volontà” è l’attaccamento alla vita , che è sofferenza e morte, mentre “il cervello” è attaccamento al pensiero , che è distaccato dalla vita nell’immaginarla. Vergogna sessuale, secondo lui, [Schop.] è la nostra vergogna che proviamo di fronte alla stupida infatuazione con la carnalità.

Anche se prendiamo [con le molle] data il pessimismo delle sue teorie, egli è nel giusto notando questi opposti : sesso contro mente, l’espressioni della dualità dell’uomo .

Come soggetto , egli possiede il mondo e rimanendone al di fuori del suo posseduto mondo, egli si rende padrone di esso; se si vedesse (esso stesso) come carne, come sesso, non è più una coscienza indipendente, chiara e un essere libero : egli è coinvolto con il mondo, egli è un oggetto limitato e deperibile. E senza dubbio l’atto generativo passa al di là delle frontiere del corpo; ma allo stesso tempo le stabilisce. Il pene , padre di generazioni, corrisponde all’utero materno; crescendo da un germe che cresce nel corpo di una donna , l’uomo stesso è un portatore di germi, e attraverso la semina che dà la vita alla sua stessa vita rinuncia.
“La nascita di bambini” dice Hegel è la morte dei genitori” L’eiaculazione è la promessa di morte , è un asserzione di specie contro l’ individuale; l’esistenza dell’organo sessuale e la sua attività negano la orgogliosa individualità del soggetto.E’ questa contestazione della vita contro lo spirito [pensiero] che rende [quest’] organo scandaloso.—

Di seguito Simone De Beavoir descrive come l’uomo nel suo affezionarsi ad una sola donna e rendendola quindi “il suo” ideale di femminilità tocca il “Magico” da cui le tradizionali accuse alla donna di essere un’incantatrice e tutta una serie di miti su di essa, di tutte le fattucchiere streghe,Circi di tutti i tempi il cui potere –come quello di Venere aggiungo io– è quello di per forza per essere messo in una categoria tranquillizzante per il maschio patriarcale di essere “a parte” fuori dalla società, Società, proprietà, piegamento di tutti alla volontà devono vincere sopra la oggettività passità naturale decadimento del femminile”.A meno che la fattucchiera di turno non faccia bere al malcapitato maschio una bevanda che faccia dimenticare all’uomo dei suoi doveri.Così l’uomo soltanto potrebbe giustificare la sua non capacità di potere sul suo corpo.

–Forse è per questo che Eros ha soppiantato Afrodite?perchè è un dio maschio che decide, che ha una volontà, un dio conscio di sè, non una dea naturale in tutti i quadri raffigurata come facente parte della natura.

spero sia interessante, l’ho tradotto quindi se su internet c’era già il testo in italiano beh’ …ho perso tempo..!.[tra parentesi quadre ciò che non c’è nel testo] …enjoy!