Mi chiesi

Mi chiesi,
che peso potesse avere una carezza,
quale dubbio si nascondesse nell’intenzione,
quale cicatrice facesse della ferita solo un graffio.
Lasciarsi pervadere dall’istinto la consolò
desertificando pensieri su futuri senza mani..
Tra l’orizzonte e il cielo subiva solo il mare,
l’unico abbraccio che non tradiva riva,
l’unico impeto che non trascinava sabbia,
l’unica nuvola che non partoriva pioggia.
L’oscurità si rese complice della ragione
erodendo il plagio di una sconfitta in due.
L’amore vide ciò che il fuoco incenerì per noia.

E sorrisi,
ancora in lui..

Miranda Galati

Vuoto

Mi hai chiesto:
cos’è il vuoto?
Ho risposto con un tacere
perchè il vuoto è assenza
ineluttabilità incolmabile
un pieno insopportabile
di solitudine consapevole
E’ una donna dallo sguardo stanco
che non ha più mani
che non ha più voce
che non ha più giorni
La cessazione di qualsiasi rumore
il suicidio di una voce che non ha canto
quella nota rimasta sospesa
su un pentagramma di talco
che l’armonia ha ignorato
E’ quel balcone senza ringhiera
che ti accoglie invitante
sullo spavento di una bellezza
che si nutre di gelo senza nascita
E’ un corpo disossato
che della nudità fece promesse
demolendo ruderi senza storia
Strappo temporale
Peso senza peso
Bisbiglio che squarcia il petto
Oracolo ingannevole
Lancio senza sassi
Stagno senza alito
Assenza di un vagare troppo a lungo
quando il ritardo lo ha preceduto
Rauco declino che il destino ritaglia
stringendo neve che non ha più acqua
parola senza sillabe su labbra cancellate

Questo è il mio vuoto
e la mia risposta
colmerà il tuo

Miranda Galati

Enzo Moretti

Mi faccio foglia
ultima di un ramo
ad ogni tua parola
cercandoti per vene
che fornicano la terra
e a te bagna la luna
e a me apre a stella
che il vento lo sento
la tua poesia la sento
come il fiato del vento
che mi rotola di schiena
e impallidisco senza vento
questo richiamo del sangue.

Divento vento

(…) Il suo nome pronuncio e divento vento
come vento vengo da te e ti porto tempesta
come tempesta ti avvolgo soffiando emozioni
come emozioni ti vesto di colori
come colori ti dipingo tutta
come dipinto ti espongo al mondo. (…)

Giovanni Gocci, da Vento impetuoso di prossima pubblicazione per la Aras Edizioni

Ha in sè

Ha in sè impertinenza
di fischio
nota che vibra in sciame
tra veglia e sonno
ma il passo muto
naufraga nel vuoto
in dileguata foce

***
nel fragore di turbine in volo
non c’è inizio e fine
sopra la sabbia il sole
incensi sulle gote
ma l’abisso ha sapore di terra
il cielo è morto
solo resta
lasciarsi attraversare
in un lungo assolo

Maria Allo

Mi attraverso…

Mi attraverso illudendo una parete senza maniglie
che non lascia al suono la possibilità di un riscatto utile
in quell’ammonticchiarsi pigro di braccia senza mani pensanti
Desideri inesatti di un linguaggio inammissibile
si srotolano disordinatamente sgomitolando voglie scadute
testimoni di un rigattiere senza tempo in vendita

Polvere dentro
Sogni vivisezionati
Aspettative in penombra
Topi affamati dell’ingordigia
Casa abbandonata

Piena di vorrei

Costruisco porte immaginifiche
tra ripari improvvisati da temporali iniziatici
costringendomi al movimento che sfonderà l’esterno
colmando l’ignoranza dell’intenzione rinnegata

Miranda Galati

Rosa Mannetta, La sera il vento

http://pensareliberi.com/author/veritasulcancro/

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up da tre anni. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perchè le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. Sono la portavoce di tanti miei amici malati di cancro e mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi a 8 cicli di chemioterapia e a 40 sedute di radioterapia…. Chissa’…..

Vi voglio suggerire il suo libro di poesie, La sera il vento, pubblicato dalla Fanigli…

http://www.faligi.eu/libri-cartacei/269-la-sera-il-vento