Imprevedibili

Amico è una questione fra me e te
Sgranare la luce dal duro giorno
I piedi si sollevano lievi da terra
Significa che sei da qualche parte vicino
Il mio corpo indovina la tua presenza
Nessuno ha accesso al nostro consentire
C’è in noi un silenzio inimmaginabile
Come se tutti intorno camminassero in punta di piedi
Non si tratta di comprendere ma di sentire
Immagina una pietra che parla ascolta sente
Immagina una roccia che ama ed odia
Immagina il nostro incontro
I nostri presentimenti sono identici come se ci toccassimo [coi pensieri

Amico ogni volta ti conquisto
Cerco trovo perdo
Scoprendo che l’amore è altro di più che la vicinanza
Senza badare all’ora ed alle circostanze ti vengo incontro
Nelle mani filtra la sabbia da sotto i tuoi piedi
E’ il tempo che ci persuase
Ora già sappiamo che faremo in tempo
La nostra lotta era potente come l’eco di un cielo furente
Abbiamo conquistato più di quello che può sentire un [corpo
Le ferite sono solo il ricordo di ciò che ci ha resi simili
Proprio come se puntassimo allo stesso obiettivo
Riconoscendo non desideremo il riconoscibile
Sentendo non saremo adempimento del sensibile

Amico chi sono i nostri cuori?
Gli antri ghiacciati dove nascondemmo la brace dei nostri [nomi
Innevati e irraggiungibili come le cime di monti coperte [di nubi
Nel cosmo sono appena il punto più chiaro di tutte le stelle
Impercettibile reciprocità terribile e meravigliosa
L’infanzia attraverso la quale ci accorgemmo di noi
L’infanzia che ci insegnò a riconoscere le proprie tracce
Quando da noi cadrà il velo delicato riveleremo i nostri [volti
Uno di noi avrà le ali
Uno di noi avrà i piedi nudi
Ci doneremo la galassia che protegge
Ci doneremo le stagioni che alleviano il peso del [conosciuto

Amico se sei albero so il profumo delle tue foglie
Se sei pioggia assaporo il gusto di ogni goccia
Se sei uccello apro le ali
Se sei fuoco ti nutro con la fiamma
Se sei vento aspetto che in me sbricioli la pietra
Se sei uomo taccio.

Ewa Sonnenberg

Natura

La terra e a lei concorde il mare
e sopra ovunque un mare più giocondo
per la veloce fiamma dei passeri
e la via
della riposante luna e del sonno
dei dolci corpi socchiusi alla vita
e alla morte su un campo;
e per quelle voci che scendono
sfuggendo a misteriose porte e balzano
sopra noi come uccelli folli di tornare
sopra le isole originali cantando:
qui si prepara
un giaciglio di porpora e un canto che culla
per chi non ha potuto dormire
sì dura era la pietra,
sì acuminato l’amore.

Mario Luzi

Il pioppeto

Hanno abbattuto i pioppi, addio all’ombra
e al mormorio del fresco colonnato,
il vento piu’ non gioca ne’ canta tra le foglie,
la loro immagine piu’ l’Ouse non riceve.
Dodici anni fa scoprii un giorno
l’amato boschetto e la riva dei pioppi,
e ora nell’erba sono affondati,
e sedile mi fa chi ombra mi diede.
Il merlo fuggito ad altro riparo,
tra noccioli ha trovato rifugio alla calura,
piu’ non risuona la sua dolce voce
sulla scena che tanto mi aveva incantato.
Brevi scompaiono i miei anni,
presto coi pioppi dovro’ giacere,
una zolla sul petto, una pietra sul capo,
prima che un bosco sul posto rinasca.
La vista m’invita, piu’ d’ogni altra cosa,
a meditare sugli effimeri piaceri umani:
la vita e’ sogno, ma il piacere si consuma
piu’ rapido del respiro di un uomo.

William Cowper

“Per le strade di Trani” di Gina Tota

Per le strade di Trani,
il passato sfoggia altero il
suo antico splendore,e come polvere d’oro,
il sole indora le sue vestigia.
Passato,e presente,s’incontrano
in quel dedalo di strade.
la pietra racconta le superbe imprese.
E,il presente,quasi impacciato,privo d’armonia,
imbratta con insolenza i vecchi palazzi.
per le strade di Trani.
IL passato sfoggia altero il suo
antico splendore.

Gina Tota

Il viaggio

“Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.”

José Saramago

Uomo del mio tempo

 Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
Quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

Salvatore Quasimodo

Le Baccanti

“… e serti d’edera si ponevano sul capo, o di quercia o di smilace fiorito. Ci fu chi prese il tirso e ne percosse una pietra, da cui, come rugiada, stille d’acqua sgorgarono, chi invece batté col ramo il suolo, ed in quel punto una fonte di vino sprigionò il dio; chi aveva voglia di una candida pozione, con la punta delle dita incideva la terra ed ecco, aveva una gran copia di latte, e dai tisi d’edera distillavano correnti dolci di miele.”
Euripide
(William-Adolphe Bouguereau, La giovineaa di Bacco, 1884)