Il giudizio

Non sono i fatti in sé che turbano gli uomini, ma i giudizi che gli uomini formulano sui fatti. Per esempio, la morte non è nulla di terribile (perché altrimenti sarebbe sembrata tale anche a Socrate): ma il giudizio che la vuole terribile, ecco, questo è terribile. Di conseguenza, quando subiamo un impedimento, siamo turbati o afflitti, non dobbiamo mai accusare nessun altro tranne noi stessi, ossia i nostri giudizi. Incolpare gli altri dei propri mali è tipico di chi non ha educazione filosofica; chi l’ha intrapresa incolpa sé stesso; chi l’ha completata non incolpa né gli altri né se stesso.
(Epitteto, “Manuale”)

il perdono

Quanto scrive Beatrice, “merita” la vostra riflessione…

Ragazze e ragazzi,
è chiaro che tutto quello che abbiamo esposto fin qui ha la sua parte di verità. Tuttavia mi è venuta ora una domanda: ma in un mondo come questo, come quello in cui egoismo, carrierismo, falsi rapporti interpersonali sembrano purtroppo avere il sopravvento su valori come la vera amicizia, l’amore, la lealtà e la sincerità, che valore attribuiamo al perdono?
E quando parlo di perdono, esulo dal suo significato nel contesto religioso, ma lo estendo ad un concetto più ampio che dal personale passa all’universale.
Un grande grande bacio a tutti voi e buon wee-end!!

L’accoglienza

Il post di Nicola, merita un dibattito…

Caro Gabriele,

in una intensa pagina di Dostoevskji, il grande autore russo, parla del Perdono, anzi dell’Accoglienza, in un modo così forte e toccante da apparire ai miei occhi direttamente ispirato dal Logos.

In questa sequenza, Marmeladov, un miserabile alcolizzato,in preda ad una sorta di delirio, così si esprime:

“Credi forse, mercante, che questa tua mezza bottiglia mi sia sembrata dolce? Dolore, dolore io ho cercato in fondo ad essa, dolore e lacrime, e li ho assaporati, e li ho trovati; ma colui che compianse tutti, compiangerà anche noi, colui che coprese tutti e tutto, perché egli è l’unico giudice.

(…) Giudicherà tutti e perdonerà tutti, i buoni i cattivi, i saggi e i mansueti… E quando avrà finito con tutti gli altri, allora chiamerà anche noi: “Venite, ubriaconi; venite, deboli; venite, svergognati!” E allora noi ci faremo avanti tutti, senza vergognarci e ci fermeremo davanti a lui. Ed egli dirà: “Porci! Voi siete l’immagine e l’emblema della bestialità, ma venite anche voi!” E diranno i sapienti, diranno i saggi: “Signore! Perché accogli costoro?”. Ed egli dirà: “Li accolgo, o sapienti, li accolgo, o saggi, perché nessuno di loro si è mai reputato degno di ciò”. E ci tenderà le mani, e noi cadremo in ginocchio…e piangeremo… e comprenderemo tutto! ”

(Delitto e Castigo, parte prima, capitolo II)

Quanto siamo lontani da queste parole?
Quanto è stata ed è tuttora lontana l’istituzione ecclesiale da queste parole?

…Vengono accolti per quella loro impercettibile particella di bontà: non si erano mai ritenuti degni di accoglienza…

Il Male e la prepotenza

Valeria ci scrive sinceramente una sua significativa riflessione. Eccola. Poi c’è la mia risposta.

“Guai a voi…” pronunciato con tono di compianto…

Immagino che gli orrori perpetrati sugli Esseri più deboli siano da imputare al Karma di questi che subiscono le violenze…
E ciò che non so perdonarmi è quel “punto debole” che offro al mio avversario perchè, accanendosi su di esso, possa conoscersi meglio…
Il perdono è di Dio e, forse erroneamente, penso che un atto di sottomissione aiuti a prendere coscienza dei propri limiti, della propria unicità e delle mille opportunità che questa offre. Ma ho serie difficoltà a dialogare con chi fa del male “gratuitamente”, con chi “sottomette” qualcuno per privarlo della coscienza che il dono della vita è di tutti e non un diritto acquisito. Preferirei non doverlo re-incontrare lungo il mio cammino perchè il tempo delle parole può anche finire…

Cara Valeria, tu hai delle difficoltà che francamente ho anch’io. Per esempio nei confronti dei “bulli”. So, però, che debbo sforzarmi. Ma un pugno sul muso ai prepotenti che dileggiano i deboli lo tirerei volentieri. E volentieri avrei tirato una fucilata ai nazisti, ai soviet e… Vedi, come a 65 anni debbo imparare ancora molto?

ANCORA SUL PERDONO

Cari “a–cuor ati”, ecco Alessandro e vi prego: dite quello che avete laggiù.

RIFLESSIONE SUL PERDONO NELLA BIBBIA:
Caro Prof. Gabriele,
con queste parole così iniziavi il tuo blog nel 2008:
“Sono dalla parte della speranza e del perdono. Ecco il motivo per cui ho aperto questo blog. In un mondo contaminato dall’odio desidero testimoniare che la maggior parte delle persone che ho incontrato nella vita avevano fondamentalmente il bene nel cuore.”
Ho avuto modo di riflettere sul tema del Perdono e le tue parole mi hanno riportato alla mente alcuni versetti del Levitico che ricordo spesso; questi sono nel cap. 19 ai vv. 17-18: ” Non ti vendicherai, e non serberai rancore contro i figliuoli del tuo popolo, ma amerai il prossimo tuo come te stesso. Io sono l’Eterno…” A tale testo, l’evangelista Luca ha attinto più tardi per scrivere il Capitolo 6, vv. da 26 a 36 che recita: “Se uno ti dà uno schiaffo, porgi l’altra guancia” e il vangelo di Matteo il quale al cap. cap. 5, v. 11: recita: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno… per causa mia”.
Da molti si sente ripetere: “Nell’Antico Testamento è presente solo ‘Occhio per occhio, dente per dente…’ “, ma alla luce di quanto scrive Matteo nel cap. 23, dal v. 16 al v. 32, circa i ” 7 Guai a voi…” ,fa pensare e non edifica.
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Un verso interessante è quello presente nel libro dell’Esodo al capitolo 23 vv. 4 – 5 che così recita: [4] “Quando incontrerai il bue del tuo Nemico o il suo asino dispersi, glieli dovrai ricondurre. v. [5]Quando vedrai l’asino del tuo Nemico accasciarsi sotto il carico, non abbandonarlo a se stesso:
mettiti con lui ad aiutarlo”. Pare che sia un atto molto umile, simile al messaggio cristico. Infatti, aiutare un Nemico, non significa averlo già “Perdonato”? Per nemico si intendevano anche i forestieri, i pagani, i veneratori del dio Baal Peor ecc. Dunque, quel: “Guai a voi” detto da un “Altissimo” che era venuto a portare esempio d’amore è veramente sinonimo di Perdono?
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Tali letture dovrebbero far riflettere anche se il testo del Levitico al cap. 19, v.18, si occupa, a parere di molti teologi, solo dei fratelli o degli stretti vicini.
E’ una cosa normale ascoltare quel “Guai a voi” da un Altissimo che era venuto a dare solo esempio d’amore e Perdono? Pare che alcuni versi del vangelo si presentano “poco cristiani”.
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Cosa pensi tu?
Cordiali Saluti
Alessandro D’Angelo

Pensieri di luce I

Il pensiero di oggi, ancora di Ostad Elahi, filosofo, teologo e musicista, ci offre un altro spunto per arrivare alla conoscenza di noi stessi:

Che nobiltà d’animo perdonare colui a cui si è
fatto del bene e che ci ha ricambiato col male!

Ostad Elahi, Pensieri di luce, trad. di Mario Luzi, Mondadori, 2000.

Attendo con ansia le vostre riflessioni…

il teorema della vera libertà

Oggi il Messaggero (pg. 25) ricorda Santa Rita da Cascia. E’, questa, una persona importantissima. Tutto il suo pensiero si basa sulla necessità assoluta del perdono. Un insegnamento sin’ora disatteso, purtroppo.