Orlo

La donna è infine perfetta.

Il suo corpo

Morto porta il sorriso del compimento

L’illusione di una greca necessità

Fluisce, nelle pieghe della sua toga,

I suoi piedi

Nudi sembrano dire:

Abbiamo camminato tanto, è finita.

Ogni bimbo morto, riavvolto, bianco serpente

Uno ad ogni piccola

Brocca di latte, ora vuota

Li ha piegati

Di nuovo nel corpo di lei come petali

Di una rosa si chiudono quando il giardino

S’intorpidisce e odori sanguinano

Dalle dolci, profonde gole del fiore notturno.

La luna non ha nulla di cui essere triste,

fissando dal suo cappuccio di osso

è abituata a questo tipo di cose.

Le sue macchie nere crepitano e tirano.

Silvia Plath

Il fiore che ripete

Il fiore che ripete

dall’orlo del burrato

non scordarti di me,

non ha tinte più liete né più chiare

dello spazio gettato tra me e te.

Un cigolio si sferra, ci discosta,

l’azzurro pervicace non ricompare.

Nell’afa quasi visibile mi riporta all’opposta

tappa, già buia, la  funicolare.

Eugenio Montale