L’albatro

Sovente, per diletto, i marinai catturano
degli albatri, grandi uccelli marini che
seguono, indolenti compagni di viaggio, il
bastimento scivolante sopra gli abissi
amari.

Appena li hanno deposti sulle tavole,
questi re dell’azzurro, goffi e vergognosi,
miseramente trascinano ai loro fianchi le
grandi, candide ali, quasi fossero remi.

Com’è intrigato, incapace, questo
viaggiatore alato! Lui, poco addietro così
bello, com’è brutto e ridicolo. Qualcuno
irrita il suo becco con una pipa mentre un
altro, zoppicando, mima l’infermo che
prima volava.

E il Poeta, che è avvezzo alle tempeste e
ride dell’arciere, assomiglia in tutto al
principe delle nubi: esiliato in terra, fra gli
scherni, non può per le sue ali di gigante
avanzare di un passo.

Charles Baudelaire

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Quando…

Quando, bambino mio, ti porto balocchi multicolori, comprendo perché c’è un così grande gioco di colori, nelle nubi, nell’acqua, e perché i fiori sono così ricchi di colori – quando ti regalo, bambino mio, balocchi multicolori.

Quando, bambino mio, intono il mio canto per farti danzare, allora comprendo veramente perché c’è musica nelle foglie, e perché le onde mandano un coro di voci al cuore della terra che volentieri ascolta – quando intono il mio canto per farti danzare.

Quando, bambino mio, pongo dolci nelle tue avide mani, apprendo perché c’è il miele nel calice del fiore e perché i frutti si colmano segretamente di soavi succhi – quando pongo dolci nelle tue avide mani.

Rabinadrath Tagore