E l’amore guardò il tempo e rise

E l’amore guardò il tempo e rise,

perchè sapeva di non averne bisogno.

Finse di morire per un giorno,

e di rifiorire alla sera,

senza leggi da rispettare.

Si addormentò in un angolo di cuore

per un tempo che non esisteva.

Fuggì senza allontanarsi,

ritornò senza essere partito,

il tempo moriva e lui restava.

Luigi Pirandello

Attraverso quali trasporti di Pazienza

Attraverso quali trasporti di Pazienza
Raggiunsi la stolida Beatitudine
Di respirare il mio Vuoto senza te
Me lo attesti questo e questo –
Da quella sterile esultanza
Ottenni più o meno questo
Il tuo privilegio di morire
Mi abbrevi questo.

Emily Dickinson

Per nessun altro…

Per nessun altro, amore, avrei spezzato
questo beato sogno.
Buon tema per la ragione,
troppo forte per la fantasia.
Sei stata saggia a svegliarmi. E tuttavia
tu non spezzi il mio sogno, lo prolunghi.
Tu così vera che pensarti basta
per fare veri i sogni e storia le favole.
Entra tra queste braccia. Se ti sembrò
più giusto per me non sognare tutto il sogno,
ora viviamo il resto.

Come un lampo o un bagliore di candela
i tuoi occhi, non già il rumore, mi destarono.
Così (poichè tu ami il vero)
io ti credetti sulle prime un angelo.
Ma quando vidi che mi vedevi in cuore,
che conoscevi i miei pensieri meglio di un angelo,
quando interpretasti il sogno, sapendo
che la troppa gioia mi avrebbe destato
e venisti, devo confessare
che sarebbe stato sacrilegio crederti altro da te.

Il venire, il restare ti rivelò: tu sola.
Ma ora che ti allontani
dubito che tu non sia più tu.
Debole quell’amore di cui più forte è la paura,
e non è tutto spirito limpido e valoroso
se è misto di timore, di pudore, di onore.
Forse, come le torce
sono prima accese e poi spente, così tu fai con me.
Venisti per accendermi, vai per venire. E io
sognerò nuovamente
quella speranza, ma per non morire.

John Donne

Prima di morire

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(Pieter Bruegel il Vecchio, Trionfo della morte, 1562)

Prima di morire tutti gli uomini dovrebbero sforzarsi di apprendere da che cosa stanno fuggendo, dove e perché”.

James Thurber

Dove ci incontreremo dopo la morte?

Dove ci incontreremo dopo la morte?
Dove andremo a passeggio?
E il nostro consueto giretto serale?
E i rammarichi per i capricci dei figli?
Dove trovarti, quando avrò desiderio di te, dei tuoi occhi smeraldi,
quando avrò bisogno delle tue parole?
Dio esige l’impossibile,
Dio ci obbliga a morire.
E che sarà di tutto questo garbuglio di affetto,
di questo furore? Sin d’ora promettimi
di cercarmi nello sterminato paesaggio di sterro e di cenere,
sui legni carichi di mercanzie sepolcrali,
in quel teatro spilorcio, in quel vortice
e magma di larve ahimè tutte uguali,
fra quei lugubri volti. Saprai riconoscermi?

Angelo Maria Ripellino

Ho paura

Ho paura. Lo ripeto a me stesso invano.
Questa non è poesia né testamento.

Ho paura di morire.
Di fronte a questo
che vale cercare le parole per dirlo meglio.
La paura resta, lo stesso.

Ho paura. Paura di Morire.
Paura
di non scriverlo perché dopo,
il dopo
è più orrendo e instabile del resto.
Dover prendere atto di questo:
che si è corpo e si muore.

Dario Bellezza

Insicurezza

Nel momento in cui accetti l’insicurezza smetti di chiedere sicurezze. Allorché comprendi che l’insicurezza è la natura della vita, allorché vedi che chiedere sicurezze significa chiedere di morire… una persona sicura è una persona morta. Se sei vivo, dovrai vivere nell’insicurezza.”

Osho

Morire dal ridere

Un tempo ridevamo delle disavventure del nostro vicino, degli abitanti del nostro villaggio, delle città, delle nostre province, della nazione in cui abitavamo. Oggi, grazie alla grande diffusione dei mezzi d’informazione, possiamo ridire di tutto il mondo. Come si ride? E’ molto semplice: premesso che il riso è una facoltà propria dell’uomo, è sufficiente modificare il ritmo respiratorio e la mimica del volto. Si ha dapprima dilatazione e contrazione dei muscoli delle labbra e delle guance, mentre l’espirazione viene sospesa; quindi le contrazioni si rafforzano e si estendono a tutti i muscoli della faccia, le scosse si ripercuotono nella gola e le spalle cominciano ad agitarsi; infine tutto il corpo vi partecipa convulsamente sino al punto da potersi verificare lacrimazione, perdita di urine specialmente nelle donne, dolor di ventre per gli urti del diaframma sulla massa intestinale. Il riso, in conclusione, può essere pericolosissimo infatti, si dice: <<Morire dal ridere..>>, <<Ho riso da morire…>>. Mentre non si dice: <<Morire dal piangere…>>, <<Ho pianto da morire…>>.”

Alberto Sordi da “La Repubblica”

Guardò il tempo e rise

“E l’amore guardò il tempo e rise, perché sapeva di non averne bisogno. Finse di morire per un giorno, e di rifiorire alla sera, senza leggi da rispettare. Si addormentò in un angolo di cuore per un tempo che non esisteva. Fuggì senza allontanarsi, ritornò senza essere partito, il tempo moriva e lui restava.” Luigi Pirandello

Se quell’alto mondo…

Se quell’alto mondo, oltre il nostro,
Ci è caro perché amore sopravvive,
Se il cuore amato là serba tenerezza
E l’occhio è uguale, ma non ha più lacrime,

Come gradite quelle intatte sfere!
Come dolce morire anche in quest’ora!
Dalla terra innalzarsi e vedere ogni timore
Perso nella tua luce, Eternità!

Così deve essere: non è per noi che tanto
Tremiamo sulla sponda, e nello sforzo
Di varcare l’abisso ci afferriamo
Ancora al debole anello dell’Esistenza.

Oh credere che ogni cuore in quel futuro
Resti col cuore amato, insieme
Bere alle acque immortali, sempre uniti
Oltre la morte, l’anima nell’anima!

Lord Byron

Contro la morte

Morte, non essere troppo orgogliosa, se anche
qualcuno ti chiama terribile e possente
Tu non lo sei affatto: perché
quelli che pensi di travolgere
in realtà non muoiono, povera morte, né puoi uccidere me.
Se dal riposo e dal sonno, che sono tue immagini,
deriva molto piacere, molto più dovrebbe derivarne da Te, con cui
proprio i nostri migliori se ne vanno,
per primi, tu che riposi le loro ossa e ne liberi l’anima.
Schiava del caso e del destino, di re e disperati,
Tu che dimori con guerra e con veleno, con ogni infermità,
l’oppio e l’incanto ci fanno dormire ugualmente,
e molto meglio del colpo che ci sferri.
Perché tanta superbia? Perché tanta superbia?
Trascorso un breve sonno,
eternamente, resteremo svegli, e la morte
non sarà più, sarai Tu a morire.

John Donne

Per sempre

Non t’odio. Ma l’eco sommessa 
di quella infinita promessa
vien meco, e mi batte nel cuore
col palpito trito dell’ore;
mi strilla nel cuore col grido
d’implume caduto dal nido: 
PER SEMPRE!

Non t’amo. Io guardai, col sorriso,
nel fiore del molle tuo letto.
Ha tutti i tuoi occhi, ma il viso 
non tuo. E baciai quel visetto 
straniero, senz’urto alle vene.
Le dissi: «E a me, mi vuoi bene?»
«Sì, tanto!» E i tuoi occhi in me fisse.
«Per sempre?» le dissi. Mi disse:
PER SEMPRE!

Risposi: «Sei bimba e non sai
Per sempre che voglia dir mai!»
Rispose: «Non so che vuol dire?»
Per sempre vuol dire Morire. . .
sì: addormentarsi la sera: 
restare così come s’era,
PER SEMPRE !

Giovanni Pascoli

Agonia

Morire come le allodole assetate
sul miraggio 

O come la quaglia
passato il mare
nei primi cespugli
perché di volare
non ha più voglia  

Ma non vivere di lamento
come un cardellino accecato.

Giuseppe Ungaretti

Le parole

Le parole
se si ridestano
rifiutano la sede
più propizia, la carta
di Fabriano, l’inchiostro
di china, la cartella
di cuoio o di velluto
che le tenga in segreto;
le parole
quando si svegliano
si adagiano sul retro
delle fatture, sui margini
dei bollettini del lotto,
sulle partecipazioni
matrimoniali o di lutto;
le parole
non chiedono di meglio
che l’imbroglio dei tasti
nell’Olivetti portatile,
che il buio dei taschini
del panciotto, che il fondo
del cestino, ridottevi
in pallottole;
le parole
non sono affatto felici
di essere buttate fuori
come zambrocche e accolte
con furore di plausi e
disonore;
le parole
preferiscono il sonno
nella bottiglia al ludibrio
di essere lette, vendute,
imbalsamate, ibernate;
le parole
sono di tutti e invano
si celano nei dizionari
perché c’è sempre il marrano
che dissotterra i tartufi
più puzzolenti e più rari;
le parole
dopo un’eterna attesa
rinunziano alla speranza
di essere pronunziate
una volta per tutte
e poi morire
con chi le ha possedute.

Eugenio Montale

Blade Runner

“Io ho visto cose che voi umani non potreste immaginare. Navi da combattimento in fiamme al largo di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come le lacrime nella pioggia. E’ tempo di morire”.

Secondo voi, cosa pensate volesse dire veramente il  replicante Roy Batty?

Amore e lussuria

Se ciò che chiamate amore è solo lussuria, quello è soltanto uno stato, che può estinguersi. L’amore, invece, non muore.

Joseph Campbell

La morte

L’attore che muore sulla scena cambia maschera e riappare in un’altra parte, non è morto davvero. Morire è cambiare corpo come gli attori cambiano maschera.

Plotino

Agonia

Morire come le allodole assetate
sul miraggio
O come la quaglia
passato il mare
nei primi cespugli
perché di volare
non ha più voglia
Ma non vivere di lamento
come un cardellino accecato.
Giuseppe Ungaretti

Troppo dolce e seducente… per avere sostanza

Le candele della notte…
Si sono spente.
Ho paura…
Restare e morire…
O andare e vivere?
Troppo dolce e seducente…
Per avere sostanza.

William Shakespeare

Conoscere è morire

…conoscere è innanzitutto sentire… è sempre illuiarsi, accogliere l’altro
in sé, farsi l’altro in se stessi… E dunque conoscere è morire, “perché ogni
morte è mutarsi in altro e ogni mutamento è qualche morte”. Ed essendo  il
mutamento farsi l’oggetto, esso è pur morte, ancorché parziale, accompagnandosi
sempre questo nostro internarci nell’oggetto alla consapevolezza di noi
(“sensus nostriment ipsorum, abditus qui est actus”), al senso intimo per il
quale non ci disperdiamo nella cosa, ma ci teniamo fermi a noi stessi. Ma
proprio qui interviene quel rovesciamento dal senso alla sapienza su cui
Campanella batte. Se il sentire in quanto farsi l’oggetto, e quindi patire,
significa accogliere un nuovo limite, e quindi morire, il contemplare Dio
interno a tutte le cose, l’Essere cioé che le costituisce, significa spezzare
la negatività della realtà e farsi reali veramente. “E l’imparare e il
conoscere, essendo un mutarsi nella natura del conoscibile, sono pur qualche
morte, e solo mutarsi in Dio è vita eterna, perché non si perde l’essere
nell’infinito mai dell’essere, ma si magnifica.”

Eugenio Garin

Nascere

La nascita non è un atto, è un procedimento ininterrotto. Lo scopo della vita è di nascere pienamente ma la sua tragedia è che la maggior parte di noi muore prima di essere veramente nato. Vivere significa nascere ogni istante. La morte si produce quando si cessa di nascere. Fisiologicamente il nostro sistema cellulare è in stato di nascita continua ma, psicologicamente, la maggior parte di noi ad un certo momento cessa di vivere

Erich Fromm

 

Juan Ramon Jiménez

Io non sono io.
Son colui
che mi cammina accanto e che non vedo;
che sto, a volte, per vedere,
e che, a volte, dimentico.
Colui che tace, quieto, quando parlo,
che perdona, soave, quando odio,
che passeggia là dove non sono,
colui che resterà quando io muoio

La morte e la rinascita

Oggi, al compimento del mio sessantacinquesimo compleanno, “muoio” per la Rai ma rinasco, con le stesse mansioni, in un altro luogo che, al più presto, vi comunicherò.
Questo spazio, quindi, diventerà ancora più vitale per i nostri rapporti.
Ovviamente vi ringrazio per le numerose testimonianze di affetto.

Un abbraccio
Gabriele