Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri

nelle vostre tiepide case,

voi che trovate tornando a sera

il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo

che lavora nel fango

che non conosce pace

che lotta per mezzo pane

che muore per un si o per un no.

Considerate se questa è una donna,

senza capelli e senza nome

senza più forza di ricordare

vuoti gli occhi e freddo il grembo

come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:

vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

stando in casa andando per via,

coricandovi, alzandovi.

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

la malattia vi impedisca,

i vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi

Perdita dell’Anima

“La grande malattia del ventesimo secolo […] è la perdita dell’anima. Quando l’anima è trascurata, non si limita ad abbandonarci; essa ricompare nelle ossessioni, nelle dipendenze di ogni genere, nelle forme di violenza e nella perdita di significato. Se non viene onorata, la capacità creativa dell’anima porta alla rovina”.

Thomas Moore

… confondendo fattori di rischio con cause prime

 Quando sorge una patologia o un infezione siamo portati automaticamente ad accusare il microbo, ma se invece andassimo a cercare ciò che ha reso fragile la persona cosa succederebbe? Forse potremmo comprendere perché a causa di uno stesso microbo, certe persone sono affette da gravi malattie infettive mentre altre restano dei “portatori sani”.
Una malattia può essere legata a delle esperienze negative, a dei cattivi ricordi. Un cattivo ricordo che influisce negativamente sull’immunità favorendo così le infezioni, i tumori, ecc.! In medicina, siamo accecati da prodezze tecnologiche sempre più stupefacenti, ma la nostra comprensione e la nostra gestione delle malattie (emicranie, Alzheimer, melanoma…) restano a un punto morto. Non ci diamo abbastanza tempo di riflettere e continuiamo a ragionare secondo dogmi e postulati antichi, confondendo fattori di rischio con cause prime.

Giorgio Mambretti

Follia

“Mi hanno chiamato folle; ma non è ancora chiaro se la follia sia o meno il grado più elevato dell’intelletto, se la maggior parte di ciò che è glorioso, se tutto ciò che è profondo non nasca da una malattia della mente, da stati di esaltazione della mente a spese dell’intelletto in generale”.

Edgar Allan Poe

Il mito

Il mito può avere un effetto terapeutico se riusciamo, intendo, a pensare miticamente. Diciamo così: se abbiamo una grande inquietudine, quello che gli psicologi chiamano un problema, il primo passo per uscire dal problema è realizzare che al centro del problema in oggetto c’è un mito. Allora comprendiamo che in questione non siamo solo noi come individui, non siamo noi personalmente e integralmente causa di quell’inquietudine. La mia non è una pura e semplice malattia personale: c’è anche un paradigma infinitamente più grande. E’ una faccenda mitica a operare in me. Ecco uno dei vantaggi del pensare in termini di mito. Rende meno individuale la psiche”.

James Hillman

Malattia come simbolo e linguaggio dell’anima

Sabina ci ha segnalato questo evento.

 “Malattia come simbolo e linguaggio dell’anima” ,che si terrà da oggi al 20 marzo a Milano (Hotel Michelangelo, via Scarlatti 33).
Il relatore è il dott. Ruediger Dahlke, medico e psicoterapeuta, coautore del famoso libro “Malattia e destino”. Il dottore ricollega le malattie (e la guarigione) al dare attenzione ai vari archetipi che dimorano nella nostra anima.
Dahlke condurrà sia la conferenza serale (venerdì 18) che il seminario (sabato 19 e domenica 20).
Nel pomeriggio del 20/03 è previsto un workshop su Floriterapia e Archetipi.
Questo è il link dell’evento:
http://www.ExpoPromoEvents.com

Il mito come terapia

Il mito può avere un effetto terapeutico se riusciamo, intendo, a pensare miticamente. Diciamo così: se abbiamo una grande inquietudine, quello che gli psicologi chiamano “un problema”, il primo passo per uscire dal problema in oggetto c’è un mito. Allora comprendiamo che in questione non siamo solo noi come individui, non siamo noi personalmente e integralmente causa di quell’inquietudine. La mia non è una pura e semplice malattia personale: c’è anche un paradigma infinitamente più grande. È una faccenda mitica a operare in me. Ecco uno dei vantaggi del pensare in termini di mito. Rende meno individuale la psiche.

James Hillman

Vita, fede e miscredenza

Tu sei la mia vita, la mia fede e la mia miscredenza.
Cambia la mia pietra senza valore in un gioiello,
Trasforma dunque la mia miscredenza in fede!
Dona un’anima al mio corpo e guarisci la mia malattia,

Perché Tu sei la mia malattia e la sua guarigione.
Quando mi guardi, donami una luce eterna,

Così ch’io possa cantare senza posa: “Io sono in Te e Tu sei in me”.
Cambia il mio ferro in oro e dona nuova vita alla mia carne.

Sei un oceano illimitato; colma dunque l’oceano di gioielli!
Sei così ricco di attributi che io ne resto stupito.

Quand’anche Tu mi donassi del veleno
io sarei certo in grado di mutarlo in dolcezza.

Jalaluddin Rumi

i sintomi nella malattia ed il loro contenuto simbolico

Da Marina, citando Albert Kreinheder

“…ogni malattia è un attacco alle nostre rigidità consolidate….una forza di invasione che cerca di infrangere la nostra corazza per renderci più completi. Con i simtomi che ci colpiscono entra anche un contenuto simbolico e allora l’anima deve espandersi in modo tale da poter includere le immagini e i simboli che ci invadono….come se stessimo crescendo al di fuori dei nostri precedenti confini.” (A. Kreinheder)

(in questo momento sto soffendo di depressione come mai prima d’ora…cerco di “sentire”, ma è durissima) Marina

“Gli incontri con figure interiori, attraverso dialoghi scritti o in qualunque altra forma, sono avvenimenti reali con conseguenze molto profonde…Se riusciamo ad instaurare simili dialoghi, preferibilmente attraverso lo scrivere, con profonda devozione e concentrazione, il dono no tarderà a manifestarsi: incontreremo poteri capaci di compiere miracoli e inevitabilmente non aremo più gli stessi di prima, ma persone che hanno avuto un contatto con il potere divino e vivono per ricordarlo.” (A. Kreinheder)

La vana fuga dagli dei

Per Rita…

Rita ha bisogno di Rita nascosta. Oggi vi propongo questa lettera di Rita. Vediamo di cosa siamo capaci di fare per lei, noi tutti insieme.

Gentile direttore, professore, dottore,
la domanda è per il dottore, per capire come mi sento chiamo il Sapiente, che cosa voglio gli chiedo, sarai mai contenta?ma io sono contenta è che non sò cosa ho…navigo i mari continuamente e non ci sono tempeste che mi fanno riapparire diversa…caro dottore, il dolore è profondo, l’angoscia è secolare, il pianto non è liberatorio…a chi chiedere aiuto se non al Sapiente…
un attimo e Lei parla della Sapienza che è nelle cose, che è disgiunta dalle cose, che è…per me è ,,,cerco nel mio …
…la sapienza..la dottoressa che mi cura..la dottoressa che mi appaga…sono sempre stata inquieta, sempre insoddisfatta, sempre felice…che contraddizione sono!…sempre bastian contrario, quasi a trovare La risposta….si può arrivare a farsi del male solo per rispondere a se stessi? caro dottore, nella mia sapienza immune alla conoscenza rivolgo un grido…chi può aiutarmi…cerco una medicina che sostituisca la cura sintetica che da anni mi ha assuefatta e improgionata al piacere della gioia, al volere la pace, ad essere messaggera di comprensione, di proposizione…
caro direttore vede cosa mi succede? mi allontano dal pensiero e navigo,… non c’è oceano che tenga,…il dolore ritorna appena sento che devo tenere a bada la mente… rientra.!….. La paura di andare oltre è dolore; sempre e ovunque mi accompagna…oggi mi rivolgo a Lei, dottore, filosofo, posso avere risposta dalla mia stessa “Sapienza “o rischio di impazzire? un attimo e! …”il cervello è come una sfoglia di cipolla”, il terrore è superare l’attimo, è un attimo!, impazzisco o trovo il canale giusto dove far sgorgare una sorgente nuova?.Non mi aspetto niente da nessuno e vorrei sapere da tutti, è possibile? aspetto da me…”in te è la risposta” una vocina che sempre ritorna; aspetto da tutti un soffio di coraggio, di comprensione…la vocina…ma…come puoi ancora!…non cambi mai!…
una inquietitudine che mi accompagna bambina sul palco e mi vede Donna in regia…essa la sapienza o è essa la malattia…

Guardare le cose da ogni angolatura.

Marsilio Ficino è stato l’inventore del Rinascimento. Era a capo del Cenacolo che dal 1478 in poi ha, di fatto, dato tutte le peculiarità della rinascenza. Con lui c’erano Poliziano (26 anni), Botticelli (35 anni), Pico della Mirandola (15 anni) e Lorenzo (28 anni).  E Marsilio ne aveva 45, maestro e guida di tutti.

Ma lui cominciò ad essere apprezzato da Cosimo dei Medici, predecessore di Lorenzo. Il Signore dei Medici conobbe Marsilio quando era giovanissimo.

Il punto fondamentale è che il Ficino era figlio del medico personale di Cosimo e quest’ultimo accettò di vedere il ragazzo solo perchè molto legato al suo terapeuta (tutti i medici Ca’ Fagiolo erano malati e sono morti prematuramente, tranne poche eccezioni).

Cosimo, quando vede Marsilio, si trova di fronte un ragazzo giovanissimo.  Ed allora lo mette alla prova; gli da un compito praticamente impossibile, una nuova traduzione dell’Iliade, da realizzare in pochi mesi.

Marsilio ci mette pochi giorni.

Da qui la fiducia del Signore, che mette a disposizione di quel giovane prodigio la Villa di Careggi, da quel momento in poi fucina di tutti i geni del Rinascimento.

La domanda è questa? Se Cosimo non avesse avuto paura delle malattie, non avrebbe avuto bisogno di quel medico, che aveva quel figlio. Quindi, persino la malattia può nascondere qualcosa di aureo. Inoltre Marsilio era piccolo, curvo e balbuziente, eppure Cosimo non ha neppure visto questi aspetti esteriori. E nessuno del Cenacolo si è mai fatto trarre in inganno dalle fattezze esterne del loro Maestro.

Nell’Interiorità di Anima — “Immaginazione”

Immaginazione

… Per usare le parole di Gabriel García Márquez, la vita di una persona non è quello che è accaduto ma quello che ricorda e come lo ricorda… L’immaginazione non fugge in un altrove estraneo al mondo, al contrario penetra in esso, nelle sue piaghe segrete e ne svela la trama invisibile.

Carla Stroppa, Così lontano, così vicino, in AA.VV., Anima – Per nascosti sentieri, Moretti e Vitali, 2001, pag. 39

Immaginazione attiva

È soprattutto l’immaginazione attiva che ci permette di tradurre in un’immagine plastica e viva il messaggio irrigidito dal determinismo della materia, evitando ogni schematismo interpretativo. Ciò che dobbiamo domandarci è come la malattia viene vista dalla parte dell’anima e, se le immagini nascono dal paziente, egli le vivrà come un prodotto creativo della sua anima e le sentirà dense di significato. L’autore ci propone una tecnica, quella dei dialoghi scritti con i personaggi interiori di cui avvertiamo la presenza dietro alle nostre infermità, ma è importante trovare la forma più consona alla personalità del terapeuta e del singolo paziente.

Albert Kreinheder, Il corpo e l’anima, Moretti e Vitali, 2001, pag. 16

Immaginazione vera

Jung distinse vera e falsa immaginazione: la prima intesa a riconoscere la forma del diverso, l’altra a ridurre il diverso in forme subordinate e una prevaricante soggettività.

Francesco Donfrancesco, Tutto è pieno di dei, in AA.VV., Anima – Per nascosti sentieri, Moretti e Vitali, 2001, pag. 174