…sultano nella mia anima

Mentre l’occhio del sole governa la mia vista,
L’amore siede come un sultano nella mia anima.
Il suo esercito si è accampato nel mio cuore-
Passione e struggimento, afflizione e pena.
Quando il suo accampamento prese possesso di me
Gridai come se la fiamma del desiderio
Ardesse nelle mie viscere.
L’amore mi ha rubato il sonno, l’amore mi ha confuso,
L’amore mi uccide ingiustamente, e io sono inerme.
L’amore mi ha gravato di un peso superiore alle mie forze
Tanto che gli consegno un’anima senza corpo.

Ibn al-‘Arabi, citato in “Ti amo di due amori. Le più belle poesie della tradizione araba, persiana, turca ed ebraica”, scelte e introdotte da Bernard Lewis, Donzelli Editore, 2003.

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…tutta, tutta mia!

Ed ecco a voi John Keats (1795-1821): bramosia, supplica, amore esclusivo… Da quale corrente siete trasportati?

Sonetti
XVI

[…]
Lascia ch’io t’abbia tutta, tutta mia!
Quella forma leggiadra, quella dolce
droga d’amore minima, il tuo bacio –
mani ed occhi divini, il caldo e bianco
lucente seno dalle mille gioie;
te stessa, la tua anima, ti supplico
per pietà, dammi tutto, non escluso
un atomo di un atomo, o morrò,
o se forse vivrò, tuo miserando
servo, sarà mia vita senza scopo
nella foschia della sventura inutile…

Presenterò questa lirica nella mia trasmissione “Inconscio e Magia – Psiche”  in onda domani mattina su Rai 2 verso le 6:15 circa. Un abbraccio!

L’allodola

Ed ecco per noi Antonia Pozzi (1912-1938), poetessa milanese la cui poesia sarà segnata da un destino tanto intenso quanto tragico. Presenterò queste “parole sognate” nella mia trasmissione “Inconscio e Magia – Psiche”  in onda questa notte su Rai 2 verso le 2:25 circa. Un affettuoso saluto a tutti augurandovi una piacevole giornata!

L’allodola

Dopo il bacio – dall’ombra degli olmi
sulla strada uscivamo
per ritornare:
sorridevamo al domani
come bimbi tranquilli.
Le nostre mani
congiunte
componevano una tenace
conchiglia
che custodiva
la pace.
Ed io ero piana
quasi tu fossi un santo
che placa la vana
tempesta e cammina sul lago.
Io ero un immenso
cielo d’estate
all’alba
su sconfinate
distese di grano.
E il mio cuore
una trillante allodola
che misurava
la serenità.

…simile alla luna

Carissimi amici, oggi lasciamoci incantare dalla suadente lirica di Bilhana, poeta indiano del XI-XII secolo, che presenterò nella mia trasmissione “Inconscio e Magia – Psiche”  in onda domani mattina su Rai 2 verso le 6:15 circa. Attendo le vostre emozioni e vi auguro un buon finesettimana. Un abbraccio!

Ancora oggi, se rivedo lei
dal volto simile alla luna,
nel principio della giovinezza,
coi seni ricolmi e la pelle bianca,
con le membra estenuate dal fuoco
delle saette d’Amore, il mio corpo
è percorso da un fremito, bevo la
sua bocca stringendola fra le braccia,
come fa un’ape col fiore di loto.

Per Ginevra, per Lancillotto e per Artù, per Mordred e per un altro santo, Galgano – Parte II

I misteri sacri dei Celti, quelli della Cavalleria, uniti ai momenti esoterici della mitologia greca, fanno nascere in Provenza il fenomeno dei trovatori, cantori di gesta d’amore e di guerra.

Un grande mistero iniziatico avvolge le canzoni dei provenzali e la figura di «Eleanor la bella», il cui castello è frequentato da scienziati, letterati, pittori, artisti, tutti attratti dalla personalità magnetica della donna, dalla sua capacità d’incantare con la voce, con il canto.

Presso di lei si creano le liriche più belle del Mediterraneo, in grado di «ammansire fiere e qualsivoglia creatura». E vicino ai trovatori si trovano i maghi più importanti e celebri dell’epoca, da Schruwardi e I’bn Astabi. In realtà, infatti, i canti dei menestrelli di Eleanor sono veri e propri trattati di magia e della più importante, quella dell’amore.

Le vicende di Galgano, il miracolo della spada nella roc­cia, passano di bocca in bocca e giungono tra i poeti e i musici di Eleanor, ispirando canti e perfino interi poemi.

Proprio in quegli anni, Eleanor (Eleonora di Aquitania) va in sposa a Enrico II Plantageneto, re d’lnghilterra.

La bella signora è alle sue seconde nozze. Enrico è appena un fanciullo al suo cospetto, eppure questo matrimonio è destinato a essere uno dei più felici della storia. Evidentemente il fascino della «gentil Eleanor» non si affievolisce con gli anni.

Nel passaggio dalla Provenza alla Gran Bretagna, la signora si fa accompagnare dai suoi trovatori più bravi e ispirati, fra cui Chrétien de Troyes, il più celebre di tutti, la cui voce riesce ad ammansire due lupi feroci che tentano un giorno di assalire Eleanor sulle nevi del Galles.

Chrétien compie un lavoro di fusione, collegando le leggende dei Bretoni, cioé dei Celti d’lnghilterra, con quelle dei Provenzali, Celti di Francia. Vi inserisce le storie di Galgano e crea il celebre «Ciclo della Tavola Rotonda», le Sante Storie del Graal e di re Artù.

I nostri libri di narrativa al confronto sembrano giochi di bimbi, vuoti come sono di contenuti e di significati profondi.

Perché in queste storie la «vicenda romanzata» serve come veicolo per far apprendere a tutti i significati della magia, la «scienza delle scienze».

La Gran Bretagna è sconvolta da terribili orde di barbari Sassoni, perché ormai è morto da anni Ambrogio, valoroso generale romano, difensore dei Britanni. Quando tutto sembra perduto, ecco però apparire il figlio di Ambrogio, Merlino l’incantatore. Questi comprende che per fronteggiare i Sassoni occorre per prima cosa unificare sotto una sola corona tutti i piccoli regni in cui è suddivisa la Bretagna.

Per questo protegge il piccolo Artù, figlio di Uther Pendragon, facendolo crescere in assoluto anonimato, affinché altri pretendenti non possano nuocergli.

Uther è infatti morto da anni, vittima della sua stessa impulsività e, prima di morire, ha infilato in una pietra durissima la sua spada: chi riuscirà a estrarla diventerà re di Bri­tannia, signore di tutti i piccoli reami e alla testa dei Celti marcerà contro i barbari Sassoni.

Sono ormai tredici anni che Pendragon giace nella tomba e da allora tutti i piccoli signori si danno appuntamento davanti alla spada incantata per cercare di toglierla e diventare re. Invano: ogni volta la spada sembra sbeffeggiare i pretendenti.

Ed ecco che avanza un ragazzo di quindici anni, sconosciuto a tutti: Artù.

«Cosa vuoi?» gli intima il cerimoniere. «Non puoi provare, perché non sei nobile.»

A quelle parole un lampo illumina la radura e improvvisamente appare Merlino, il mago temuto da tutti.

«Egli è il figlio di Pendragon,» dice con voce di tuono «fratello di Ambrogio, nostro re. Perciò può provare.»

Artù, nel silenzio generale, stringe la mano sull’elsa e mormora una preghiera.

Una luce intensa circonda il giovane e l’arma, poi una musica di liuto si diffonde dalle fronde, dalle corolle dei fiori, dall’erba, dalle nuvole. Un guizzo, un bagliore, la spada sfavilla al sole. Il re è tornato.