L’infinito

Sempre caro mi fu quest’ermo colle
E questa siepe che, da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando:  e mi sovvien l’eterno,
E le morti stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

Giacomo Leopardi

Quale è la lirica scritta nel vostro cuore? Anna Ferrara

Sì, mi rotolano in bocca anche a me questi immortali versi, cara Anna. Questa con-divisione della nostra amica mi ha fatto venire in mente che sarebbe bello e buono riportare nel blog le poesie che ci ricordiamo a memoria. Vi piace l’idea?

Buon sabato, caro Prof./ Presidente della Repubblica di Abbrabaci, l’isola che c’è!
Un affettuoso saluto a tutti gli amici, nuovi e ritrovati.

E’ difficile la scelta tra tante meravigliose liriche, tuttavia quella che per prima ho amato, dai tempi delle elementari, è “L’Infinito”:

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e rimirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
Il cor non si spaura.

E come il vento odo stormir tra queste piante,
io quello infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei.

Così tra questaimmensità
s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Giacomo Leopardi

L’infinito

«Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare».

Giacomo Leopardi

Che dire…

E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra queste
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Leopardi, L’infinito

E quando miro in cielo arder le stelle;
dico fra me pensando:
a che tante favelle?
Che fa l’aria infinita, e quel profondo
infinito seren? che vuol dir questa
solitudine immensa? Ed io che sono?

(Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia)