Barny.it – Lo sponsor del blog… fatto in “casa”

Premettendo di non aver mai preso, in vita mia, neppure un euro in inserzioni pubblicitarie (seppur abbia ricevuto varie offerte), ho deciso, dopo lunghissime riflessioni, di far sponsorizzare il Blog da un’idea imprenditoriale di mio figlio Michele e delle sue socie Antonietta Sposato e Patrizia Montanari

Gabriele

(La Repubblica.it)

La start-up s’inventa i regali a domicilio

Si chiama Barny.it e mette in rete bar, profumerie, negozi di cosmetica. Per superare i “soliti” fiori e proporre regali a domicilio: dal cappuccino all’aperitivo, passando per gli animali domestici, una serie di idee originali per stupire i partner o gli amici (consegnati in tempo reale)

MILANO – Volete stupire un amico offrendogli un aperitivo a sorpresa pur essendo a chilometri di distanza? Oppure, dopo anni di fiori, far arrivare una torta di San Valentino sulla scrivania dell’ufficio della vostra compagna? Ora c’è chi offre questo servizio, sfruttando le potenzialità del web e il desiderio di “coccolare” colleghi o conoscenti. Il sito si chiama Barny ed è nato da un’idea di Michele La Porta, insieme alle due socie Patrizia Montanari e Antonietta Sposato. “Dovevamo partire a New York”, racconta La Porta, “dove avevamo raccolto molto interesse, ma per follia o idealismo abbiamo preferito cominciare in Italia”.

Il meccanismo di questa startup è molto semplice: tramite agenti raccoglie l’adesione al portale di una rete di commercianti: bar, enoteche, pasticcerie, ma anche negozi per animali domestici e cosmetica. Gli utenti registrati (gratuitamente) che vogliono inviare a qualche conoscente una bottiglia o una colazione in ufficio, o in ospedale, possono inserire l’indirizzo, selezionare l’esercizio più vicino e ordinare il proprio regalo.
Chi riceve può verificare tramite una e-card speciale sulla sua posta elettronica chi ha avuto il pensiero per lui”. Il maschile è d’obbligo perché “in pochi mesi di servizio abbiamo riscontrato molto successo tra le donne”, evidentemente più vogliose di stupire. Il grande successo “è arrivato grazie alle torte di San Valentino che ha ideato Patrizia, una cake designer”. Una spinta per il sito che è arrivato a 42mila utenti da inizio anno e quasi 7mila “like” sulla pagina Facebook.
Per ora il servizio è attivo a Roma con 100 commercianti, ma un fresco accordo con una nota torrefazione porterà altri “trecento bar nella Capitale”. La Porta, partito con un investimento da 150mila euro, sta lavorando con la rete di agenti per allargare la copertura a Milano, Torino e alla Campania. Per crescere, porte aperte a chi voglia investire in questa startup italiana: “Saremmo contenti di avere un socio solido, magari chi già offre servizi di consegne o coupon online”.

http://www.repubblica.it/economia/finanza/2014/04/19/news/barny_it_regali_a_domicilio-83933058/?ref=search

Barny

Barny

http://www.barny.it

Morire dal ridere

Un tempo ridevamo delle disavventure del nostro vicino, degli abitanti del nostro villaggio, delle città, delle nostre province, della nazione in cui abitavamo. Oggi, grazie alla grande diffusione dei mezzi d’informazione, possiamo ridire di tutto il mondo. Come si ride? E’ molto semplice: premesso che il riso è una facoltà propria dell’uomo, è sufficiente modificare il ritmo respiratorio e la mimica del volto. Si ha dapprima dilatazione e contrazione dei muscoli delle labbra e delle guance, mentre l’espirazione viene sospesa; quindi le contrazioni si rafforzano e si estendono a tutti i muscoli della faccia, le scosse si ripercuotono nella gola e le spalle cominciano ad agitarsi; infine tutto il corpo vi partecipa convulsamente sino al punto da potersi verificare lacrimazione, perdita di urine specialmente nelle donne, dolor di ventre per gli urti del diaframma sulla massa intestinale. Il riso, in conclusione, può essere pericolosissimo infatti, si dice: <<Morire dal ridere..>>, <<Ho riso da morire…>>. Mentre non si dice: <<Morire dal piangere…>>, <<Ho pianto da morire…>>.”

Alberto Sordi da “La Repubblica”

C’è la crisi? Tornano gli antichi mestieri…

Questo articolo, tratto da La Repubblica, l’ho trovato molto interessante e mi auguro che questo ritorno al passato, riporti anche al recupero di  “Anima”. Al riscoprire una concezione dell’esistenza basata sull’Essere…
Buona lettura….
Gabriele

UN’INDAGINE CONDOTTA DALL’OSSERVATORIO DI OPENJOBMETIS DIMOSTRA UN’INVERSIONE DI TENDENZA VERSO LE PROFESSIONI ARTIGIANALI TRAMANDATE DI PADRE IN FIGLIO: COSÌ CRESCE LA RICHIESTA DI MACELLAI, PASTICCERI FALEGNAMI E CALZOLAI

di Luca Palmieri

Milano In molti pensano che la crisi economica di questi anni e la difficoltà a trovare una via d’uscita porteranno presto ad un autentico ritorno al passato nel mondo del lavoro. Un segnale in tal senso arriva da un’indagine condotta dall’Osservatorio dell’Agenzia per il Lavoro Openjobmetis. I dati registrati nel corso di questi mesi estivi registrano infatti una significativa inversione di tendenza verso le professioni più tradizionali, con una richiesta crescente di quelle antiche professioni artigianali, tramandate di padre in figlio che sono sempre stata un punto di eccellenza del nostro paese e negli ultimi anni erano state un po’ accantonate. Era il famoso sistema Italia grazie al quale c’è stata una significativa spinta durante il boom degli anni Sessanta e che aveva già retto in maniera vigorosa durante lo choc della crisi petrolifera. Adesso la storia sembra tornare al suo punto di partenza e ripartire in maniera forse inattesa da molti eppure in modo inconfutabile. Sicuramente la crisi economica ed occupazionale ha un suo peso su questa situazione, ma le cause della sorprendente situazione sono molteplici, come spiega l’amministratore delegato di Openjobmetis Rosario Rasizza. «Il mercato del lavoro — sottolinea — è tutt’altro che saturo di tutte quelle figure legate alla tradizione manifatturiera e produttiva italiana. Infatti, accanto ai profili più tecnici, sempre molto ambiti dalle aziende nostrane — come tornitori, fresatori e saldatori — stiamo registrando su tutto il territorio italiano una crescente richiesta di macellai, pasticceri, falegnami e calzolai. Mestieri, questi, che le generazioni più giovani raramente decidono di approcciare, ma che oggi registrano un maggiore dinamismo rispetto al recente passato». Il cambiamento è tanto significativo da indurre l’amministratore delegato di Openjobmetis ad importanti riflessioni: «Forse stiamo assistendo a un cambio di mentalità, ad una riscoperta delle nostre radici. Quello che è indubbio è che in un contesto economico come quello attuale, emergono prima di tutto le eccellenze: per questo, sono i profili specializzati ad avere maggiori chance di trovare un posto di lavoro». I dati dell’osservatorio Openjobmetis sono quelli segnalati dalle centotrenta filiali dell’agenzia per il lavoro dislocate in tutta Italia. Le richieste provengono ovviamente dalle zone dove storicamente è concentrata una tradizione artigiana che negli ultimi decenni ha perso buona parte della sua forza lavoro a vantaggio di professioni apparentemente più moderne. Ecco così venire richiesto in Abruzzo un numero importante di falegnami nella Val di Sangro e di fabbri a Roseto degli Abruzzi, mentre c’è bisogno di calzolai in aree tradizionali come Empoli in Toscana e Civitanova Marche. Il calzolaio è comunque uno dei mestieri più ricercati, dal momento che sono richiesti anche in altre due località toscane come Pontedera e Monsummano Terme. Un’altra eccellenza della Toscana è da sempre quella legata alla pelletteria e i suoi artigiani specializzati sono richiesti in due cittadine storiche del settore come Prato ed Empoli. Nelle Marche Civitanova è una vera e propria capitale artigianale, dal momento che, oltre ai calzolai, ha bisogno anche di sarti mentre sono richiesti macellai ad Ascoli Piceno. In Veneto, c’è necessità di carpentieri a Castelfranco Veneto e ad Oderzo operai addetti alla levigatura legno. Per quanto riguarda Milano, nel capoluogo lombardo la richiesta più alta è quella di maître. C’è invece carenza di panettieri e panificatori nel Basso Piemonte, in particolar modo ad Alessandria. Accanto a questo ritorno al passato, l’osservatorio realizzato da Openjobmetis conferma anche la richiesta di alcune professioni estremamente specializzate che non hanno più di tanto sofferto il momento di grande crisi economica. Tra i profili più richiesti negli ultimi mesi vengono infatti segnalati anche ingegneri meccanici ed elettronici e periti tecnici, tutti rigorosamente con voto di laurea alto e, nel caso dei periti, un’elevata specializzazione. E quest’ultima forse è la caratteristica più importante e che abbraccia sia le nuove professioni quanto i vecchi mestieri. Le imprese richiedono infatti quasi esclusivamente profili estremamente specializzati, a dimostrare che la qualità negli studi e l’esperienza professionale sono qualità che non tramontano mai. Le richieste di antichi mestieri provengono dalle zone dove storicamente è concentrata una tradizione artigiana che negli ultimi decenni ha perso buona parte della sua forza