Origini di Halloween

“Lo storico Nicholas Rogers, ricercando le origini di Halloween, nota che mentre “alcuni studiosi hanno rintracciato le sue origini nella festa romana dedicata a Pomona – dea dei frutti e dei semi – o nella festa dei morti chiamata Parentalia, Halloween è più tipicamente collegata alla festa celtica di Samhain, originariamente scritto Samuin (pronunciato sow-an o sow-in)”. Il nome della festività, mantenuto storicamente dai Gaeli e dai Celti nell’arcipelago britannico, deriva dall’antico irlandese e significa approssimativamente “fine dell’estate”.

Secondo il calendario celtico in uso 2000 anni fa tra i popoli dell’Inghilterra, dell’Irlanda e della Francia settentrionale, l’anno nuovo iniziava il 1° novembre. Questo giorno coincideva con la fine della stagione calda, celebrata la notte del 31 ottobre con la festa di Samhain. Per un popolo essenzialmente agricolo come i Celti, l’arrivo dell’inverno era associato all’idea della morte e si credeva che gli spiriti esercitassero il loro potere sui raccolti dell’anno nuovo. La festa di Halloween è dunque legata al mondo della natura, per quanto lo spiritismo apparisse contrario ai principi del Cristianesimo che si stava diffondendo nel nord Europa. Nell’VIII secolo, Papa Gregorio III spostò la data di Ognissanti dal 13 maggio al 1° novembre facendola seguire dalla Commemorazione dei Defunti, creando così una continuità cristiana con la festa di Samhain allo scopo di scalzarla dalla cultura popolare (la festa del 1° novembre divenne di precetto nell’840).

Secondo l’Oxford Dictionary of English folklore: “Certamente Samhain era un tempo per raduni festivi e nei testi medievali irlandesi e quelli più tardi del folclore irlandese, gallese e scozzese gli incontri soprannaturali avvengono in questo giorno, anche se non c’è evidenza che fosse connesso con la porte in epoca precristiana, o che si tenessero cerimonie religiose paganeI miti irlandesi che menzionano Samhain furono trascritti dai monaci cristiani tra il X e l’XI secolo, cioè circa 200 anni dopo che la Chiesa Cattolica aveva inaugurato il giorno di Ognissanti ed almeno 400 anni dopo che l’Irlanda era stata cristianizzataNegli ultimi anni, comunque, la festività di Halloween ha preso un carattere molto più consumistico e moderno. Festeggiamenti che durano interi weekend sono ormai tipici in tutti gli stati di influenza anglofona. Così quindi in Stati Uniti, Irlanda, Australia e Regno unito, Halloween viene festeggiato come una “festa del costume”, dove party in maschera e festeggiamenti tematici superano il tipico valore tradizionale del “dolcetto o scherzetto”, per dar vita ad una nuova tradizione di divertimento, tipica di una gioventù cresciuta.”

Da Wikipedia

Porto XIII

Aurelio è l’erede al trono bretone e ha visto una terribile strage compiuta dai feroci Sassoni. Vuole allora erigere un monumento imperituro alle vittime. È il V secolo d.C. e, come al solito, chiede consiglio a Merlino.

«Come posso creare una sepoltura che sfidi i secoli e testimoni per sempre il sacrificio di questi disgraziati?» domanda al mago.

«Manda qualcuno a cercare il Balletto dei Giganti a Killaraus in Irlanda. Lì esistono pietre che potrebbero servire al tuo scopo,» risponde Merlino.

Centinaia di uomini partono per l’Irlanda, trovano il Balletto, ma non riescono a spostare di un solo centimetro le immani rocce che in cerchio delimitano la zona dei Giganti. Tornano da Aurelio che a sua volta chiede ancora aiuto al Gran Sapiente.

Merlino con un incantesimo fa volare le rocce dall’Irlanda fino alla grande piana di Stonehenge.

Questa storia è raccontata nel 1140 da Goffredo di Monmouth nella sua Storia dei re di Bretagna ed è il primo testo in cui si menziona l’anello di pietre che da allora ha appassionato studiosi di tutto il mondo e di tutti i secoli fino a noi.

Finché, nel 1965, Gerald S. Hawkins scopre, dopo interminabili studi combinatori e interdisciplinari, che l’anello di rocce megalitiche di Stonehenge è un immane calendario astronomico e astrologico.

Probabilmente serviva a scopi rituali, ma non è possibile stabilire di quali riti si tratti. Insomma, non si è poi fatta molta strada dal 1620, quando Inigo Jones, architetto della corte di re Giacomo I, annotava: «Si tratta di un tempio, ma i riti che vi si officiavano sono del tutto a noi nascosti».

«La sacralità cerimoniale del rito nasconde se stessa agli occhi dei profani e senza una chiave d’interpretazione non si penetra in essa.» Così scriveva Zum Thurm, alchimista, e le sue parole, com’è evidente nel caso di Stonehenge, sono sempre valide.