Caro maestro

Caro maestro,
lei dovrà insegnare al mio ragazzo
che non tutti gli uomini sono giusti,
non tutti dicono la verità;
ma la prego di dirgli pure
che per ogni malvagio c’è un eroe,
per ogni egoista c’è un leader generoso.

Gli insegni, per favore,
che per ogni nemico ci sarà anche un amico
e che vale molto più una moneta guadagnata
con il lavoro che una moneta trovata.
Gli insegni a perdere,
ma anche a saper godere della vittoria,
lo allontani dall’invidia e gli faccia riconoscere l’allegria profonda di un sorriso silenzioso.

Lo lasci meravigliare del contenuto dei suoi libri,
ma anche distrarsi con gli uccelli nel cielo,
i fiori nei campi, le colline e le valli.

Nel gioco con gli amici,
gli spieghi che è meglio una sconfitta onorevole
di una vergognosa vittoria,
gli insegni a credere in se stesso,
anche se si ritrova solo contro tutti.

Gli insegni ad essere gentile con i gentili
e duro con i duri
e a non accettare le cose
solamente perché le hanno accettate anche gli altri.

Gli insegni ad ascoltare tutti ma,
nel momento della verità, a decidere da solo.

Gli insegni a ridere quando è triste
e gli spieghi che qualche volta
anche i veri uomini piangono.

Gli insegni
ad ignorare le folle che chiedono sangue
e a combattere anche da solo contro tutti,
quando è convinto di aver ragione.

Lo tratti bene, ma non da bambino,
perché solo con il fuoco si tempera l’acciaio.

Gli faccia conoscere
il coraggio di essere impaziente
e la pazienza di essere coraggioso.

Gli trasmetta una fede sublime nel Creatore
ed anche in se stesso,
perché solo così può avere fiducia negli uomini.

So che le chiedo molto,
ma veda cosa può fare, caro maestro.

Lettera di Abraham Lincoln all’insegnante di suo figlio

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Comprensibilità

Cari, Silvana parla della necessità insita nell’insegnamento di farsi comprendere. Quando questo non avviene l’insegnante diventa un pedante erudito. Pessima genia.

Buonasera, professore. Ho seguito con molto interesse (per la seconda volta, sempre un piacere…) la Sua lezione ieri a Rapallo. Appena tornata a casa, ho cercato tutto il possibile su Alcesti, Euripide, ecc. Ma, al di là di questa voglia di documentazione, mi hanno colpito le parole su chi – preso dalla voglia di ottenere – dimentica l’amore che ha attorno. Molto vero.
Mi chiedo anche perché chi vuole diffondere cultura e conoscenza non si affidi – come fa Lei – ad un linguaggio immediato e diretto, ma forse è solo questione di intelligenza…
Spero di avere presto l’opportunità di riascoltarla.
Con molta stima e affetto. Sinceri.

A Marina e a tutti quelli che non credono nelle differenze.

Andrea Damiani è un professore di maematica, insegna a Roma ed è un mio giovane amico.

E’ un gigante con l’anima…ma lascio giudicare a voi.

Nella sua classe c’è un giovane bord-line. Andrea da un compito di matematica e mi racconta che: “volevo dare una esercitazione di matematica al ragazzo un poco diverso, ma mi sono reso conto che io non avevo il linguaggio per dirglielo. Ma lui, il mio studente, che dovrebbe essere un diverso, si accorge della mia difficoltà e mi dice ‘non fa nulla prof. va bene lo stesso.’ Capisci Gabriele? Aveva trovato il modo di comunicare con me ed io no. Quindi chi era il prof tra noi due?”

nota bene:

Andrea come professore è un fenomeno;  è quella persona che afferma: “La Fisica è il modo logico, per noi, per spiegare i fatti dell’Universo e la Matematica è il modo per racontarlo”.

Ecco, la “sua” matematica lo ha messo in contatto con il suo studente di frontiera.

Ma senza i loro cuori nulla sarebbe accaduto.