La Grande Madre — Dove si parla di Heidelberg, nel Palatinato, e dove si racconta della storia d’amore di Elisabetta e Federico V, della morte di un principe, di un regno simile al paradiso e della crudeltà dei fanatici religiosi.

Heidelberg dovrebbe essere una città all’interno di un micro stato, il Palatinato.
Dico dovrebbe, perché si tratta di un sogno. Costruita con mattoni, che messi insieme hanno creato un castello, un palazzo da principe delle fate, strade come nei racconti delle nonne, piazze pensate e costruite da architetti che avevano a cuore le sorti e la felicità degli uomini. Poi ci sono i giardini incantati e le fontane che neanche a immaginarle potrebbero essere più belle. Praticamente un falso. Invece è tutto vero. E incredibile, ma è così.
Infatti chi va a Heidelberg non riesce più a staccarsi e il pensiero corre di continuo a quelle strade, piazze, chiese, giardini, a quel castello. Come esseri animati continuano ad affacciarsi alla memoria, per ricordare che se forse il paradiso non esiste, un piccolo
eden in terra sì. E c’è dell’altro: vi ricordate di Biancaneve e i sette nani di Walt Disney? Quelle casette così struggenti e impalpabili? O del cottage nel bosco, tutto delizie e fiori, in cui Paperino o Topolino si rifugiano di tanto in tanto? O delle abitazioni di alcuni personaggi di Cenerentola? Ebbene, secondo l’architetto Scatena i disegnatori della Disney si sono ispirati all’architettura altoatesina. In realtà la matrice è Heidelberg. Questo luogo, sopravvissuto alla morte degli incanti, perpetua il filo impalpabile e struggente di una dimensione onirica, eppure presente, che non si riesce a identificare. Una ragnatela di rugiada emotiva che invischia e lega inesorabilmente. Persino Goethe, che di viaggi se ne intendeva, non riuscì più a staccarsi da questo paese e fu “obbligato” a tornarvi periodicamente. Oggi è tutto rimasto come quattro secoli fa, fatta eccezione per l’indipendenza politica, perché questo microregno, chiamiamolo così, fu sottomesso nel 1620 e da allora ha perso la libertà e non è contato più nulla come stato autonomo. Smarrita potenza economica, ha conservato la dimensione del mito. E non soltanto per motivi architettonico-urbanistici.
Il fatto è che a Heidelberg si è verificata una serie di eventi straordinari. Qui è nata una storia d’amore che ha varcato la memoria dei secoli e simultaneamente è stata possibile la realizzazione di uno stato dove tutte le razze, religioni, ideologie politiche poterono convivere serenamente. In questo clima propizio di assoluta pace sociale sono fioriti studi umanistici e scientifici all’insegna non della concorrenza, ma della collaborazione attiva. Incredibile, ma vero. E come fu possibile? Per capirlo occorre addentrarci in una vicenda di passioni e di politica, di incantesimi e di intrighi, di mistero e di magia. È una di quelle storie che mi sono permesso di indicare come “esemplari”. Sono accadute davvero, ma è importante rivederle “in controluce”, come il tessuto intrecciato dalle donne di cui parlo spesso, che serve a far vedere la storia da un’altra angolazione. Quella del Femminile, appunto.
Credo che in questa sede sia opportuno semplificarla al massimo, per non far girare la testa al lettore.
Andiamo dunque alla vicenda e ai suoi protagonisti.
Nei primi anni del 1600 il re Giacomo di Inghilterra, nipote della grande Elisabetta, ha due figli, Enrico ed Elisabetta la giovane. Sono entrambi intelligenti, colti, curiosi e dotati di quella “brillantanza” di cui ho avuto modo di parlare. Tutto questo probabilmente è patrimonio genetico ereditato dalla loro grande zia. Come lei si interessano di esoterismo e di magia e come lei sono circondati da poeti, filosofi e letterati che conoscono tali discipline. Non a caso hanno contatti con Shakespeare, che da quando ha conosciuto Giordano Bruno, il mago, è diventato un altro uomo e ha votato se stesso alla divulgazione del sapere ermetico.
Ma di Shakespeare avremo modo di parlare in seguito. Insomma i due sono personaggi straordinari e tutte le forze europee contrarie agli odi di religione vedono in Enrico non solo il futuro re di Inghilterra, ma anche l’uomo che potrà evitare un gigantesco conflitto tra i paesi cattolici e quelli protestanti.
Peccato che Giacomo, il loro padre, sia poco più di un inetto e di un vigliacco. Irresoluto e timido nei confronti delle arroganti potenze cattoliche, si illude di poter rimanere neutrale in caso di conflitto globale dovuto ai fondamentalisti delle varie confessioni. Sia come sia, questo re, in tanta inettitudine riesce a prendere una decisione saggia. Una, ma buona. Dare in moglie sua figlia a Federico V del Palatinato. Un altro giovane colto e decisamente portato agli stessi interessi esoterici della promessa sposa. Inoltre Federico simpatizza subito con il futuro cognato, Enrico. L’amore-amicizia tra questi tre giovani è salutato da tutto il mondo tollerante come una benedizione del Signore. Loro sì che saranno in grado di fermare l’orrore della guerra. Sono forti, decisi, coraggiosi, illuminati, perché non sperare nel futuro? In un domani dove il mondo sia più tollerante?
Nel 1613 Federico giunge a Londra, le nozze sono imminenti nel tripudio generale. Un entusiasmo assoluto, senza precedenti. Ma Satana, il “senza madre”, ovvero l’escluso dal Femminile, ci mette la sua mano malata. Enrico, la speranza degli uomini ragionevoli, si ammala di una febbre comune e non viene curaro a dovere. Decede in poche ore.
Terribile. Il sogno europeo di pace e liberalità frantumato da un banale raffreddore. Ma c’è chi non si arrende agli eventi. Federico ed Elisabetta, assecondando l’ultimo desiderio di Enrico in fin di vita, si sposano ugualmente nella data stabilita. Poi partono per il Palatinato. È il 1613 e fino al 1620 assistiamo a Heidelberg al miracolo del regno del paradiso in terra. Qui accade quello che tutte le anime dolci hanno desiderato da sempre. Libertà di culto, di fede, di ricerca, di studi. A quell’epoca era un vero miracolo. In più era stata attuata una provvidenziale pace tra le classi e una assoluta integrazione razziale.
Insomma, la mitica età dell’oro rediviva.
Poi accade l’imprevisto. Muore Rodolfo re di Boemia, che già aveva compiuto una notevole apertura in direzione della tolleranza religiosa, e i suoi cittadini eleggono come erede proprio Federico V, già noto per la sua liberalità. Lui commette l’errore di accettare. È uno sbaglio, perché la liberalità in un paese piccolo come il Palatinato poteva essere tollerata dai fanatici religiosi, ma non nella Boemia, importante crocevia commerciale. Quelle idee di giustizia vera e applicata potrebbero diventare contagiose e nelle menti offuscate dalla devastazione fondamentalista non è neppure concepibile.
I cattolici con potenti eserciti muovono guerra contro la Boemia e il Palatinato. E il codardo Giacomo di Inghilterra non interviene a favore della figlia Elisabetta. Ah, se fosse staro vivo Enrico! Forse è destino dei sogni quello di sgretolarsi nelle tenebre. Le forze oscure dell’odio prendono fatalmente il sopravvento. Nella battaglia della Montagna Bianca Elisabetta e Federico vengono sconfitti. Da quel momento la Boemia e tutti i paesi limitrofi perdono la libertà per sempre. È il 1620 e coloro che non erano corsi in aiuto ai due sposi saranno travolti da una guerra immane. Forse la più catastrofica mai avvenuta in Europa. Gli storici la identificano come “guerra dei trent’anni”, perché durò tre lunghi decenni contraddistinti da stragi, saccheggi, pestilenze, roghi, torture, stupri e battaglie spietate che ridussero la popolazione europea di due terzi. Un’ecatombe che non è possibile paragonare nemmeno a quella della Seconda guerra mondiale. Un girone infernale in cui precipitarono tutti gli abitanti d’Europa, e ovviamente tutto questo fu giustificato in nome di Dio.
Comunque questa è la storia ufficiale. Adesso invece è importante leggerla attraverso il tessuto, tra i ricami invisibili della stoffa, per scoprire la trama del Femminile.
Iniziamo ritornando a Heidelberg.
Ci andai nel 1977, dopo aver letto L’Illuminismo dei Rosacroce di Frances Yates, da cui ho tratto le notizie su Federico ed Elisabetta che prima ho riassunto. Mi recai lì per realizzare un servizio speciale per il DSE della RAI. Feci la proposta televisiva per poter approfondire de visu quanto avevo letto e poi perché sentivo in qualche modo di “doverci” andare.
Brillantanza? Brillantanza.