I bambini dagli occhi di sole

Io li ho visti i fiammanti pionieri dell’Onnipotente
al confine dove il cielo si volge verso la vita,
scendere a frotte dalle scale d’ambra della nascita;
i precursori di una divina moltitudine,
percorrendo il cammino della stella del mattino.
Li ho visti attraversare il crepuscolo di una età,
I bambini dagli occhi di sole di una meravigliosa aurora,
Possenti distruttori delle barriere del mondo
Messaggeri dell’Incomunicabile,
Architetti dell’immortalità.
I grandi creatori dal calmo aspetto,
I lottatori contro il destino nato dalla paura.
Volti che portano l’immota gloria dell’Immortale,
Corpi resi belli dalla luce dello spirito,
Portatori della parola magica, del fuoco mistico,
Portatori della colpa dionisiaca della gioia.
Scopritori delle strade soleggiate della bellezza,
Nuotatori delle acque tempestose dell’amore
Danzatori che aprono le porte d’oro del nuovo tempo
Sono qui.
Camminano fra noi per mutare la sofferenza in gioia,
per manifestare la Luce sul volto della Natura.

Sri Aurobindo (I bambini dagli occhi di sole, in Savitri, Edizioni Mediterranee, Roma, 1996.)

 

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L’attenzione

L’attenzione è il sentiero conducente all’immortalità, la disattenzione è il sentiero della morte; gli attenti non muoiono, i disattenti sono già come morti.

Buddha

Pensieri sufi

Vi è un solo Dio, l’Eterno, l’Essere Unico non esiste altri che Lui.
Il Dio dei Sufi è il Dio di tutti i credi, il Dio di tutti. I nomi non hanno alcuna importanza per i sufi. Allah, Dio, Khuda o Bhagwan, tutti questi nomi e altri ancora sono i nomi del suo Dio e tuttavia per lui Dio è al di sopra dei limiti di un nome. Egli vede il suo Dio nel sole, nel fuoco, negli idoli adorati da alcune
sette e Lo riconosce in tutte le forme dell’universo pur consapevole che è al di sopra di tutte le forme; Dio è in tutto e tutto è in Dio, essendo Lui il Visibile e l’Invisibile, l’Essere Unico…
In Dio il sufi vede la perfezione di tutto ciò che è alla portata della percezione umana e tuttavia Lo riconosce come essere al di sopra della percezione umana. Lo considera come l’amante considera la sua amata e accetta tutte le cose della vita come provenienti da Lui, con perfetta rassegnazione. Il nome sacro di Dio è
per lui come la medicina per il malato. Il pensiero divino è la bussola con la quale egli dirige il suo scafo verso le rive dell’Immortalità. L’ideale di Dio è per il sufi come un ascensore con il quale egli si innalza fino al Fine Eterno, il raggiungimento del quale è il solo scopo di vita.
Vi è un solo Maestro, lo Spirito-Guida di tutte le anime, che costantemente
conduce i suoi seguaci verso la Luce.

Il sufi comprende che benché Dio sia la sorgente di ogni sapere, di ogni ispirazione e di ogni guida morale, è un essere umano che Dio sceglie per comunicare la Sua saggezza al mondo. Egli la comunica per mezzo di colui che è umano agli occhi del mondo, ma Dio nella sua coscienza. È l’anima matura che attira
le benedizioni del Cielo e Dio parla attraverso di essa. Benché Dio parli continuamente per mezzo di tutte le cose, tuttavia è necessario, per colpire coloro fra noi che fanno orecchie da mercante, che Egli parli per mezzo di un uomo. Lo si è visto in tutte le epoche della storia dell’umanità, Shiva, Buddha, Rama, Krishna
da un lato, Abramo, Mosè, Cristo e Maometto dall’altro – poi altri ancora, noti o ignoti al mondo, sono stati gli esempi di un Maestro che vive la vita di Dio sotto forma umana. In altre parole:
le loro forme umane erano come i mantelli, i differenti abiti portati dalla stessa persona che solo per questo sembrava differente ma che tuttavia era pur sempre la stessa persona….
Vi è un solo Libro, il sacro manoscritto della natura, la sola Scrittura che possa veramente illuminare il lettore.
Il sufi, quando gli occhi della sua anima si sono aperti e la sua vista si è schiarita, legge nel sacro manoscritto della natura la Legge Divina che i Maestri dell’Umanità hanno sempre attinto dalla stessa fonte e insegnato ai loro discepoli. Benché il linguaggio non sia sufficiente per esprimere la Verità interiore, tuttavia quel poco che può essere detto con le parole è stato scritto a mano e trasmesso di tanto in tanto alla posterità sotto la forma di Sacre Scritture. Gli uomini hanno combattuto e si sono disputati sull’autenticità di questi libri, non volendo accettare che un altro libro fosse simile al loro. Attaccandosi così alla lettera e perdendo
di vista lo spirito, essi hanno creato le differenti sette. In tutti i temi il sufi ha rispettato tutti questi Libri ed ha ritrovato nel Vedanta, nello Zend Avesta, nella Kabbala, nella Bibbia, nel Corano e negli altri testi sacri, la stessa Verità che egli legge nell’incorrutibile manoscritto sacro della natura. Agli occhi del veggente, ogni foglia d’albero è una pagina del Libro Santo che contiene la Rivelazione divina e in ogni momento della sua vita egli è continuamente ispirato leggendo e comprendendo il Testo Sacro della Natura.

Hazrat Inayat Khan

Hazrat Inayat Khan (1882-1927) fu un musicista di grande valore che rinunciò a una brillante carriera in campo musicale per dedicarsi completamente alla diffusione del Messaggio Sufi in Occidente. La traduzione del testo è tratta dal Bollettino del Centro Sufi Italiano del 1981.

Hazrat Inayat Khan

1. Vi è un solo Dio, l’Eterno, l’Essere Unico, non esiste altri che Lui.
2. Vi è un solo Maestro, lo Spirito Guida di tutte le anime, che costantemente guida verso la Luce i suoi fedeli.
3. Vi è un solo Libro, il sacro manoscritto della Natura, l’unica Scrittura che possa illuminare chi legge.
4. Vi è una sola Religione, il diretto avanzamento verso l’Ideale, che costituisce il vero scopo della vita di ogni anima.
5. Vi è una sola legge, la legge della reciprocità, alla quale obbedisce l’anima scevra di egoismo con vigile senso di giustizia.
6. Vi è una sola Fratellanza, la Fratellanza umana, che unisce tutti i figli della terra, senza distinzione, nella Paternità di Dio.
7. Vi è una sola Morale, l’Amore che, nato dall’abnegazione, sboccia in opere di bene.
8. Vi è una solo Oggetto di lode, la Bellezza, che attraverso le forme, eleva il cuore di chi l’adora dal Visibile all’Invisibile.
9. Vi è una sola Verità, l’effettiva conoscenza del nostro essere, interiore ed esteriore, che è l’essenza di tutta la Saggezza.
10. Vi è una sola Via, l’annientamento del falso ego nell’io vero, per cui l’essere mortale si eleva all’immortalità, in cui risiede ogni Perfezione.

Hazrat Inayat Khan

Coppia divina

Coppia divina

Osiride è il dio solare di Abydos, ma una caratteristica peculiare ne individua la natura sacrale rispetto all’antico dio di Tebe, Ra. La sua teologia è centrata sul carattere “passionale-victimario” del dio, il quale si manifesta nell’imminenza del suo ciclo di morte e di rinascita, per affermare il trionfo del sole e della vita sulle tenebre e il caos.  E’ il simbolo del seme luminoso, del germe iniziatico con cui i sacerdoti dei suoi templi consegnavano alle tempeste delle ombre fredde della notte i neofiti aspiranti alla rinascita aurorale e iniziatica dello spirito. La luce del sole, che si diffonde e che non si disperde nel regno dei cicli della natura, si oblia nei regni del caos e delle tenebre, per risorgere nella vita della terra come Gloria di Ra. Questo risveglio di Osiride avviene attraverso la sua amata e fedele sposa, la Signora del Nilo, la  dea che percorre le correnti della vita, e quindi le energie della vita del cosmo, per restituirle al suo adorato sposo che ne è il padre legittimo. Iside fu il prototipo della dea che trasmise l’Iniziazione Sacerdotale e la Conoscenza Arcana a coloro che giungeranno a superare le prove della purificazione magica, come Lucio, in quel bellissimo testo di iniziazione che è l’Asino d’Oro di Apuleio. La Grande Madre, la dea della Magia, la Madre Divina dei candidati che, oltrepassato il Guardiano della Soglia, avevano reso fertile l’anima per poter poi accedere ai grandi segreti dell’Immortalità Osiridea.

Ada Pavan Russo

Socrate – L’immortalità dell’anima

L’eternità è il nostro presente