Divento vento

(…) Il suo nome pronuncio e divento vento
come vento vengo da te e ti porto tempesta
come tempesta ti avvolgo soffiando emozioni
come emozioni ti vesto di colori
come colori ti dipingo tutta
come dipinto ti espongo al mondo. (…)

Giovanni Gocci, da Vento impetuoso di prossima pubblicazione per la Aras Edizioni

“Finalmente Complici” su Radio Manà Manà

Questa sera torniamo con “Finalmente Complici” con  Michele La Porta e Chiara David,

insieme parleremo di Creativi Culturali con lo psicologo e sociologo ENRICO CHELI;

di Fiabe e della loro simbologia con il professor GIOVANNI GOCCI e, infine, del valore terapeutico delle Fiabe con la neuropsicologa e psicoterapeuta MANUELA PASIN.

Vi aspettiamo su RADIO MANA’ MANA’, frequenza 89,100 per Roma, Frosinone, Latina e rispettive province; 89,00 per Velletri; 89,500 per Rieti; oppure in streaming su http://www.radiomanamana.it.

Interagite con noi, inviando sms al numero 334.92.29.505

Un abbraccio, a dopo

 

Seguire il cuore

Siamo i viaggiatori dell’anima, racchiusi in un cuore che vaga nel cosmo alla ricerca di una stella cometa per scoprire la vita.

Giovanni Gocci

Per amore

In amore non ci dobbiamo mai chiedere cosa uno faccia, ma come lo fa. Se lo fa per amore e solo per amore e nello spirito dell’amore si pone al servizio di un dio e qualunque atto possa compiere non spetta a noi giudicarlo perché è già nobilitato.

Giovanni Gocci

16 gennaio – “Filosofia antica e psicologia junghiana” alla Scuola S.P.P.I.E. “H. Bernheim”

Cari amici, come vi avevo già annunciato questo fine settimana sarò a Verona alla Scuola S.P.P.I.E. “H. Bernheim”, dove il 16 gennaio terrò, insieme al Direttore della Scuola, Prof. Giovanni Gocci, nella Sala Civica “Donini” – Via Roma 15, SAN MARTINO BUON ALBERGO (VR), la lezione Filosofia antica e psicologia junghiana (ORARIO:   14.30  –  18.00), in occasione dell’apertura dell’Anno Accademico 2010.
L’incontro è aperto al pubblico con ingresso gratuito.

Per ulteriori informazioni rivolgersi alla Segreteria della Scuola S.P.P.I.E., Sig.ra Cristina Coppa, tel. 045 8780252 –  cell. 3478956203

Vi auguro un buon fine settimana. Un abbraccio!

“Filosofia antica e psicologia junghiana” alla Scuola “H. Bernheim”

Carissime e carissimi, sabato 16 Gennaio sarò ancora a Verona, dove in occasione dell’apertura dell’Anno Accademico 2010 della Scuola S.P.P.I.E. “H. Bernheim”, terrò, insieme al Direttore della Scuola, Prof. Giovanni Gocci, nella Sala Civica “Donini” – Via Roma 15, SAN MARTINO BUON ALBERGO (VR), la lezione Filosofia antica e psicologia junghiana (ORARIO:   14.30  –  18.00).
L’incontro è aperto al pubblico con ingresso gratuito.

Per informazioni rivolgersi alla Segreteria della Scuola S.P.P.I.E., Sig.ra Cristina Coppa, tel. 045 8780252 –  cell. 3478956203

Scuola S.P.P.I.E. “H. Bernheim”: ISCRIZIONI ANNO 2010

SCUOLA S.P.P.I.E.
SCUOLA DI PSICOTERAPIA
PSICOSINTETICA ED IPNOSI ERICKSONIANA

“H. Bernheim”

Scuola quadriennale di specializzazione, riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ( MIUR ) di Roma con Decreto del 30 Maggio 2002.

SONO ANCORA APERTE LE ISCRZIONI DEL CORSO ACCADEMICO DI SPECIALIZZAZIONE IN PSICOTERAPIA PSICOSINTETICA
ED IPNOSI ERICKSONIANA

PER GLI ANNI 2010 – 2013

SI POTRANNO SOSTENERE I COLLOQUI DI AMMISSIONE PREVIO APPUNTAMENTO PRESSO LA SEGRETERIA DELLA SCUOLA

SIG.RA CRISTINA COPPA
TEL E FAX 045 8780252 – CELL 374 8956203

Indirizzo scientifico: psicoterapia psicodinamica
Sottoindirizzo scientifico: psicologia analitica, psicoterapia Immaginativa ed Ipnologica

Direttore: Gocci Giovanni, psicologo analitico, docente Università di Siena
Vicedirettore: La Porta Gabriele, docente di Filosofia Antica, Roma
Segretario: Carollo Mirko, psicologo psicoterapeuta, docente di psicosomatica, Vicenza
Direttore Didattico: Piazza Carlo, psichiatra psicoterapeuta, ipnologo Istituto Bernheim, Dirigente D. S. M. ULSS 20 – Verona

SEDE: SAN MARTINO BUON ALBERGO (VR) 37036 – VIA XX SETTEMBRE 69 – tel e fax 045 8780252 – cell. 347 8956203
INFO
www.bernheim.it scuola@bernheim.it

Aperte le iscrizioni alla Scuola S.P.P.I.E. “H. Bernheim”

SCUOLA S.P.P.I.E.
SONO APERTE LE ISCRIZIONI ALLA
SCUOLA DI PSICOTERAPIA
PSICOSINTETICA ED IPNOSI ERICKSONIANA
“H. Bernheim”

Scuola quadriennale di specializzazione, riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ( MIUR ) di Roma con Decreto del 30 Maggio 2002.

PER IL CORSO ACCADEMICO 2010 – 2013

SI POTRANNO SOSTENERE I COLLOQUI DI AMMISSIONE PREVIO APPUNTAMENTO PRESSO LA SEGRETERIA DELLA SCUOLA – SIG.RA CRISTINA COPPA
GLI ASPIRANTI POTRANNO PARTECIPARE GRATUITAMENTE AL SEMINARIO

“DALLA FILOSOFIA ANTICA ALLA PSICOLOGIA DEL PROFONDO”

DEL 13 DICEMBRE 2009 PRESSO LA SALA CIVICA “DONINI”
VIA ROMA 15 – SAN MARTINO BUON ALBERGO – VR

SI RICHIEDE DI SEGNALARE LA PROPRIA ADESIONE ALLA SEGRETERIA

SUL SITO www.bernheim.it ALLA VOCE “ORGANIZZAZIONE” ED “EVENTI”
SONO SCARICABILI INFORMAZIONI E MODALITA’ DI ADESIONE

Indirizzo scientifico: psicoterapia psicodinamica
Sottoindirizzo scientifico: psicologia analitica, psicoterapia Immaginativa ed Ipnologica 

Direttore: Gocci Giovanni, psicologo analitico, docente Università di Siena
Vicedirettore: La Porta Gabriele, docente di Filosofia Antica, Roma
Segretario: Carollo Mirko, psicologo psicoterapeuta, docente di psicosomatica, Vicenza
Direttore Didattico: Piazza Carlo, psichiatra psicoterapeuta, ipnologo Istituto Bernheim, Dirigente D. S. M. ULSS 20 – Verona

SEDE: SAN MARTINO BUON ALBERGO (VR) 37036 – VIA XX SETTEMBRE 69 – tel e fax 045 8780252 – cell. 347 8956203
INFO
www.bernheim.it   scuola@bernheim.it

(personalmente non ho fini di lucro)

Farmaci antidepressivi

Vi lascio il lungo intervento di Stefano. È utile. Poi ci sono le mie riflessioni:

Egregio Direttore, cara Marina,
desidero lasciare un intervento senza pretesa alcuna. Dando una breve occhiata al post di Rita, mi pare di riscontrare una situazione di disagio abbastanza importante, pur non essendo un medico. Sono spinto a scrivere perché per molti anni, nonostante io ne abbia 24, ho vissuto una situazione che può avere punti di contatto con quella di cui si sta parlando (so bene in ogni caso, che ogni caso è una storia a sé stante). Se il malessere è tanto profondo, continuo e invalidante, perché credetemi, questi disturbi diventano molto invalidanti, credo che sia necessario non fare il mio stesso errore, ossia cercare una soluzione intellettualizzando il problema e “mascherarlo” dietro problemi metafisici, perché non c’è sempre bisogno di scomodare Kant per capire che il disagio può derivare il più delle volte da fattori biochimici che per qualche motivo si alterano. Da umanista rigettavo l’ottica meccanicista che riduce l’essere umano con la sua interiorità ad un circuito elettrico da “aggiustare”, mi pareva assurdo. Il fatto è che, se si delinea un disturbo neurologico che si consolida nel tempo, si continuerà a star male e non ci sarà psicoanalisi che tenga, parlo per esperienza personale. Anche se teniamo presente che l’analisi va fatta con personale competente, il discorso non cambia. La mia esperienza in breve è consistita in un lungo esaurimento dovuto a stress, delusioni sentimentali e altro, con un sostrato di depressione sempre latente che tendeva a peggiorare sino a quando negli ultimi tempi non dormivo più e mi consolavo solo in parte con le Sue trasmissioni, Direttore, che in ogni caso seguivo sin da adolescente. Mi svegliavo in uno stato psicofisico terribile ed ero pressoché incapace di svolgere le mie attività ed i miei studi. La situazione degenerò sino al punto in cui, sentendomi un peso per me stesso e la mia famiglia, dato che ero convinto che non sarei mai più tornato normale, avevo cominciato a maturare la decisione di togliermi la vita, decisione che ritenevo la più giusta, sentendomi finito e disonorato. Il pensiero si concretizzò in alcuni veri e propri drammatici tentativi, fermati in extremis in quanto sentivo che una grossa colpa avrebbe macchiato il mio folle gesto, una gravissima colpa verso chi quaggiù mi era vicino, ma non solo. Sentivo che me ne sarei andato con un fardello pesantissimo che avrebbe gravato su di me con conseguenze irreparabili nel caso vi sia, come credo, un inconscio che permanga. Per questo desistetti. In seguito (ero allora già in analisi da una brava terapeuta) mia madre decise di portarmi presso un noto neurologo ed io accettai pieno di diffidenza, proprio in virtù dell’ottica assolutamente in sintonia con la Sua, Direttore. Mi fu prescritto un famoso antidepressivo a base di serotnina che avrebbe dovuto stemperare lo stato depressivo e l’ansia riequilibrando il sistema. “E’ tutta una questione di neuroni e impulsi elettrici per me, nient’altro. Io non Le chiedo neppure il motivo per cui sta male”, ripeteva il luminare aggiustatore. Lasciai lo studio medico ancora più sconfortato pensando a come si potesse assurdamente credere di lenire i mali dell’anima con una pillola e rabbrividendo all’immediato risuonare nella mia mente di quelle insensate parole. Dopo l’inizio della cura dormii per una settimana pareggiando le veglie prolungatesi per anni e via via, lentamente, iniziò la mia insperata risalita che prosegue tuttora, dato che i fatti che narro risalgono ad un anno fa appena. Oggi i sintomi non si manifestano più nell’entità con cui lo facevano in passato, anche se sovente mi rimprovero di non apprezzare e di non capire il dono della vita, di non capire per giunta perché questo sia un dono, dato che, legato all’ottica esistenzialista, per certi versi credo davvero che esistere sia re-sistere. Questo era il motivo per cui spesso, foscolianamente, la morte mi pareva così dolce in taluni momenti. Concludo precisando che, diversamente dall’ansiolitico, l’antidepressivo va assuto per un certo periodo e non crea dipendenza e/o effetti collaterali. I moderni farmaci sono diversi da quelli del passato e non vanno demonizzati quando occorrano davvero. Per questo, pur non sapendo nulla di chi sia Rita, di cosa faccia nella vita, di quali siano le reali cause donde derivi il malessere che lamenta, riferisco la mia esperienza per lasciare un messaggio di speranza. Ci si sente perduti, finiti, sull’orlo di un barartro buio che aspetta solo di ingoiarci da un momento all’altro e sembra non esserci rimedio. Occorre in questi casi avere persone care intorno; credere fino all’ultimo che il sole prima o poi dovrà tornare perché lo meritiamo anche noi; affidarsi ad un bravo analista e se occorre anche ad un bravo neurologo, perché il problema può essere là; avere forza e volontà e aprire gli occhi su un mondo piendo di gente che soffre tanto, troppo spesso più di noi e capire che la nostra presenza può forse fare la differenza, non è presunzione questa. Il farmaco può sembrare una sconfitta dato che stiamo agendo sul sintomo più che sulla causa, ma forse non è proprio così, dopo tutto. Intellettualizzare e ritirar fuori sempre la vecchia istanza romantica del fiore azzurro di Novalis, in cui l’uomo tende all’infinito e trova cose, non è detto che sia sempre utile. Giusto è tendere al valore spirituale, all’evoluzione della coscienza, accettare che la vita è anche dolore e sofferenza senza i quali la vita sarebbe, come diceva lo stesso Socrate, inconcepbile, ma stare sempre e solo così male denuncia un quadro patologico su cui mi pare ragionevole intervenire. Se lo avessimo fatto con il Leopardi forse avremmo perso un genio poetico, ma probabilmente avremmo riportato un uomo alla vita (conosco il Suo parere sul pessimismo leopardiano che sarebbe da minimizzare, Direttore, ma mi permetto di discostarmene in questo caso). Spero di non avervi tediato inutilmente e che la mia esperienza possa essere utile a chi la vive nel presente. Un saluto affettuoso a tutti e sempre vivi complimenti a Lei, mitico Direttore e a tutta l’entourage di Anima.

Grazie del contributo. Ho avuto però, recentemente, un caso (un familiare) imprigionato negli antidepressivi.
No. Nella chimica non crederò MAI. Almeno per i casi come i tuoi. Sono felice che stai bene, ma, secondo me, non è dovuto alla “pasticca” il tuo “RESURGO”, ma alla tua Anima che si è potuta attivare finalmente libera dal tuo schermo di EGO. Debbo, per onestà, dire che il mio carissimo amico Giovanni Gocci crede, in alcuni casi, nell’uso dei farmaci. E quindi voi tutti che posizione avete? Per favore riportate dei casi concreti.

“Dalla filosofia antica alla psicologia del profondo”

Cari amici, domenica 13 Dicembre 2009 insieme al Prof. Giovanni Gocci, Psicologo analitico e direttore della Scuola S.P.P.I.E. “H. Bernheim”, terrò il seminario Dalla filosofia antica alla psicologia del profondo. L’incontro avrà luogo nella Sala Civica “Donini” – via Roma 15, San Martino Buon Albergo (VR), orario: 9.30 – 13.00 / 14.30 – 18.00.

La psicologia è un’arte molto antica. Recentemente psico-analisti e filosofi come Thomas Moore e James Hillman hanno indicato in Eraclito il primo vero psico-analista della storia dell’Occidente. Ma non è l’unico, basti pensare ad alcuni aspetti di Platone, di Euripide, di Plotino e Porfirio, di Giamblico e Giuliano l’Apostata, di interi percorsi dello gnosticismo, di molti anni del sufismo e via via fino all’Accademia Platonica fiorentina e quindi a Marsilio Ficino, uno dei più grandi scrutatori di anime di tutti i tempi. E poi ancora Giordano Bruno, fino all’Alchimia per approdare ad uno dei più grandi pensatori di tutti i tempi, Carl Gustav Jung, vero esploratore degli abissi psichici.

 

COSTO DEL SEMINARIO Euro 50,00 + IVA

Sconto del 50% Diplomati Scuola S.P.P.I.E. – Soci Istituto Bernheim – SIMP

Per Informazioni rivolgersi a :
Cristina Coppa Segreteria Scuola S.P.P.I.E. “ H. Bernheim”
Via XX Settembre, 69- 37069 San Martino B.A. (VR) –
Tel e fax 045 8780252 – Cell. 347 8956203

http://www.bernheim.it/                  scuola@bernheim.it

Giovanni Gocci, “Comunicazione e cambiamento”

gocci-copertina-comunicazione-e-cambiamentoIl linguaggio rappresenta la più grande conquista dell’uomo, e come esprime Paul Watzlawick: «la comunicazione è una conditio sine qua non della vita umana e dell’ordinamento sociale». Da questo postulato prende avvio il pregiato saggio del Professor Giovanni Gocci, Psicoterapeuta e Psicologo analitico, Direttore della Scuola di Psicoterapia psicosintetica ed Ipnosi Ericksoniana “H. Bernheim” di San Martino Buon Albergo (Verona), saggista e poeta.

Comunicare significa “mettere in comune o scambiare informazioni”. L’intento di quest’opera è quello di evidenziare il valore della comunicazione e il suo percorso dalla produzione del linguaggio fino all’aspetto interattivo e relazionale. La comunicazione viene indagata in ogni elemento che la compone e la influenza, personalizzandola. Numerosi sono i fattori che interagiscono e determinano una pluralità della comunicazione: cultura di appartenenza, gruppo, idiomi, epoca storica, mass-media, etc. Non esiste la non comunicazione: persino i silenzi o l’inattività possiedono un valore di messaggio. Altrettanto importante è l’individuo stesso con le sue caratteristiche di personalità: tipo psicologico (introverso-estroverso) e funzioni della coscienza (pensiero, sentimento, intuizione, sensazione).

La comunicazione si concretizza, pertanto, attraverso il linguaggio, l’espressione delle emozioni e la comunicazione non verbale: i movimenti del corpo, i fenomeni paralinguali, gli artefatti e, ad esempio, le arti, come la danza, la musica, il mimo, il disegno, la pittura, l’architettura, la scultura, perché in esse “compaiono atteggiamenti quali la rappresentazione e l’imitazione”. Come chiarisce l’autore stesso: «Esse sottendono a quei segnali del corpo che sono manifestazioni comportamentali ben più arcaiche, in grado di comunicare emozioni e sentimenti e che probabilmente avviarono lo sviluppo del linguaggio simbolico umano. Si può a tutt’oggi osservare come l’espressione simbolica di un significato costituisca una comunicazione assai più potente rispetto alla comunicazione esclusivamente verbale.»

L’autore tende, inoltre, a sottolineare come la comunicazione rappresenti una risorsa personale, e insieme collettiva, una competenza che può essere continuamente affinata, in grado di aumentare l’autostima e di far conseguire una maggiore consapevolezza di sé stessi e degli altri. L’acquisizione di una corretta e consapevole comunicazione, intesa come l’insieme di competenze verbali e non verbali, di un vero e proprio stile comunicativo, viene, pertanto, a facilitare e migliorare la qualità delle relazioni umane fra partner, familiari o di gruppo.

Giovanni Gocci, Comunicazione e cambiamento, Edizioni Goliardiche, Trieste, 2005.

 

Dello stesso autore: Incontro con la fiaba. Gli insegnamenti dei racconti che curano

Giovanni Gocci, “Incontro con la fiaba”

Copertina GocciCon questo particolare e significativo testo, il Professor Giovanni Gocci, Psicoterapeuta, Psicologo analitico, Direttore della Scuola di Psicoterapia psicosintetica ed Ipnosi Ericksoniana “H. Bernheim” di San Martino Buon Albergo (Verona), saggista e poeta, trova nella fiaba uno strumento capace di aiutare l’uomo contemporaneo, intriso di materialismo, scientismo, ipertrofia della razionalità, a riappropriarsi della dimensione interiore.
Il volume è un’originale raccolta di fiabe che, invece di essere tratte dal serbatoio della tradizione popolare, sono state immaginate, scritte e drammatizzate direttamente da persone durante le terapie di gruppo; la vera protagonista è, così, quella che Gocci definisce “la fiaba personale”. Raccontandosi e raccontando la fiaba personale si riattiva la capacità creativa dell’inconscio, permettendo l’affioramento di quelle immagini archetipiche, prima oscurate dalla razionalità e dal nostro Ego imperante, che consentono la comprensione della Psiche.
Come infatti sostiene l’autore: «Nella fiaba, come nel sogno, l’anima testimonia se stessa e gli archetipi si rivelano nella loro naturale combinazione, sotto la forma di Re, Regina, Vecchio, Saggio, Strega, Animale etc…». Per Gocci la fiaba “cura”, è uno strumento terapeutico in quanto permette di far ri-emergere le immagini dell’anima perduta. In questo senso, ogni fiaba testimonia una tappa di quello che Jung ha definito processo di individuazione: attraverso i racconti che curano ci si immerge in se stessi, si tende al Sé, alla totalità psichica. Si cura l’anima ed anche il mondo da essa abitato.

Seguendo il percorso tracciato dall’autore, che ha inoltre corredato il testo di schede per l’uso didattico e di un ricco materiale di approfondimento, si impara a interloquire con gli inferiores, i daimones, con la componente umbratile e quella numinosa.
«Raccontarsi la fiaba è fare attività educativa ed i suoi assiomi e risultati hanno importanza proprio per la guarigione dei mali della nostra epoca: si ridà dignità all’anima, si fa catarsi, si incontrano le parti oscure di noi, si costruisce il progetto futuro, si racconta la propria storia infinita.»

Giovanni Gocci, Incontro con la fiaba. Gli insegnamenti dei racconti che curano, Edizioni del Poggio, 2007.

 

Dello stesso autore: Comunicazione e cambiamento