“Ombra e Luce”

Cari Amici miei, Stefano mi ha sollecitato interiormente a rendervi esplicita una mia propensione. Leggete lui e poi la mia “confessione”.

Ho anche riletto il messaggio del Reverendo Rosso. Credono nella sola umanità di Gesù e pensano di poter così trasmettere insegnamenti più accettabili per tutte le culture e i popoli. Il Cristianesimo da rivelazione diventa filosofia e il nazareno da Messia diventa un maestro di vita. Ma c’è davvero bisogno di una “religione” del genere? Non sarebbe meglio a questo punto far riferimento a Siddharta, Gandhi, Martin Luther King…? Che poi, dal punto di vista della filosofia dell’interiorità ci possa essere qualcosa di interessante in quello che dicono è un altro paio di maniche. Ma non è certamente Cristianesimo questo.

Caro Stefano, scegli la Strada che vuoi. La Mia è quella dell’Ombra nella Luce e della Luce nell’Ombra.

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“…il tessuto dei nostri sogni”

Raffaele mi manda una riflessione. Eccola:

Buona Sera Carissimo Prof. Gabriele,
Scusandomi per il mio dire, mi sommo con i miei piccoli pensieri alle sue preziose illuminati parole.

Come dice il grandioso William Shakespeare: siamo il tessuto dei nostri sogni, dove ogni cosa, per divina concessione diventa realtà manifesta da quel nostro pensiero creatore che l’ha generato su un piano di coscienza più elevato.

Penso che un bel esempio di illusione/realtà viene riportato nel film AVATAR, dove l’attore principale, per quel fine esperienziale e per quella bella trama, riesce attraverso quella superiore tecnologia (che è già realtà su altri piani di coscienza) che gli permette di trasferire la sua coscienza passando attraverso gli stadi di sonno/veglia ed interscambioando gli involucri dalla sua realtà da umano con quella di un alieno.

E’ Lo stesso concetto dello specchio della mente che il buon PLATONE ci tramanda nel mito della caverna. Oggi sappiamo cosa voglia dire virtuale e solo attraverso l’Immaginazione si può capire che in effetti questa vita sia in effetti un meraviglioso gioco virtuale in uno dei tanti universi olografici che la nostra mente elabora continuamente e che solo trascendendo o armonizzando questa ultima possiamo elevarci all’essere che è dentro di noi. E’ sul mentale che bisogna giocare, innalzando l’attenzione sulle nostre percezioni interiori, controllando sia la mente che l’aspetto egoico dell’essere per innalzare la coscienza a quella (genetica impiantata tantissimo tempo fa dagli Elohim ed dagli Annunaki) consapevolezza che ci eleva oltre l’essere materiale.

Gesù come tanti altri maestri di saggezza sono discesi in questo piano del confronto indicandoci e tracciandoci la via del ritorno. Del ritorno al Padre di tutte le cose, che aspetta sulla soglia della consapevolezza quel figliol prodigo tanto amato, tanto atteso, da tanto tempo dimenticato.

Ed eccovi la mia risposta.
Caro Raffele, grazie. Non avrei nulla da aggiungere se… se… se non fosse per quello spiritello con lingua rossa e biforcuta che continua a dirmi: «la vita è dura, ma come la mettiamo con il “fare l’Amore”? Eh? Che dici professore, che dici? Cosa mi racconti di tutti quegli abbandoni e dei sorrisi negli abbracci avviluppanti? Come nelle spire di piovre giganti? E poi la lingua, quella delle persone che hai amato. Che ne dici? Dai professore, studia… studia che ancora molto devi sapere…»

Voce cristiana

Vi lascio la lettera del Reverendo Rosso. È molto bella. E sentitamente ringrazio. Il Divino è dovunque e in tutti.

Caro Professor La Porta,
Desidero ringraziarLa a nome di un piccolo gruppo di cristiani unitariani per cui svolgo la funzione di ministro di culto italiano.

Noi, insistendo sull’assoluta umanità di Gesù e sul valore simbolico dei miracoli, anteponiamo il messaggio evangelico ad ogni questione dogmatica di eccezionalità della figura di Gesù

Considerato di per sè il messaggio risulta una testimonianza di una Tradizione antica che ha avuto numerosi altri testimoni e interpreti

Per noi questo è il solo modo in cui il cristianesimo possa farsi veicolo di un messaggio significativo e universale, aggettivi con cui intendo difendermi dall’imperante relativismo nichilista per cui l’universale non sarebbe che la giustapposizione contigua di piccoli particolari contraddittori, un guazzabuglio privo di senso

Da cristiani nostra aspirazione all’universale è invece piena e più alta e auspica per se la consapevolezza spinoziana sub specie aeternitate, o se vuole la danza di uno Zarathustra che senta su di sè il compito di scendere dal monte e rispondere al grido di dolore dell’uomo

Nella penuria di testi nostri su questo, spesso rinvio gli amici alle sue trasmissioni e alle sue opere come unica voce italiana interprete della Tradizione nel panorama televisivo

Di questo la ringraziamo tutti sinceramente
Ps: La Rai non potrebbe creare un podcast delle sue puntate come fa per tutti gli altri programmi?

Alla Grande Madre

Cari amici in Anima, leggetevi Raffaele. Quello che scrive bisognerebbe inviarlo a tutti i “negazionisti” dei dolori che stiamo infliggendo alla natura. Noi stolti e crudeli (almeno qui cerchiamo di essere modesti!).

Carissimo Prof. Gabriele,

ritorno su questo argomento perché il mio cuore reputa importante far conoscere certe cose a tanti cari amici. Molte volte ho rimarcato quella SCIENZA DELL’ANIMA del grandioso STEINER e del suo più valido continuatore ARCHIATI.

Sul bel tema di Steiner, anche se lungo vorrei rimarcare un principio naturale per capire gli effetti che la COSCIENZA UMANA produce nel nostro sistema ed in tutto il globo per quella legge naturale dell’attrazione LEGATA AL PRINCIPIO UNIVERSALE CHE L’ENERGIA SEGUE SEMPRE IL PENSIERO. (questi insegnamenti furono dettati in ogni tempo da grandiosi esseri superiori come anche dal grandioso Maestro Gesù, ma molte volte per cattive interpretazioni non sono stati capite)

Vorrei anche rimarcare, con tutte le riserve di questo mondo che è anche vero che se non ci fosse stato quel PROGRESSO SCIENTIFICO che in parte si è sposato anche con il PROGRESSO MORALE non ci sarebbero stati UOMINI DI BUONA VOLONTA’ che avrebbero creato ospedali, istituti di assistenza per l’infanzia e per gli anziani, movimenti per i diritti umani e molte altre istituzioni sociali che non esistevano in un tempo passato. Certo non tutto è stato fatto ed ancora tanto si deve fare in questa direzione per arrivare ad un vero ORDINE MORALE.

Dobbiamo solo capire quali leggi naturali governano il mondo materiale delle apparenze e quali forze naturali agiscono nel loro insieme.

Come dicevo per meglio motivare quanto sia importante plasmare amorevolmente i propri pensieri vi rapporto qualcosa che parla dell’HADO un termine giapponese che letteralmente significa VIBRAZIONE , Il SOFFIO VITALE, il PRANA, LA FORZA ELETTRODEBOLE, è l’energia cosmica che è presente in ogni cosa ,che circola ovunque attraverso un semplice respiro. E’ una energia sottile, interconnessa al livello subatomico e definita in quella teoria degli iperspazi. (l’etere cosmico, l’anima cosmica del corpo di Dio in cui vanno in manifestazione tutte le cose)

Come l’energia elettrica all’inizio fu vista dai non conoscitori come una diavoleria ,ma poi si rivelò illuminante per tutti gli usi che conosciamo, così presto si parlerà sempre di più del potere del suono e della PSICOTRONICA perché anche questa energia che scaturisce dall’HADO è misurabile con la percezione dei sensi e dimostrabile con i risultati scientifici.

Masaru Emoto un noto scienziato giapponese la cui fama internazionale si deve al fatto di aver scoperto che l’ ACQUA E’ SENSIBILE ALLE VIBRAZIONI DELLE PAROLE ED AL SUONO. Durante le sue numerose conferenze in tutto il mondo spiega e dimostra con una serie di esperimenti come la struttura dei cristalli d’acqua sottoposte all’esperimento “auditivo” assume forme completamente diverse una volta congelate.

I cristalli formatasi dall’acqua che era stata sottoposta a musica “metal” o una parola cattiva, una bestemmia, o parole tipo “guerra”, “odio” ecc,. avevano una struttura informe orribile e assai irregolare, mentre i cristalli d’acqua sottoposti a suoni armonici tipo “musica dolce, classica” parole come “amore”, “gioia”, “pace” ecc. assumevano una struttura assai bellissima ed indescrivibile, Non solo Masuro si accorse che anche IL PENSIERO E’ IN GRADO DI PRODURE GLI STESSI EFFETTI.

Queste sono prove tangibili che dimostrano gli effetti dell’ENERGIA SOTTILE” lo stesso effetto prodotto sulle galline sottoposte a particolari onde vibrazionali che alla fine come risultato finale producono più uova.

Sul potere del SUONO, dei PENSIERI, delle PAROLE, dei GIUSTI SENTIMENTI ci sarebbe ancora tantissimo da dire, ma lo lascio intuire attraverso queste poche rimarcate parole: In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio – E FU IL VERBO, E FU LA LUCE, E FU LA VITA.

Se solo si capisse quali effetti hanno le parole, i sentimenti i pensieri verso noi stessi e gli altri. Certo qualcuno conosce da tanto tempo queste forze e spesso le ha utilizzate per controllare le masse ignari e assai non conoscitori delle leggi della natura.

Oggi, la maggioranza delle persone che pensano non si rende conto che la nostra tecnologia scientifica usata assai male e la nostra industrializzazione diffusa lentamente stanno avvelenando sia gli esseri che vi abitano che il pianeta terra. E’ necessario svegliarci per capire un fatto ancora più importante ed impellente che:

I PENSIERI E LE PAROLE DEI NOSTRI EGO ALTERATI DA TANTE ASSURDE INDUTTANZE, SONO UGUALMENTE DISTRUTTIVI PER IL NOSTRO PIANETA, IN QUANTO SONO DELLE FORME DI’ENERGIA DI COSCIENZA CRISTALLIZZATA ESATTAMENTE CIO’ DI CUI E’ FATTO IL NOSTRO MONDO.

il nostro mondo intero non è altro che una gigantesca forma di energia di coscienza composta di miliardi di forme di coscienza individuali positive e negative. E’ inevitabile che queste produce effetti sul sistema in cui si vive, con conseguenziale catastrofici come gli effetti prodotti dai cicloni, dagli uragani, dai maremoti, dai terremoti, dalle inondazioni, dalle bufere e da tantissimi altri mali, perché è come se si producesse una rottura nell’equilibrio della LEGGE UNIVERSALE che è AMORE ORDINE ed ARMONIA.

SOLO CONOSCENDO SE’ STESSI L’ESSERE UMANO POTRA’ ELEVARSI OLTRE GLI ERRORI, PERCHE’ LA CONOSCENZA E LA CONSAPEVOLEZZA PRIMA O POI PER QUELLA UNIVERSALE DELL’EVOLUZIONE CHE PASSA PER L’AMOREVOLE CUORE CONDUCE CON GRANDE AMORE A QUELLA DIVINA FIGLIOLANZA, NON PRIMA PERCHE’ SAREBBE CONTRO OGNI PRINCIPIO D’ORDINE MORALE CHE GOVERNA ED EQULIBRIA OGNI COSA.

Caro Raffaele, il tuo grido, il tuo manifesto è formidabile!

FRANÇOIS VILLON, IL POETA DELL’ENIGMA ovvero DELL’IDENTITÀ NASCOSTA E DELLA PAURA DELL’ERESIA

Un Ebreo con un’oca è praticamente un uomo morto. Bene che gli vada, ed è raro, gli tagliano la mano destra, altrimenti lo inchiodano «come Gesù Cristo» a espiazione dei peccati e il pennuto è subito preparato per il fuoco e arrostito, ovviamente «per la gloria di nostro Signore». I delitti denunciati sono oltre centomila all’anno, quindi la stima è irrisoria rispetto alla realtà.

È la Parigi della seconda metà del Quattrocento, dove i criminali si nascondono ovunque e la violenza è pane quotidiano. Gli omicidi e gli stupri sono cosi ordinari che non vengono neppure citati nei rendiconti della «sicurezza», a meno che non riguardino personaggi altolocati e il clero.

Le prostitute sono quattromila, i lenoni, i malversatori, gli aguzzini, gli strozzini e i frequentatori abituali delle carceri sono oltre ventimila. E questo su una popolazione globale di trecentomila anime.

Tre persone su dieci hanno dunque a che vedere con la giustizia e non si tiene conto dei tagliagole al servizio dei nobili. Sotto la protezione di un conte o di un marchese si gode infatti una quasi totale impunità. La notte è abitata da questi sgherri con licenza di offendere, ferire, colpire, rubare, torturare. Dopo il tramonto, ogni donna sorpresa per strada è un bottino offerto al primo smargiasso, e un «giudeo» può essere colpito con sassi, con mazze o addirittura trafitto da spada o pugnale anche di fronte ai pur temuti e odiati sbirri. Un incubo. Non basta essere forti o valenti con le armi. Se non si è in gruppo, si ha la certezza di essere aggrediti e sventrati anche solo per sadico divertimento. Per questo si esce in compagnia. Ognuno si aggrega agli uomini del nobile o dell’alto prelato a cui fa riferimento. Come piccole schiere vandaliche si cammina, si insulta, si cerca il capro da sacrificare.

Capita sempre qualcuno che, per necessità, è dovuto uscire. Allora comincia la festa. Se è un vecchio, gli si incendiano le vesti per il gusto di vederlo correre; se è una donna anziana, le si aizzano contro i cani; se è giovane, la si violenta tutti insieme e poi la si sgozza; se è un villano, gli si conficcano a forza nello sfintere gli ortaggi; se è un bambi­no gli si mozzano le orecchie o il naso; se è una fanciullina, la si sequestra per venderla ai mezzosangue che commerciano con i mori.

È in questo inferno che vive François Villon, uno dei massimi poeti di tutti i tempi. Una vera e propria leggenda.

Perché? Pierre Champion ha scritto su di lui la prima biografia romanzata della storia della letteratura. Poi ne sono seguite almeno una ventina. Tutte più o meno credibili e tutte affascinanti. Il personaggio è un vero e proprio mistero. Anzi, un rebus che lo stesso poeta, nelle sue opere maggiori, Lascito e Testamento, ha voluto contribuire a costruire. Infatti nei suoi versi immortali dà precisi riferimenti.

È uno studente così povero che di più non si può, nero come una mora e magro come una chimera. Uno «scolaro» del quartiere latino che studia senza profitto e frequenta cattive compagnie. Da qui ubriacature, furti e prigione. Lui stesso dice che è entrato e uscito da quella terribile di Meung. Insomma un vero e proprio poeta maledetto, anzi, il primo in assoluto. Da qui il mito. Di più, una malia che ha attratto ammiratori-letterati di ogni tempo, tutti a cercare di scoprire la sua vera identità. E sì, perché in realtà su di lui, malgrado le «tracce» lasciate a bella posta nei suoi versi, non si sa un bel niente: sparisce dopo aver creato quel capolavoro del Testamento.

La scomparsa in sé non dovrebbe troppo meravigliare. È un delinquente, di genio, ma sempre delinquente e per di più recidivo. Non ce l’ha fatta a scappare una volta di più e la giustizia l’ha appeso. Non è forse lui che ha scritto che diversi suoi amici sono stati condannati a morte? Inoltre, si ha notizia di un «François des Loges autrement dit Villon» in una lettera di remissione, firmata da Carlo VII, nella quale lo si scagiona da un fosco delitto in cui è stato ucciso un prete. In un’altra lettera, sempre firmata da Car­lo VII, è citato un François de Montcorbier, maître des arts, che viene sollevato da responsabilità sempre per lo scannamento di un prelato. Quindi c’è da scegliere. O questo o quello, o «des Loges» e «de Montcorbier», sempre di lui si tratta. Di quel poeta secco, nero, povero, studente, coinvolto in un giro losco di denari e pugnalate.

E allora? Cosa c’è da sapere di più? Molto, moltissimo.

Per cominciare, Villon scrive in jargon, una sorta di gergo di malaffare, ma ogni rigo trasuda una cultura letteraria eccezionale. Molto al di sopra di quella di uno studente o anche di un maître des arts. Da qui l’ipotesi recentissima che si tratti di un personaggio, forse di grande prestigio sociale ed economico, che si nasconde dietro una sorta di maschera saturnina molto in voga nell’Umanesimo. Insomma, una specie di travestimento con cui si mostra ai contemporanei e soprattutto ai posteri per farli impazzire.

Una trovata teatrale straordinaria. Un uomo potente e coltissimo che si rappresenta come un vero e proprio attore da palcoscenico: una falsa identità, una falsa professione, una falsa povertà, una falsa fedina penale e una falsa galera.

Solo i versi eterni sono veri.

Per generazioni, i critici sono caduti nella trappola, ma adesso alcuni hanno scoperto l’inganno e finalmente hanno svelato la doppia identità del poeta. Tutto chiaro, finalmente. È un grande doppiogiochista. Ha teso un tranello in cui tutti sono rimasti impigliati per anni e anni. Ma ora tutto sembrerebbe svelato grazie a un lavoro di revisione filologica dei testi e delle fonti,

E invece no.

Ecco perché l’Hermes è approdato in questa Parigi plumbea rigurgitante di ombre. Il mistero di Villon rimane immutato. Almeno fino a ora. E merita di essere scoperto. Una volta per tutte. Ma occorrono i soliti occhi privi di pregiudizi e remore e soprattutto il solito grimaldello che i marinai curiosi si portano dietro sin dall’inizio di questo itinerario. Per aprire versi ermeticamente chiusi, occorre infatti la chiave giusta, quella ermetica.

A ben vedere, nel disvelamento della vera identità di Vil­lon potente, ricco e istruito, manca la motivazione della ma­schera.

Perché un uomo altolocato, di cospicui mezzi e cultura, avrebbe messo su una simile messinscena? Per puro godimento, rispondono i critici più avveduti, e per un gusto tipicamente d’epoca: la rappresentazione fine a se stessa, il ludus della maschera saturnina, l’uomo nero e magro e povero e sfortunato che, nella seconda meta del Quattrocento, era molto in voga in Francia e in Italia.

In verità è un movente veramente debole.

Ma come? Un poeta perfettamente conscio del proprio valore, che deride i suoi contemporanei che si cimentano con i versi, si condanna all’oblio eterno soltanto per un divertimento alla moda? Se così fosse, un suo contemporaneo avrebbe lasciato un appunto, una lettera, uno schizzo, un motto, un sonetto sulla vera identità di quel geniale dissacratore.

Invece nulla. Solo le lettere di remissione di Carlo VII.

Evidentemente, nell’artista che si nasconde sotto lo pseudonimo di François, ovvero «il francese», Villon, ovvero «l’arguto», è necessario l’anonimato assoluto per cause ben più forti e gravi del semplice divertimento letterario.

Lui sapeva che nei suoi versi c’era qualcosa di terribile agli occhi dei suoi contemporanei. Di qui il travestimento e la falsa pista dello studente impelagato con la legge. Oggi non si riesce più a cogliere l’autentica valenza misteriosa delle sue composizioni. Nel Quattrocento, invece, non era così.

L’uomo celato sotto i panni di Villon sapeva perfettamente che alcuni suoi concittadini avrebbero letto nel giusto senso i suoi scritti. Alcuni ne avrebbero tratto giovamento, ma altri vi avrebbero visto eresia e componenti demoniache. Perché è di questo che si tratta.

I versi sono un capolavoro poetico, ma sono anche un bando, un manifesto ermetico diffuso nei secoli. Un paradigma magico proposto agli uomini delle generazioni a venire.

È per sciogiere questo enigma che il nostro battello approda a Parigi.