La freccia e la mano sul cuore, metafore delle pene d’amor

Giovanni_Antonio_Boltraffio_001(Giovanni Antonio Boltraffio, Giovane con freccia e mano al cuore in figura di San Sebastiano, 1469)

Lunga è la notte d’inverno

Lunga è la notte d’inverno, il sole tramonta fra

le Pleiadi e io sono là, bagnato, alla sua porta,

colpito dal desiderio dell’ingannatrice. No, non è amore

questo che mi ha mandato Afrodite, ma una freccia

angosciosa di fuoco.

Asclepiade di Samo

Porto VI

In Melanesia il dio Gomawe ha il potere di donare la parola agli uomini. La fa immettendo nel corpo vuoto gli intestini e le viscere, a significare che la parola ha una violenza concreta. Viene dalla materia ed è materia. Giunge dall’energia ed è energia. Gomawe infatti oltre a dare «parola», dona anche le «frecce» e nel suo culto c’è una precisa corrispondenza tra la «parola» e la «freccia»; l’una rimanda all’altra, sono praticamente la stessa cosa.

Il filosofo Giorgio Colli nella sua Nascita della filosofia ha scoperto che i dardi scagliati da Apollo contro gli Achei nell’lliade sono i «pensieri».

Ecco due saggezze che si sviluppano in tempi, modi, spazi diversissimi, ma che giungono alle stesse conclusioni. A controprova che i simboli del profondo sono comuni da sempre a tutti gli uomini. Interpretare i simboli vuol dire dunque conoscere la storia assoluta dell’umanità, sia da un punto di vista psichico, che fisico, che biologico. Per questo lo studioso Elémire Zolla da sempre afferma: «I simboli sono cose concrete».