“Zeroper”: un documentario sulla dipendenza dal gioco d’azzardo al Festival del Cinema Europeo

 La sezione “Cinema & Realtà” si confronta con la tematica della dipendenza dal gioco d’azzardo Il Festival del Cinema Europeo vuole rendersi intermediario di visibilità di temi sociali e culturali di rilievo attraverso il cinema, proponendo anche quest’anno una occasione di riflessione e di approfondimento su temi sociali, legati ad avvenimenti realmente accaduti. Mi è sembrato meritevole tra gli altri il lavoro dedicato al tortuoso percorso di liberazione dal gioco d’azzardo patologico. Ci viene mostrato attraverso dati e interviste a giocatori, familiari ed esperti, si intitola Zeroper ed è un documentario realizzato dal regista e autore palermitano, Francesco Russo. Premessa. Il DSM pone il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) nella categoria dei disturbi del controllo degli impulsi non altrove classificati. Le caratteristiche essenziali del GAP sono: l’incapacità di resistere all’impulso, all’urgenza di giocare; il costante assorbimento in pensieri inerenti il gioco (passate esperienze, strategie, statistiche, modo di procurarsi il denaro); la necessità nel tempo di giocare somme maggiori per continuare a mantenere un’eccitazione significativa; i ripetuti fallimenti dei tentativi di smettere di giocare a causa di una tensione ed un’irritabilità incontrollabile; il gioco come “sollievo” ad un umore disforico; la compromissione del funzionamento personale, familiare, finanziario e legale. L’industria dell’azzardo continua, pare, a prosperare: i giocatori in Italia sarebbero circa 15 milioni, di cui 1.250.000 ragazzi tra i 15 e i 19 anni (200.000 di questi adolescenti già con profili di gioco patologici). E si contano cinquecento-ottocentomila persone con problemi di dipendenza, (oltre il 25/30% sono donne) e quelle a rischio si avvicinano ai due milioni. “L’idea del mio documentario – racconta Russo – prende le mosse dai dati sconfortanti riguardanti il triste fenomeno della dipendenza patologica da gioco d’azzardo. Ho deciso di concentrare la mia attenzione in particolare su una delle tante esperienze significative, ancorché periferiche, di prevenzione e cura del gioco d’azzardo patologico, in grado di rimediare autonomamente e in modo efficace alle assenze istituzionali, mira a liberare per sempre la vita dei giocatori patologici dalla loro schiavitù”. Ovunque esistono ormai centri specializzati che hanno lo scopo di aiutare i malati dell’azzardo. Se lo spettacolo è elemento ineliminabile del processo educativo e ciò che spinge il fruitore è il bisogno di accrescere il proprio bagaglio di conoscenze, questo documentario ne è una prova lampante. Un caso in cui si può partire dal cinema per provare a trovare ispirazione e percorrere la strada della guarigione.

Massimo Lanzaro

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Computer Sex per Don Giovanni 2.0

Esce il 28 Novembre in Italia la pellicola Don Jon di Joseph Gordon-Levitt

Don Jon è un film indipendente scritto, diretto ed interpretato da Joseph Gordon-Levitt, al debutto dietro la macchina da presa in un lungometraggio.
Il titolo del film inizialmente era Don Jon’s Addiction (la dipendenza – da cyberporno – di Don Jon); con questo titolo infatti la pellicola viene presentata al Sundance Film Festival. Successivamente il regista annuncia tramite il suo account facebook che avrebbe cambiato il titolo in Don Jon con la seguente motivazione: “Ho deciso di cambiarlo principalmente perché così è corto e semplice, se mi conoscete sapete che sono un fan della brevità. Secondo, avevo l’impressione che il vecchio titolo facesse giungere certe persone a certe conclusioni troppo in fretta. Alcune persone credevano fosse un film sulla dipendenza dalla pornografia e dal sesso, ma non è così”.
In effetti con un po’ di impegno ci si trovano vari registri di lettura. La storia sembra ruotare attorno a un ragazzo con una vita regolare e rituale. La messa, la palestra, la discoteca, gli amici. Ma la sua più grande passione è il porno online e, diciamo, una certa tendenza alla promiscuità nella vita reale.
Varie pubblicazioni scientifiche concordano sul fatto che per alcune persone la fruizione di pornografia può raggiungere livelli di abuso pari a quelli riscontrati con l’alcool, altre droghe, il gioco d’azzardo patologico (le cosiddette “nuove dipendenze”). Le conseguenze indicate in letteratura sono similmente nefaste con alcune conseguenze specifiche quali sessualizzazione del partner, incapacità di innamoramento profondo e ripercussioni sulla coppia.
Le fantasie del Cyber-Porn addict, oltre a non essere condivise da altri, non sono neanche individuali (come nella masturbazione “reale”), perché la mente non è più libera di immaginare, è “passiva” in quanto la pornografia si appropria della fantasia (idealizzata) di queste persone, stereotipandole alle sue immagini.
Joseph Gordon-Levitt suggerisce anche l’ipotesi che in parallelo questo condizionamento possa avvenire nell’animo della protagonista femminile, preda nel film di variazioni sul tema della soap opera colorata o della narrazione romantica.
Belli i tempi in cui la psicoanalisi ha visto in Don Giovanni l’uomo che passa da una donna all’altra perché, in fondo, è sempre prigioniero del complesso di Edipo e quindi irrimediabilmente innamorato della madre. O quelli in cui Claudio Risé ribaltò queste interpretazioni postulando che il seduttore rappresenti da un lato la negazione del sentimento e dell’amore e dall’altro un aspetto d’ombra, oscuro e violento del maschile. Non è l’attaccamento alla madre che lo caratterizza, ma piuttosto il suo rifiuto di accettare le regole del padre.
In realtà uno sguardo ai dialoghi che avvengono nella famiglia di Don Jon alla luce di questa prospettiva potrebbe restituirci quello che resta dell’anacronismo.
Comunque dopo aver sminuzzato e sublimato con simpatica e celere leggerezza gli aspetti seriosi e difficili, il film se li lascia alle spalle, per veleggiare verso originali domande, una nucleare: cosa accadrebbe oggi a Don Giovanni se incontrasse prima internet e youporn e poi Scarlett Johansson nei panni di una “velina alla ricerca di una sorta di Jack Dawson da ammaestrare”. E poi alcuni quesiti sussurrati: quante di queste persone e sfaccettature esistono davvero in ciascuno di noi? Quanto siamo condizionati dai messaggi e dai “trucchi” della multimedialità, di cui forse non sempre decodifichiamo il valore simbolico, la pervasività e il senso?
Gli ingredienti sono attuali e discretamente stuzzicanti, la risposta è minimalista (anche nella voluta alessitimia dei dialoghi), ma tutto sommato a tratti divertente. Menzione speciale per il montaggio e la fotografia.
La pellicola è stata distribuita nelle sale cinematografiche statunitensi a partire dal 27 settembre 2013, mentre in Italia arriva il 28 novembre.

Massimo Lanzaro
tratto da Il Quorum.it
http://www.ilquorum.it/computer-sex-per-don-giovanni-2-0/

La dipendenza è cattiva!

Ogni tipo di dipendenza è cattiva, non importa se il narcotico è l’alcool o la morfina o l’idealismo.

Carl Gustav Jung

A proposito d’Amore…

Leggo da molte parti che l’Amore è tale solo se è libero e indipendente.

L’Amore, invece, è soltanto dipendenza.

Lo scrive Platone nel Simposio (trad. Giorgio Colli) quando fa dire ad Aristofane che prima gli esseri umani  erano una Unità; Dei invidiosi li divisero e da allora una parte cerca l’altra, necessariamente, attraverso tutti gli spazi e i tempi.

E’ evidente che una metà dipende dall’altra e viceversa.

E poi su questa scena d’amore arriva Shakespeare che afferma che è molto meglio avere le pene d’amore che rinnegarle.  Chi le rifiuta diventa dedito al Potere.

E ricordiamoci che i Poeti intingono la loro penna nelle lacrime degli occhi delle donne (sempre il Bardo in Pene d’Amore…)